Immunologia ricomposta
Le undici lezioni dei canali A–B (proff. Annunziato e Monti, AA 2019/20) smontate e rimontate in ordine logico: dalle barriere epiteliali fino al feedback anticorpale. Nessuna informazione delle sbobine è stata tolta; quello che era spiegato male è stato riscritto, quello che mancava è stato aggiunto e segnalato.
Come è fatta questa pagina
Le sbobine seguono l'ordine in cui le lezioni sono state tenute, con due docenti che si alternano: il prof. Annunziato tratta l'immunità innata e l'ontogenesi T, la prof.ssa Monti l'immunità acquisita e la risposta umorale. Il risultato è che lo stesso argomento ricompare in tre o quattro lezioni diverse, ogni volta a un livello di dettaglio differente, e che alcuni concetti vengono usati molte pagine prima di essere spiegati.
Qui il materiale è stato riordinato per argomento, seguendo la progressione con cui l'immunologia si capisce: prima le barriere, poi chi sono le cellule, poi come l'innata riconosce, poi come l'adattativa riconosce, infine come entrambe uccidono. Le ripetizioni fra lezioni sono state fuse in un unico passaggio, tenendo il dettaglio maggiore fra le versioni disponibili. Ogni capitolo porta l'indicazione delle lezioni da cui proviene.
Le quattro etichette
Fondamenti
Che cos'è una difesa, contro cosa è diretta, e perché il sistema ne ha dovuti costruire due invece di uno.
I due livelli di protezione
Lez. 01La protezione dell'organismo si organizza su due livelli sequenziali, non alternativi:
- Difese fisiche e biochimiche — cute e mucose, cioè le superfici che delimitano l'organismo dall'ambiente esterno.
- Sistema immunitario — entra in gioco solo se la barriera viene interrotta e il microbo penetra.
Fino a pochi anni fa la barriera veniva pensata come puramente meccanica. Oggi si sa che è attiva: le cellule che la compongono non sono inerti verso il microbo, ma mettono in atto meccanismi che ne ostacolano l'ingresso e la replicazione.
Dentro il secondo livello si aprono a loro volta due sottolivelli — immunità innata e immunità acquisita — trattati nel capitolo 04.
Barriere fisiche e biochimiche
Lez. 01Cute
- Barriera fisica in senso stretto.
- Rinnovamento dello strato corneo: lo strato più esterno viene ricambiato continuamente e porta via i microbi e le sostanze depositate.
- pH basso, dovuto alle secrezioni delle ghiandole sebacee e all'acido lattico delle ghiandole sudoripare: ostacola la sedimentazione dei microbi.
- Peptidi antimicrobici prodotti dai cheratinociti, che ostacolano la replicazione.
Mucose
Ogni mucosa ha meccanismi propri, ma tutte condividono la produzione di muco e di peptidi antimicrobici.
| Distretto | Meccanismi specifici |
|---|---|
| Gastro-intestinale | Produzione di muco (invischia il microbo e lo avvia all'eliminazione); deglutizione, peristalsi e defecazione (allontanamento meccanico); pH gastrico estremamente basso, in cui pochi microrganismi sopravvivono — fra questi Helicobacter pylori, causa di alcune forme di gastrite; competizione biologica da parte della flora saprofitica (batteri e funghi commensali che ostacolano per competizione la crescita degli invasori); peptidi antimicrobici. |
| Respiratoria | Muco; ciglia vibratili dell'epitelio, che allontanano il microbo; riflesso della tosse (funzione analoga alle ciglia); peptidi antimicrobici. |
| Genito-urinaria | Minzione (allontanamento meccanico); pH basso da acido lattico prodotto dai lattobacilli vaginali nella femmina; peptidi antimicrobici. |
Agenti solubili delle secrezioni
- Lisozima.
- Glicoproteine che ostacolano la replicazione virale e batterica.
- Chelanti del ferro: sottraendo ferro impediscono la replicazione di molti microbi.
Antigene: definizioni operative
Lez. 01 · 04Le "sostanze estranee" verso cui il sistema immunitario reagisce si chiamano più correttamente antigeni. Il termine nasce dall'osservazione che iniettando in un animale da laboratorio una sostanza estranea compaiono nel siero dei corpi — gli anticorpi: da qui antigene, generatore di anticorpi (Ladislas Deutsch).
Classificazione per origine
Il vocabolario che serve per tutto il resto
La disposizione spaziale degli epitopi sulla superficie dell'antigene condiziona il legame: possono essere sovrapposti, non sovrapposti, più o meno distanti, o darsi interferenza sterica a vicenda.
Natura del determinante
- Determinante conformazionale: dipende dal ripiegamento tridimensionale; si perde con la denaturazione. Un anticorpo specifico per la forma nativa può non legare la proteina denaturata.
- Determinante lineare: è la sequenza amminoacidica. Può essere accessibile nella proteina nativa oppure nascosto e reso disponibile solo dopo denaturazione o proteolisi.
Perché il sistema può ammalarsi di sé stesso
L'immunità viene definita come "reazione dell'organismo verso sostanze estranee", ma la definizione non è del tutto vera. Il sistema immunitario reagisce verso una sostanza: se questa è estranea, il risultato è quasi sempre protezione; se è parte dell'organismo, il risultato è una patologia autoimmune.
La differenza sta nella persistenza. Se l'antigene è estraneo e la risposta è efficiente, l'antigene viene eliminato e l'attivazione si spegne. Se l'antigene è una molecola self, non può essere eliminata: il sistema continua a reagire e si instaura un'infiammazione cronica. Esempio: la reazione contro la proteina basica della mielina, impossibile da eliminare, determina la sclerosi multipla.
Il sistema immunitario è dunque un complesso di cellule e molecole — una componente cellulare e una umorale — che operano in modo coordinato e sono responsabili dell'immunità.
Immunità innata e immunità adattativa
Lez. 01 · 02 · 03Immunità naturale (nativa, innata)
Componenti presenti in tutti i tessuti, attivate dall'esposizione ad agenti esterni grazie a recettori monomorfi (non clonali). È presente anche negli invertebrati: è la più antica filogeneticamente.
"Monomorfo" significa che a un gene corrisponde un recettore, sempre identico: il recettore per il lipopolisaccaride è lo stesso che sia espresso da un macrofago, da una cellula dendritica, da un neutrofilo o da un eosinofilo. Il sistema si è evoluto con centinaia di recettori diversi, ciascuno con specificità per strutture condivise da più patogeni: chi riconosce il lipopolisaccaride, chi il mannosio, chi gli acidi nucleici. Esistono anche recettori solubili nei liquidi biologici: la proteina C reattiva è uno di questi, e aumenta nel siero in risposta all'infiammazione.
Immunità specifica (acquisita, adattativa, clonotipica)
Componenti presenti principalmente nei tessuti linfoidi, attivate grazie a recettori clonali altamente specifici: si espandono in modo specifico e, a una seconda esposizione allo stesso agente, agiscono più efficacemente (memoria). Presente nei vertebrati, massima complessità nei mammiferi.
"Clonale" significa che ogni singola cellula ha un recettore unico. Se si prendono 10 linfociti T da una persona e si analizza il locus del recettore per l'antigene, si trovano 10 recettori diversi, a meno che non derivino dalla stessa cellula madre. Il repertorio è dell'ordine di 1012 specificità diverse, ma il genoma non contiene abbastanza geni per 1012 proteine: deve esistere un sistema che diversifica il prodotto a partire dallo stesso locus. È la ricombinazione somatica (cap. 24).
Il prezzo del repertorio ampio è che, più è ampio, maggiore è la probabilità di generare recettori reattivi verso il self: il sistema non può controllare in anticipo verso cosa innesca la specificità. Linfociti autoreattivi vengono prodotti continuamente ed eliminati dai meccanismi di tolleranza.
Il confronto, in tabella
| Innata / naturale | Acquisita / specifica | |
|---|---|---|
| Tempi | Minuti–ore | Giorni (≈2 settimane per il picco anticorpale primario) |
| Recettori | Monomorfi, codificati in linea germinale, non clonali: PRR | Clonotipici, generati per ricombinazione somatica: BCR e TCR |
| Cosa riconoscono | PAMP e DAMP: profili molecolari condivisi da intere classi di patogeni | Epitopi singoli; il TCR solo peptidi in MHC |
| Specificità | Bassa, ad ampio spettro | Altissima |
| Repertorio | Limitato (centinaia di recettori) | Praticamente illimitato |
| Memoria | Assente in senso classico (ma vedi sotto) | Forte, è la caratteristica definitoria |
| Risposta ripetuta | Stereotipata, identica ogni volta | Progressivamente più potente, rapida e affine |
| Reattività al self | Parziale (riconosce i DAMP, che sono self) | Prevenuta dalla tolleranza; il suo fallimento dà autoimmunità |
| Filogenesi | Presente negli invertebrati | Solo nei vertebrati |
Le due immunità collaborano, non si succedono soltanto
La prima e più importante collaborazione riguarda il linfocita T: a differenza del linfocita B, non è in grado di riconoscere l'antigene in forma diretta. Ha bisogno che l'antigene venga catturato da popolazioni dell'immunità innata (e dai linfociti B), processato e associato a MHC di classe I o II. Solo allora il linfocita T prolifera, diventa cellula effettrice e produce citochine che a loro volta stimolano le cellule dell'innata e i linfociti B. La sequenza è circolare: innata → adattativa → innata.
La "memoria" dell'immunità innata: trained immunity
Il concetto di memoria è stato storicamente riservato all'immunità specifica, ma si è osservato che anche l'innata mostra una simil-memoria ("cellule trained", educate). Alcune popolazioni di cellule NK, pur esprimendo solo recettori monomorfi, sopravvivono a lungo dopo l'incontro con un microbo. La dimostrazione più chiara riguarda il citomegalovirus: nei soggetti sieropositivi per CMV si trovano popolazioni NK espanse e particolarmente reattive verso il virus, assenti nei sieronegativi. Non è la memoria clonale dell'adattativa, ma è un'impronta lasciata dall'infezione.
Memoria immunologica, risposta primaria e secondaria
Lez. 01 · 02 · 11Il primo esempio documentato di memoria immunologica è la descrizione che Tucidide fa nel 430 a.C. dei sopravvissuti alla peste di Atene: potevano curare i malati senza contrarre la malattia una seconda volta.
La curva anticorpale
L'esperimento tipo: si immunizza un soggetto vergine con la tossina tetanica e si dosano ogni 24 ore gli anticorpi specifici nel siero.
- Risposta primaria: picco dopo circa 15 giorni (le sbobine danno anche 7–10 giorni per la prima comparsa misurabile). È il tempo necessario perché i linfociti B proliferino e costituiscano il clone che produce l'anticorpo specifico.
- Eliminato l'antigene, i livelli sierici scendono, ma non tornano mai al basale: sono state prodotte le cellule B della memoria.
- Risposta secondaria (o anamnestica): reimmunizzando dopo 5–6 settimane, l'incremento è più rapido (1–3 giorni) e il picco decisamente più alto.
La differenza non è solo quantitativa: cambia anche la qualità dell'anticorpo, che diventa più affine e di classe diversa (cap. 32).
| Parametro | Risposta primaria | Risposta secondaria |
|---|---|---|
| Comparsa dopo immunizzazione | 5–10 giorni | 1–3 giorni |
| Picco | Più basso e più stretto | Più alto e più prolungato |
| Isotipo prevalente | IgM (IgG solo nella fase tardiva) | IgG (o IgA/IgE secondo il patogeno) |
| Affinità media | Bassa, non aumenta | Aumenta (maturazione dell'affinità) |
| Agenti inducenti | Tutti gli immunogeni | Solo antigeni proteici (servono i Th) |
| Dose e adiuvante | Dosi elevate, adiuvanti utili | Basse dosi, adiuvanti non necessari |
| Cellula che risponde | Linfocita B naive | Linfocita B della memoria |
Che cosa sono le cellule a lunga sopravvivenza
Si parlava di cellule a lunga sopravvivenza da almeno quarant'anni senza sapere spiegare come potessero vivere così a lungo. Nel 2011 Gattinoni dimostra che, quando un linfocita T risponde all'antigene e inizia l'espansione clonale, una parte delle cellule figlie — con un meccanismo simile alla divisione asimmetrica di una cellula staminale — mantiene un grado di staminalità. Il clone si divide dunque in due destini: cellule effettrici terminali che eliminano il microbo, e cellule quiescenti e staminali, caratterizzate da:
- lunga sopravvivenza (decenni);
- alto potenziale di memoria: essendo numericamente più rappresentate del clone di partenza, al secondo incontro danno un'esplosione proliferativa molto maggiore;
- capacità di autorinnovamento, perché la divisione asimmetrica si riinnesca.
Le cellule della memoria non risiedono solo negli organi linfoidi e nel midollo osseo: una parte è residente nei tessuti, dove aiuta l'immunità innata a controllare l'infezione, ed è identificabile per l'espressione di recettori particolari. È un concetto recente che ha cambiato il quadro classico.
La nomenclatura standard di queste popolazioni, che le sbobine non danno: TSCM (stem cell memory, quelle di Gattinoni), TCM (central memory, CD62L⁺ CCR7⁺, ricircolano negli organi linfoidi), TEM (effector memory, CCR7⁻, pattugliano i tessuti periferici), TRM (resident memory, CD69⁺ CD103⁺, non ricircolano e restano stabilmente nel tessuto). Sono le "cellule della memoria già presenti nei tessuti" a cui la lezione 01 allude senza nominarle.
Il ritorno al midollo osseo descritto nelle sbobine riguarda soprattutto le plasmacellule a lunga vita, che occupano nicchie stromali midollari e continuano a secernere anticorpi per anni: è la ragione per cui il titolo anticorpale non torna mai al basale.
Immunoprofilassi: immunizzazione attiva e passiva
Lez. 01 · 02 · 11La prima manipolazione storica del sistema immunitario è il vaccino di Edward Jenner (fine '700). Jenner nota che le mungitrici, continuamente esposte al vaiolo vaccino (virus dei bovini), sono molto più protette dal vaiolo umano. Inocula in un ragazzo il pus di una pustola di vaiolo vaccino e, un paio di settimane dopo, gli inocula il vaiolo umano: il ragazzo risulta protetto. È il primo esempio di vaccinazione.
Il meccanismo è la memoria verso un antigene condiviso fra i due virus: un soggetto immunizzato per il vaiolo vaccino è protetto anche verso quello umano, sia sul versante cellulare (linfociti T) sia su quello umorale (anticorpi). Fra le funzioni degli anticorpi c'è la neutralizzazione: se l'anticorpo è specifico proprio per la molecola che il virus usa per infettare la cellula, lo rende inefficace.
| Efficacia dei vaccini | Media annua casi pre-vaccinale | Media casi 2010–2013 | Riduzione |
|---|---|---|---|
| Morbillo | 74.000 | 2.949 | −96,0% |
| Rosolia | 15.000 | 96 | −99,4% |
| Poliomielite | 2.000 | 0 | −100% |
| Epatite B | 3.000 | 419 | −86,0% |
| Difterite | 7.000 | 0 | −100% |
| Tetano | 700 | 60 | −91,4% |
| Pertosse | 21.000 | 509 | −97,6% |
Attiva e passiva
| Immunizzazione attiva | Immunizzazione passiva | |
|---|---|---|
| Come avviene | Incontro diretto con l'antigene: malattia naturale o vaccinazione | Trasferimento di anticorpi (o di cellule) già pronti da un soggetto immunizzato |
| Il sistema immunitario del ricevente | Si attiva | Non viene indotto |
| Memoria | Sì, si generano cellule di memoria | No |
| Durata | Anni–decenni | Limitata: finisce quando spariscono gli anticorpi trasferiti |
| Esempi | Vaccini con microbi inattivati o attenuati | Siero antitetanico; siero antiofidico; IgG materne transplacentari; anticorpi del latte materno; siero antibotulinico, antirabbico |
Immunizzazione passiva con cellule: l'applicazione clinica
Identificare, all'interno di un clone antigene-specifico, la cellula capace di sopravvivere a lungo permette di fornire un'immunizzazione passiva con cellule. L'esempio classico è il trapianto di midollo osseo:
- Un trapianto è istocompatibile al 100% solo fra gemelli omozigoti; negli altri casi si innesca una reazione verso le cellule trapiantate.
- Per evitare il rigetto il ricevente viene immunoablato: gli si elimina il sistema immunitario e gli si fornisce midollo per ricostruirne uno nuovo.
- La ricostituzione richiede settimane o mesi. Storicamente la maggior parte dei pazienti moriva non per la reazione al trapianto, ma per la riaccensione di infezioni banali e diffusissime: citomegalovirus, herpes.
- Oggi gli antivirali coprono in parte quella finestra; la linea di ricerca attuale è selezionare dal donatore linee di cellule T specifiche per antigeni virali, congelarle e infonderle quando il trapiantato sviluppa l'infezione.
CAR-T
La stessa logica applicata agli antigeni tumorali dà le CAR-T (chimeric antigen receptor T cells). "Chimerico" perché il recettore combina due cose: la capacità di un'immunoglobulina di riconoscere l'antigene in forma diretta, montata sulla membrana di un linfocita T citotossico. Quando la cellula che esprime il recettore chimerico riconosce l'antigene, uccide il bersaglio. Sono estremamente efficaci: in ore–giorni dall'infusione la componente neoplastica può essere eliminata.
Anatomia del sistema e cellule
Dove il sistema immunitario abita, da quale cellula viene tutto, e chi sono i personaggi prima di vederli in azione.
Organi linfoidi
Lez. 01 · 07 · 10Gli organi linfoidi sono tessuti organizzati che contengono un elevato numero di leucociti. Il termine leucociti indica tutte le cellule del sistema immunitario, i globuli bianchi, poi classificati in sottopopolazioni funzionali molto precise.
Negli organi linfoidi i leucociti interagiscono con cellule non linfoidi, dette in senso lato cellule stromali. Non sono meno importanti: è dimostrato che lo stroma supporta non soltanto la differenziazione nelle varie sottoclassi, ma anche la sopravvivenza, la proliferazione e l'assunzione di funzioni precise.
Organi linfoidi primari (centrali)
Dove i leucociti si sviluppano.
- Midollo osseo — sostituito nelle sue funzioni, durante la vita fetale, dal fegato fetale. Contiene la cellula staminale ematopoietica, da cui scaturiscono tutte le popolazioni: non solo leucocitarie, ma anche globuli rossi e megacariociti. È l'organo che si trapianta a un soggetto immunoablato.
- Timo — dove maturano i linfociti T, a partire da precursori linfoidi migrati dal midollo.
Organi linfoidi secondari (periferici)
Dove i linfociti maturi incontrano l'antigene.
- Tonsille: palatine, faringo-adenoidi, linguali, tubariche.
- Linfonodi.
- Milza — raccoglie gli antigeni penetrati nel torrente circolatorio, sia direttamente dai tessuti sia per via linfatica attraverso il dotto toracico.
- MALT, sistemi linfoidi associati alle mucose, bronchiale e intestinale, con strutture organizzate (es. placche del Peyer).
- SALT, sistema linfoide associato alla cute: più diffuso e meno organizzato di quello mucosale, ma con popolazioni leucocitarie stanziali pronte a innescare la risposta.
- Tessuti linfoidi ectopici: tessuti linfoidi che si formano de novo in organi non linfoidi, di norma in risposta a un insulto.
Struttura del linfonodo, funzionalmente
Le lezioni 10 e 11 descrivono il linfonodo dal punto di vista dei movimenti cellulari:
- Vaso afferente → porta la linfa drenata dalla periferia, potenzialmente ricca di antigeni, nel seno sottocapsulare.
- Regione corticale con i follicoli: ricchi di linfociti B. Follicolo primario = quiescente; follicolo secondario = con centro germinativo attivo.
- Zona paracorticale: ricca di linfociti T e cellule dendritiche presentanti l'antigene.
- Venule ad endotelio alto (HEV): la porta d'ingresso dei linfociti dal sangue.
- Vaso linfatico efferente: l'uscita.
Come entrano gli antigeni nel follicolo
- Antigeni piccoli: entrano direttamente nei condotti che dal seno sottocapsulare portano la linfa ai follicoli, dove i B li riconoscono in forma nativa.
- Antigeni grandi, che non attraversano i condotti: (a) captati dai macrofagi del seno sottocapsulare, che li portano al follicolo senza processarli; (b) portati dalle cellule dendritiche del seno midollare.
- Immunocomplessi che hanno legato componenti del complemento: nella milza vengono catturati dai linfociti B della zona marginale, dotati dei recettori per quelle frazioni.
Emopoiesi e stipiti cellulari
Lez. 01 · 06La cellula staminale ematopoietica risiede nel midollo osseo, ma si trova anche in circolo a frequenze inferiori allo 0,001%: la si identifica con la citofluorimetria, analizzando centinaia di migliaia di eventi al secondo, grazie a due marcatori specifici, CD34 e CD133.
Applicazione clinica: evitare l'aspirato midollare
I due precursori
Nel midollo, in risposta a citochine prodotte dallo stroma e a fattori di crescita e differenziazione, la staminale si polarizza verso due precursori. La distinzione è fondamentale perché la risposta immunitaria dipende strettamente dall'essere una cellula linfoide o mieloide.
| Precursore comune linfoide | Precursore comune mieloide |
|---|---|
| Linfociti B (nel midollo) | Cellule dendritiche mieloidi (quelle dei tessuti) |
| Cellule NK e cellule linfoidi innate (ILC) | Precursore di macrofagi e granulociti → macrofagi, neutrofili, eosinofili, basofili |
| Linfociti T — dopo migrazione nel timo | Precursore di eritrociti e megacariociti |
| Cellule dendritiche plasmacitoidi (piccola quota di stipite linfoide) |
I fattori di trascrizione che orientano il precursore linfoide sono, per la linea B, EBF, E2A e Pax5; per la linea T il segnale decisivo è NOTCH1 stimolato dal ligando Delta1 timico (cap. 25); il bivio fra linea T/B e compartimento innato è segnato dal fattore ID2, che indirizza verso NK/ILC. L'ambiente citochinico, i fattori locali e modificazioni epigenetiche come i microRNA (piccoli RNA endogeni non codificanti che bloccano l'mRNA) concorrono alla scelta.
Il traffico è a doppio senso
Tutte queste cellule circolano fra organi linfoidi primari e secondari attraverso sangue e linfa. Fino a pochi anni fa si riteneva che, una volta uscite dagli organi primari, le cellule differenziate non potessero rientrarci. Si è invece dimostrato — almeno per il midollo osseo — che una quota di cellule già differenziate, dopo aver risposto all'antigene, torna nel midollo, dove trova nicchie particolari costituite dallo stroma e diventa cellula a lunga sopravvivenza. È il substrato anatomico della memoria immunologica.
I fagociti: monociti, macrofagi, cellule dendritiche
Lez. 01 · 03Monociti
- 2–8% dei leucociti del sangue; diametro 10–18 μm.
- Citoplasma abbondante (li distingue dai linfociti), nucleo reniforme; contengono mitocondri, RE, Golgi, lisosomi e due tipi di granuli: primari (precoci, fosfatasi acida e perossidasi) e secondari (tardivi, catalasi).
- Sono cellule in transito: forma indifferenziata del macrofago, differenziano a macrofago una volta raggiunto il tessuto, in risposta a citochine infiammatorie.
Diapedesi
Richiamati da citochine chemioattraenti prodotte nella sede del danno, i monociti migrano dal circolo al tessuto. Per aderire all'endotelio devono prima essere rallentati: sono ancora le citochine a stimolare l'endotelio a esprimere selectine e integrine, che rallentano le cellule circolanti (fenomeno del rolling leucocitario) e ne mediano l'adesione.
1. Rolling — mediato dalle selectine (P- ed E-selectina sull'endotelio, indotte da TNF-α e IL-1) che legano ligandi glicidici sul leucocita: legame a bassa affinità, si forma e si rompe, la cellula rotola.
2. Attivazione — le chemochine esposte sull'endotelio agiscono sui recettori del leucocita e cambiano la conformazione delle integrine da bassa ad alta affinità.
3. Adesione stabile — le integrine (LFA-1, VLA-4) legano ICAM-1 e VCAM-1 endoteliali: la cellula si ferma.
4. Diapedesi — attraversamento fra le giunzioni endoteliali e migrazione nel tessuto secondo gradiente chemiotattico.
Selectine = rallentare; chemochine = fermare; integrine = ancorare. È esattamente lo schema che la lezione 03 descrive a proposito dei neutrofili, ma con i ruoli invertiti.
Macrofagi
Cellule mononucleate tissutali del sistema dei fagociti. Hanno due ruoli, in due immunità diverse:
| Nell'immunità innata | Nell'immunità specifica |
|---|---|
| Fagocitosi: inglobare nel citoplasma particelle estranee, microrganismi compresi, e distruggerle. | Fase iniziale: presentazione dell'antigene al linfocita T, associando peptidi del patogeno all'MHC di classe II (in alcuni casi di classe I). |
| Produzione di citochine che richiamano e attivano altre cellule infiammatorie (chemochine). | Fase tardiva: diventano il braccio effettore della risposta specifica — attivati dai linfociti T helper, acquisiscono funzioni che portano all'eliminazione del microbo. |
| Secrezione di enzimi e di fattori di crescita (dei fibroblasti e delle cellule endoteliali): contribuiscono alla riparazione dei tessuti lesi. | |
| In corso di infezione virale, produzione di interferone-α, che inibisce la replicazione virale e la diffusione ad altre cellule. |
Nomi diversi secondo il tessuto
| Sede | Nome |
|---|---|
| SNC | Microglia |
| Fegato | Cellule di Kupffer |
| Milza | Macrofagi splenici |
| Osso | Osteoclasti |
| Connettivo | Istiociti |
Doppia origine dei macrofagi tissutali
La visione classica sta cambiando: si ritiene che coesistano macrofagi di derivazione monocitaria, con ricambio continuo, e macrofagi di derivazione embrionale, mantenuti nel tessuto da cellule staminali locali. La dimostrazione nell'uomo viene dal monitoraggio di organi trapiantati fra sessi diversi: se il donatore è femmina e il ricevente maschio, nell'organo si trovano macrofagi sia XX (residenti, dell'organo) sia XY (derivati dai monociti del ricevente).
Nell'infiammazione cronica granulomatosa
I macrofagi si accumulano attorno alla zona d'infezione trasformandosi in cellule epitelioidi, che disposte in corona costituiscono una sorta di capsula. Non è raro che fondano fra loro formando cellule giganti polinucleate dette cellule di Langhans.
Attivazione del macrofago
Il macrofago non attivato viene stimolato da microrganismi, ligandi dei TLR e citochine. Una volta attivo aumentano: metabolismo, velocità di diffusione, dimensioni, numero di granuli, endocitosi, capacità di killing, numero di recettori, produzione di citochine.
Recettori dei monociti/macrofagi
| Marcatore | Funzione |
|---|---|
| CD11b/CD18 (CR3) | Legame con particelle rivestite da C3bi |
| CD68 | Lipoproteine a bassa densità |
| CD40 | Costimolazione dei linfociti T (riceve il segnale da CD40L) |
| CD14 | Co-riconoscimento dell'LPS, insieme a TLR4 |
| CD1 | Presentazione di antigeni lipidici |
| CD80 / CD86 | Costimolazione dei linfociti T |
| MHC classe II | Presentazione dell'antigene ai linfociti T CD4+ |
| CD16, CD32, CD64 | Recettori per l'Fc delle IgG (FcγR) |
| TLR4, TLR8 | Toll-like receptor |
Cellule dendritiche
Globuli bianchi che risiedono per lo più nei tessuti: solo lo 0,5% è in circolo. Si trovano soprattutto nei tessuti di barriera, più facilmente raggiungibili dai patogeni: mucosa nasale, polmonare, intestinale, gastrica e cute. Qui sono le sentinelle del sistema immunitario: le numerose estroflessioni ne aumentano la superficie e le rendono specializzate nel riconoscimento e nella cattura del patogeno.
Dopo il legame con il patogeno la DC muta il proprio assetto recettoriale, diventando sensibile alle chemochine di produzione linfonodale, e guidata da queste conduce il patogeno al linfonodo drenante più vicino.
| DC mieloidi | DC linfoidi (plasmacitoidi) | |
|---|---|---|
| Origine | Precursore mieloide; possono differenziare anche dai monociti | Precursore comune linfoide |
| Morfologia | Estroflessioni di membrana marcate | Prive di estroflessioni: somigliano a linfociti con citoplasma abbondante |
| Recettori | Praticamente tutti i TLR | TLR7 e TLR9 |
| Funzione principale | Produzione di citochine infiammatorie; presentazione | Produzione di interferoni naturali (tipo I) |
Le DC mieloidi sono oggetto di ricerca per le terapie tumorali: si prelevano monociti in vivo, si differenziano in vitro in DC mature che vengono sensibilizzate con antigeni tumorali, e si reinoculano nel malato. La risposta è già efficace e in miglioramento, in particolare nel melanoma.
DC immature e mature: il cambio di mestiere
| DC immatura (in periferia) | DC matura (nel linfonodo) | |
|---|---|---|
| Cattura dell'antigene | Spiccata: alti livelli di PRR, recettori per il mannosio e per l'Fc delle IgG | Bassa: la cattura è già avvenuta, non serve più |
| Processazione | Spiccata | Bassa |
| Costimolazione | Scarsa | Alta: esprime CD80, CD86 e ICAM (adesione al linfocita T) |
| MHC-II: emivita | ≈ 10 ore | ≈ 100 ore |
| MHC-II: numero | ≈ 1 milione | ≈ 7 milioni |
Perché contano quei due numeri: 7 milioni di molecole MHC-II significano poter esporre 7 milioni di peptidi diversi dello stesso antigene, e quindi attivare potenzialmente 7 milioni di specificità T diverse. L'aumento di emivita da 10 a 100 ore serve perché trovare, nel linfonodo, il linfocita T con il recettore giusto richiede tempo: il complesso MHC-peptide deve restare in superficie abbastanza a lungo.
Granulociti e mastociti
Lez. 01 · 03Tutti i granulociti si differenziano nel midollo osseo. Sono polimorfonucleati (PMN), classificati in base all'affinità dei granuli per i coloranti.
Neutrofili
- Diametro 10–12 μm; 50–70% dei leucociti circolanti; produzione di 1011 al giorno. Sono i più comuni granulociti del sangue periferico; nucleo polilobato.
- Riversati nel circolo dopo il differenziamento, vengono reclutati dalle citochine infiammatorie, effettuano diapedesi e nel tessuto svolgono attività microbicida. Se non vengono reclutati, vanno in apoptosi.
- Funzionalmente sono il braccio armato dei linfociti Th17 e proteggono soprattutto da funghi e batteri extracellulari.
- Muoiono dopo aver fagocitato: il pus in una ferita è costituito da neutrofili morti dopo la risposta infiammatoria.
Eosinofili
- PMN; secondo le sbobine meno dell'1% dei leucociti circolanti (0–450/μl). Granuli che si colorano con l'eosina.
- Fondamentali nelle risposte di tipo 2, innescate dai parassiti, compresi i macroparassiti pluricellulari (vermi), che sono troppo grandi per essere fagocitati.
- Portano il recettore per l'Fc delle IgE a bassa affinità: riconosciuto l'Fc di IgE legate a un parassita, degranulano liberando sostanze altamente tossiche che digeriscono il tegumento del parassita.
- Coinvolti anche in: broncospasmo, produzione di muco, aumento della chemiotassi, aumento della permeabilità endoteliale, e possibile azione autolesiva con danno tissutale.
Basofili
- PMN; meno dello 0,5% dei leucociti circolanti (0–200/μl); diametro ≈10 μm; nucleo bilobato.
- Esprimono il recettore per l'Fc delle IgE ad alta affinità (FcεRI). Le IgE si legano al recettore prima ancora di aver legato l'antigene: il basofilo resta così sensibilizzato.
- Quando l'antigene si presenta, il basofilo sensibilizzato degranula liberando istamina, eparina, perossidasi, idrolasi acide e altri mediatori dell'infiammazione. Se la sostanza è un allergene, questa è l'ipersensibilità di primo tipo (immediata).
- Il 30% della popolazione presenta IgE che sensibilizzano i basofili verso allergeni.
- Funzionalmente molto simili ai mastociti.
Nota: la sbobina dice "IgE già legate ai linfociti T"; sono legate a mastociti e basofili, non ai linfociti T.
Mastociti
Cellule stanziali dei connettivi e delle mucose, in genere vicino alle venule del microcircolo. Due tipi:
- MMC — mastociti associati alle mucose;
- CTMC — mastociti associati ai tessuti connettivi.
Come i basofili esprimono il recettore ad alta affinità per l'Fc delle IgE, che restano legate alla membrana attraverso il frammento costante.
| Granuli pre-formati | Granuli neosintetizzati (de novo) |
|---|---|
| Istamina (spiega l'attività vasodilatatrice), proteoglicani, proteasi neutre, fattori chemiotattici per neutrofili ed eosinofili, PAF (fattore attivante le piastrine), alcune citochine | Leucotrieni, prostaglandine, trombossani |
I mediatori neosintetizzati derivano dai fosfolipidi di membrana per azione della fosfolipasi A2, che libera acido arachidonico; da qui due vie:
Cellule NK e cellule linfoidi innate
Lez. 01 · 03Le natural killer sono le cellule linfoidi più rappresentate nell'immunità naturale e la principale componente linfoide dell'immunità innata (con le DC plasmacitoidi, anch'esse di stipite linfoide). Si sviluppano principalmente nel midollo osseo, ma anche nel timo, dal precursore comune linfoide indirizzato dal fattore di trascrizione ID2 — lo spartiacque fra linea T/B e compartimento innato.
Furono descritte per la prima volta come cellule capaci di lisare cellule tumorali; in seguito si vide che riconoscono anche cellule infettate da virus o da batteri a trofismo intracellulare.
- 5–15% delle cellule mononucleate del sangue periferico; presenti nella milza, molto meno nei linfonodi. Le ILC sono invece abbondanti nelle mucose.
- Leggermente più grandi di un linfocita T, citoplasma ricco di granuli contenenti perforina e granzimi; i granuli aumentano di numero con l'attivazione.
- Non esprimono recettori clonali: niente TCR, niente immunoglobulina di membrana, niente CD3. Esprimono invece CD56 e CD16.
- Oltre a uccidere, producono grandi quantità di IFN-γ, che attiva i macrofagi e li rende capaci di eliminare ciò che hanno fagocitato.
Le due sottopopolazioni, definite dall'intensità di CD56
| CD56bright | CD56dim | |
|---|---|---|
| Perforina nei granuli | Assente | Presente |
| Funzione prevalente | Produzione di grandi quantità di IFN-γ | Alta attività citotossica |
La famiglia ILC
Negli ultimi anni le NK sono state inserite in un gruppo eterogeneo, le cellule linfoidi innate (ILC):
| Popolazione | Compito | Corrisponde alla risposta T di tipo… |
|---|---|---|
| NK vere e proprie | Killing (o produzione di IFN-γ, secondo l'espressione di CD56) | — |
| ILC1 | Produzione di citochine (IFN-γ) | Tipo 1 |
| ILC2 | Produzione di IL-13 e IL-5 | Tipo 2 |
| ILC3 | Produzione di IL-22 e IL-17 | Tipo 3 |
Le tre risposte, viste dal lato innato
| Risposta | Citochine | Protegge da | Come |
|---|---|---|---|
| Tipo 1 | IFN-γ | Virus e batteri intracellulari | L'IFN-γ potenzia il macrofago, che distrugge ciò che ha fagocitato o che ospita |
| Tipo 2 | IL-4, IL-5, IL-13 | Parassiti extracellulari pluricellulari | Non fagocitabili (un verme intestinale è troppo grande per un macrofago): si è evoluta una risposta di citotossicità mediata da eosinofili, mastociti, basofili |
| Tipo 3 | IL-17, IL-22 | Batteri e funghi extracellulari | Potenzia il neutrofilo, spiccatamente capace di fagocitare microbi e funghi extracellulari |
Il meccanismo litico
Nel punto di contatto con il bersaglio si crea una vera e propria sinapsi; è al suo interno che la NK rilascia il contenuto dei granuli. Nelle immagini di microscopia i granuli di perforina, marcati in fluorescenza, si vedono tutti polarizzati verso il punto di contatto.
Il confinamento nella sinapsi non è un dettaglio: la perforina è un piccolo polipeptide che, ad alte concentrazioni di calcio, polimerizza in modo strutturato creando un poro. È un sistema estremamente efficace, e proprio per questo deve essere controllato — l'uccisione è precisa e diretta solo contro la cellula riconosciuta.
Perché uccidere per apoptosi e non per necrosi? Perché la morte del bersaglio non deve innescare infiammazione. Una cellula necrotica rilascia componenti riconosciuti dai TLR e dai recettori dell'innata (i DAMP), scatenando produzione di citochine infiammatorie. La cellula apoptotica viene invece riconosciuta e fagocitata da altre cellule dell'innata senza innescare alcuna infiammazione.
Missing self: come fa la NK a decidere
L'ipotesi del missing self prevede che la NK uccida tutte le cellule che non riconosce come proprie. Deve dunque esistere sulla membrana del bersaglio qualcosa che dia l'informazione "non uccidere": sono le molecole MHC di classe I, espresse su tutte le cellule nucleate, lette dai recettori inibitori della NK.
- Cellula che perde l'MHC-I (tipico delle cellule infettate e delle neoplastiche, che così sfuggono ai CTL) → nessuno stimolo sui recettori inibitori → lisi.
- Cellula con MHC-I normale → segnale inibitorio → nessuna degranulazione.
Il quadro reale è più complesso: la NK esprime anche recettori attivatori, e l'esito dipende dal bilanciamento fra i due segnali.
| Situazione | Recettore inibitore | Recettore attivatore | Esito |
|---|---|---|---|
| Bersaglio privo di MHC-I | Non stimolato | Stimolato | Lisi |
| Bersaglio normale | Stimolato, prevale | Poco o non stimolato | Nessuna lisi |
| Bersaglio con MHC-I e ligandi attivatori (stress, infezione) | Stimolato | Fortemente stimolato, prevale | Lisi |
Il meccanismo molecolare del bilanciamento
- Recettori inibitori → coda citoplasmatica con sequenze ITIM (immunoreceptor tyrosine-based inhibitory motif) → reclutano fosfatasi → rimuovono gruppi fosfato → spengono la cascata.
- Recettori attivatori → sequenze ITAM (immunoreceptor tyrosine-based activating motif) → associate a chinasi → fosforilazione → segnale verso il nucleo.
Se prevale l'inibitorio, la fosfatasi blocca l'attività chinasica dell'attivatore: nessuna uccisione. Le stesse sequenze ITIM/ITAM si ritroveranno su PD-1, CTLA-4, CD3, FcγRIIB: è un motivo ricorrente in tutta l'immunologia.
Le famiglie di recettori NK
| Famiglia | Membri | Ligando | Segnale |
|---|---|---|---|
| KIR killer immunoglobulin-like receptors: la famiglia più numerosa, con domini extracellulari simili a quelli immunoglobulinici | KIR-L (long cytoplasmic tail) | MHC-I | Inibitorio (ITIM) |
| KIR-S (short cytoplasmic tail) | MHC-I | Attivatorio; la coda corta non basta, si appoggia alle molecole adattatrici DAP12 e FcRγ | |
| NCR e CD16 natural cytotoxicity receptors | CD16 | Frammento costante delle IgG legate a un bersaglio | Attivatorio → ADCC. Si appoggia a FcRγ e alla catena ζ (la stessa che serve al CD3) |
| NKp46, NKp30, NKp44 | Emoagglutinina virale sulla superficie della cellula infettata | Attivatorio; si appoggiano a FcRγ/ζ o a DAP12 | |
| C-type lectin receptors riconoscono carboidrati | NKG2A | HLA-E (MHC-I non classico) | Inibitorio |
| NKG2C, NKG2D | NKG2D lega MIC-A, MIC-B e ULBP | Attivatorio |
MIC-A, MIC-B e ULBP: le molecole dello stress
Appartengono alla famiglia degli MHC di classe I ma sono non classiche: vengono espresse sulla membrana quando la cellula è in situazione di stress — infettata, danneggiata, trasformata. Normalmente sono confinate a livello citoplasmatico nelle cellule epiteliali ed endoteliali. Comparendo in superficie rendono la cellula visibile alla NK, che degranula. ULBP si associa in particolare alle cellule infettate da citomegalovirus, ed è in grado di legare alcune proteine virali.
Il ruolo strategico delle NK
Le NK coprono la finestra di due settimane in cui l'immunità specifica sta ancora espandendo i cloni. Sono specifiche, ma attraverso recettori non clonali. Quando l'espansione adattativa è pronta, i CTL uccidono le cellule infettate e i Th attivano l'innata con sistemi più fini.
ADCC: citotossicità NK mediata da anticorpi
La NK uccide un bersaglio opsonizzato da IgG grazie al CD16, recettore a bassa affinità per l'Fc delle IgG. È sfruttato clinicamente: un anticorpo terapeutico diretto contro una molecola espressa da una cellula neoplastica la rende automaticamente bersaglio delle NK.
Che altro può fare una cellula opsonizzata da IgG? Due cose:
- Fagocitosi mediata da anticorpo: neutrofili e macrofagi riconoscono l'Fc e mangiano la cellula opsonizzata.
- Attivazione del complemento: l'anticorpo legato tramite il Fab innesca C1q → cascata → complesso MAC sulla superficie → la cellula lisa (cap. 17).
Traffico linfocitario e homing
Lez. 04I linfociti naive (vergini) sono cellule che non hanno mai incontrato l'antigene. Usciti dagli organi linfoidi primari ricircolano continuamente attraverso sistema linfatico, sangue e tutti gli organi linfoidi secondari.
Il processo di continua ricircolazione e perlustrazione si chiama traffico linfocitario e termina quando, in un organo linfoide secondario, il linfocita incontra il suo antigene specifico: questo evento è il priming.
- Nessun incontro → il linfocita esce dal linfonodo attraverso il vaso efferente e riprende il giro.
- Riconoscimento → espansione clonale e differenziazione in cellule effettrici, che abbandonano l'organo linfoide, passano per linfa, dotto toracico e vena cava, e via sangue raggiungono l'organo periferico dove è in corso l'infezione.
Esistono vie di homing diverse perché le varie sottopopolazioni linfocitarie devono localizzarsi nei microambienti tissutali in cui serve davvero una risposta.
· Linfocita naive → linfonodo: L-selectina (CD62L) + CCR7, che risponde a CCL19 e CCL21 prodotte nell'area T. Sono le stesse chemochine che la lezione 10 usa per spiegare lo spostamento del linfocita B verso la zona paracorticale.
· Effettore → intestino: integrina α4β7 + CCR9, che risponde a CCL25 (TECK) — la stessa chemochina che nella lezione 05 richiama i precursori nel timo.
· Effettore → cute: CLA + CCR4/CCR10.
· Uscita dagli organi linfoidi: gradiente di sfingosina-1-fosfato letto dal recettore S1P1 — lo stesso meccanismo con cui i timociti maturi lasciano il timo (cap. 25). L'attivazione induce transitoriamente CD69, che internalizza S1P1 e trattiene la cellula appena attivata nel linfonodo per il tempo necessario a espandersi.
Immunità innata
Come un sistema senza memoria e senza specificità fine riesce comunque a distinguere il microbo dal tessuto — e a fare da innesco a tutto il resto.
PAMP, DAMP e i recettori che li leggono
Lez. 03Le componenti dell'immunità innata
| Componenti cellulari | Componenti solubili |
|---|---|
| Fagociti: monociti, macrofagi, cellule dendritiche. Oltre a essere effettori dell'innata, danno inizio all'immunità specifica presentando i peptidi ai linfociti. | PRR solubili (non tutti i PRR sono solubili): opsonizzano, neutralizzano, attivano il complemento. |
| Granulociti: neutrofili (le cellule principe dell'infiammazione, le più rappresentate in circolo, 1.800–7.700/μl), eosinofili (0–450/μl, parassitosi da elminti), basofili (0–200/μl). | Complemento e l'intera cascata complementare. |
| Mastociti: nei tessuti, vicino alle venule del microcircolo; degranulano al danno rilasciando istamina, che agisce sul microcircolo e favorisce la formazione dell'essudato. | Proteine della fase acuta, prodotte dagli epatociti in risposta alle citochine infiammatorie. |
| Linfociti NK: l'unica componente linfoide. | Citochine pro-infiammatorie: TNF-α, IL-1β, IL-6. |
L'immunità naturale, in ultima analisi, è un meccanismo di induzione di un processo infiammatorio.
PAMP
Pathogen-Associated Molecular Patterns: profili molecolari associati ai patogeni. Sono strutture molto conservate e ripetitive, condivise da intere classi di microbi, e sono conservate perché essenziali alla sopravvivenza del patogeno: se si modificassero, il microrganismo non sopravvivrebbe. Sono espressi solo dai microrganismi, non dalle nostre cellule — il che riduce moltissimo il rischio che l'innata attacchi il self.
Esempi riconosciuti:
- Acidi nucleici: RNA a singolo filamento di alcuni virus; RNA a doppio filamento; isole citosina-guanina (CpG) non metilate, caratteristiche di virus e batteri.
- Proteine: flagellina, componente dei flagelli batterici.
- Lipidi di parete: lipopolisaccaride (LPS), componente principale della parete dei Gram negativi e il più importante induttore dell'immunità innata; acido lipoteicoico.
DAMP
Danger/Damage-Associated Molecular Patterns, dette anche allarmine. Sono molecole nostre, rilasciate in condizioni di stress o di danno. Il criterio non è "estraneo/proprio" ma "dentro/fuori": molecole che normalmente stanno confinate dentro la cellula, trovate nell'ambiente extracellulare, segnalano che qualcosa è andato storto.
- Heat shock proteins.
- HMGB1: proteina strutturale non istonica della cromatina; confinata nel nucleo, se compare all'esterno segnala un danno non controllato.
- Cristalli: urato monosodico (gotta), calcio pirofosfato diidrato, asbesto, colesterolo, alluminio.
- ATP extracellulare, efflusso di K⁺, specie reattive dell'ossigeno.
Perché serve? Perché infiammazione è anche sinonimo di riparazione: l'organismo deve accorgersi del danno tissutale, non solo dell'infezione.
PRR: Pattern Recognition Receptors
Tutte le cellule dell'innata, e in particolare macrofagi, cellule dendritiche e neutrofili, esprimono una serie di recettori chiamati PRR. I loro geni sono in configurazione germinale: non cambiano, sono identici in tutte le cellule che li esprimono, a differenza dei recettori linfocitari che si formano per ricombinazione somatica. Distribuzione non clonale. Reattività al self parziale, proprio perché leggono anche i DAMP.
Classificazione strutturale — 5 famiglie
- TLR — Toll-like receptors
- CLR — C-type lectin receptors
- SR — Scavenger receptors
- NLR — NOD-like receptors (Nucleotide-binding Oligomerization Domain)
- RLR — RIG-like receptors (Retinoic acid Inducible Gene)
Classificazione funzionale
| Funzione | Che cosa succede al riconoscimento | Famiglie |
|---|---|---|
| Signalling | Forniscono un segnale alla cellula, nella maggior parte dei casi l'innesco della produzione di citochine infiammatorie | TLR, NLR, RLR |
| Fagocitosi | Innescano la cattura del microbo, poi distrutto nel fagolisosoma. Attività legata alle cellule con lisosomi ricchi di enzimi litici: macrofagi e neutrofili | TLR, CLR, scavenger, recettori per l'Fc delle Ig |
| Opsonizzazione / neutralizzazione / attivazione del complemento | Recettori solubili presenti nel siero e in altri liquidi biologici (es. surfattante polmonare) | Prevalentemente CLR |
Classificazione per localizzazione
| Sede | Recettori |
|---|---|
| Membrana cellulare | TLR, CLR, scavenger, FcγR |
| Endosomi (pattugliano il contenuto endosomiale) | TLR 3, 7, 8, 9 |
| Citosol | NLR, RLR |
| Secreti | Collectine, ficoline, pentraxine, componente C1q del complemento |
Toll-like receptor e trasduzione del segnale
Lez. 03Struttura
Glicoproteine di membrana di tipo I, a singola catena polipeptidica, con tre domini:
- Dominio extracellulare (N-terminale), ricco di ripetizioni di leucina, deputato al riconoscimento del ligando. Nei TLR endosomiali questo dominio è intra-endosomiale: il dominio N-terminale che interagisce col ligando si affaccia sempre sul versante "esterno" — extracellulare o intra-endosomiale che sia.
- Dominio transmembranario, che ancora la proteina.
- Dominio citoplasmatico, responsabile della trasduzione. È identico a quello del recettore per l'interleuchina-1: per questo si chiama TIR (Toll/Interleukin-1 Receptor).
I dieci TLR umani
Ne sono stati descritti 13; i primi 10 anche nell'uomo, mentre per l'11, 12 e 13 i dati sono contrastanti (evidenziati nel modello murino, non univocamente nell'uomo).
| TLR | Sede | Ligando |
|---|---|---|
| TLR1 / TLR6 | Membrana | Non legano da soli: formano eterodimeri con TLR2 |
| TLR2 | Membrana | Non lega direttamente il proprio ligando: si associa a TLR1 o TLR6 (dati recenti: anche eterodimero con TLR10). Riconosce glicoproteine e peptidoglicani dei Gram positivi |
| TLR3 | Endosoma | RNA a doppio filamento |
| TLR4 | Membrana | Lipopolisaccaride dei Gram negativi (con CD14 e MD-2) e alcune HSP — esempio di PRR che legge sia PAMP sia DAMP |
| TLR5 | Membrana | Flagellina |
| TLR7 / TLR8 | Endosoma | RNA a singolo filamento |
| TLR9 | Endosoma | DNA ricco di siti CpG non metilati, caratteristici del genoma batterico |
| TLR10 | Membrana | Eterodimerizza con TLR2 |
Dove sono espressi: descritti la prima volta sulle cellule dendritiche, oggi si sa che sono espressi da buona parte delle cellule del sistema immunitario e non solo — monociti, polimorfonucleati, NK, cheratinociti, cellule epiteliali, linfociti B e linfociti T.
Perché i TLR sono decisivi per l'immunità specifica
I TLR sono importanti mediatori dell'infiammazione: inducono la produzione di molte citochine pro-infiammatorie (TNF-α, IL-6, interferoni di tipo I) e delle molecole di co-stimolo.
Quest'ultimo punto è il ponte con l'immunità adattativa. Il linfocita T, per attivarsi, non basta che riconosca il peptide in MHC: occorre che la cellula presentante sia in stato di attivazione, definito dall'espressione delle molecole co-stimolatorie — espressione regolata proprio dai TLR.
Perché un sistema così elaborato? Perché le APC rielaborano continuamente anche proteine self. Il criterio evolutivo per distinguere proprio da non proprio è: la cellula si attiva solo quando sente la presenza di un patogeno.
La trasduzione: quattro proteine adattatrici
Tutti i TLR segnalano attraverso quattro proteine adattatrici citoplasmatiche, tutte caratterizzate dalla presenza di un dominio TIR, lo stesso che caratterizza la coda del TLR — è l'interazione TIR–TIR a permettere l'aggancio. In assenza di ligando questo non avviene; il riconoscimento del ligando causa una modificazione strutturale che rende il TIR del recettore reattivo verso il TIR dell'adattatore.
Le adattatrici sono: MyD88, TIRAP, TRIF, TRAM.
I fattori di trascrizione attivati a valle sono NF-κB, IRF-3, IRF-7.
Via MyD88-dipendente
| Recettore | Come raggiunge MyD88 |
|---|---|
| TLR5, TLR7, TLR9 | Diretto: MyD88 lega direttamente il TIR del recettore |
| TLR1/TLR2, TLR6/TLR2, TLR4 | Indiretto: TIRAP lega il TIR del recettore e a sua volta recluta MyD88 |
Cascata:
Il punto chiave: finché NF-κB è legato a IκB non può traslocare. IκB è un inibitore; fosforilarlo significa liberare NF-κB. In assenza di MyD88 — e questo accade in alcune immunodeficienze — tutte le cellule che esprimono questi TLR non riescono ad attivarsi in risposta al ligando naturale.
Via MyD88-indipendente
| Recettore | Come raggiunge TRIF |
|---|---|
| TLR3 | Diretto: TRIF lega il TIR di TLR3 |
| TLR4 | Indiretto: TRAM lega il TIR del recettore, TRIF riconosce il TIR di TRAM |
Tempi
Dal riconoscimento del ligando alla trascrizione nel nucleo: 5–10 minuti. Dalla trascrizione alla produzione della citochina: 1–2 ore.
TLR e patologia: deficienze funzionali
| Difetto | Quadro clinico |
|---|---|
| Deficit di TLR3 o TRIF | Encefalite da Herpes simplex (HSE) — coerente col fatto che questa via produce interferoni antivirali |
| Mutazioni di MyD88 (che alterano il dominio TIR e ne impediscono l'aggancio) | Infezioni ricorrenti in età pediatrica da batteri piogeni: streptococchi e stafilococchi |
| Mutazioni di NEMO/IKKγ | Il sistema non riesce ad attivare NF-κB: le cellule non producono citochine infiammatorie. Displasia ectodermica anidrotica con immunodeficienza (EDA-ID) |
| Mutazioni di IκBα | Stesso fenotipo clinico (EDA-ID) |
Ad oggi sono state identificate almeno 7 mutazioni diverse a carico di geni che codificano proteine del signalling TLR, associate a EDA-ID o a HSE.
Le altre famiglie di PRR
Lez. 03C-type lectin receptors (CLR)
Sono sia proteine transmembrana sia proteine solubili. Riconoscono carboidrati particolari, non presenti nel nostro organismo, in maniera Ca²⁺-dipendente.
- Di membrana → innescano fagocitosi nella cellula che li esprime.
- Solubili → opsonizzano il microbo, rendendolo più visibile ai fagociti.
Classificazione in tre tipi:
| Tipo | Sede | Caratteristica |
|---|---|---|
| Tipo I | Membrana | Più siti di legame per il carboidrato |
| Tipo II | Membrana | Un singolo sito di legame |
| Tipo III | Solubili | Collectine: SP-A e SP-D (surfattante polmonare), MBL (mannose-binding lectin) |
I tipi I e II riconoscono β-glucani, zimosani e prodotti virali: HIV-1, HCV, CMV, virus Ebola. La MBL è la proteina che innesca la via lectinica del complemento (cap. 17).
Scavenger receptors
Espressi sulla membrana, in particolare dai macrofagi della milza. Riconoscono strutture molecolari presenti sia su Gram negativi sia su Gram positivi. Nell'organismo hanno anche due funzioni "domestiche":
- Uptake delle lipoproteine acetilate o ossidate (es. LDL ossidate — il collegamento con l'aterosclerosi).
- Eliminazione delle cellule apoptotiche: la cellula in apoptosi modifica la propria membrana in modo da essere vista da questi recettori, che la eliminano senza innescare infiammazione.
La classificazione è ancora indietro rispetto agli altri PRR; alcuni testi riportano tre gruppi:
| Tipo | Struttura | Ligandi |
|---|---|---|
| A | Trimerici: tre catene transmembrana associate, ciascuna con un singolo dominio transmembrana | — |
| B | Catena singola ma con due domini transmembrana: il ripiegamento porta nel citoplasma sia la porzione COOH- sia la NH₂-terminale | — |
| C | Catena singola, non trimerici | Endogeni (fra cui la β-amiloide) ed esogeni associati a patogeni |
NOD-like receptors (NLR)
Recettori citoplasmatici, per molecole associate a patogeni e a stress cellulare. Struttura a tre domini:
- Dominio ricco in leucine (COOH-terminale) — riconosce il ligando, esattamente come nei TLR.
- Dominio NOD — oligomerizzazione.
- Dominio effettore (NH₂-terminale) — identifica tre sottofamiglie: CARD, PYD, BIR.
NLR della famiglia CARD (NOD1, NOD2)
Stesso principio dei TLR, ma il riconoscimento avviene nel citoplasma anziché all'esterno o nell'endosoma.
Oltre alla via NF-κB, NOD1 e NOD2 innescano la via delle MAPK, non ancora del tutto definita.
NLR della famiglia PYD — l'inflammasoma
Rispondono a PAMP e DAMP citoplasmatici formando complessi attivatori detti inflammasomi. Attivatori riportati: batteri patogeni, ATP extracellulare, efflusso di K⁺, specie reattive dell'ossigeno, cristalli (urato monosodico, calcio pirofosfato diidrato, asbesto, colesterolo, alluminio), DNA virale, muramil-dipeptide.
Patologie associate: sindromi autoinfiammatorie e gotta.
1. NLRP3 (il più studiato) oligomerizza attorno all'adattatore ASC formando una piattaforma.
2. La piattaforma recluta e attiva la caspasi-1 per prossimità.
3. La caspasi-1 taglia le forme inattive pro-IL-1β e pro-IL-18 nelle citochine mature e secretabili.
4. Taglia anche la gasdermina D, che forma pori sulla membrana: da qui escono le citochine e, se il processo è intenso, la cellula muore per piroptosi (morte infiammatoria, diversa da apoptosi e necrosi).
Il punto concettuale: la produzione di IL-1β richiede due segnali — uno da TLR che induce la trascrizione della pro-forma, e uno dall'inflammasoma che la taglia. È una doppia sicura su una citochina molto pericolosa. Le sindromi autoinfiammatorie (CAPS) sono mutazioni gain-of-function di NLRP3, e si trattano con farmaci anti-IL-1 (anakinra, canakinumab).
RIG-like receptors (RLR)
Famiglia di tre membri: RIG-I (retinoic acid-inducible gene I), MDA5 (melanoma differentiation-associated gene 5), LGP2 (laboratory of genetics and physiology). Espressi in tutte le cellule nucleate; riconoscono RNA a singolo e a doppio filamento.
- RIG-I e MDA5 sono elicasi con domini CARD, che attivano vie conducenti alla produzione di IFN di tipo I e altre citochine infiammatorie (via MAVS, mitochondrial anti-viral signaling protein).
- LGP2 manca del dominio CARD e funziona da regolatore di RIG-I e MDA5.
Fagocitosi e killing
Lez. 03| Meccanismi ossigeno-dipendenti (burst ossidativo) | Meccanismi ossigeno-indipendenti |
|---|---|
| Radicali idrossilici (OH·) | Lisozima (attacca il peptidoglicano) |
| Superossido (O₂⁻) | Lattoferrina (chelante del ferro) |
| Perossido di idrogeno (H₂O₂) | Idrolasi acide |
| Radicali alogenuri (OCl⁻) | Defensine e proteine cationiche |
| Ossido nitrico (NO) | pH basso (≈3,5) |
Le sette classi di idrolasi acide
Enzimi attivati dal pH acido dei lisosomi, ciascuno con un target specifico:
| Enzima | Bersaglio |
|---|---|
| Nucleasi | Legami fosfodiesterici di DNA e RNA |
| Lipasi | Lipidi |
| Fosfolipasi | Fosfolipidi |
| Glicosidasi | Carboidrati |
| Proteasi | Proteine e peptidi → amminoacidi |
| Fosfatasi | Rimuovono gruppi fosfato |
| Solfatasi | Rimuovono gruppi solfato |
Il sistema del complemento
Lez. 03Insieme di proteine solubili e di membrana con ruolo importante nella difesa dell'ospite. Il nome viene dalla capacità di queste proteine di assistere, complementare l'attività antimicrobica degli anticorpi. Identificato da Jules Bordet nel 1898 come un gruppo di molecole del siero sensibili al calore, capaci di complementare gli effetti degli anticorpi nella lisi dei batteri.
- Oltre 30 proteine, per lo più sintetizzate dal fegato in modo costitutivo. C1, C2, C3 e C4 sono prodotte anche dai macrofagi, con produzione fortemente up-regolata da IL-6, TNF-α e IFN-γ.
- Sono zimogeni (proenzimi): presenti nel plasma in forma inattiva, si attivano per proteolisi sequenziali.
- La cascata produce una straordinaria amplificazione: poche molecole iniziali generano un numero elevatissimo di molecole effettrici.
- C3 è la proteina più abbondante del complemento nel plasma e ha ruolo cruciale in tutte e tre le vie: i bambini con deficit di C3 vanno incontro a infezioni batteriche devastanti.
Le tre vie di attivazione
| Via | Innescata da | Appartiene a | Nota storica |
|---|---|---|---|
| Classica | Anticorpi specifici già legati sulla superficie del microrganismo | Immunità adattativa umorale | Scoperta per prima, ma cronologicamente è l'ultima ad attivarsi (serve che l'adattativa abbia già prodotto anticorpi) |
| Alternativa | Direttamente la superficie del microbo | Immunità innata | Scoperta dopo, ma è la prima a entrare in azione |
| Lectinica | Lectine che legano mannosio e fucosio del microrganismo | Immunità innata | Meccanismo molto simile alla classica, ma senza anticorpi |
Le tre vie differiscono per l'innesco e per il modo in cui arrivano alla C3 convertasi, ma da lì in poi le fasi tardive sono identiche.
Via classica
La componente coinvolta è C1 (chiamato così perché fu il primo scoperto), un complesso fatto di:
- C1q — la parte che lega l'anticorpo; struttura "a tulipano", i cui fiori sono le teste globulari;
- C1r e C1s — due proteasi, che eseguono i tagli.
C1q può legare la superficie del patogeno in tre modi
- Direttamente — proteine della parete batterica o strutture polianioniche di superficie.
- Attraverso la proteina C reattiva — che a sua volta lega residui di fosfocolina dei polisaccaridi batterici.
- Attraverso gli anticorpi — IgG (dominio CH2, soprattutto IgG1 e IgG3) o IgM (dominio CH3) già legate all'antigene.
Quali anticorpi attivano la via classica
- IgG: le sottoclassi IgG1, IgG2, IgG3 (non IgG4). Servono almeno due IgG vicine sulla superficie, perché C1q possa legare due Fc contemporaneamente. Sono prodotte soprattutto nelle risposte secondarie.
- IgM: prodotte nelle risposte primarie, pentameriche. Avendo cinque unità hanno più Fc vicini e possono legare fino a 10 epitopi: basta una singola molecola di IgM per attivare il complemento.
Tappe
- Le regioni Fc di anticorpi adiacenti diventano accessibili e legano C1.
- C1q lega l'Fc; C1r e C1s si attivano.
- Il C1 enzimaticamente attivo lega e taglia C4 e C2.
- C4b si attacca covalentemente all'anticorpo e alla superficie del microbo (C4a viene rilasciato) e lega C2.
- Si forma il complesso C4b2a = C3 convertasi della via classica, che taglia C3 in C3b (si fissa al microbo) e C3a.
Via lectinica
Mediata dalle lectine che legano il mannosio (MBL). Appartiene all'immunità innata, ma il meccanismo è molto simile alla via classica.
Le lectine sono proteine della fase acuta, prodotte dal fegato sotto l'effetto delle citochine pro-infiammatorie liberate dai macrofagi che hanno fagocitato i batteri. La citochina più importante in questo asse è l'interleuchina 6: raggiunge il fegato per via ematica e ne modifica il programma biosintetico, avviando la produzione di proteine della fase acuta, lectine e proteina C reattiva — tutte con la funzione di attivare il complemento e indurre fagocitosi.
Struttura: un'α-elica con due braccia, alle cui estremità stanno le teste, i domini che legano il mannosio. Funzionano come ventose: si attaccano al mannosio e al fucosio della parete batterica, disposti a distanze ben precise. Negli eucarioti questi carboidrati sono disposti diversamente e la lectina non si lega: è così che il sistema distingue il self dal non-self.
MASP = Mannose-Associated Serine Protease: serin-proteasi legate alla lectina, che si attivano al legame e tagliano C4 e C2 esattamente come farebbero C1r/C1s.
Via alternativa
È il microrganismo stesso ad attivare il complemento.
Nel plasma il C3 circola in forma inattiva e possiede un legame tioestere intramolecolare che può subire idrolisi spontanea. Se questa idrolisi avviene vicino alla superficie di un microbo, C3b si attacca covalentemente alla superficie (C3a resta solubile) e la cascata parte.
- C3b si deposita sulla superficie microbica, formando legami covalenti con proteine o polisaccaridi del microbo.
- Il fattore B si lega a C3b.
- Il fattore D (una proteasi plasmatica) taglia il fattore B: Ba si stacca, Bb resta legato.
- C3bBb = C3 convertasi della via alternativa, che taglia altre molecole di C3.
- Si genera un ciclo di amplificazione rapidissimo: la superficie del microbo si ricopre di C3b e di nuove C3 convertasi.
· Il fattore D è la serin-proteasi che taglia il fattore B legato a C3b — compare già, correttamente, due righe sopra nella stessa sbobina. Non stabilizza nulla.
· La proteina che stabilizza la C3 convertasi alternativa (prolungandone l'emivita di circa 10 volte) è la properdina o fattore P, l'unico regolatore positivo del complemento.
"Convertina" è inoltre un sinonimo storico del fattore VII della coagulazione, non del fattore D.
Esistono comunque meccanismi di protezione: molti C3b possono essere degradati da proteine serin-proteasiche (vedi regolazione, sotto).
Fasi finali: il complesso di attacco alla membrana
Il C3b, oltre che alla superficie batterica, può legarsi alla C3 convertasi stessa: quando lo fa si forma la C5 convertasi, che taglia C5 generando C5b. C5b è molto instabile e viene stabilizzato legando in sequenza C6, C7, C8: si forma il complesso MAC (membrane attack complex), già in grado di lisare per esempio gli eritrociti, ma non le cellule batteriche. Solo con l'aggiunta di C9, che polimerizza formando il poro vero e proprio, il MAC raggiunge la versione definitiva capace di lisare qualsiasi cellula. Attraverso il poro entrano acqua e ioni: il microbo muore. Il poli-C9 è la componente principale del MAC e la sua formazione è il risultato finale dell'attivazione del complemento.
Regolazione
Una cascata così potente e così amplificata deve essere tenuta sotto controllo e attivarsi solo quando serve. La regolazione è affidata a proteine espresse dalle cellule dell'ospite (in forma secreta o di membrana) e assenti sulla parete dei batteri — è questo il criterio che protegge i nostri tessuti.
| Regolatore | Tipo | Meccanismo |
|---|---|---|
| C1 INH (inibitore di C1) | Solubile | Blocca le fasi iniziali allo stadio C1: mima il substrato di C1r e C1s, forma un legame covalente e stacca C1r₂/C1s₂ da C1q |
| MCP (membrane cofactor protein, CD46) | Membrana | Cofattore per la proteolisi di C3b in frammenti inattivi |
| CR1 (CD35) | Membrana | Spiazza C3b e ne promuove la degradazione |
| DAF (decay accelerating factor, CD55) | Membrana | Dissolve il legame di Bb a C3b e quello fra C4b e C2a: blocca la formazione della C3 convertasi |
| Fattore H | Solubile | Lega l'acido sialico, presente solo sulle membrane delle cellule di mammifero; si associa a C3b impedendogli di legare Bb. Inibisce solo la via alternativa |
| Fattore I | Solubile | Serin-proteasi: in presenza di MCP, CR1, DAF o fattore H, cliva C3b in C3bi (i = inattivato), C3d, C3dg — frammenti che possono legare CR2 e CR3 |
| CD59 (protectina) | Membrana | Inibisce il legame di C9 al complesso C5b-C8: blocca il MAC |
| Proteina S (vitronectina) | Solubile | Lega i complessi solubili C5b67 impedendone l'inserimento nelle membrane |
I deficit congeniti dei regolatori causano attivazione incontrollata e patologica: edema angioneurotico ereditario (deficit di C1 INH) ed emoglobinuria parossistica notturna.
· Angioedema ereditario = deficit di C1 inibitore. Il C1-INH controlla anche il sistema delle chinine: senza di esso si accumula bradichinina, che causa gli attacchi di edema — motivo per cui l'angioedema ereditario non risponde agli antistaminici.
· Emoglobinuria parossistica notturna (EPN) = mutazione somatica del gene PIG-A in una staminale ematopoietica, che impedisce la sintesi dell'ancora GPI. DAF (CD55) e CD59 sono proteine GPI-ancorate: senza ancora non arrivano in membrana, e gli eritrociti restano indifesi verso il MAC → emolisi intravascolare. Si tratta con eculizumab, anticorpo anti-C5.
Recettori per le frazioni del complemento
| Recettore | Lega | Espresso da | Funzione |
|---|---|---|---|
| CR1 (CD35) | C3b e C4b, alta affinità | Globuli rossi, neutrofili, monociti, eosinofili, linfociti T e B, cellule follicolari dendritiche | Favorisce la fagocitosi delle particelle opsonizzate e stimola l'infiammazione. Permette agli eritrociti di legare gli immunocomplessi circolanti e veicolarli a fegato e milza |
| CR2 (CD21) | C3d, C3dg, C3bi (prodotti dal fattore I) | Linfociti B, cellule follicolari dendritiche, alcune cellule epiteliali | Favorisce la risposta umorale: sul linfocita B il complesso CR2/CD19/CD81 potenzia enormemente la risposta all'antigene. Intrappola gli immunocomplessi rivestiti di C3dg e C3bi nei centri germinativi. È il recettore di membrana per l'EBV |
| CR3 (CD11b/CD18) e CR4 (CD11c/CD18) — integrine | C3bi | Neutrofili, monociti, mastociti, NK | Favoriscono l'adesione dei fagociti all'endotelio interagendo con altre integrine, anche in assenza di attivazione del complemento |
Le funzioni del complemento
| Funzione | Chi la esegue | Come |
|---|---|---|
| Opsonizzazione e fagocitosi | C3b, C3bi, C4b | Rivestono il microbo e lo consegnano ai fagociti: C3b e C4b → CR1; C3bi → CR2, CR3, CR4 |
| Stimolazione dell'infiammazione | C3a, C4a, C5a = anafilotossine (potenza: C5a > C3a > C4a) | Legano i mastociti e ne inducono la degranulazione (istamina, prostaglandine). Sono fattori chemiotattici per i neutrofili, stimolano il rilascio di mediatori dai leucociti e agiscono sull'endotelio favorendo l'extravasazione. Il C5a in particolare: chemiotassi, induzione di ROS, aumento della permeabilità vascolare, induzione di P-selectina endoteliale (adesione dei neutrofili) |
| Lisi osmotica | MAC | Efficace solo su batteri con parete sottile e scarso glicocalice — l'esempio classico è la Neisseria |
| Solubilizzazione ed eliminazione degli immunocomplessi | C3b + CR1 eritrocitario | Gli immunocomplessi (microrganismo + anticorpi) devono essere rimossi per evitarne l'accumulo. C3b sul complesso ne permette il legame ai globuli rossi via CR1; il complesso viene portato alla milza, dove i macrofagi lo staccano dall'eritrocita. Il C3b riduce inoltre la formazione di immunocomplessi troppo grandi, che precipiterebbero nei vasi |
| Attivazione della risposta umorale | C3d + CR2 | Il C3d è riconosciuto da CR2 sul linfocita B: i segnali di questo recettore stimolano la risposta B. Le proteine del complemento associate agli immunocomplessi sono inoltre riconosciute dalle cellule dendritiche follicolari nei centri germinativi |
Patologia: i deficit congeniti
| Deficit | Conseguenza |
|---|---|
| C3 | Grave suscettibilità alle infezioni; in genere fatale nella prima infanzia |
| C2, C4 | Possono non avere conseguenze cliniche, oppure associarsi ad aumentata incidenza di lupus eritematoso sistemico |
| C9 e componenti del MAC | Aumentata suscettibilità alle infezioni da Neisseria |
Citochine, chemochine e proteine della fase acuta
Lez. 03Le citochine sono proteine solubili coinvolte nelle reazioni immunitarie e infiammatorie, responsabili della comunicazione fra leucociti e fra leucociti e altri tipi cellulari. Sono molecole di segnale, e giocano un ruolo anche su cellule non immunitarie.
- Ogni citochina ha un proprio recettore, attraverso il quale innesca una cascata intracellulare.
- Pleiotropia: la stessa citochina può avere funzioni diverse.
- Ridondanza: la stessa funzione può essere svolta da più citochine.
- La secrezione da parte di macrofagi e DC è fortemente stimolata dal legame di componenti batteriche o virali ai TLR.
Raggio d'azione
| Modalità | Dove agisce | Quando |
|---|---|---|
| Autocrina | Sulla stessa cellula che l'ha prodotta | Piccole quantità, recettori ad alta affinità |
| Paracrina | Su cellule adiacenti | Piccole quantità |
| Endocrina | A distanza dal sito di secrezione | Grandi quantità |
Classificazione funzionale
- Fattori di crescita e differenziazione
- Citochine pro-infiammatorie
- Citochine anti-infiammatorie o regolatorie
- Citochine chemotattiche = chemochine
Le principali citochine dell'innata
| Citochina | Azione locale | Azione sistemica |
|---|---|---|
| IL-1 la prima scoperta | Stimola il processo infiammatorio, agisce sul microcircolo, favorisce l'arrivo dei granulociti dal sangue al focolaio | Febbre: agisce sul centro termoregolatore e, tramite la produzione di PGE2, sposta il set-point da 37 a 39 °C |
| IL-6 | Attiva i linfociti, stimola le risposte specifiche e umorali | Febbre; stimola il fegato a produrre le proteine della fase acuta (PCR, componenti del complemento, MBL) |
| TNF-α | Raggiunge l'endotelio del microcircolo e favorisce la formazione dell'essudato | Febbre (meno frequentemente di IL-1) e shock |
| IL-8 | Chemiotassi: modifica l'endotelio creando un gradiente che richiama i neutrofili nel focolaio | — |
| IL-12 | Orienta la polarizzazione Th1 (cap. 30) | |
Le sbobine elencano inoltre: linfotossine (LTα, LTβ), interferoni (IFN-α, β, γ), famiglia IL-12 (IL-12, IL-23, IL-27, IL-35), IL-15, famiglia IL-17 (IL-17A–F), IL-18.
TNF, IL-1 e le chemochine sono le principali citochine del reclutamento di neutrofili e monociti al sito d'infezione. Insieme a IL-6 stimolano il fegato a produrre proteina C reattiva e fibrinogeno. Infezioni gravi e diffuse possono causare lo shock settico: ipotensione, coagulazione intravascolare disseminata (CID), disturbi metabolici.
Classificazione temporale
| Reazioni della fase acuta | Reazioni della fase ritardata |
|---|---|
| Produzione delle proteine della fase acuta Reclutamento delle cellule infiammatorie | Induzione della risposta adattativa con differenziazione delle risposte T helper Funzioni delle cellule effettrici |
| — | Differenziazione Th: IL-1α/β, IFN-α, IFN-γ, IL-6, IL-18, IL-12, IL-23, IL-17E (IL-25), IL-27 Funzioni effettrici: LTα, LTβ, IFN-γ, IL-17A, IL-17F, TNF-α |
Farmaci biologici anti-citochina
Come si neutralizza selettivamente una citochina? Serve qualcosa che abbia come bersaglio una proteina e una sola: un anticorpo con quella specificità, inoculato nel paziente. Usati con effetti importanti in morbo di Crohn, artrite reumatoide e molte altre patologie.
Motivo immunologico, non detto nelle sbobine: il TNF-α è indispensabile al mantenimento strutturale del granuloma tubercolare; senza, il granuloma si disgrega e i micobatteri contenuti si liberano.
Proteine della fase acuta
Proteine la cui sintesi è indotta da IL-1, IL-6 e TNF-α. Compaiono nei primi momenti dell'attivazione dell'innata, prodotte in qualche ora, soprattutto dal fegato, che cambia il proprio programma biosintetico. Alcune sono particolarmente interessanti perché mimano l'azione degli anticorpi, ma con ampia specificità per i PAMP anziché per un singolo epitopo.
| Proteina | Lega | Note |
|---|---|---|
| Proteina C reattiva | Fosforilcolina della parete batterica; la componente C1q; fosfolipidi di membrane danneggiate | Usata in diagnostica: se aumenta, il paziente ha un'infiammazione in corso |
| Collectine | Carboidrati microbici | MBL, surfattanti polmonari A e D, CL-P1 (placenta), CL-L1 (polmone), CL-K1 (rene). Famiglia C-type lectin: opsonizzazione, neutralizzazione, attivazione della risposta infiammatoria e del complemento |
| Ficoline | Carboidrati microbici | Nell'uomo tre: M, H, L. Prodotte da fegato (L, H), polmone (M, H) e presenti nei granuli di neutrofili e macrofagi (M). Attivano il complemento per via lectinica |
Chemochine
Polipeptidi di 6–14 kDa ad attività chemotattica, caratterizzati da due ponti disolfuro interni. Ne sono state descritte oltre 50. La classificazione si basa sulla posizione delle cisteine N-terminali:
| Famiglia | Motivo | Esempi |
|---|---|---|
| CC (β-chemochine) | Le due cisteine sono adiacenti | MIP-1α/β, RANTES, MCP-1/2/3/4, MDC, TARC, ELC, SLC, TECK, I-309, C-TACK, MEC — recettori CCR1–CCR10 |
| CXC (α-chemochine) | Le due cisteine sono separate da un amminoacido | IL-8, GRO-α/β/γ, ENA-78, NAP-2, GCP-2, IP-10, Mig, I-TAC, SDF-1, BLC, CXCL16, PF-4 — recettori CXCR1–CXCR6 |
| C | Un solo residuo cisteinico | Linfotactina — recettore XCR1 |
| CX3C | Tre amminoacidi fra le due cisteine | Fractalkina — recettore CX3CR1 |
Funzioni
- Regolano il traffico dei linfociti attraverso gli organi linfoidi.
- Reclutano le cellule del sistema immunitario nei focolai d'infezione.
- Numerose altre funzioni biologiche: sviluppo di molti organi, stimolo o inibizione della proliferazione cellulare.
Il reclutamento leucocitario, passo per passo
Le citochine cambiano l'espressione delle molecole di adesione sull'endotelio. In un primo momento gli agganci sono deboli e il neutrofilo rotola sulla superficie endoteliale, finché le chemochine più affini lo fermano. I granulociti attraversano poi gli spazi fra le cellule endoteliali (diapedesi) e, muovendosi secondo gradiente chemotattico, arrivano nel focolaio a fagocitare il microrganismo.
Il riconoscimento specifico
Come si costruisce un repertorio di 1011 recettori con 25.000 geni, come lo si ripulisce dai cloni pericolosi, e perché il linfocita T ha bisogno che qualcuno gli mastichi l'antigene.
Le sei proprietà e le cinque fasi
Lez. 01 · 02 · 05Le sei caratteristiche della risposta specifica
| Proprietà | Significato | Da cosa è garantita |
|---|---|---|
| Specificità | Antigeni diversi evocano risposte diverse; ogni linfocita si lega a un determinato epitopo | Recettori clonali TCR e BCR |
| Diversificazione (repertorio clonale) | Permette di rispondere a una gamma vastissima di antigeni | Ricombinazione somatica di segmenti genici |
| Memoria | Potenziamento e miglioramento della risposta a ogni riesposizione | Cellule della memoria a lunga sopravvivenza |
| Espansione clonale | Da poche cellule specifiche si genera un "esercito" di cellule identiche | Proliferazione IL-2 dipendente |
| Specializzazione | Risposte ottimali per ciascun tipo di patogeno, non una risposta unica | Sottopopolazioni Th1/Th2/Th17, isotipi anticorpali diversi |
| Autolimitazione | Dopo l'eliminazione del patogeno il sistema torna all'omeostasi: i cloni espansi vanno eliminati | Apoptosi dei cloni, T regolatori, recettori inibitori |
| Non reattività al self | L'organismo discrimina self e non-self; i linfociti devono essere tolleranti verso il self | Tolleranza centrale e periferica |
Delle sei, le prime quattro (specificità, diversificazione, non reattività al self, specializzazione) sono acquisite dal linfocita durante la maturazione — nel timo per il T, nel midollo osseo per il B. Memoria e autolimitazione si realizzano invece in periferia, dopo l'incontro con l'antigene.
Le fasi della risposta immunitaria specifica
| # | Fase | Dove | Che cosa accade |
|---|---|---|---|
| 0 | Differenziazione linfocitaria (ontogenesi) | Organi linfoidi primari | Formazione del recettore e selezione del repertorio, in assenza di antigene estraneo |
| 1 | Riconoscimento (o induttiva) | Organi linfoidi secondari | Il linfocita naive incontra il suo antigene: priming |
| 2 | Attivazione ed espansione clonale | Organi linfoidi secondari | Proliferazione del clone attivato |
| 3 | Differenziazione | Organi linfoidi secondari | I B diventano plasmacellule e secernono anticorpi; i T diventano effettori e lasciano il linfonodo per la periferia |
| 4 | Fase effettrice | Periferia, sede dell'infezione | Eliminazione dell'antigene |
| 5 | Declino (omeostasi) | — | I cloni vengono eliminati per apoptosi |
| 6 | Memoria | Tessuti, midollo, organi linfoidi | Sopravvivono le cellule della memoria |
La teoria della selezione clonale
Le strutture antigeniche possibili sono oltre 109. Ogni linfocita B o T riconosce una e una sola struttura antigenica. Come fanno allora i linfociti a riconoscerne così tante?
- Durante la maturazione negli organi linfoidi primari, ogni linfocita costruisce un recettore capace di legare in modo specifico un singolo antigene. Questa fase avviene in assenza dell'antigene.
- Le cellule vergini entrano in circolo e perlustrano l'organismo.
- Un antigene entra in contatto con il sistema immunitario e viene riconosciuto solo dai linfociti dotati del recettore specifico, negli organi linfoidi secondari.
- Solo quelle cellule proliferano, dando espansione clonale, e producono anticorpi o cellule effettrici.
La formula da ricordare: è l'antigene che sceglie il proprio linfocita, non il linfocita che si adatta all'antigene.
Chi fa che cosa: i tre bracci
| Braccio | Cellula | Riconosce | Molecola effettrice | Bersaglio |
|---|---|---|---|---|
| Umorale | Linfocita B → plasmacellula | Antigeni extracellulari, in forma nativa, di qualsiasi natura | Anticorpi (in forma solubile) | Microbi e tossine extracellulari |
| Cellulo-mediata helper | Linfocita T CD4+ | Peptidi in MHC-II, da antigeni catturati dall'ambiente extracellulare | Citochine e molecole di membrana (CD40L) | Non uccide: aiuta le cellule dell'innata e i linfociti B, che eliminano il microbo |
| Cellulo-mediata citotossica | Linfocita T CD8+ | Peptidi in MHC-I, da antigeni presenti nel citosol | Perforina, granzimi, FasL | Uccide direttamente la cellula infettata o trasformata |
Le due immunità sono trasferibili da un donatore immunizzato a un ricevente compatibile non immunizzato: l'umorale tramite l'inoculo di siero, la cellulo-mediata tramite globuli bianchi vitali, in particolare linfociti T.
Per dare un'idea dei numeri in gioco: nell'organismo circolano circa 370 miliardi di cellule T, di cui 7 miliardi nel torrente circolatorio.
Sottopopolazioni linfocitarie e marcatori CD
Lez. 02Le famiglie di linfociti si distinguono per i marcatori di superficie, riconosciuti da anticorpi monoclonali. Si chiamano CD (Cluster di Differenziazione) seguiti da un numero, e indicano lo stato differenziativo o maturativo della cellula.
La tecnica che li sfrutta è la citofluorimetria a flusso (FACS): si usano anticorpi specifici per i CD coniugati a molecole fluorescenti diverse e si analizza cellula per cellula. Con anti-CD4 e anti-CD8 marcati in fluorescenze diverse si distinguono e si contano le due sottopopolazioni T in un paziente.
Valori normali delle cellule del sangue
| Popolazione | Cellule/μl | Nota |
|---|---|---|
| Granulociti neutrofili | 1.800 – 7.700 | La popolazione più rappresentata |
| Linfociti | 1.000 – 4.800 | La seconda; i CD4 sono di norma il doppio dei CD8 |
| Eosinofili | 0 – 450 | |
| Basofili | 0 – 200 | |
| Monociti | — | 2–8% dei leucociti (dato dalla lez. 03) |
Le sottopopolazioni, in tabella
| Popolazione | Recettore | Marcatori | Riconosce | Sangue | Linfonodi | Milza |
|---|---|---|---|---|---|---|
| T helper (Th1, Th2, Th17) | TCR αβ | CD3, CD4 | Peptidi in MHC-II | Percentuale simile nei tre distretti | ||
| T citotossici | TCR αβ | CD3, CD8, CD4⁻ | Peptidi in MHC-I | 20–25% | 15–20% | 10–15% |
| T regolatori | TCR αβ | CD3, CD4, CD25 | Peptidi in MHC-II | Piccole percentuali in tutti e tre | ||
| T γδ | TCR γδ | CD3; CD8 variabile | Specificità più limitata, anche antigeni non peptidici | Un sottotipo risiede nelle mucose | ||
| Linfociti B | BCR (anticorpo di membrana) | CD19, CD21 | Antigeni di ogni natura: peptidica, saccaridica, lipidica | 10–15% | 20–25% | 40–45% |
| NK | Nessuno clonale | CD56, CD16; CD3⁻ | MHC-I (inibitori), ligandi di stress (attivatori) | Vedi cap. 11 | ||
| NKT | TCR αβ a specificità limitata | CD3; recettori per Fc | Lipidi e glicolipidi presentati da CD1 | Presenti | Pochissimi | ≈10% |
Note sulle singole voci:
- Il CD3 è la molecola associata al TCR che trasduce il segnale del recettore: è il marcatore comune a tutti i linfociti T.
- Il CD25 dei T regolatori è la catena α del recettore per l'interleuchina 2, fattore di crescita dei linfociti T.
- I T regolatori, pur essendo CD4 e quindi formalmente helper, inibiscono le risposte immunitarie tramite citochine. Sono cruciali nelle fasi finali della risposta e nel mantenimento della tolleranza al self.
- Le NKT sono a cavallo fra innata e specifica: hanno TCR αβ ma a specificità limitata, riconoscono lipidi e complessi glicolipidici presentati dal CD1, sono citotossiche, e sopprimono o attivano sia le risposte innate sia quelle adattative.
- Le NK erano chiamate in passato "grandi linfociti granulari".
· FoxP3 — il fattore di trascrizione che definisce i T regolatori naturali. È il marcatore vero (CD25 da solo non basta: è espresso da qualunque T attivato). La sua mutazione causa la sindrome IPEX, autoimmunità multiorgano ad esordio neonatale.
· CD45RA / CD45RO — isoforme che distinguono i linfociti T naive (CD45RA⁺) da quelli memoria/effettori (CD45RO⁺). È il modo standard con cui in citofluorimetria si separa "vergine" da "già attivato", distinzione su cui il corso costruisce intere lezioni.
Gli anticorpi: struttura e isotipi
Lez. 04 · 10La scoperta: dove stanno gli anticorpi
Gli anticorpi vengono chiamati gammaglobuline perché nel 1939 Tiselius e Kabat dimostrarono che si trovano nella frazione γ delle globuline sieriche. L'esperimento:
- Immunizzarono conigli con ovalbumina; dopo ~10 giorni prelevarono il siero, ricco di anticorpi anti-ovalbumina (antisiero).
- Corsa elettroforetica dell'antisiero: le proteine si separano per massa e carica. Compaiono il picco dell'albumina e i tre picchi delle globuline α, β e γ; quest'ultimo particolarmente elevato.
- Trattarono il siero con ovalbumina: gli anticorpi la legarono e precipitarono.
- Dopo centrifugazione, nuova corsa elettroforetica: il picco delle gammaglobuline era scomparso.
Prima dimostrazione che gli anticorpi sono proteine del siero, e che nella maggior parte dei casi migrano nel picco γ.
Struttura di base
Glicoproteine a forma di Y: due braccia e una parte che le sorregge. Sono costituite da:
- Due catene pesanti (H), grandi;
- Due catene leggere (L), molto più piccole;
- Ogni catena leggera è legata a una pesante da un ponte disolfuro; anche le due catene pesanti sono unite fra loro da ponti disolfuro.
Le catene leggere sono di due soli tipi, κ o λ: un anticorpo monta due κ oppure due λ, mai una di ciascuna. Le catene pesanti sono invece di cinque tipi — gli isotipi, che danno il nome alle cinque classi:
| Catena pesante | Classe |
|---|---|
| μ (mu) | IgM |
| δ (delta) | IgD |
| γ (gamma) | IgG |
| ε (epsilon) | IgE |
| α (alfa) | IgA |
Regioni variabili e costanti
- All'estremità amminica di entrambe le catene — verso le braccia — stanno le regioni variabili, che cambiano da anticorpo ad anticorpo: sono quelle che prendono contatto con l'antigene.
- La catena leggera ha 1 dominio variabile + 1 dominio costante.
- La catena pesante ha 1 dominio variabile + 3 o 4 domini costanti, secondo la classe; i domini costanti non cambiano all'interno della stessa classe.
Il dominio immunoglobulinico
Regioni di 110 amminoacidi, conservate nell'evoluzione, probabilmente derivate dalla duplicazione di un gene ancestrale. Struttura: foglietti β antiparalleli disposti a formare due foglietti planari uniti da un ponte disolfuro, con caratteristica forma ovoidale. I foglietti sono connessi da nastri (loop) che mantengono la struttura e che vanno a costituire le regioni di contatto con l'antigene.
Questo dominio definisce la superfamiglia delle immunoglobuline, cui appartengono, oltre agli anticorpi: TCR, molecole MHC, CD4, CD8, CD3, CD19, CD21, Igα/Igβ, ICAM, i recettori Fc, i KIR — praticamente tutto il repertorio molecolare dell'immunologia.
Le CDR
Nella regione variabile i nastri costituiscono le CDR (complementarity determining regions), dette anche zone ipervariabili. Sono tre per catena (CDR1, CDR2, CDR3) ed è lì che si concentra la maggior parte delle differenze di sequenza fra anticorpi diversi: sono le CDR a determinare la specificità. Il diagramma di Kabat-Wu lo dimostra graficamente, mostrando i tre picchi di variabilità lungo la sequenza.
L'immagine usata a lezione: le due regioni variabili (pesante e leggera) come due mani, le cui dita — le zone ipervariabili — accolgono l'antigene e formano con esso legami deboli.
Zona cerniera
Presente fra il primo e il secondo dominio costante della catena pesante nelle classi γ, δ, α; assente in μ ed ε. È una zona ricca di amminoacidi che consente il movimento delle braccia, che possono allargarsi e stringersi. Serve: se su una superficie microbica ci sono determinanti antigenici distanti fra loro, un anticorpo che può allargare le braccia ha più probabilità di legarli entrambi, e il legame risulta più forte. È un'importante evoluzione strutturale, che aumenta la flessibilità.
Gli esperimenti di Porter (1962): a cosa serve ogni pezzo
| Enzima | Dove taglia | Frammenti | Che cosa ha dimostrato |
|---|---|---|---|
| Papaina | A livello della cerniera, sopra i ponti disolfuro inter-catena | 2 Fab (le due braccia, separate) + 1 Fc | I Fab (fragment antigen binding) legano l'antigene. L'Fc (fragment crystallizable, così chiamato perché tende a cristallizzare e precipitare una volta clivato) corrisponde alla parte costante delle catene pesanti e ha la funzione di attivare i meccanismi effettori |
| Pepsina | Sotto i ponti disolfuro | 1 F(ab')₂ (le due braccia ancora unite) + la parte costante quasi completamente digerita, che lascia solo il frammento pFc' | Controprova: le braccia legano l'antigene anche restando unite; il residuo costante non determina più le funzioni effettrici |
Forma di membrana e forma secreta
Le immunoglobuline funzionano sia da recettore (BCR) sia da molecola effettrice (anticorpo secreto). Le si trova: sulla membrana dei linfociti B; nel RE e nel Golgi dei B, dove vengono costruite; nel plasma e nel siero; nelle secrezioni mucose — saliva, lacrime, dove prevalgono le IgA; in piccola quantità nel fluido interstiziale.
La differenziazione fra le due forme avviene durante la traduzione, per splicing alternativo del trascritto della catena pesante:
- Se alla porzione C-terminale viene aggiunto il peptide M, idrofobico → l'anticorpo resta ancorato alla membrana: è un BCR.
- Se viene aggiunto il peptide S, idrofilico → l'anticorpo è secreto.
La scelta dipende da quale sito di poliadenilazione viene attivato a valle dell'esone C4. Lo stesso meccanismo (splicing alternativo) spiega perché il linfocita B vergine possa esprimere contemporaneamente IgM e IgD con la stessa specificità.
L'immunoglobulina di membrana lega l'antigene con la parte variabile, ma non è in grado di trasdurre il segnale: per questo al BCR è sempre associato il complesso Igα/Igβ — due proteine unite da ponti disolfuro, con domini immunoglobulinici e, nella porzione intracitoplasmatica, motivi ITAM che vengono fosforilati per trasmettere il segnale.
Le cinque classi in dettaglio
Gli anticorpi secreti possono essere monomerici (una unità a Y) o polimerici, tenuti insieme dalla catena J (joining).
| Classe | Forma | Concentrazione sierica | Emivita | Funzioni |
|---|---|---|---|---|
| IgG | Monomerica | ≈13,5 mg/ml (la più rappresentata) | Lunga | La classe con più meccanismi effettori: attiva il complemento (via classica), media la citotossicità anticorpo-dipendente, opsonizza, attraversa la placenta dando immunità neonatale. Prodotta nella risposta secondaria: più affine, specifica e rapida. 4 sottoclassi (IgG1–4), che differiscono per la sequenza della catena γ e soprattutto per la zona cerniera; IgG4 non attiva il complemento, le altre sì (efficacemente, quando almeno due molecole sono vicine) |
| IgM | Pentamerica (5 unità + catena J + ponti disolfuro); monomerica quando funge da BCR | — | Breve | I primi anticorpi prodotti: caratterizzano le risposte primarie e la sensibilizzazione al patogeno. Potente attività agglutinante. La più efficace nell'attivare il complemento per via classica: essendo pentamerica basta una singola molecola legata |
| IgA | Dimerica o trimerica nelle secrezioni; monomerica nel siero | ≈3,5 mg/ml | ≈6 giorni | Gli anticorpi dell'immunità mucosale: saliva, apparato digerente, lacrime. Portano una componente secretoria che ne favorisce la secrezione e le protegge. Funzione: neutralizzazione, blocco dell'ingresso di batteri e tossine. Due sottotipi |
| IgE | Monomerica | Concentrazione bassissima | Molto breve | Prodotte nelle parassitosi (elminti intestinali): legandosi al parassita attivano gli eosinofili, dotati del recettore per l'Fcε. Responsabili delle allergie |
| IgD | Monomerica | Tracce | — | Praticamente assenti nel siero: funzionano solo da BCR nei linfociti B naive |
Le funzioni effettrici, in sintesi
Anticipate qui in elenco e sviluppate nel capitolo 33:
- Neutralizzare microbi, tossine o prodotti tossici.
- Attivare il complemento.
- Opsonizzare — rivestire il patogeno e prepararlo alla fagocitosi: un antigene opsonizzato è fagocitato molto più rapidamente.
- Indurre la citotossicità cellulo-mediata attraverso le NK, dotate del recettore per le IgG legate alla superficie delle cellule infettate.
Affinità, avidità, titolo
Lez. 04Affinità
Forza di legame fra un singolo sito di combinazione dell'anticorpo e un singolo determinante antigenico. Operativamente: la concentrazione molare di antigene necessaria perché il 50% dei siti di combinazione sia occupato.
- Si esprime come costante di affinità Ka o, inversamente, come costante di dissociazione Kd (Kd = 1/Ka).
- Valori tipici: Kd 10⁻⁷–10⁻¹⁰ M nel primo contatto; fino a ≈10⁻¹¹ M negli anticorpi maturi.
- Più alta è l'affinità, minore è la concentrazione di antigene necessaria per formare il complesso.
- L'affinità aumenta nelle risposte anamnestiche: gli anticorpi secondari legano l'antigene anche a concentrazioni molto basse.
- Cinetica: on-rate molto rapido, off-rate variabile — ed è l'off-rate a fare la differenza fra un anticorpo affine e uno no.
Valenza e avidità
La valenza è il numero di epitopi identici che l'anticorpo può legare contemporaneamente.
| Anticorpo | Valenza teorica | Valenza reale |
|---|---|---|
| IgG (monomerica) | 2 | 2 se gli epitopi sono vicini; 1 se sono distanti |
| IgM (pentamerica) | 10 | Minore per ingombro sterico |
L'avidità è la forza complessiva del legame e dipende dalla valenza effettivamente realizzata:
- Epitopi distanti → l'anticorpo lega con un solo braccio → valenza 1 → avidità bassissima, il legame non si mantiene.
- Epitopi vicini → interazione bivalente → avidità alta.
Titolo anticorpale
L'inverso della più bassa concentrazione (cioè della più alta diluizione) del siero del paziente che mantiene attività rilevabile verso un antigene noto.
Nell'esempio della lezione, l'ultima diluizione in cui l'attività è ancora visibile è 1:128: il titolo è 128.
Le tre modificazioni della struttura anticorpale durante la risposta
| Modificazione | Che cosa cambia | Che cosa NON cambia | Dove avviene |
|---|---|---|---|
| Passaggio membrana → secrezione | Coda C-terminale (peptide M → peptide S) | Specificità e classe | Splicing alternativo, all'attivazione |
| Ipermutazione somatica → maturazione dell'affinità | Sequenza della parte variabile: aumenta l'affinità | Le funzioni effettrici, perché la classe resta la stessa | Centri germinativi |
| Scambio isotipico (cambio di classe) | La classe: vengono attivate funzioni effettrici diverse, scelte in base al patogeno | Il sito di riconoscimento: la specificità resta identica | Centri germinativi, sotto guida delle citochine Th |
I due meccanismi molecolari sono descritti nel capitolo 26; il contesto cellulare in cui avvengono nel capitolo 32.
Il TCR e il complesso CD3
Lez. 04 · 05I recettori per l'antigene dell'immunità specifica sono due, e sono profondamente diversi:
| BCR | TCR | |
|---|---|---|
| Struttura | Tetramerica: 2 catene pesanti + 2 leggere, forma a Y. È un'immunoglobulina di membrana | Dimerica: due catene, α+β oppure γ+δ |
| Siti di legame | Due (bivalente): ogni anticorpo riconosce 2 epitopi | Uno |
| Cosa riconosce | Proteine, lipidi, polisaccaridi, acidi nucleici, piccoli composti chimici; determinanti sia lineari sia conformazionali; antigeni in forma nativa | Solo peptidi, solo determinanti lineari, e solo se associati a molecole MHC autologhe |
| Serve una APC? | No: riconosce l'antigene solubile direttamente | Sì: l'antigene deve essere catturato, processato ed esposto in MHC |
| Trasduzione | Complesso Igα/Igβ (ITAM) | Complesso CD3 (ITAM) |
| Co-recettore | CD19/CD21/CD81 | CD4 (con MHC-II) o CD8 (con MHC-I) |
Il TCR è "più povero" del BCR quanto a versatilità di riconoscimento: è evidente che il BCR sia molto più capace del TCR di riconoscere antigeni. Il TCR compra però qualcosa in cambio: la capacità di vedere ciò che succede dentro le cellule, che il BCR non ha.
Struttura delle catene
Tutte e quattro le catene (α, β, γ, δ) hanno la stessa architettura:
- Regione variabile, codificata dalla giunzione dei segmenti genici;
- Regione costante, specifica per ciascuna catena;
- Dominio transmembrana, che ancora la catena;
- Coda citoplasmatica carbossi-terminale, incapace di segnalare verso il nucleo: si associa a molecole adattatrici.
Il complesso CD3
Le molecole del CD3 sono le strutture deputate alla trasmissione del segnale, associate al TCR. Portano domini ITAM, che trasducono il segnale di attivazione dalla membrana verso il nucleo. Fra le catene adattatrici c'è anche la catena ζ, la stessa che serve al CD16 delle NK.
La ricombinazione somatica V(D)J
Lez. 05 · 06Il problema che doveva essere risolto
Gli immunologi si sono trovati davanti a tre problemi:
- L'esistenza, nello stesso anticorpo, di domini variabili e domini costanti.
- La diversità enorme del sito combinatorio: il repertorio è di almeno 1011 recettori diversi. Il Progetto Genoma Umano ha stimato 20.000–25.000 geni codificanti proteine: non bastano.
- L'esistenza dei cinque isotipi, con la possibilità di cambiare classe mantenendo la specificità.
Due teorie a confronto:
| Teoria germinale | Teoria della variabilità somatica |
|---|---|
| Esiste un gene per ciascuna catena immunoglobulinica; il repertorio è in gran parte ereditato | Esistono pochi geni per le immunoglobuline, ma questi si modificano durante la vita dell'individuo |
| Richiederebbe una quantità di geni enorme: poco credibile | Da un numero limitato di geni si arriva a tutto il repertorio |
La sintesi emersa dagli studi: ogni regione variabile è generata dal riarrangiamento di un numero relativamente modesto di segmenti genici ereditati, che si ricombinano in modo casuale; la regione si diversifica poi ulteriormente per ipermutazione somatica quando la cellula incontra l'antigene.
L'esperimento di Tonegawa (1976, Nobel 1987)
- Modello: cellule di mieloma/plasmacitoma (tumori di plasmacellule che producono anticorpi) confrontate con cellule somatiche o embrionali che non producono anticorpi.
- DNA estratto e trattato con enzimi di restrizione; frammenti separati per elettroforesi.
- Ibridazione con una sonda: l'mRNA della catena leggera marcato con fosforo radioattivo.
- Risultato: nelle cellule di mieloma la sonda si legava a una sola banda; nelle cellule embrionali a due bande.
Conclusione: nelle cellule embrionali i geni della regione variabile e della regione costante si trovano lontani sul DNA; durante lo sviluppo dei linfociti B vengono avvicinati e il DNA interposto viene eliminato. Prima dimostrazione che segmenti di DNA genomico sono riarrangiati nella linea dei linfociti B e non in altre cellule.
L'organizzazione multigenica
La regione variabile di 110 amminoacidi è costituita da tre tipi di segmenti:
- V — variable
- D — diversity, presenti solo nelle catene pesanti (Ig) e nelle catene β e δ (TCR)
- J — joining
Loci delle immunoglobuline
| Catena | Cromosoma | Segmenti V | Segmenti D | Segmenti J |
|---|---|---|---|---|
| Pesante H | 14 | ≈40–45 | ≈25 | 5–6 |
| Leggera κ | 2 | ≈40 | assenti | ≈5 |
| Leggera λ | 22 | ≈30 | assenti | 5–6 |
Ogni segmento del dominio costante è a sua volta costituito da 5 o 6 esoni: 3 o 4 codificano i domini costanti della catena pesante, mentre 2 o 3 esoni minori codificano — se necessario — la parte carbossiterminale della forma di membrana e la coda intracitoplasmatica. Se l'anticorpo dovrà essere un BCR, vengono trascritti anche questi due esoni.
Loci del TCR
| Catena | Cromosoma | Segmenti che codificano la parte variabile |
|---|---|---|
| β | 7 | V, D, J |
| α | 14 | V, J |
| δ | 14 | V, D, J — il locus δ si trova dentro il locus α |
| γ | 7 | V, J |
Il meccanismo: RAG e le sequenze segnale
Gli enzimi sono le ricombinasi V(D)J, RAG-1 e RAG-2, coordinate con enzimi di riparazione del DNA. RAG individua gli esoni da unire, li taglia; gli enzimi di riparazione richiudono. Questo processo avviene solo nei linfociti B e T.
RAG riconosce le RSS (recombination signal sequences): sequenze palindromiche conservate di 7 nucleotidi (eptamero) e 9 nucleotidi (nonamero), separate da uno spaziatore non conservato di 12 o 23 paia di basi.
La regola 12/23
Un segmento genico può ricombinare con un altro solo se uno è fiancheggiato da una RSS-12 e l'altro da una RSS-23. Solo così la coppia viene riconosciuta dal complesso RAG.
Perché la regola esiste, con l'esempio della catena pesante: gli esoni V hanno spaziatore 23 e anche gli esoni J hanno spaziatore 23. Una ricombinazione diretta V-J è quindi impossibile. I segmenti D hanno invece spaziatori di 12 sia a 5' sia a 3': è necessario che la prima ricombinazione sia D-J e la seconda V-DJ. La regola 12/23 impone l'ordine del riarrangiamento e impedisce giunzioni inutili.
Delezione e inversione
| Delezione | Inversione | |
|---|---|---|
| Quando | I due segmenti hanno lo stesso orientamento trascrizionale | I due segmenti hanno orientamento opposto |
| Come | Le RSS vengono avvicinate, si forma un'ansa, RAG taglia alla base, l'ansa (col DNA interposto) viene eliminata | L'elica deve fare un doppio giro per avvicinare le RSS |
| Frequenza | La modalità usuale | Più complessa e meno frequente |
Le tappe molecolari
- Sinapsi — i segmenti V e J (o D e J) vengono avvicinati attraverso le sequenze di riconoscimento.
- Taglio — RAG-1 e RAG-2 tagliano alla base fra gli esoni; le RSS e il DNA interposto vengono eliminati. Le estremità degli esoni non vengono tagliate in modo netto: formano una struttura a forcina, l'hairpin.
- Apertura dell'hairpin — a opera dell'enzima Artemis.
- Processazione e ligazione — intervengono le DNA-PK e la TdT (deossinucleotidil-transferasi terminale), che aggiungono nucleotidi.
Patologie del riarrangiamento
| Gene difettoso | Conseguenza |
|---|---|
| RAG (assenza, nel topo) | SCID, immunodeficienza severa combinata: i topi non formano né BCR né TCR |
| RAG (mutazione ipomorfa, nell'uomo) | Sindrome di Omenn |
| Artemis (inattivazione) | Immunodeficienza combinata nell'uomo |
| DNA-PK (topo scid) | Assenza totale di linfociti T periferici (cap. 25) |
Le fonti di diversità
| Meccanismo | In che cosa consiste | Dove | Reversibile? |
|---|---|---|---|
| Diversità combinatoria | Dipende dal numero di segmenti V, D, J presenti nella linea germinale e dalle combinazioni possibili | Organi linfoidi primari | No (il DNA viene eliminato) |
| Diversità giunzionale | Rimozione o aggiunta di nucleotidi nel punto di unione. Mediata dalla TdT. Genera la massima variabilità nelle CDR3 | Organi linfoidi primari | No |
| Associazione H/L (o α/β) | Qualsiasi catena pesante può associarsi a qualsiasi catena leggera | Organi linfoidi primari | No |
| Ipermutazione somatica | Mutazioni puntiformi nella regione V dopo l'incontro con l'antigene | Organi linfoidi periferici, centri germinativi | No — solo nei linfociti B |
La diversità giunzionale nel dettaglio
- Aggiunta di nucleotidi:
- Nucleotidi P (palindromici), copiati da uno stampo: quando Artemis taglia la forcina in modo asimmetrico, il DNA si apre lasciando filamenti singoli più lunghi; enzimi aggiungono nucleotidi seguendo lo stampo del filamento più lungo.
- Nucleotidi N, non codificati da stampo: quando i due filamenti sono pari, interviene la TdT che aggiunge nucleotidi casuali. È il maggior contributo alla diversità.
- Rimozione di nucleotidi per elisione da parte di nucleasi: a seconda di quale parte viene eliminata si codifica un amminoacido diverso.
Poiché queste aggiunte e rimozioni non rispettano il modulo di 3, può capitare che la sequenza non sia più traducibile: il riarrangiamento è allora improduttivo e va ripetuto sull'altro allele.
I numeri
| Livello | Diversità generata |
|---|---|
| Ricombinazione casuale, catena pesante H | ≈6.000 catene diverse |
| Ricombinazione casuale, catena κ | ≈200 |
| Ricombinazione casuale, catena λ | ≈120 |
| Associazione H × L | 6.000 × 320 ≈ 1,9 × 10⁶ |
| + variabilità giunzionale | × ≈3 × 10⁶ |
| Diversità totale teorica | ≈5 × 10¹³ |
| Repertorio clonale T (TCR) | ≈10¹⁰ |
Confronto fra linfociti B e T
| Processo | Reversibile? | Linfociti B | Linfociti T |
|---|---|---|---|
| Assemblaggio della regione V (VDJ o VJ) | Irreversibile | Sì | Sì |
| Diversificazione giunzionale | Irreversibile | Sì | Sì |
| Attivazione della trascrizione | Irreversibile ma regolata | Sì | Sì |
| Cambio di classe | Irreversibile | Sì | No — le cellule T non secernono il recettore |
| Ipermutazione somatica | Irreversibile | Sì | No |
| Espressione contemporanea di IgM e IgD | Reversibile e regolata | Sì | No |
| Forma di membrana / secreta | Reversibile e regolata | Sì | No |
Ontogenesi T: il timo
Lez. 05Le tre funzioni del timo
- Generazione del repertorio clonale T — espressione del TCR, sia αβ sia γδ.
- Induzione dell'espressione dei co-recettori CD4 e CD8 — generazione delle due grandi sottopopolazioni.
- Selezione dei cloni T efficaci ma non autolesivi — selezione positiva e negativa, cioè la tolleranza centrale.
Anatomia funzionale e chemochine
Il lobulo timico ha una zona corticale (subcapsulare) e una zona midollare; al confine sta la giunzione cortico-midollare, sede in cui arrivano i precursori linfoidi provenienti dal midollo osseo.
| Fase | Chemochina prodotta dallo stroma timico | Recettore sul precursore |
|---|---|---|
| Ingresso nel timo | SDF-1 e TECK, prodotte dallo stroma della giunzione cortico-midollare | CCR4 e CCR9 (secondo le sbobine) |
| Migrazione interna | CCL21 | CCR7 |
| Uscita delle cellule mature | Gradiente di sfingosina-1-fosfato, più concentrata in periferia | Recettore per la sfingosina-1-fosfato (S1P1) |
Il precursore che arriva non è ancora deciso
Il precursore linfoide che raggiunge il timo non è ancora indirizzato in modo definitivo verso T CD4/CD8: stimolato con opportuni fattori di crescita può ancora differenziare in cellula dendritica mieloide, monocita o cellula dendritica linfoide. È privo delle molecole tipiche del linfocita T (CD3ε, CD2, CD7).
| Segnale | Fattore di trascrizione mantenuto alto | Destino |
|---|---|---|
| NOTCH1 stimolato dal ligando Delta1 espresso dallo stroma della giunzione cortico-midollare | HEB/E2A | Linfocita T CD4/CD8 |
| Altri segnali | ID2 | Cellula NK (e ILC) |
La prova sperimentale: topo scid e topo nude
Due modelli murini, entrambi privi di linfociti T periferici, ma per ragioni opposte:
| Topo scid | Topo nude | |
|---|---|---|
| Mutazione | Gene della DNA-PK | Gene WHN/FOXN1 |
| Che cosa manca | Non può esprimere il recettore per l'antigene di T e B (la DNA-PK serve alla ricombinazione) | Non può maturare l'epitelio: manca lo stroma timico |
| Che cosa ha di intatto | Lo stroma timico | Le cellule staminali ematopoietiche |
I due esperimenti incrociati:
- Trapiantando un timo di topo scid in un topo nude: le staminali del nude ripopolano quel timo e in poche settimane compaiono linfociti T periferici.
- Trapiantando staminali midollari di topo nude in un topo scid: le cellule del nude popolano il timo dello scid e in poche settimane si hanno T maturi in periferia.
Conclusione: la maturazione T richiede sia un precursore competente sia uno stroma timico funzionante. È la dimostrazione del ruolo indispensabile dello stroma.
Le fasi della maturazione
La distinzione fondamentale è fra una fase antigene-indipendente (il TCR non è ancora espresso) e una fase antigene-dipendente, che a sua volta si divide in due: nel timo, dove l'antigene è autologo, e negli organi linfoidi secondari, dove l'antigene è estraneo.
Il numero di precursori che raggiunge il timo è piccolissimo, e le selezioni ne uccideranno la maggior parte: sono quindi necessarie due ondate proliferative.
| Stadio | Che cosa succede | Fenotipo |
|---|---|---|
| Precursore linfoide | Prima ondata proliferativa, indotta da Stem Cell Factor e interleuchina 7 | Doppio negativo CD4⁻CD8⁻ |
| Pro-linfocita | Inizia il riarrangiamento dei geni del TCR. La prima catena riarrangiata è la β (contemporaneamente anche γ e δ) | Doppio negativo |
| Pre-linfocita | La catena β si associa alla catena pre-α (monomorfa, non polimorfa come la β) formando il pre-TCR | Doppio negativo → doppio positivo |
| Timocita doppio positivo | Ricombinazione della catena α → TCR αβ maturo. Inizia la fase antigene-dipendente | CD4⁺CD8⁺, la popolazione più rappresentata nel timo |
| Selezione positiva | Sopravvivono solo le cellule capaci di riconoscere il complesso MHC-peptide autologo | Doppio positivo |
| Selezione negativa | Eliminate le cellule che riconoscono il peptide-MHC autologo troppo avidamente | Singolo positivo |
| Linfocita T maturo | Lascia il timo seguendo il gradiente di sfingosina-1-fosfato | CD4⁺ oppure CD8⁺ |
Le quattro funzioni del pre-TCR
- Esclusione allelica — blocca il riarrangiamento del locus β sul secondo allele.
- Innesca la seconda ondata proliferativa del pre-linfocita.
- A valle di questa, induce l'espressione contemporanea dei co-recettori CD4 e CD8 (fase doppio positiva).
- Stimola la ricombinazione della catena α, che completa il TCR maturo.
Come il TCR, anche il pre-TCR non trasduce autonomamente: si appoggia alle molecole del complesso CD3.
Selezione positiva e selezione negativa
| Selezione positiva | Selezione negativa | |
|---|---|---|
| Domanda | Questo TCR è capace di vedere l'MHC self? | Questo TCR vede l'MHC self troppo bene? |
| Chi sopravvive | Le cellule che riconoscono il complesso MHC-peptide autologo con affinità adeguata | Le cellule che ricevono un segnale moderato |
| Chi muore | Le cellule che non riconoscono né MHC-I né MHC-II autologhi: apoptosi (morte per negligenza) | Le cellule che ricevono un segnale troppo forte: apoptosi |
| A cosa serve | Garantire la restrizione MHC: un TCR inutile è un TCR che non vede il proprio MHC | Impedire che cellule autoreattive raggiungano la periferia e causino malattie autoimmuni |
Insieme, le due selezioni costituiscono la tolleranza centrale dei linfociti T.
Come si decide fra CD4 e CD8: la teoria istruttiva
I due co-recettori sono indotti dal segnale del pre-TCR e in una fase sono co-espressi. La cellula mantiene poi l'uno o l'altro in base a quale MHC il suo TCR è in grado di riconoscere:
| Il TCR riconosce… | Co-recettore stimolato | Perde | Diventa |
|---|---|---|---|
| Peptide autologo in MHC-I | CD8 | CD4 | Linfocita T CD8+ citotossico |
| Peptide autologo in MHC-II | CD4 | CD8 | Linfocita T CD4+ helper |
La prova sperimentale: il topo mutante negativo per MHC di classe II. Le sue cellule timiche non esprimono MHC-II, quindi nessun timocita può essere testato per la capacità di riconoscerlo. Risultato: in quel topo maturano solo linfociti T CD8. La teoria istruttiva è così dimostrata in modo inequivocabile.
Struttura dei co-recettori
| CD4 | CD8 | |
|---|---|---|
| Struttura | Monocatenario, 4 domini immunoglobulinici | Eterodimerico: catena α + catena β, ciascuna con un dominio immunoglobulinico |
| Interagisce con | MHC di classe II — dominio β2, non polimorfico | MHC di classe I — dominio α3, non polimorfico |
La citofluorimetria del timo
Analizzando i timociti umani si osservano:
- La popolazione più rappresentata: CD4⁺CD8⁺ (doppio positiva). Metà di queste esprime già il TCR αβ (loci α e β entrambi ricombinati), metà esprime ancora il pre-TCR.
- CD4⁺CD8⁻ TCRαβ⁺: T helper maturi pronti per la periferia.
- CD4⁻CD8⁺ TCRαβ⁺: T citotossici maturi pronti per la periferia.
- Una piccola frazione doppio negativa: gli stadi più precoci, i γδ e le NKT.
αβ o γδ? Il modello istruttivo
La prima catena TCR riarrangiata è la β, ma contemporaneamente vengono ricombinate anche γ e δ: c'è un momento in cui la cellula ha ricombinato tutte e tre. Come sceglie? Due modelli, entrambi "istruttivi":
| Modello | Meccanismo |
|---|---|
| Forza del segnale | Se il TCR γδ riceve un segnale più potente del pre-TCR → cellula γδ. Se è il pre-TCR a ricevere il segnale più potente → cellula αβ |
| Espressione temporale | Se in membrana arriva prima il TCR γδ, questo inibisce l'espressione del pre-TCR. Se arriva prima il pre-TCR, è questo a inibire il TCR γδ |
Perché la maggior parte dei T è αβ: per il TCR γδ servono due eventi ricombinatori (catena γ e catena δ); per il pre-TCR ne basta uno (la catena β, poi associata alla pre-α già disponibile). Il pre-TCR arriva quindi in membrana prima e più spesso.
Ontogenesi B: il midollo osseo
Lez. 06Tutta la maturazione dei linfociti B avviene nel midollo osseo, a differenza dei T che in fase di pro-linfocita migrano nel timo. Le tappe sono in gran parte sovrapponibili.
Le tappe
| Stadio | Che cosa succede | Recettore |
|---|---|---|
| Cellula staminale | — | Nessuno |
| Pro-linfocita B | Fase di espansione e crescita sotto effetto di citochine (per i T è l'IL-7). Inizia il riarrangiamento dei geni della catena pesante | In costruzione |
| Pre-linfocita B | La catena pesante μ è riarrangiata ed espressa in superficie, associata a proteine surrogato della catena leggera. Se il riarrangiamento è corretto la cellula riceve il segnale di proseguire; se non lo è, muore per apoptosi. Segue una seconda espansione e inizia il riarrangiamento della catena leggera | Pre-BCR |
| Linfocita B immaturo | Recettore completo, riarrangiato e funzionale. Comincia la selezione: la cellula entra in contatto con antigeni self | IgM di membrana |
| Linfocita B maturo | Ha superato la selezione. Lascia il midollo ed entra in circolo | IgM + IgD |
| Plasmacellula | Stadio differenziativo ultimo, dopo l'incontro con l'antigene negli organi secondari. Secerne anticorpi con la stessa specificità del recettore | Perde il BCR di superficie |
In sintesi: proliferazione → espressione del recettore → selezione di un recettore utile e non dannoso.
Ordine e regolazione dei riarrangiamenti
Il sistema procede allele per allele, catena per catena, e si ferma appena ottiene un risultato utile:
- V-D-J della catena pesante sul primo allele (stadio pro-B). Utile → si prosegue. Non utile → riarrangiamento del secondo allele. Non utile neanche quello → apoptosi.
- Catena pesante espressa in superficie con la catena leggera surrogata (stadio pre-B). Questa espressione inibisce ogni ulteriore riarrangiamento della catena pesante → esclusione allelica.
- Il pre-BCR stimola il riarrangiamento della catena leggera. Ordine rigido: V-J di κ sul primo allele → κ sul secondo allele → λ sul primo allele → λ sul secondo allele.
- Ottenuto un riarrangiamento utile, catena pesante e leggera si associano: il recettore completo inibisce il riarrangiamento delle altre catene leggere → esclusione isotipica.
Selezione dei linfociti B e editing recettoriale
Nel midollo, la selezione primaria:
- Riconoscimento debole degli antigeni self → la cellula prosegue la maturazione (selezione positiva).
- Riconoscimento forte degli antigeni self → la cellula è pericolosa e va eliminata per morte programmata (selezione negativa).
Prima di essere eliminati, però, i linfociti B fortemente autoreattivi hanno una seconda possibilità: l'editing recettoriale. Invece di andare subito in apoptosi, la cellula riarrangia di nuovo la catena leggera. Se il nuovo recettore non riconosce più il self, la maturazione continua; se è ancora fortemente autoreattivo, la cellula muore.
Ipermutazione somatica
Avviene negli organi linfoidi secondari (linfonodi, milza), esattamente nei centri germinativi, quando i linfociti B hanno riconosciuto l'antigene e cominciano la fase di maturazione. È la base dell'aumento dell'affinità: più volte un soggetto incontra lo stesso antigene, più i recettori B che si generano sono affini.
Condizioni necessarie
- L'antigene deve essere di tipo proteico, cioè timo-dipendente.
- Devono intervenire i linfociti T CD4 helper, che per attivarsi devono riconoscere via TCR peptidi linearizzati dell'antigene associati a MHC-II.
- Deve realizzarsi il legame CD40 – CD40L fra linfocita B e linfocita T.
Dove e come
- Nelle regioni variabili di catena pesante e catena leggera, precisamente nelle CDR. Nella catena pesante è la CDR3 ad accumulare più mutazioni puntiformi nel tempo.
- Le mutazioni aumentano col passare dei giorni dal contatto con l'antigene, con incremento esponenziale nelle risposte secondarie e terziarie (misurate come mutazioni per 1000 paia di basi).
- Enzima responsabile: la citidina deaminasi indotta dall'attivazione (AID). Una sua alterazione o mancanza blocca l'accumulo di mutazioni: senza AID non si può avere maturazione dell'affinità.
Ogni mutazione va poi verificata: solo i recettori diventati più affini vengono ulteriormente espansi (cap. 32).
Scambio isotipico (commutazione di classe)
Durante le risposte ripetute allo stesso antigene, l'anticorpo mantiene la specificità ma può cambiare classe, perché viene scelta la classe più idonea a eliminare quel patogeno.
La struttura genomica lo consente: a valle del riarrangiamento VDJ e a monte di ciascun gene della catena pesante si trovano le regioni S (switch), o regioni di scambio.
Condizioni: lo scambio isotipico avviene solo se intervengono i linfociti Th, le loro citochine e il ligando CD40.
Il meccanismo molecolare
- La citochina (per esempio IL-4) attiva le regioni S coinvolte: prima Sμ, poi la regione S del gene bersaglio.
- Le due regioni S vengono aperte e trascritte in un trascritto di RNA.
- AID sostituisce citosina con uracile su un filamento, in entrambe le regioni.
- L'uracil-N-glicosilasi (UNG) rimuove l'uracile.
- L'endonucleasi APE1 taglia il filamento privato dei nucleotidi, e taglia anche la porzione accoppiata con l'RNA.
- Il DNA compreso fra i due tagli viene eliminato ad ansa: VDJ si ritrova giustapposto alla nuova catena costante. Si ha la giunzione di due regioni di scambio.
Quale citochina dà quale classe
| Citochina / contesto | Classe prodotta | Funzione acquisita |
|---|---|---|
| Solo IL-2 in quantità elevate | IgM (nessuno switch) | Attivazione del complemento, agglutinazione |
| IL-2 + IFN-γ | IgG, sottoclassi IgG1 e IgG3 | Fagocitosi, attivazione del complemento, immunità neonatale transplacentare |
| IL-4 (e IL-13) | IgE | Immunità contro gli elminti; allergia |
| TGF-β, APRIL, BAFF — contesto mucosale | IgA | Trasporto attraverso gli epiteli e secrezione nei lumi: neutralizzazione |
I tipi di linfocita B
| Tipo | Origine | Marcatori / recettore | Sede | Note |
|---|---|---|---|---|
| B follicolari | Midollo osseo | IgM e IgD; CD21 | Ricircolano negli organi linfoidi secondari | Sono i "linfociti B" del discorso standard |
| B della zona marginale | Midollo osseo | — | Milza (abbondanti nei roditori; nell'uomo anche nei linfonodi) | Rispondono ad antigeni T-indipendenti |
| B-1 | Fegato fetale, non dalla staminale midollare | IgM; CD5 | Peritoneo e mucose | Recettori con minore capacità di riconoscimento; producono gli anticorpi naturali (cap. 32) |
Il complesso maggiore di istocompatibilità
Lez. 07 · 08L'MHC è un locus genico in cui mappano molti geni che codificano le molecole capaci di presentare peptidi antigenici ai linfociti T — e anche geni che servono alla processazione stessa dell'antigene.
Nell'uomo le molecole MHC si chiamano anche HLA (Human Leukocyte Antigens), perché furono identificate per via sierologica: usando anticorpi presenti nel plasma di soggetti pluritrasfusi o di donne pluripare, capaci di riconoscere i leucociti di un donatore. È così che nacque la tipizzazione, il procedimento immunologico per determinare gli antigeni delle cellule del sangue e dei tessuti, oggi eseguito con metodiche molecolari: serve a stabilire se un organo può essere usato per un trapianto, cercando la massima compatibilità e riducendo il rigetto.
Come è stato scoperto
Anni '40–'50, esperimenti sui topi singenici. Accoppiando fratello-sorella per molte generazioni si ottengono ceppi praticamente omozigoti per tutti i geni, tranne che per l'MHC.
- Trapianto di cute all'interno dello stesso ceppo (stesse molecole MHC) → nessun rigetto.
- Trapianto di cute da un topo di tipo a a un topo di tipo b → rigetto.
Emerse così il concetto di geni di istocompatibilità, ereditati, che determinano il rigetto. Restava però un problema: sembrava impossibile che la natura avesse selezionato geni per controllare i trapianti, che non sono un evento fisiologico.
Anni '60–'70, Benacerraf e McDevitt. Immunizzando con lo stesso antigene proteico topi che differivano solo per l'MHC, si osservò che alcuni davano una forte risposta anticorpale e altri non producevano affatto anticorpi. Le molecole MHC controllano dunque la risposta anticorpale verso determinati antigeni — e si vide poi che lo fanno attraverso la diversa capacità di attivare i linfociti T helper. Il ruolo dell'MHC è quindi attivare le risposte immunitarie mediate dai linfociti: il rigetto è un effetto collaterale.
Il sistema è importante non solo nei trapianti, ma anche nella predisposizione a malattie autoimmuni.
Restrizione MHC: Zinkernagel e Doherty (1974, Nobel 1996)
- Un topo di ceppo A viene infettato con il virus della coriomeningite linfocitaria.
- Dopo 7–10 giorni si preleva il sangue, che contiene cloni di CTL antigene-specifici per quel virus.
- Questi CTL vengono co-coltivati con cellule bersaglio infettate del ceppo A, e poi con cellule bersaglio infettate del ceppo B.
- Risultato: i CTL uccidono solo i bersagli del ceppo A. Le cellule del ceppo B, pur infettate dallo stesso virus, non vengono toccate.
Conclusione: i linfociti T fanno un doppio riconoscimento, del peptide antigenico e delle molecole MHC self. Per questo si dice che i linfociti T sono MHC-ristretti.
| Situazione | MHC | Peptide | Il CTL specifico per il peptide A si attiva? |
|---|---|---|---|
| a | Self | Peptide virale A | Sì |
| b | Self | Peptide virale B | No — è antigene-specifico |
| c | Non self | Peptide virale A | No — è MHC-ristretto |
Le regole di attivazione dei linfociti T
I linfociti T non si attivano con: antigeni solubili; antigeni semplicemente adesi alla superficie delle cellule; peptidi solubili; peptidi adesi alla superficie delle cellule. Si attivano solo se il peptide è inserito nella tasca di una molecola MHC.
Genetica dell'MHC
Tre tipi di molecole codificate dal locus:
| Classe | Espressa da |
|---|---|
| MHC-I | Tutte le cellule nucleate (sui globuli rossi, privi di nucleo, assente o minima) |
| MHC-II | Solo le APC: cellule dendritiche, macrofagi/monociti, linfociti B |
| MHC-III | Non sono molecole di presentazione: vedi sotto |
Polimorfismo
I geni del locus MHC sono i più polimorfici in natura: esistono nella popolazione moltissime varianti alleliche. La variabilità è concentrata negli esoni che codificano i domini che legano il peptide e le parti riconosciute dal TCR.
Poligenismo
Non c'è un solo gene per classe, ma tre:
| Classe I — catena α | Classe II — catene α e β |
|---|---|
| HLA-A, HLA-B, HLA-C | HLA-DP, HLA-DQ, HLA-DR |
Codominanza e aplotipi
Le molecole MHC sono espresse in maniera codominante: si esprimono sia gli alleli materni sia quelli paterni. L'insieme dei geni MHC ereditati in blocco da un genitore si chiama aplotipo. Ognuno ha due aplotipi, uno materno e uno paterno.
Conseguenza numerica: ogni cellula nucleata esprime 6 molecole MHC-I diverse (3 geni × 2 alleli). Per la classe II ci si aspetterebbe analogamente 6, ma se ne osservano 15–20: si ipotizza che, durante l'assemblaggio, le catene α e β si scambino fra loci diversi (per esempio la catena α di DP con la β di DQ), moltiplicando le combinazioni.
Perché tanto polimorfismo? La spiegazione evolutiva
Non serve al singolo individuo, serve alla popolazione. Se ognuno ha un corredo MHC diverso, è molto più probabile che qualcuno nella popolazione abbia una combinazione allelica capace di presentare un patogeno mai incontrato prima. Difficilmente potrà comparire un patogeno che nessun individuo della popolazione riesce a presentare. È una strategia per la sopravvivenza della specie, non del singolo.
Il locus MHC nell'uomo
Sul cromosoma 6, molto ampio, contiene anche geni della risposta immune e della processazione. Tre regioni:
| Regione | Posizione | Contenuto |
|---|---|---|
| Classe II | Verso il centromero | Geni delle catene α e β di DP, DQ, DR. Inframmezzati: geni di TAP1 e TAP2 e geni del proteasoma |
| Classe III | Intermedia | Componenti del complemento (C4, fattore B, C2); chaperonine (HSP-70); citochine (TNF-α, linfotossina) |
| Classe I | Verso il telomero | HLA-A, HLA-B, HLA-C; pseudogeni; geni per MHC non classici, molti a funzione ancora ignota |
Struttura delle molecole MHC di classe I
- Catena α — la più importante, codificata nel locus MHC, porta la tasca:
- α1 + α2: all'estremità amminica, insieme formano la tasca, che ospita peptidi di 8–10 amminoacidi. È qui che si concentra il polimorfismo.
- α3: dominio immunoglobulinico, non polimorfico — è quello legato dal CD8.
- Regione transmembrana e piccola coda intracitoplasmatica.
- β2-microglobulina — non è legata alla membrana, è associata non covalentemente alla catena α e ha funzione di stabilizzarla. Non è codificata nel locus MHC.
La tasca: pavimento di foglietti β antiparalleli, bordi di α-eliche. Chiusa alle estremità: per questo può ospitare solo peptidi piccoli. Il peptide prende contatto in pochi punti, con gli amminoacidi detti "àncora", soprattutto alle estremità.
Struttura delle molecole MHC di classe II
- Due catene, α e β, entrambe codificate nel locus MHC, associate non covalentemente, che partecipano insieme alla formazione della tasca.
- La tasca si forma all'estremità amminica di α1 + β1. La variabilità maggiore è nella catena β1, il tratto più polimorfico.
- α2 e β2 sono i domini immunoglobulinici. Il β2, non polimorfico, è quello riconosciuto dal CD4.
- Entrambe le catene hanno parte transmembrana e coda citoplasmatica C-terminale.
- La tasca è aperta alle estremità: ospita peptidi più lunghi, di 10–30 amminoacidi.
| MHC classe I | MHC classe II | |
|---|---|---|
| Catene | α (nel locus MHC) + β2-microglobulina (fuori dal locus) | α + β, entrambe nel locus MHC |
| Tasca formata da | α1 + α2 | α1 + β1 |
| Tasca | Chiusa — peptidi di 8–10 aa | Aperta — peptidi di 10–30 aa |
| Dominio Ig non polimorfico | α3 → lega CD8 | β2 → lega CD4 |
| Espressione | Tutte le cellule nucleate | Solo APC |
| Origine del peptide | Citosol | Vescicole (fagocitosi, endocitosi) |
| Attiva | T CD8 citotossici | T CD4 helper |
| Numero di molecole per cellula | 6 diverse | 15–20 diverse |
| Indotta da | IFN-α, IFN-β, IFN-γ, TNF | Soprattutto IFN-γ |
Perché l'induzione da citochine è importante: l'aumento di MHC-I sulle cellule vicine all'infezione le rende capaci di "testimoniare" la presenza dell'infezione. L'IFN-γ prodotto dalle NK o dai CD4 attivati agisce sulle APC quiescenti, che aumentano la sintesi di MHC-II e diventano capaci di attivare massicciamente i linfociti T.
Le sei caratteristiche del legame peptide-MHC
- Un peptide alla volta per ogni molecola MHC. Ogni linfocita T risponde quindi a un singolo peptide legato a una singola molecola MHC.
- I peptidi sono incorporati a livello intracellulare, nel corso dell'assemblaggio — mai in superficie.
- Le due classi legano peptidi provenienti da compartimenti diversi: vescicolare per la II, citosolico per la I.
- Bassa affinità e alta promiscuità: la tasca lega il peptide in pochi punti, e ogni MHC può legare peptidi diversi purché nei punti di legame ci sia il giusto amminoacido àncora. Il peptide può essere ripiegato o modificato per entrare, ma deve agganciarsi in quei punti.
- Tasso di dissociazione molto lento. È essenziale: i peptidi vengono captati in periferia e trasportati dalle cellule dendritiche fino agli organi linfoidi secondari; passa molto tempo prima dell'incontro con il linfocita T specifico, e il peptide deve restare in tasca per tutto quel tempo.
- L'espressione stabile richiede il peptide: solo l'eterotrimero (catena α + catena β/β2m + peptide) è stabile e può raggiungere il plasmalemma. Senza peptide la molecola viene degradata.
Corollario: le molecole MHC classiche legano solo peptidi, perché i linfociti T classici rispondono solo ad antigeni proteici. Lipidi, carboidrati e acidi nucleici non possono essere caricati — per i lipidi c'è il CD1.
Le molecole MHC-I non classiche
| MHC-I classiche (tipo a) | MHC-I non classiche (tipo b) | |
|---|---|---|
| Quali | HLA-A, HLA-B, HLA-C | CD1, H2-M3, MIC-A e MIC-B, HLA-E, HLA-F, HLA-G |
| Polimorfismo | Elevatissimo | Limitato |
| Solco di legame | Normale | Spesso molto ridotto; nel CD1 accoglie lipidi |
| Attivano | TCR αβ associati a CD8 | Sottopopolazioni particolari: NKT, NK, T CD8 |
HLA-G e HLA-E
- HLA-G: espresso sul trofoblasto fetale e sulla placenta. Sembra giocare un ruolo durante la gravidanza inibendo l'attivazione delle cellule NK, perché non montino una risposta contro il feto, che presenta antigeni diversi (paterni).
- HLA-E: scarsamente espresso, presente sul trofoblasto; riconosciuto dalle cellule NK (via NKG2A, inibitorio) e dalle NKT.
Le molecole CD1
- Cinque geni: CD1A–CD1E, sul cromosoma 1 (non nel locus MHC), polimorfismo molto limitato; codificano cinque proteine (CD1a–e).
- Si associano alla β2-microglobulina per stabilizzarsi e contengono lipidi nella tasca.
- CD1a, CD1b, CD1c legano prevalentemente lipidi microbici; CD1d sembra legare lipidi self.
- Espresse su cellule dendritiche e monociti.
- Antigeni presentati: lipidi e glicolipidi dei micobatteri e di altri microrganismi — lipidi micolici, fosfatidilinositolmannoside — o lipidi self.
Il ciclo del CD1
Esempi di patogeni: Mycobacterium tuberculosis, Leishmania. Il complesso lipide-CD1 attiva le cellule NKT, linfociti T non ristretti per MHC che non esprimono CD4 né CD8 e che, una volta attivate, producono molte citochine (fra cui l'IFN-γ) che regolano l'attivazione dei Th CD4 e delle altre sottopopolazioni.
MIC-A, MIC-B, ULBP
- MIC-A e MIC-B: codificate nel locus MHC, polimorfiche, espresse su cellule danneggiate, infettate e tumorali. Riconosciute dalle cellule NK (via NKG2D) e dai linfociti T CD8. MIC-A è espressa su cellule endoteliali, cheratinociti e monociti.
- ULBP: espressa su cellule trasformate e infettate, anch'essa riconosciuta da NK e T CD8.
Le APC professionali
Le cellule presentanti l'antigene professionali sono linfociti B, macrofagi/monociti e cellule dendritiche. Devono soddisfare almeno tre requisiti:
- Capacità di captare l'antigene — per fagocitosi, pinocitosi o endocitosi.
- Espressione di MHC-II.
- Capacità costimolatoria nei confronti del linfocita T.
Tutte esprimono anche MHC-I, come ogni cellula nucleata.
| APC | Come cattura | Quale linfocita T attiva | Effetto |
|---|---|---|---|
| Cellula dendritica | Fagocitosi in periferia (cute, mucose), poi migrazione al linfonodo | T naive — è l'unica a poterlo fare | Innesco della risposta primaria ed espansione clonale |
| Macrofago | Fagocitosi | T effettori, già attivati | Il T effettore produce IFN-γ, che riattiva il macrofago rendendolo più microbicida: burst ossidativo ed eliminazione del fagocitato |
| Linfocita B | Lega l'antigene con il BCR, lo internalizza e lo elabora | T CD4 effettori | Il T produce citochine che fanno produrre anticorpi al B e ne determinano lo switch isotipico |
Come l'antigene arriva all'organo linfoide
Gli antigeni entrano attraverso pelle, tratto gastrointestinale e tratto respiratorio, e da lì possono:
- Essere captati dalle cellule dendritiche, che migrano per via linfatica ai linfonodi ed espongono i peptidi;
- Entrare nel circolo ematico e raggiungere la milza, dove sono captati dalle APC;
- Arrivare al linfonodo in forma solubile, attraverso la rete linfatica afferente.
L'esempio della lezione: un microbo entra da una piccola ferita sul dorso della mano; le cellule dendritiche locali lo catturano tramite i PRR, maturano diventando sensibili alle chemochine linfonodali, e migrano al linfonodo ascellare, dove si confrontano con un numero elevatissimo di linfociti T vergini.
Processazione e presentazione dell'antigene
Lez. 07 · 08Le modalità con cui gli antigeni possono essere processati e presentati sono almeno tre:
- Antigeni peptidici extracellulari → fagocitati dalle APC → esposti in MHC-II → linfociti T CD4.
- Antigeni peptidici citoplasmatici → esposti in MHC-I → linfociti T CD8.
- Antigeni lipidici → esposti da CD1 → linfociti NKT.
Per farlo servono, coordinati: sintesi delle MHC nel reticolo endoplasmatico, transito per l'apparato di Golgi, e il sistema di vescicole secretorie ed endocitiche. Tutti i compartimenti intracellulari di endocitosi e secrezione hanno un ruolo.
Via MHC-I: i cinque step
- Captazione dell'antigene — è una proteina citosolica.
- Processazione — riduzione della proteina in piccoli peptidi da parte del proteasoma.
- Trasporto dei peptidi nel RE, dove sta l'MHC-I.
- Associazione del peptide all'MHC-I.
- Trasporto del complesso in membrana, per essere visto dai linfociti T CD8.
Step 1 — ubiquitinazione
Tutte le proteine citoplasmatiche destinate alla degradazione — comprese quelle di un microbo intracellulare — vengono legate covalentemente a ubiquitina, un piccolo polipeptide, da un complesso enzimatico di subunità E1, E2, E3. L'ubiquitinazione induce la perdita della struttura terziaria: la proteina viene linearizzata.
Step 2 — proteasoma e immunoproteasoma
Il proteasoma è un grosso complesso enzimatico citoplasmatico con un core 20S di 28 subunità e due subunità regolatorie 19S. Taglia le proteine in peptidi di 6–15 amminoacidi, adatti alla tasca dell'MHC-I.
Alcune citochine infiammatorie — IFN-γ e TNF-α — trasformano il proteasoma in immunoproteasoma:
| Proteasoma | Immunoproteasoma | |
|---|---|---|
| Subunità regolatorie | Due 19S | PA28 (indotta dall'IFN-γ) |
| Subunità catalitiche dell'anello β | β1, β2, β5 | Sostituite da LMP2, LMP10, LMP7 (indotte da IFN-γ e TNF-α) |
| Peptidi generati | Generici | Con residui idrofobici o basici al C-terminale |
Perché conta: è stato dimostrato che le molecole MHC-I legano preferibilmente peptidi di 8–11 residui con residui idrofobici al C-terminale. L'immunoproteasoma produce quindi peptidi più affini alla presentazione antigenica: in corso di infiammazione la cellula ottimizza il proprio taglio proteolitico per la presentazione.
Step 3 e 4 — TAP e il complesso di caricamento
Nel RE, sul lato interno della membrana:
- La catena α appena sintetizzata si associa a una chaperonina, la calnexina, che la mantiene parzialmente ripiegata.
- La catena α si associa alla β2-microglobulina formando l'MHC-I maturo: la calnexina si stacca.
- L'MHC-I si associa al complesso PLC (Peptide Loading Complex), formato da tre chaperonine: tapasina, calreticulina, ERp57.
- TAP (Transporter associated with Antigen Processing) — eterodimero TAP1 + TAP2, trasportatore transmembrana ATP-dipendente — cattura il peptide sul versante citosolico e, consumando ATP, lo trasporta nel RE, dove è associato al PLC.
- Grazie a tapasina, calreticulina ed ERp57, il peptide viene inserito nella tasca dell'MHC-I.
Step 5 — esposizione
Esplicata la funzione di facilitatore, il PLC si stacca: solo allora il complesso MHC-I/peptide può abbandonare il RE, transitare dal Golgi e raggiungere la superficie, dove diventa visibile ai linfociti T CD8.
Via MHC-II: catena invariante, CLIP, HLA-DM
Il problema che questa via deve risolvere: l'MHC-II viene sintetizzato nel RE, dove ci sono già molti peptidi di origine citosolica destinati alla via di classe I. Come si impedisce a un MHC-II di caricarsi del peptide sbagliato?
- Nel RE vengono sintetizzate le catene α e β; la calnexina ne favorisce l'assemblaggio.
- All'eterodimero viene associata la catena invariante (Ii), che contiene una sequenza chiamata CLIP, la quale occupa la tasca. La catena invariante polimerizza con altre due formando complessi di 3 MHC-II stabilizzati da 3 catene invarianti.
- Grazie a questa stabilizzazione il complesso abbandona il RE, attraversa il Golgi e arriva nel citoplasma in vescicole di esocitosi.
- Queste vescicole si fondono con gli endosomi/fagolisosomi che contengono l'antigene internalizzato. L'ambiente è acido per le pompe protoniche e ricco di proteasi, idrolasi e catepsina, che digeriscono sia l'antigene sia la catena invariante.
- Digerita la catena invariante, nella tasca resta solo il peptide CLIP.
- Interviene HLA-DM, molecola anch'essa fatta di catena α e β, appartenente al sistema MHC ma mai espressa in superficie: si associa all'MHC-II e scambia il CLIP con un peptide antigenico, scegliendo quello più affine. Questa funzione si chiama editing del peptide.
- Solo quando l'MHC-II ha inserito un peptide affine si stabilizza e può essere esposto in superficie, dove attiva i T CD4.
La doppia funzione della catena invariante: (a) stabilizza la molecola e ne favorisce il trasporto al sistema vescicolare; (b) impedisce che peptidi presenti nel RE — derivati da proteine citoplasmatiche — si associino all'MHC-II, il che porterebbe a una presentazione scorretta. È il guardiano che tiene separate le due vie.
HLA-DO, il regolatore del regolatore
HLA-DO è sintetizzata nel RE insieme a HLA-DM, vi si associa, e ne regola negativamente l'attività: nei fagolisosomi si dissocia lentamente, liberando HLA-DM solo gradualmente.
Quando il sistema immunitario è attivato e viene prodotto IFN-γ, l'espressione di HLA-DM aumenta, mentre quella di HLA-DO no. Meno HLA-DO significa che la sua lentezza di dissociazione pesa meno: HLA-DM è libero di scambiare il CLIP più rapidamente e riempire più tasche. È un modo elegante di accelerare la presentazione durante l'infiammazione.
Immunodominanza
Dentro le cellule fagocitanti si formano moltissimi peptidi, ma solo i più idonei — detti epitopi immunodominanti — si legano all'MHC-II, grazie all'editing operato da HLA-DM. Conoscere quali siano gli epitopi immunodominanti è importante perché consente di manipolare il sistema immunitario (progettazione di vaccini peptidici).
Nota quantitativa: ogni molecola MHC-II diversa lega un peptide diverso derivato dallo stesso antigene. Poiché un individuo ne esprime fino a ~20 tipi, sulla superficie dell'APC si trovano fino a 20 peptidi diversi dello stesso antigene digerito.
Riepilogo: chi vede che cosa
| Via MHC-I | Via MHC-II | |
|---|---|---|
| Origine dell'antigene | Citosol: proteine virali, proteine di cellule trasformate, proteine self | Vescicole: materiale fagocitato, endocitato o da autofagia |
| Proteasi | Proteasoma / immunoproteasoma (citosol, pH neutro) | Proteasi lisosomiali, catepsine (vescicole, pH acido) |
| Trasporto | TAP1/TAP2, ATP-dipendente | Fusione vescicolare |
| Chaperonine | Calnexina, poi PLC (tapasina, calreticulina, ERp57) | Calnexina, poi catena invariante |
| Occupante temporaneo della tasca | Nessuno (la tasca è riempita direttamente) | CLIP, rimosso da HLA-DM |
| Sede del caricamento | Reticolo endoplasmatico | Compartimento vescicolare acido |
| Presenta a | T CD8 citotossici | T CD4 helper |
La risposta è la cross-presentation: alcune cellule dendritiche specializzate (nell'uomo le cDC1, CD141⁺/XCR1⁺) sono in grado di trasferire antigeni esogeni, catturati per fagocitosi — per esempio corpi apoptotici di cellule infettate —, dal fagosoma al citosol, dove entrano nella via del proteasoma e finiscono in MHC-I. È l'eccezione alla regola "citosolico → classe I, vescicolare → classe II".
Perché serve saperlo: è il meccanismo con cui si innescano le risposte CTL contro virus che non infettano le DC e contro i tumori, ed è il razionale immunologico dei vaccini antitumorali a cellule dendritiche citati nella lezione 03. È anche il motivo per cui la lezione 09 può dire che una cellula dendritica "presenta al CD8 e fornisce il co-stimolo".
Evasione virale
La risposta CD8 citotossica è essenziale contro le infezioni virali. Per questo alcuni virus producono molecole che interferiscono con i vari step della presentazione in MHC-I, per evitare l'attivazione dei CD8 e l'uccisione delle cellule infettate.
· Blocco di TAP — la proteina ICP47 di HSV e US6 di CMV: i peptidi non entrano nel RE.
· Degradazione dell'MHC-I neosintetizzato — US2 e US11 del CMV lo retrotraslocano nel citosol.
· Ritenzione dell'MHC-I nel RE — US3 del CMV.
· Inibizione del proteasoma — l'antigene EBNA1 dell'EBV contiene ripetizioni glicina-alanina che ne impediscono la degradazione.
Il contrappasso: una cellula che perde l'MHC-I sfugge ai CTL ma cade nel missing self e diventa bersaglio delle NK (cap. 11). I virus più evoluti lo sanno: il CMV codifica UL18, un finto MHC-I che serve solo a tenere buone le NK. È la scacchiera completa fra virus e sistema immunitario.
La fase effettrice
Dal doppio segnale che accende il linfocita T fino all'anticorpo che spegne il linfocita B: come la risposta si organizza, colpisce e si autolimita.
Attivazione del linfocita T
Lez. 09La regola del doppio segnale
| Segnale | Sul linfocita T | Sulla APC | Se manca |
|---|---|---|---|
| Primo — riconoscimento | TCR | Complesso MHC-peptide | Nessun riconoscimento: la cellula non è quella giusta |
| Secondo — co-stimolo | CD28 | CD80 e CD86 (le molecole "B7") | Il linfocita riceve un solo segnale e non si attiva: nessuna risposta immunitaria |
La APC esprime le molecole co-stimolatorie solo quando è essa stessa attivata — da citochine infiammatorie o direttamente dal microbo, attraverso i recettori dell'immunità innata (cap. 14). Quando entrambi i segnali arrivano, il linfocita T si attiva, produce interleuchina 2, prolifera, si differenzia in cellula effettrice, e la risposta specifica parte.
La sinapsi immunologica
L'insieme delle molecole coinvolte nell'interazione fra linfocita T e APC:
| Sul linfocita T | Sulla APC | Ruolo |
|---|---|---|
| TCR | MHC + peptide | Riconoscimento specifico |
| CD4 (o CD8) | Dominio non polimorfico dell'MHC | Co-recettore; porta la chinasi Lck |
| Complesso CD3 | — | Trasduzione del segnale (ITAM) |
| CD28 | CD80 / CD86 | Co-stimolo |
| LFA-1 | ICAM-1 | Adesione: tiene insieme le due cellule il tempo necessario |
La cascata di segnalazione
A valle della stimolazione di TCR, CD3, CD4 e CD28 si aprono tre vie abbastanza indipendenti:
| Via | Fattore di trascrizione attivato |
|---|---|
| Calcineurina | NFATc |
| Protein-chinasi C | NF-κB |
| MAP-chinasi | c-Fos, c-Jun (che insieme formano AP-1) |
I fattori traslocano nel nucleo e hanno come bersaglio principale i promotori di alcune citochine, fra cui l'interleuchina 2, fattore di crescita dei linfociti T. La cellula produce IL-2 e la usa per promuovere la propria proliferazione.
Cinetica dell'attivazione
| Tempo | Evento | Significato |
|---|---|---|
| Minuti–ore | Attivazione dei fattori di trascrizione (c-Fos, NFAT, NF-κB) | — |
| Subito a valle | Espressione del CD25 (catena α del recettore per IL-2) e produzione di IL-2 | La cellula si dota del recettore e del suo stesso fattore di crescita: circuito autocrino |
| Dopo la risposta a IL-2 | Espressione di CD69 e di CD40-ligando | CD69 trattiene la cellula appena attivata nel linfonodo; CD40L è lo strumento con cui l'helper agirà su APC e linfociti B |
| 24–36 ore | Inizio della proliferazione | Espansione clonale, che dura alcuni giorni |
| In caso di stimolazione eccessiva | Espressione dei recettori inibitori, il più importante CTLA-4 | Freno: è l'autolimitazione a livello di singola cellula |
Le due famiglie: B7 e CD28
| Ligandi — famiglia B7 (sulla APC) | Attività | Recettore — famiglia CD28 (sul linfocita T) | Attività |
|---|---|---|---|
| CD80, CD86 | Co-stimolatoria | CD28 | Attivatoria |
| CD275 (ICOS-ligando) | Co-stimolatoria | CD278 (ICOS) | Attivatoria |
| CD274 (PD-L1), CD273 (PD-L2) | Co-inibitoria | CD279 (PD-1) | Inibitoria |
| — | — | CD152 (CTLA-4) — ligando naturale CD86 | Inibitoria |
| B7H3 | Co-stimolatoria in alcune occasioni, inibitoria in condizioni particolari | Recettore non ancora noto | — |
| B7H4 | Sicuramente inibitoria | Recettore non ancora noto | — |
Differenza fra i due: CTLA-4 agisce presto e nel linfonodo, competendo con CD28 per CD80/CD86 (per cui ha affinità molto maggiore) — alza la soglia di attivazione; PD-1 agisce tardi e in periferia, spegnendo il linfocita già attivato nel tessuto.
Il circuito helper ↔ APC
È un circuito di amplificazione a due sensi: la APC accende il linfocita T, e il linfocita T finisce di accendere la APC.
I meccanismi effettori generali dei T helper
Sono due: produrre citochine ed esprimere segnali di membrana.
Le citochine cambiano ruolo secondo la fase:
- Fase di attivazione: i linfociti T sono bersaglio delle citochine infiammatorie, prodotte dalle cellule dell'innata, che ne favoriscono la polarizzazione e la proliferazione.
- Fase effettrice: sono i linfociti T stessi a produrre citochine, il cui scopo primario è attivare le cellule dell'innata, che poi eliminano il microbo.
Fra le molecole di membrana la principale è il CD40-ligando, che da un lato stimola le cellule dell'innata a produrre citochine pro-infiammatorie, dall'altro stimola i linfociti B a produrre immunoglobuline, in particolare nel processo di scambio isotipico.
Th1, Th2, Th17 e le altre sottopopolazioni
Lez. 09Il sistema immunitario si è evoluto per organizzare, per ogni classe di microbi, la risposta adattativa più appropriata. Il meccanismo è sempre lo stesso: le cellule dell'innata "leggono" il patogeno, producono un certo set di citochine, e queste citochine polarizzano il linfocita T vergine che sta rispondendo all'antigene verso un fenotipo funzionale stabile.
Lo schema generale
| Th1 | Th2 | Th17 | |
|---|---|---|---|
| Contro quali microbi | Virus e batteri intracellulari | Parassiti extracellulari pluricellulari | Batteri e funghi extracellulari |
| Citochine polarizzanti (dall'innata) | Interferoni naturali (tipo I) + IL-12 | IL-4, IL-25, IL-33, TSLP | IL-1β, IL-6, IL-23 |
| Molecola di segnalazione | STAT1 (da IFN-γ), poi STAT4 (da IL-12) | STAT6 (da IL-4), poi STAT5 (da IL-2) | STAT3 |
| Fattore di trascrizione master | T-bet | GATA-3 | RORγt (RORC) |
| Citochine prodotte | IFN-γ, linfotossina-α (LT-α), IL-2, TNF-α | IL-4, IL-5, IL-13 (e IL-9) | IL-17A, IL-17F, IL-22, IL-21 |
| Cellule attivate | Macrofagi, NK, CD8 | Eosinofili, mastociti, basofili | Neutrofili, macrofagi, epitelio |
| Isotipo anticorpale indotto | IgM e IgG (opsonizzanti, neutralizzanti) | IgE | IgM e IgG (via IL-21) |
| Nome alternativo | Risposta macrofago-dipendente | — | — |
Differenziazione Th1, passo per passo
- Le APC, in risposta a microbi intracellulari, producono interferoni naturali e IL-12.
- Queste due attivano le cellule NK, che producono IFN-γ.
- L'IFN-γ agisce sulla cellula T naive che sta rispondendo all'antigene (dotata del recettore per IFN-γ) e attiva STAT1.
- STAT1 va nel nucleo e attiva il promotore di T-bet, il fattore di trascrizione principale delle Th1.
- T-bet attiva, fra i suoi geni bersaglio, la catena β2 del recettore per IL-12. Ora la cellula ha un recettore funzionale (β1+β2) e può rispondere all'IL-12.
- L'IL-12 attiva STAT4, che stabilizza T-bet e innesca la prima produzione di IFN-γ.
- Fenotipo Th1 maturo e stabile: alta produzione di IFN-γ.
Il network Th1
| Bersaglio | Via | Effetto |
|---|---|---|
| Linfociti B | CD40L–CD40 | Produzione di IgM e IgG. Le IgG neutralizzano e opsonizzano, permettendo la fagocitosi |
| Linfociti CD8 e NK | IL-2 e IFN-γ | Aumento della proliferazione, dell'attività citolitica e della produzione di IFN-γ |
| Neutrofili e macrofagi tissutali | IFN-γ e TNF-α | Aumento della capacità microbicida e della produzione di citochine infiammatorie (IL-1, IL-8, TNF-α) e chemochine che reclutano altre cellule nella sede d'infezione |
L'attivazione del macrofago da parte della Th1
Avviene con due segnali: IFN-γ + stimolazione del CD40 tramite CD40L. Il macrofago attivato mostra:
- Aumento delle molecole co-stimolatorie CD80 e CD86;
- Secrezione di citochine infiammatorie: TNF-α, IL-1, IL-12;
- Aumento dell'espressione delle molecole MHC → maggiore capacità di presentare l'antigene;
- Forte aumento della capacità microbicida, attraverso l'incremento degli intermedi reattivi dell'ossigeno e dell'ossido nitrico.
Si noti il circuito: il macrofago attivato produce IL-12, che rinforza la polarizzazione Th1, che produce più IFN-γ, che attiva di più il macrofago.
Patologie associate a risposte Th1 mal controllate
Le risposte Th1 sono altamente protettive contro i microbi intracellulari, ma quando non sono adeguatamente controllate — o quando sono rivolte verso antigeni self — causano patologie infiammatorie croniche, molte delle quali autoimmuni:
- Malattie autoimmuni organo-specifiche
- Artrite reumatoide
- Sarcoidosi
- Rigetto acuto di trapianto
- Alcune forme di aborti ricorrenti idiopatici
- Glomerulonefrite proliferativa
- Morbo di Crohn
- Ulcera peptica da Helicobacter pylori
- Aterosclerosi
Differenziazione Th2
Le Th2 difendono dai parassiti extracellulari, ma sono anche le protagoniste delle allergie.
- Le cellule epiteliali, in risposta ad antigeni parassitari e ad allergeni, producono le allarmine: TSLP, IL-33, IL-25.
- Il TSLP agisce sulle cellule dendritiche (che ne esprimono il recettore) riducendo la loro capacità di produrre IL-12 — cioè togliendo di mezzo il segnale che porterebbe verso Th1.
- Le allarmine agiscono su ILC2, mastociti e basofili, inducendo la produzione soprattutto di IL-4, ma anche di TSLP e IL-25.
- L'IL-4 agisce sulla cellula T helper naive che sta rispondendo all'antigene, attivando STAT6.
- STAT6 fosforilato trasloca nel nucleo e attiva GATA-3, il fattore master delle Th2.
- GATA-3 attiva i geni di IL-4 (che stabilizza STAT6) e di IL-2 (che attiva STAT5).
- L'associazione di STAT5 e STAT6 stabilizza GATA-3, che attiva stabilmente i geni di IL-4, IL-5, IL-9, IL-13. Fenotipo Th2 stabile.
Il network Th2
| Bersaglio | Via | Effetto |
|---|---|---|
| Linfociti B | CD40L + IL-4 e IL-13 | Switch isotipico verso le IgE |
| Mastociti e basofili | Le IgE prodotte li sensibilizzano; IL-4, IL-9, IL-13 | All'incontro con l'allergene rilasciano mediatori e producono citochine |
| Eosinofili | IL-5 | Duplice: attiva l'eosinofilo maturo e agisce nel midollo osseo sui precursori aumentandone la differenziazione. Rilascio di proteine citotossiche e citochine |
| Cellule mucipare | IL-4, IL-9, IL-13 | Produzione di muco |
| Fibroblasti | IL-4, IL-13 | Deposito di matrice extracellulare (base della fibrosi) |
Patologie associate a risposte Th2 mal controllate
- Varie forme di allergia, per esempio la congiuntivite primaverile
- Sclerosi sistemica progressiva
- Sindrome ipereosinofila idiopatica linfoide
Differenziazione Th17
- Le APC (cellule dendritiche e macrofagi), in risposta a batteri extracellulari e funghi, producono IL-1β e IL-23.
- La cellula T helper naive risponde fosforilando STAT3.
- STAT3 trasloca nel nucleo e attiva RORγt (RORC), il fattore master delle Th17.
- RORγt ha come bersagli una delle catene recettoriali dell'IL-23 (stabilizzandone l'espressione) e soprattutto il gene dell'IL-17.
- La cellula produce IL-17A, IL-17F, IL-22, IL-21: fenotipo effettore stabile.
Il network Th17
| Citochina | Bersaglio | Effetto |
|---|---|---|
| IL-21 | Linfociti B | Produzione di IgM e IgG |
| IL-21 | NK e CD8 | Aumento di proliferazione, differenziazione e capacità citotossica |
| IL-22 | Cellule epiteliali | Produzione di β-defensine e proliferazione cellulare |
| IL-17A e IL-17F | Endotelio, epitelio, fibroblasti, osteoblasti, macrofagi | Produzione di citochine infiammatorie, chemochine e metalloproteasi. Fra le chemochine indotte c'è l'IL-8, forte reclutatrice di neutrofili |
Il collegamento è netto: dove c'è una risposta Th17 c'è reclutamento di neutrofili, ed è per questo che la Th17 è la risposta contro batteri e funghi extracellulari — i patogeni che il neutrofilo sa fagocitare. È lo stesso concetto per cui la lezione 03 definisce i neutrofili "il braccio armato dei linfociti Th17".
Patologie associate a risposte Th17 mal controllate
Come per le Th1: malattie autoimmuni organo-specifiche, artrite reumatoide, sarcoidosi, morbo di Crohn.
T regolatori (Treg) — CD4⁺ CD25⁺ FoxP3⁺. Polarizzati dal TGF-β (in assenza di IL-6: la stessa citochina che con IL-6 dà Th17 dà, da sola, Treg — sono due destini in equilibrio). Producono IL-10 e TGF-β, esprimono costitutivamente CTLA-4, e sottraggono IL-2 all'ambiente grazie al CD25 ad alta affinità. Sono i responsabili della tolleranza periferica e dell'autolimitazione della risposta. La mutazione di FoxP3 causa la sindrome IPEX.
T follicolari helper (Tfh) — la popolazione che la lezione 10 chiama "linfociti T follicolari" senza inquadrarla. Fattore master Bcl-6, recettore CXCR5 per entrare nel follicolo, marcatore ICOS, citochina principale IL-21. Sono la popolazione helper della risposta umorale: senza Tfh non c'è centro germinativo, quindi né maturazione dell'affinità né switch isotipico efficiente.
Th9 (IL-9, mastociti, parassiti e allergia) e Th22 (IL-22, immunità cutanea) completano il quadro delle popolazioni descritte dopo il 2009, dallo stesso gruppo che tiene queste lezioni.
Plasticità: la divisione in fenotipi stabili è una semplificazione didattica. In vivo esistono cellule intermedie e conversioni — le Th17 "non classiche" che acquisiscono la produzione di IFN-γ (Th17/Th1) sono associate proprio alle patologie autoimmuni elencate sopra.
Linfociti T citotossici
Lez. 09A differenza dei T helper, che sono sorgenti di citochine per attivare altre cellule, i CTL hanno come bersaglio principale l'uccisione diretta delle cellule infettate da virus e di quelle trasformate in senso neoplastico.
Attivazione: vale sempre il doppio segnale
| Primo segnale | Secondo segnale | |
|---|---|---|
| Caso A: la APC professionale è essa stessa infettata | Peptide antigenico su MHC-I della APC | Molecole co-stimolatorie della APC stessa (come per gli helper) |
| Caso B: la cellula infettata è una cellula somatica qualsiasi | Peptide virale su MHC-I della cellula somatica | La cellula somatica non può fornirlo: lo forniscono le citochine di un T helper attivato altrove da una APC professionale — IL-2, IFN-γ, IL-21 |
In entrambi i casi il CD8 attivato differenzia in cellula T citotossica terminale, capace di lisare le cellule che espongono peptidi virali in MHC-I.
I tre meccanismi effettori
| Meccanismo | Molecole | Come funziona | Tipo di morte |
|---|---|---|---|
| Lisi mediata da perforina | Perforina | In presenza di alta concentrazione di calcio (ambiente extracellulare) polimerizza sulla membrana del bersaglio creando pori | Lisi osmotica |
| Apoptosi mediata da perforina e granzimi | Perforina + granzimi | Il poro permette il passaggio dei granzimi nel citoplasma del bersaglio; i granzimi attivano le caspasi | Apoptosi |
| Apoptosi mediata da Fas | Fas-ligando (FasL) espresso dal CTL | Il FasL stimola il recettore Fas, presente su buona parte delle nostre cellule, sia somatiche sia immunitarie | Apoptosi |
Il macchinario è lo stesso delle NK (cap. 11): granuli citoplasmatici con perforina e granzimi, rilasciati all'attivazione. Cambia il modo di scegliere il bersaglio — recettore clonale MHC-ristretto per il CTL, bilanciamento di recettori monomorfi per la NK.
Classificazione dei CTL
Anche se la funzione principale è la citotossicità, negli ultimi anni si è dimostrato che i CD8 possono essere un'ottima sorgente di citochine. Sulla base di quali producono vengono classificati, in parallelo agli helper, in Tc1, Tc2, Tc17.
Analogamente, esistono CD8 con azione helper (produttori di citochine) e CD4 con potenziale citolitico: la corrispondenza CD4=helper / CD8=citotossico è una regola generale con eccezioni documentate.
La risposta umorale e il centro germinativo
Lez. 10 · 11Le risposte umorali sono quelle mediate da fattori solubili secreti nel plasma e negli altri liquidi biologici: le immunoglobuline prodotte dai linfociti B.
La fase effettrice richiede però la cooperazione dell'immunità innata: gli anticorpi si legano specificamente al patogeno, ma poi hanno bisogno di complemento, macrofagi, NK e mastociti per completare l'eliminazione. Questi elementi diventano così effettori dell'immunità specifica umorale.
Gli anticorpi naturali
Esistono anticorpi, detti naturali, presenti nel plasma dei mammiferi fin dalla giovane età, apparentemente senza esposizione ad antigeni estranei.
- Sono di norma IgM, raramente IgG o IgA.
- Hanno ridotta affinità e possono essere polireattivi (legano antigeni diversi).
- Sono prodotti dai linfociti B-1, CD5⁺, abbondanti nella mucosa intestinale.
L'esempio del sistema AB0
I globuli rossi portano in superficie antigeni glucidici associati alla membrana. Ogni gruppo sanguigno è caratterizzato dalla presenza nel plasma di anticorpi naturali contro gli antigeni che non esprime: un soggetto di gruppo A ha antigeni A sui globuli rossi e anticorpi anti-B nel plasma, prodotti entro qualche mese dalla nascita, quando certamente non ha mai incontrato globuli rossi di gruppo B.
La spiegazione: le strutture antigeniche del sistema AB0 somigliano a strutture presenti nei batteri intestinali. Ci immunizziamo verso gli antigeni batterici e, per reattività crociata, produciamo anticorpi verso l'antigene eritrocitario che non possediamo. È il motivo delle reazioni trasfusionali da sangue incompatibile.
Antigeni T-dipendenti e T-indipendenti
| T-dipendenti | T-indipendenti | |
|---|---|---|
| Natura dell'antigene | Proteica | Non proteica: polisaccaridi, lipidi, DNA. In genere con epitopi altamente ripetuti |
| Serve il linfocita T? | Sì: il B ha bisogno di un segnale stimolatore dal Th specifico per lo stesso antigene | No |
| Chi risponde | Linfociti B follicolari | Linfociti B della zona marginale (milza) e linfociti B-1 CD5⁺ (mucose, cavità peritoneale) |
| Meccanismo di attivazione | Legame BCR + cooperazione T (CD40–CD40L, citochine) | Aggregazione (cross-linking) dei BCR da parte degli epitopi ripetuti |
| Centro germinativo | Sì | No |
| Maturazione dell'affinità | Sì | Quasi mai |
| Scambio di classe | Sì | Quasi mai |
| Anticorpi prodotti | IgM, poi IgG/IgA/IgE ad alta affinità | Quasi esclusivamente IgM |
| Plasmacellule | A lunga sopravvivenza (midollo osseo) | A breve sopravvivenza |
| Memoria | Sì | Scarsa o assente |
Attivazione del linfocita B: i segnali
Il BCR da solo non basta. Servono più segnali convergenti:
| Segnale | Molecole | Meccanismo |
|---|---|---|
| 1. Riconoscimento dell'antigene | BCR + Igα/Igβ (ITAM) | Il BCR non trasduce: lo fanno Igα/Igβ, fosforilando gli ITAM |
| 2. Cross-linking (antigeni con epitopi ripetuti) | Più BCR | L'antigene lega più BCR formando un cluster: fosforilazione massiva degli ITAM → attivazione della fosfolipasi C → DAG e IP3 → aumento del calcio intracellulare → fattori di trascrizione |
| 3. Complemento | C3d sull'antigene + CR2 (CD21) sul B, con CD19 e CD81 | Il doppio legame (BCR sull'antigene, CR2 sul C3d che lo riveste) attiva il complesso CD19/CD81 di trasduzione. Aumenta di migliaia di volte l'immunogenicità dell'antigene. Nei topi privi di C3, CD19 o CD21 c'è grave deficit di produzione anticorpale |
| 4. TLR | TLR5 (flagellina), TLR7 (ssRNA), TLR9 (CpG ipometilati) | Il B riconosce direttamente il PAMP microbico: è un secondo segnale per attivazione e differenziazione |
| 5. Cooperazione T (antigeni proteici) | CD40–CD40L, citochine | Vedi sotto |
TLR nei linfociti B umani, per stadio
| Stadio | TLR espressi | Funzione |
|---|---|---|
| B naive | TLR7, TLR9 | Co-attivazione e co-differenziazione dopo il riconoscimento dell'antigene specifico |
| B del centro germinativo | TLR1, 2, 5, 6, 7, 9, 10 | — |
| B della memoria | TLR7 e TLR9 in quantità maggiore | Attivazione, rientro in ciclo e differenziazione. In vitro i loro ligandi inducono proliferazione e produzione di anticorpi anche senza ingaggio del BCR |
Conseguenze funzionali dell'attivazione del BCR
Il linfocita B naive attivato:
- Esprime proteine che promuovono sopravvivenza, proliferazione e ciclo cellulare.
- Esprime in superficie le molecole B7 (CD80/CD86): deve diventare a sua volta una APC, internalizzando l'antigene riconosciuto, processandolo ed esponendolo in MHC-II con le co-stimolatorie. È il passaggio indispensabile per associarsi al T helper.
- Aumenta i recettori per le chemochine, così da poter rispondere ai segnali del microambiente.
- Aumenta in particolare il CCR7, che gli consente di spostarsi dal follicolo primario verso l'area paracorticale ricca di linfociti T, seguendo il gradiente chemiotattico.
L'incontro a metà strada, dentro il linfonodo
Nel linfonodo i follicoli primari sono ricchi di B, l'area paracorticale di T e cellule dendritiche. L'antigene arriva e viene riconosciuto due volte, in modo indipendente:
- Nei follicoli, in forma nativa, dai linfociti B via BCR.
- In periferia, dalle cellule dendritiche, che lo processano e lo portano nell'area T presentando peptidi ai Th specifici, attivandoli.
Poi i due partner si vanno incontro, ciascuno cambiando recettore chemochinico:
| Cellula | Recettore indotto | Chemochina | Prodotta in | Direzione del movimento |
|---|---|---|---|---|
| Linfocita T helper attivato | CXCR5 | CXCL13 | Follicolo | Area T → follicolo |
| Linfocita B attivato | CCR7 | CCL19 e CCL21 | Area T | Follicolo → area T |
Questo doppio movimento fa incontrare i due tipi cellulari al confine fra le due zone. Lì il Th CD4 attivato riconosce, sulla superficie del linfocita B diventato APC, il peptide antigenico: il linfocita B è così indotto a produrre anticorpi specifici per la proteina nativa che aveva riconosciuto col BCR.
La reazione extrafollicolare
Durante la migrazione verso il follicolo, il linfocita T esprime il ligando del CD40 (famiglia del TNF), che lega il CD40 dei linfociti B. Il legame è fondamentale sia per l'attivazione del B sia per la formazione dei foci extrafollicolari.
L'attivazione extrafollicolare è la prima risposta anticorpale:
- Produce anticorpi a bassa affinità, il cui scopo è limitare la diffusione dell'infezione.
- Genera plasmacellule a breve sopravvivenza, che non migrano nel midollo osseo.
- Gli anticorpi prodotti possono già andare incontro a scambio isotipico.
- Contribuisce alla formazione di nuovi centri germinativi contenenti Th.
- Si formano immunocomplessi, captati dalle cellule dendritiche follicolari, che serviranno a presentare l'antigene ai B attivati per selezionare i recettori più affini.
Il centro germinativo
Alcuni linfociti B tornano nel follicolo. La reazione del centro germinativo si verifica 4–7 giorni dopo l'attivazione.
| Zona | Che cosa contiene | Che cosa vi accade |
|---|---|---|
| Zona scura | Centroblasti in intensa proliferazione | Proliferazione e ipermutazione somatica puntiforme nelle regioni variabili delle immunoglobuline. A ogni divisione il B può aumentare o diminuire l'affinità |
| Zona chiara | Cellule dendritiche follicolari (che espongono antigene e immunocomplessi) e linfociti T follicolari | Selezione: doppio riconoscimento. Solo i B con recettore ad alta affinità riescono a legarsi alle FDC e ricevono segnali di sopravvivenza; gli altri muoiono |
| Zona mantellare | Linfociti B naive | Più esterna, circonda il centro germinativo |
Il ciclo può ripetersi: parte dei linfociti selezionati torna nella zona scura, continua a proliferare e mutare, e torna poi a "provare il recettore" nella zona chiara. È un processo di evoluzione darwiniana in miniatura: mutazione casuale + selezione per affinità.
Prodotti finali del centro germinativo:
- Plasmacellule a lunga vita (anche anni), che migrano nel midollo osseo e continuano a secernere anticorpi;
- Linfociti B della memoria.
Nota istologica dalla lezione: nel follicolo secondario, la zona scura è in basso e la chiara in alto; con marcatori specifici, l'anti-CD23 colora in verde e l'anti-Ki67 (marcatore di proliferazione) in rosso.
I linfociti T follicolari
Nella zona paracorticale, alcuni linfociti T attivati assumono caratteristiche particolari:
- Esprimono il recettore ICOS, che lega l'ICOS-ligando sul linfocita B.
- Questo aumenta i recettori per CXCL13 sul linfocita T, favorendone l'ingresso nel follicolo.
- Dentro il follicolo il T esprime BCL6, che ne aumenta la sopravvivenza.
- Il legame CD40–CD40L induce la proliferazione del B nel centro germinativo e stimola l'attivazione di AID, l'enzima che media sia la maturazione dell'affinità sia lo scambio isotipico.
- Il Tfh produce IL-21, la citochina che sostiene tutti i processi follicolari.
Cinetiche della risposta umorale
Risposta primaria
Risposta secondaria (anamnestica)
Nella risposta secondaria resta anche una piccola componente di IgM, con le stesse caratteristiche della primaria: l'affinità delle IgM non aumenta mai, mentre quella delle IgG cresce con il numero di stimolazioni, soprattutto a basse dosi di antigene. La tabella di confronto completa è al capitolo 05.
Che cosa determina l'isotipo prodotto
Due variabili:
1. Le citochine dei linfociti T
| Citochine | Isotipo |
|---|---|
| IL-2 in quantità elevate (solo proliferazione) | IgM |
| IL-2 + IFN-γ | IgG |
| TGF-β | IgA |
| IL-4 e IL-13 | IgE |
L'IL-2 è il fattore di crescita prodotto localmente che fa proliferare il linfocita B attivato; le altre citochine indirizzano lo switch.
2. Il sito anatomico dell'attivazione
| Dove si attiva il linfocita B | Anticorpi prodotti |
|---|---|
| Linfonodo | IgM, IgG, IgE |
| Organi linfoidi delle mucose (MALT) | IgA |
| Milza | IgM, IgG |
Funzioni effettrici degli anticorpi
Lez. 04 · 11Il principio che le governa tutte
Il legame dell'antigene alla regione variabile provoca alterazioni conformazionali che si trasmettono alla porzione costante, cioè al frammento cristallizzabile. L'Fc così modificato diventa più affine per i recettori Fc e per le proteine del complemento.
L'eccezione sono le IgE, che legano la membrana di mastociti e basofili prima di aver legato l'antigene: è esattamente questo che rende possibile l'allergia.
1. Neutralizzazione
L'unica funzione effettrice interamente legata all'interazione con l'antigene: l'anticorpo si lega e basta, non servono altre cellule né altri meccanismi. Si ottiene con il solo frammento Fab; l'Fc è irrilevante, quindi la funzione è indipendente dall'isotipo.
Che cosa neutralizza
- Microrganismi: l'anticorpo si lega alla molecola con cui il microbo aggancia il recettore cellulare, prevenendo l'infezione della cellula. Esempi: l'emoagglutinina del virus influenzale; le proteine dei pili dei Gram negativi.
- Tossine: il microbo può anche non essere pericoloso di per sé, ma le tossine che rilascia danneggiano le cellule. Le tossine internalizzate inducono morte cellulare; anticorpi neutralizzanti le legano e ne impediscono l'ingresso. Esempi: tossina tetanica, tossina difterica.
L'applicazione terapeutica
Non richiedendo la cooperazione di altre componenti, la neutralizzazione ha azione pressoché immediata e si presta a terapie emergenziali:
- Siero antiofidico per l'avvelenamento da morso di serpente;
- Immunoprofilassi antitetanica in un soggetto non vaccinato a rischio;
- Anticorpi anti-botulino;
- Profilassi post-esposizione per il virus della rabbia;
- Gli anticorpi neutralizzanti dei soggetti immunizzati sono il concetto centrale della discussione sull'immunità al Covid, contemporanea alle lezioni: solo un anticorpo neutralizzante impedisce al virus di entrare nelle cellule.
2. Opsonizzazione e fagocitosi
Opsonizzare significa letteralmente "preparare al pasto": rivestire il microbo di anticorpi specifici lo rende molto più facilmente fagocitabile.
I fagociti — macrofagi e granulociti neutrofili — esprimono i recettori per l'Fc delle IgG (in particolare FcγRI): possono così legare e internalizzare rapidamente l'antigene opsonizzato.
La fagocitosi esiste anche senza anticorpi, nei primi momenti della risposta, ma è molto meno efficiente. L'opsonizzazione stimola inoltre la capacità battericida del fagocita, per esempio aumentando la produzione di radicali.
3. Citotossicità cellulo-mediata anticorpo-dipendente (ADCC)
| Anticorpo | Cellula effettrice | Recettore | Bersaglio | Meccanismo |
|---|---|---|---|---|
| IgG (es. IgG1) | Cellule NK | FcγRIII (CD16) — attivatorio | Cellule infettate opsonizzate | La NK riconosce le IgG che rivestono la cellula, riceve segnali attivatori e rilascia i granuli citotossici: morte per apoptosi o necrosi |
| IgE | Granulociti eosinofili | FcεRII a bassa affinità, espresso in superficie solo dopo reclutamento e attivazione nel sito di flogosi | Elminti e altri parassiti pluricellulari (es. schistosoma) | Le IgE si legano alla superficie del parassita; l'eosinofilo le riconosce, degranula e rilascia sostanze che ledono il tegumento del parassita |
Gli eosinofili sono le uniche cellule capaci di distruggere la parete di questi parassiti, grazie al contenuto dei loro granuli.
4. Attivazione del complemento
Via classica, perché mediata da anticorpi adesi sulla superficie del microrganismo.
| Isotipo | Efficacia | Requisito | Perché |
|---|---|---|---|
| IgM | La migliore | Basta una singola molecola legata | È pentamerica: ha più Fc vicini, sufficienti ad attivare C1q |
| IgG1, IgG2, IgG3 | Meno efficiente delle IgM | Servono almeno due molecole vicine sulla superficie dell'antigene | Sono monomeriche: due Fc adiacenti sono il minimo per C1q |
| IgG4 | Non attiva il complemento | — | — |
In tutti i casi è necessario che l'anticorpo sia legato all'antigene, perché serve il cambio conformazionale che rende l'Fc accessibile a C1q.
5. Sensibilizzazione di mastociti, basofili ed eosinofili
Queste cellule portano il recettore ad alta affinità per le IgE, FcεRI, che riconosce l'Fc delle IgE anche quando non è legato all'antigene — l'eccezione alla regola generale enunciata a inizio capitolo.
Il meccanismo dell'allergia
| Fase | Che cosa accade |
|---|---|
| 1. Sensibilizzazione | Primo contatto con l'allergene. Nei soggetti allergici questo induce la produzione di IgE specifiche, che si legano al FcεRI sulla superficie dei mastociti, con la parte variabile rivolta verso l'esterno. Il mastocita è ora "armato" |
| 2. Scatenamento | Secondo contatto con lo stesso allergene. L'allergene viene riconosciuto dalle IgE già presenti sul mastocita → degranulazione immediata |
I mediatori rilasciati
| Cellula | Mediatori | Effetti |
|---|---|---|
| Mastociti | Ammine vasoattive: istamina, serotonina Prostaglandine e derivati dell'acido arachidonico, anche nella fase tardiva Citochine e chemochine, per esempio IL-5, chemiotattica per gli eosinofili | Vasodilatazione; aumento della permeabilità capillare; aumento della secrezione mucosa (la rinite allergica); a livello intestinale aumento della peristalsi; aumento del reclutamento leucocitario |
| Eosinofili | Proteina basica maggiore Proteina cationica eosinofila Perossidasi eosinofila Neurotossina derivata dagli eosinofili | Enzimi tossici capaci di ledere il tegumento dei parassiti pluricellulari |
Va ricordato che la funzione fisiologica delle IgE è la difesa dalle parassitosi, in particolare da elminti: l'allergia è quello stesso meccanismo, rivolto verso un antigene innocuo.
I recettori per il frammento Fc
Tutti appartengono alla superfamiglia delle immunoglobuline.
| Recettore | Nome CD | Affinità | Lega | Espresso da | Funzione |
|---|---|---|---|---|---|
| FcγRI | CD64 | Alta | IgG1 e IgG3 | Macrofagi, neutrofili, eosinofili (soprattutto fagociti) | Fagocitosi e attivazione dei fagociti. Catena α (CD64) associata a catene γ ricche di ITAM |
| FcγRII-A | CD32 | Bassa | IgG1 e IgG3 | Macrofagi, neutrofili, eosinofili, piastrine | Fagocitosi, ma con attivazione meno efficiente rispetto a CD64. La catena porta già le sequenze di trasduzione |
| FcγRII-B | CD32 | Bassa | IgG | Linfociti B | Inibitorio: spegne il linfocita B (vedi sotto) |
| FcγRIII | CD16 | Bassa | IgG | Cellule NK; anche neutrofili e macrofagi | ADCC. È un recettore attivatore delle NK; ha due domini immunoglobulinici ed è associato a due catene γ, due catene ζ o a un eterodimero γ-ζ. Sui neutrofili favorisce una fagocitosi poco efficiente |
| FcεRI | — | Alta | IgE, anche monomeriche e non legate all'antigene | Mastociti, basofili, eosinofili | Sensibilizzazione; alla successiva esposizione all'antigene, degranulazione con rilascio di istamina e mediatori pro-infiammatori |
| FcεRII | CD23 | Bassa | IgE | Linfociti B, eosinofili, cellule di Langerhans | Funzione non pienamente nota |
| FcαR | CD89 | Bassa | IgA | Neutrofili, eosinofili, monociti | Probabile attivazione cellulare, ma l'attività non è ancora ben dimostrata (nello schema del corso compare con un punto interrogativo) |
| FcRn | — | — | IgG | Placenta, epitelio intestinale del neonato, cellule endoteliali | Trasporto transplacentare e transepiteliale delle IgG (cap. 34) |
Feedback anticorpale: come si spegne la risposta umorale
L'ultima funzione dei recettori Fc è la regolazione negativa della risposta, ed è affidata al FcγRIIB espresso dai linfociti B.
Il senso è economico: quando in circolo c'è già abbastanza anticorpo specifico, quello stesso anticorpo — legandosi all'antigene e al recettore inibitorio sul linfocita B che lo sta ancora riconoscendo — segnala alla cellula di smettere di produrne. È un termostato molecolare, e uno dei meccanismi della fase di declino.
Immunità neonatale e immunità mucosale
Lez. 11Come è protetto il neonato
Alla nascita e durante la vita fetale il sistema immunitario del neonato non è efficiente: è ancora immaturo e deve svilupparsi. La protezione è quindi passiva, fornita dalla madre, per due vie:
| Via | Isotipo | Meccanismo | Durata |
|---|---|---|---|
| Transplacentare | IgG | Le IgG del siero materno attraversano la placenta e raggiungono il circolo fetale | Persistono nel circolo del bambino per parecchio tempo dopo la nascita |
| Latte materno | IgA e IgG | Gli anticorpi materni passano col latte, vengono assorbiti a livello della mucosa intestinale del neonato | Per tutto il periodo dell'allattamento |
Il recettore neonatale FcRn
Il trasporto delle IgG attraverso la placenta e l'epitelio intestinale del neonato è mediato da un recettore specifico per l'Fc delle IgG, il recettore neonatale (FcRn).
- Struttura: una catena omologa all'MHC di classe I, associata alla β2-microglobulina.
- Stechiometria: due molecole di recettore trasportano una molecola di IgG, legandosi all'interfaccia fra il dominio costante 2 e il dominio costante 3 (CH2-CH3).
- Sedi: placenta — media il trasporto degli anticorpi dalla madre al feto; cellule endoteliali.
- Funzionamento: capta le IgG, le internalizza, e ne permette l'attraversamento della cellula. Una volta dentro, le IgG sono protette dalla degradazione.
Corollario: le IgG che non legano l'FcRn non raggiungono il feto — non riescono a oltrepassare le cellule della placenta — e hanno vita molto breve.
Immunità secretoria: le IgA
A livello delle mucose le plasmacellule producono IgA dimeriche e le rilasciano nella sottomucosa, dove si trovano i follicoli e gli organi linfoidi secondari mucosali. Da lì devono raggiungere il lume, perché la loro funzione è bloccare i microrganismi prima che entrino nell'organismo.
La transcitosi
Il processo si chiama transcitosi, appunto perché l'anticorpo attraversa tutta la cellula epiteliale dentro una vescicola.
- Le IgA sono la principale classe prodotta a livello mucosale: rappresentano il 60–70% della produzione totale giornaliera di immunoglobuline.
- Compito nelle secrezioni: neutralizzare e bloccare l'ingresso di batteri e tossine.
Da qui anche il senso della sua struttura: dimerica (valenza 4) per legare con alta avidità antigeni ripetitivi batterici, e incapace di attivare il complemento per via classica — il che è un vantaggio, non un limite: sulla mucosa, dove convivono trilioni di batteri commensali, una neutralizzazione non infiammatoria (immune exclusion) è preferibile a un'infiammazione continua.
Quadro d'insieme e materiale di controllo
La mappa che tiene insieme le undici lezioni, l'elenco completo delle correzioni, e ciò che il corso annuncia ma non svolge.
Quadro d'insieme: le risposte di tipo 1, 2 e 3
Sintesi di tutte le lezioniSe c'è una struttura che tiene insieme l'intero corso, è questa: il sistema immunitario non ha una risposta, ne ha tre, ciascuna calibrata su una classe di patogeni, e ciascuna con una versione innata e una adattativa che usano le stesse citochine e attivano le stesse cellule effettrici.
| Risposta di tipo 1 | Risposta di tipo 2 | Risposta di tipo 3 | |
|---|---|---|---|
| Nemico | Virus, batteri e protozoi intracellulari | Parassiti pluricellulari (elminti); allergeni | Batteri e funghi extracellulari |
| Problema da risolvere | Il microbo è dentro una cellula: bisogna o attivare chi lo ospita o uccidere la cellula | Il parassita è troppo grande per essere fagocitato | Il microbo è fuori dalle cellule e si moltiplica in fretta |
| Sensore innato | DC e macrofagi → IFN di tipo I, IL-12 | Epitelio danneggiato → allarmine (TSLP, IL-25, IL-33) | DC e macrofagi → IL-1β, IL-6, IL-23 |
| Effettore linfoide innato | NK e ILC1 | ILC2 | ILC3 |
| Effettore adattativo | Th1 (T-bet) + CTL CD8 | Th2 (GATA-3) | Th17 (RORγt) |
| Citochine effettrici | IFN-γ, TNF-α, LT-α | IL-4, IL-5, IL-13 | IL-17A/F, IL-22 |
| Braccio armato | Macrofago attivato (burst ossidativo, NO) | Eosinofilo, mastocita, basofilo | Neutrofilo, epitelio |
| Isotipo anticorpale | IgG opsonizzanti e complemento-fissanti | IgE | IgG, IgA |
| Quando va male | Autoimmunità organo-specifica, granulomi, rigetto acuto, aterosclerosi | Allergia, asma, fibrosi | Autoimmunità, psoriasi, morbo di Crohn |
La linea del tempo di un'infezione
| Tempo | Che cosa è in campo | Dove |
|---|---|---|
| 0 | Barriera epiteliale: pH, muco, peptidi antimicrobici, microbiota | Cute, mucose |
| Minuti | PRR riconoscono i PAMP; mastociti degranulano; complemento via alternativa e lectinica; citochine infiammatorie | Sede d'ingresso |
| Ore | Reclutamento di neutrofili e monociti (rolling → adesione → diapedesi); fagocitosi; proteine della fase acuta; febbre | Focolaio |
| Ore–giorni | NK controllano le cellule infettate; le DC maturano e migrano al linfonodo | Focolaio → linfonodo |
| Giorni 3–5 | Priming dei T naive; espansione clonale; polarizzazione Th1/2/17; attivazione dei B; foci extrafollicolari con IgM | Linfonodo |
| Giorni 4–7 | Reazione del centro germinativo: ipermutazione, selezione per affinità, switch isotipico | Follicolo |
| Giorni 7–14 | T effettori in periferia; CTL uccidono; IgG in circolo: picco della risposta primaria | Periferia |
| Settimane | Declino: apoptosi dei cloni, Treg, CTLA-4/PD-1, feedback anticorpale | Ovunque |
| Anni–decenni | Memoria: TCM/TEM/TRM, B della memoria, plasmacellule a lunga vita nel midollo | Midollo, tessuti, organi linfoidi |
Le sette coppie da non confondere
| A | B | Come tenerle distinte | |
|---|---|---|---|
| 1 | Cellule di Langhans | Cellule di Langerhans | Langhans = sincizi di macrofagi nei granulomi. Langerhans = DC dell'epidermide |
| 2 | Selezione positiva | Selezione negativa | Positiva = "sai vedere l'MHC self?" Negativa = "lo vedi troppo bene?" |
| 3 | Esclusione allelica | Esclusione isotipica | Allelica = un solo allele della catena pesante. Isotipica = una sola catena leggera, κ o λ |
| 4 | Affinità | Avidità | Affinità = un sito, un epitopo. Avidità = tutti i siti insieme, dipende dalla valenza |
| 5 | ITAM | ITIM | ITAM = activating, chinasi, segnale acceso. ITIM = inhibitory, fosfatasi, segnale spento |
| 6 | Via classica del complemento | Via alternativa | Classica: scoperta per prima, si attiva per ultima (serve l'anticorpo). Alternativa: scoperta dopo, si attiva per prima |
| 7 | Apoptosi | Necrosi | Apoptosi = programmata, silenziosa, nessuna infiammazione. Necrosi = patologica, rilascia DAMP, infiamma |
Errata corrige completo
Tutte le lezioniTutti i punti in cui le sbobine dicono qualcosa di sbagliato, contraddittorio o superato, raccolti in un unico posto. Le prime tredici voci sono errori veri: se li ripeti così come sono scritti, sono sbagliati. Le successive sono imprecisioni, dati datati o contraddizioni fra lezioni.
Errori concettuali
| # | Lez. | Nelle sbobine | Corretto | Cap. |
|---|---|---|---|---|
| 1 | 03 | "Morte non programmata, definita apoptosi" | L'apoptosi è la morte programmata; la necrosi è quella non programmata | 13 |
| 2 | 03 | Acido lipoteicoico "caratteristico dei Gram negativi" | È caratteristico dei Gram positivi | 13 |
| 3 | 03 | La via MyD88-indipendente "non vede coinvolte TRAM e TRIF" | Non coinvolge MyD88 e TIRAP; TRIF e TRAM sono proprio le sue adattatrici | 14 |
| 4 | 03 | "Fattore D o convertina, che si lega alla C3 convertasi e la stabilizza" | Il fattore D è la proteasi che taglia il fattore B. A stabilizzare la C3 convertasi è la properdina (fattore P) | 17 |
| 5 | 03 | "CMV, citomegalovirus, che infetta principalmente i linfociti B" | Il virus che infetta i linfociti B via CD21 è l'EBV | 15 |
| 6 | 03 | "Clorato monosodico" nella gotta | Urato monosodico | 13 |
| 7 | 03 | IL-10 elencata fra le citochine pro-infiammatorie | L'IL-10 è la principale citochina anti-infiammatoria | 18 |
| 8 | 02 | La maturazione linfocitaria avviene "negli organi linfoidi secondari" | Organi linfoidi primari (midollo e timo) | 19 |
| 9 | 02 | I linfociti T γδ sono "caratterizzati dal CD3 e dal CD4" | Sono nella grande maggioranza CD4⁻CD8⁻; una quota mucosale è CD8⁺ | 20 |
| 10 | 05 | "SDF-1 e TECK… i recettori CCR4 e CCR9" | SDF-1 (CXCL12) → CXCR4; TECK (CCL25) → CCR9 | 25 |
| 11 | 06 | Switch verso le IgE: "prima Sμ e poi Sλ1" | Sγ1: λ è una catena leggera, non ha regioni switch | 26 |
| 12 | 09 | "STAT5 e 6 stabilizzano l'espressione del GATA-6" | GATA-3, correttamente nominato due righe sopra | 30 |
| 13 | 09 | La APC infettata attiva il CD8 "presentando il peptide associato all'MHC-II" | MHC-I: il CD8 è ristretto per la classe I | 31 |
Refusi e scambi di termine
| # | Lez. | Nelle sbobine | Corretto |
|---|---|---|---|
| 14 | 01 | Il termine "antigene" coniato "alla fine del '900" | Fine dell'Ottocento (1899) |
| 15 | 03 | "Solfatasi (rimuovono gruppi fosfato)" | Gruppi solfato |
| 16 | 03 | Basofilo con nucleo "reniforme o bilobato" | Bilobato o a S; reniforme è il monocita |
| 17 | 03 | Le IgE "già legate ai linfociti T" (caso clinico anti-IgE) | Legate a mastociti e basofili |
| 18 | 03 | "associando peptidi all'NHC di classe II"; "recettori polifomorfi" | MHC; recettori clonali (l'aggettivo "polimorfo" spetta all'MHC, non al TCR) |
| 19 | 06, 11 | "B6 receptor", "PCR" | BCR, B-cell receptor |
| 20 | 10 | IgA: "se ne conoscono due classi (A e B)" | Due sottoclassi, IgA1 e IgA2 |
| 21 | 11 | "attivare Q1" | C1q |
| 22 | 11 | "defosforilazione dell'inositolo 3P" | PIP₃, defosforilato da SHIP-1 reclutata dall'ITIM |
| 23 | 03 | "KIR-L (long cytoplasmic tale)"; "mcr-gamma" | tail; FcRγ |
| 24 | 09 | "artride reumatoide" | Artrite reumatoide |
Contraddizioni interne fra lezioni
| # | Lez. | Il conflitto | Che cosa vale |
|---|---|---|---|
| 25 | 03 | MIC-A/MIC-B "non codificati nello stesso locus" vs. "codificati da geni presenti nel locus MHC", a poche righe di distanza | Sono nel locus MHC, cromosoma 6, come MHC-I non classici. Fuori dal locus stanno CD1 (cromosoma 1) e ULBP |
| 26 | 04 vs 03, 11 | Il recettore per l'Fcε dell'eosinofilo: alta affinità (lez. 04) o bassa affinità (lez. 03 e 11)? | Bassa affinità. L'alta affinità (FcεRI) è di mastociti e basofili |
| 27 | 02 | L'immunità passiva descritta come trasferimento di linfociti T che però lascia anticorpi in circolo | Sono due modalità distinte: umorale (siero/anticorpi) e cellulare (linfociti T) |
| 28 | 01, 02, 05, 06 | Ampiezza del repertorio: 1012 / 107–109 / 109–1011 / 5×1013 | Distinguere il repertorio potenziale (1011–1014) da quello realmente presente in un individuo (107–109 cloni) |
| 29 | 01 vs 03 | Le ILC descritte come "simili alle NK ma diverse" (lez. 01) o come famiglia che include le NK (lez. 03) | Le NK sono un membro della famiglia ILC — quelle citotossiche |
| 30 | 02 vs 05 | Le proprietà dell'immunità specifica sono sei o sette? | Sei nella lista "canonica"; l'espansione clonale è il meccanismo che ne realizza due |
| 31 | 04 vs 11 | IgG "presenti nel latte materno" (lez. 04) | Nel latte la classe prevalente sono le IgA; le IgG passano la placenta |
| 32 | 11 | IgD fra gli anticorpi prodotti alle mucose | Fenomeno raro e localizzato; l'immunità mucosale è dominata dalle IgA |
Dati datati o al limite
| # | Lez. | Il dato | Nota |
|---|---|---|---|
| 33 | 08 | Alleli HLA: A 218, B 439, C 96 | Oggi decine di migliaia per locus. La docente stessa avverte che la slide è vecchia |
| 34 | 03 | "Circa 87 citochine, 37 interleuchine, 50 chemochine" | Ordine di grandezza, non cifra da memorizzare: le interleuchine denominate hanno superato la quarantina |
| 35 | 03 | Eosinofili "meno dell'1% dei leucociti" | I riferimenti correnti danno 1–4%; le sbobine stesse riportano poi 0–450/μl |
| 36 | 03 | Elenchi dei fattori microbicidi ossigeno-dipendenti e indipendenti scambiati e duplicati nella trascrizione | Ricostruzione corretta al capitolo 16 |
| 37 | 03 | Nomenclatura di C2: C2a legato, C2b solubile | Non un errore: è la convenzione classica (quella di Abbas e del corso). La nomenclatura IUIS aggiornata la inverte |
Argomenti annunciati a lezione e non svolti
Rimandi lasciati apertiLe sbobine rimandano più volte ad argomenti "che vedremo in seguito" e che nelle undici lezioni disponibili non compaiono. Non sono lacune di questa ricostruzione: sono le lezioni successive del modulo. Qui sotto trovi, per ciascuno, il punto in cui viene promesso e uno schema minimo per non arrivarci del tutto scoperto.
Tolleranza immunologica
Promessa in: lez. 02 ("questo tema verrà ripreso in seguito"), lez. 05 (tolleranza centrale), lez. 09 (CTLA-4 e PD-1 "verranno trattati quando verrà affrontata la tolleranza").
| Tolleranza centrale | Tolleranza periferica | |
|---|---|---|
| Dove | Timo (T), midollo osseo (B) | Tessuti e organi linfoidi secondari |
| Meccanismi | Selezione negativa; editing recettoriale (solo B); deviazione verso Treg | Anergia (riconoscimento senza co-stimolo); soppressione da parte dei Treg; delezione per AICD via Fas–FasL; ignoranza immunologica |
| Molecola chiave | AIRE, fattore trascrizionale delle cellule epiteliali midollari timiche: fa esprimere nel timo antigeni tissutali periferici (insulina, tireoglobulina) perché i timociti autoreattivi possano essere eliminati | CTLA-4, PD-1, FoxP3, IL-10, TGF-β |
| Se fallisce | Sindrome APECED/APS-1 (mutazione di AIRE) | Sindrome IPEX (mutazione di FoxP3); autoimmunità da checkpoint inhibitors |
Reazioni di ipersensibilità
Promessa in: lez. 03 e lez. 11 ("lo rivedremo quando tratteremo le reazioni di ipersensibilità"). Classificazione di Gell e Coombs:
| Tipo | Mediatore | Meccanismo | Tempi | Esempi |
|---|---|---|---|---|
| I — immediata | IgE | Sensibilizzazione dei mastociti, degranulazione al secondo contatto | Minuti | Anafilassi, asma allergico, rinite, orticaria |
| II — citotossica | IgG/IgM contro antigeni cellulari fissi | Complemento, ADCC, opsonizzazione | Ore | Reazione trasfusionale, malattia emolitica del neonato, miastenia gravis |
| III — da immunocomplessi | IgG/IgM contro antigeni solubili | Immunocomplessi che si depositano nei vasi e attivano il complemento | Ore | Malattia da siero, LES, glomerulonefriti |
| IV — ritardata | Linfociti T (Th1, Th17, CTL) — nessun anticorpo | Attivazione macrofagica e citotossicità | 24–72 ore | Mantoux, dermatite da contatto, celiachia, rigetto |
Trapianti e rigetto
Toccato in: lez. 01 (trapianto di midollo, immunoablazione), lez. 08 (tipizzazione HLA, esperimenti sui ceppi singenici), lez. 09 (rigetto acuto associato a Th1).
- Alloriconoscimento diretto: i T del ricevente riconoscono direttamente le molecole MHC del donatore sulle APC trapiantate — è la ragione della violenza del rigetto acuto (fino al 2% dei T è alloreattivo).
- Alloriconoscimento indiretto: le APC del ricevente processano proteine del donatore e le presentano come peptidi.
- Rigetto iperacuto (minuti, anticorpi preformati), acuto (giorni-settimane, T-mediato), cronico (mesi-anni, fibrosi e vasculopatia).
- GVHD (graft versus host disease): il rovescio, tipico del trapianto di midollo — sono i linfociti del donatore ad attaccare il ricevente.
Immunodeficienze
Toccate a frammenti in quasi tutte le lezioni: MyD88, NEMO, IκBα, RAG, Artemis, DNA-PK, C3, C9, C1-INH, complemento.
| Compartimento colpito | Esempi già incontrati nelle lezioni | Quadro tipico |
|---|---|---|
| Ricombinazione V(D)J | RAG (SCID, sindrome di Omenn), Artemis, DNA-PK | Assenza di T e B |
| Signalling innato | MyD88, NEMO/IKKγ, IκBα, TLR3/TRIF | Infezioni piogene ricorrenti; encefalite erpetica; EDA-ID |
| Complemento | C3; C2/C4; C9/MAC; C1-INH; DAF/CD59 | Infezioni gravi; lupus; neisserie; angioedema; EPN |
| Fagocitosi | NADPH ossidasi | Malattia granulomatosa cronica |
| Switch isotipico | AID, CD40L | Sindrome da iper-IgM: IgM alte, IgG/IgA/IgE assenti |
Immunità antitumorale
Toccata in: lez. 01 (CAR-T, neoantigeni), lez. 03 (vaccini a DC nel melanoma), lez. 03 e 11 (ADCC come terapia), lez. 09 (famiglia PD-1/PD-L1).
- Immunosorveglianza e immunoediting: eliminazione → equilibrio → escape.
- Meccanismi di fuga: perdita dell'MHC-I (e conseguente vulnerabilità alle NK), espressione di PD-L1, reclutamento di Treg e cellule soppressorie.
- Terapie: checkpoint inhibitors, CAR-T, anticorpi monoclonali (ADCC), vaccini a cellule dendritiche.
Infiammazione
Promessa in: lez. 11 ("l'istamina… verrà trattata quando verrà trattata l'infiammazione"). È il capitolo di Patologia Generale in cui confluiscono complemento, citochine, mediatori mastocitari, essudato e riparazione — tutti argomenti già presenti in queste lezioni ma non ancora messi in sequenza.
Sigle e glossario
Sigle ricorrenti
| Sigla | Per esteso | Che cos'è |
|---|---|---|
| ADCC | Antibody-Dependent Cell-mediated Cytotoxicity | Uccisione di una cellula opsonizzata da IgG, tipicamente da parte delle NK via CD16 |
| AID | Activation-Induced cytidine Deaminase | Enzima dei centri germinativi: ipermutazione somatica e switch isotipico |
| APC | Antigen Presenting Cell | DC, macrofagi, linfociti B |
| BCR | B-Cell Receptor | Immunoglobulina di membrana + Igα/Igβ |
| CD | Cluster di Differenziazione | Marcatore di superficie riconosciuto da anticorpi monoclonali |
| CDR | Complementarity Determining Region | Le tre zone ipervariabili per catena, che contattano l'antigene |
| CLIP | Class II-associated Invariant chain Peptide | Il peptide della catena invariante che occupa la tasca dell'MHC-II |
| CR1–CR4 | Complement Receptor 1–4 | CD35, CD21, CD11b/CD18, CD11c/CD18 |
| CTL | Cytotoxic T Lymphocyte | Linfocita T CD8 citotossico |
| DAMP | Damage/Danger-Associated Molecular Pattern | Molecole self rilasciate dal danno: HSP, HMGB1, cristalli, ATP |
| DC | Dendritic Cell | Cellula dendritica |
| FDC | Follicular Dendritic Cell | Cellula stromale del follicolo che espone antigene intatto |
| HEV | High Endothelial Venule | Venula ad endotelio alto: porta d'ingresso dei linfociti nel linfonodo |
| HLA | Human Leukocyte Antigen | Nome umano delle molecole MHC |
| ILC | Innate Lymphoid Cell | Famiglia che comprende NK, ILC1, ILC2, ILC3 |
| ITAM / ITIM | Immunoreceptor Tyrosine-based Activating / Inhibitory Motif | Sequenze citoplasmatiche che accendono (chinasi) o spengono (fosfatasi) il segnale |
| KIR | Killer Immunoglobulin-like Receptor | La più grande famiglia di recettori NK per MHC-I |
| MAC | Membrane Attack Complex | C5b-6-7-8 + poli-C9: il poro del complemento |
| MALT / SALT | Mucosa/Skin-Associated Lymphoid Tissue | Tessuti linfoidi delle mucose e della cute |
| MASP | MBL-Associated Serine Protease | Le proteasi della via lectinica |
| MBL | Mannose-Binding Lectin | Collectina che innesca la via lectinica |
| MHC | Major Histocompatibility Complex | Complesso maggiore di istocompatibilità, cromosoma 6 |
| NCR | Natural Cytotoxicity Receptor | NKp46, NKp30, NKp44: recettori attivatori NK |
| NLR | NOD-Like Receptor | PRR citosolici; la famiglia PYD forma gli inflammasomi |
| PAMP | Pathogen-Associated Molecular Pattern | Strutture conservate dei microbi: LPS, flagellina, CpG |
| PLC | Peptide Loading Complex | Tapasina + calreticulina + ERp57, nel RE, per l'MHC-I |
| PMN | PoliMorfoNucleati | Neutrofili, eosinofili, basofili |
| PRR | Pattern Recognition Receptor | I recettori dell'immunità innata: TLR, CLR, SR, NLR, RLR |
| RSS | Recombination Signal Sequence | Eptamero + spaziatore 12/23 + nonamero |
| SCID | Severe Combined ImmunoDeficiency | Assenza combinata di T e B |
| TAP | Transporter associated with Antigen Processing | TAP1+TAP2: porta i peptidi nel RE, ATP-dipendente |
| TCR | T-Cell Receptor | Eterodimero αβ o γδ + complesso CD3 |
| TdT | Terminal deoxynucleotidyl Transferase | Aggiunge nucleotidi N casuali: diversità giunzionale |
| Tfh | T follicular helper | Il partner T del centro germinativo |
| TIR | Toll/Interleukin-1 Receptor domain | Il dominio citoplasmatico che accoppia TLR e adattatori |
| TLR | Toll-Like Receptor | I dieci PRR di membrana ed endosomiali dell'uomo |
| TSLP | Thymic Stromal LymphoPoietin | Allarmina epiteliale che favorisce la polarizzazione Th2 |
Termini che nelle sbobine compaiono senza definizione
Ricostruito dalle sbobine di Immunologia dei canali A–B, AA 2019/20 — proff. Francesco Annunziato e Daniela Monti, corso di Patologia Generale. Undici lezioni, dal 3 marzo al 17 aprile 2020. Il contenuto delle lezioni è riportato integralmente; correzioni e integrazioni sono segnalate come tali e raccolte nel capitolo 36.