Patologia generale · modulo di immunologia

Immunologia ricomposta

Le undici lezioni dei canali A–B (proff. Annunziato e Monti, AA 2019/20) smontate e rimontate in ordine logico: dalle barriere epiteliali fino al feedback anticorpale. Nessuna informazione delle sbobine è stata tolta; quello che era spiegato male è stato riscritto, quello che mancava è stato aggiunto e segnalato.

11 lezioni · 150 pagine 38 capitoli Riordino per argomento Integrazioni marcate
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Come è fatta questa pagina

Le sbobine seguono l'ordine in cui le lezioni sono state tenute, con due docenti che si alternano: il prof. Annunziato tratta l'immunità innata e l'ontogenesi T, la prof.ssa Monti l'immunità acquisita e la risposta umorale. Il risultato è che lo stesso argomento ricompare in tre o quattro lezioni diverse, ogni volta a un livello di dettaglio differente, e che alcuni concetti vengono usati molte pagine prima di essere spiegati.

Qui il materiale è stato riordinato per argomento, seguendo la progressione con cui l'immunologia si capisce: prima le barriere, poi chi sono le cellule, poi come l'innata riconosce, poi come l'adattativa riconosce, infine come entrambe uccidono. Le ripetizioni fra lezioni sono state fuse in un unico passaggio, tenendo il dettaglio maggiore fra le versioni disponibili. Ogni capitolo porta l'indicazione delle lezioni da cui proviene.

Le quattro etichette

Da sapereIl nucleo concettuale del capitolo, nella forma in cui conviene ripeterlo. Dove le sbobine segnalano che una cosa "viene chiesta all'esame", l'informazione finisce qui.
IntegrazioneContenuto non presente nelle sbobine, aggiunto perché il discorso altrimenti resta monco: un passaggio saltato, un meccanismo citato e mai spiegato, un termine usato senza definizione.
Nelle sbobine è sbagliatoErrore vero e proprio del testo originale — refuso concettuale, nome scambiato, definizione rovesciata. È riportato l'errore così com'è e la versione corretta. Tutti questi punti sono raccolti anche nel capitolo 36.
AttenzioneNon un errore, ma un punto in cui le sbobine sono ambigue, datate, o in cui due lezioni si contraddicono fra loro.
Un avviso onestoQuesto è materiale di studio ricostruito da appunti di studenti, non un testo validato. Per l'esame resta il libro (Abbas) il riferimento: dove hai un dubbio su un dato numerico o su una nomenclatura, verificalo lì. Le integrazioni segnalate sono corrette al meglio delle conoscenze standard, ma sono comunque un'aggiunta esterna rispetto a ciò che il docente ha detto a lezione.
PARTE I

Fondamenti

Che cos'è una difesa, contro cosa è diretta, e perché il sistema ne ha dovuti costruire due invece di uno.

01

I due livelli di protezione

Lez. 01

La protezione dell'organismo si organizza su due livelli sequenziali, non alternativi:

  1. Difese fisiche e biochimiche — cute e mucose, cioè le superfici che delimitano l'organismo dall'ambiente esterno.
  2. Sistema immunitario — entra in gioco solo se la barriera viene interrotta e il microbo penetra.

Fino a pochi anni fa la barriera veniva pensata come puramente meccanica. Oggi si sa che è attiva: le cellule che la compongono non sono inerti verso il microbo, ma mettono in atto meccanismi che ne ostacolano l'ingresso e la replicazione.

Dentro il secondo livello si aprono a loro volta due sottolivelli — immunità innata e immunità acquisita — trattati nel capitolo 04.

barriera epiteliale immunità innata · minuti–ore immunità adattativa · giorni memoria · decenni
02

Barriere fisiche e biochimiche

Lez. 01

Cute

  • Barriera fisica in senso stretto.
  • Rinnovamento dello strato corneo: lo strato più esterno viene ricambiato continuamente e porta via i microbi e le sostanze depositate.
  • pH basso, dovuto alle secrezioni delle ghiandole sebacee e all'acido lattico delle ghiandole sudoripare: ostacola la sedimentazione dei microbi.
  • Peptidi antimicrobici prodotti dai cheratinociti, che ostacolano la replicazione.

Mucose

Ogni mucosa ha meccanismi propri, ma tutte condividono la produzione di muco e di peptidi antimicrobici.

DistrettoMeccanismi specifici
Gastro-intestinaleProduzione di muco (invischia il microbo e lo avvia all'eliminazione); deglutizione, peristalsi e defecazione (allontanamento meccanico); pH gastrico estremamente basso, in cui pochi microrganismi sopravvivono — fra questi Helicobacter pylori, causa di alcune forme di gastrite; competizione biologica da parte della flora saprofitica (batteri e funghi commensali che ostacolano per competizione la crescita degli invasori); peptidi antimicrobici.
RespiratoriaMuco; ciglia vibratili dell'epitelio, che allontanano il microbo; riflesso della tosse (funzione analoga alle ciglia); peptidi antimicrobici.
Genito-urinariaMinzione (allontanamento meccanico); pH basso da acido lattico prodotto dai lattobacilli vaginali nella femmina; peptidi antimicrobici.

Agenti solubili delle secrezioni

  • Lisozima.
  • Glicoproteine che ostacolano la replicazione virale e batterica.
  • Chelanti del ferro: sottraendo ferro impediscono la replicazione di molti microbi.
IntegrazioneLe sbobine citano il lisozima senza dirne il meccanismo: è una idrolasi che taglia il legame β(1→4) fra acido N-acetilmuramico e N-acetilglucosamina del peptidoglicano, per questo è molto più efficace sui Gram positivi (peptidoglicano esposto) che sui Gram negativi (protetto dalla membrana esterna). Il principale chelante del ferro delle secrezioni è la lattoferrina; i peptidi antimicrobici degli epiteli umani sono soprattutto defensine (α e β) e catelicidina LL-37, che permeabilizzano le membrane batteriche.
Da sapereLa barriera non è solo fisica: è fisica + chimica (pH, chelanti, peptidi) + biologica (microbiota competitore) + meccanica (rinnovo, ciglia, peristalsi, minzione). Una domanda su "le difese di prima linea" chiede tutte e quattro le categorie.
03

Antigene: definizioni operative

Lez. 01 · 04

Le "sostanze estranee" verso cui il sistema immunitario reagisce si chiamano più correttamente antigeni. Il termine nasce dall'osservazione che iniettando in un animale da laboratorio una sostanza estranea compaiono nel siero dei corpi — gli anticorpi: da qui antigene, generatore di anticorpi (Ladislas Deutsch).

Nelle sbobine è sbagliatoLe sbobine datano il conio del termine "antigene" alla fine del '900. È la fine dell'Ottocento (Deutsch, 1899): a fine Novecento la parola era in uso da un secolo. Probabile refuso di trascrizione fra "fine dell'800" e "fine del '900".

Classificazione per origine

Esogeni
Penetrano dall'esterno per inalazione, ingestione o iniezione. Prodotti di patogeni di qualsiasi tipo (virus, batteri, parassiti, funghi) o di saprofiti — anche la flora intestinale è a tutti gli effetti estranea, e verso di essa si innesca una tolleranza analoga a quella per il self, perché ci è utile. Sono esogeni anche i farmaci somministrati e gli antigeni introdotti con un trapianto.
Endogeni
Generati dentro la cellula. Due casi: (a) un virus infetta la cellula, trasferisce il proprio genoma e sfrutta i macchinari dell'ospite per produrre proteine virali; (b) una cellula si trasforma in senso neoplastico e, per effetto delle mutazioni, produce una proteina nuova, estranea all'organismo, detta neoantigene — verso cui l'organismo non è mai stato "educato".
Autoantigeni
Normali molecole dell'organismo verso cui si può comunque innescare una risposta immunitaria.

Il vocabolario che serve per tutto il resto

Antigene
Qualunque sostanza che leghi in modo specifico un anticorpo o un TCR.
Epitopo
(o determinante antigenico) La porzione dell'antigene effettivamente legata dall'anticorpo o dal recettore. Una singola proteina contiene molti epitopi, quindi "vale" per molti antigeni.
Immunogeno
Un antigene che innesca una risposta immunitaria. Esistono antigeni riconosciuti ma non immunogeni: ogni immunogeno è un antigene, non ogni antigene è un immunogeno.
Aptene
Antigene piccolo, non immunogeno per le sue dimensioni. Per diventare immunogeno deve legarsi a un carrier, una macromolecola.
Antigene polivalente
(o multivalente) Macromolecola che porta più epitopi identici. È la condizione che permette il legame ad alta avidità e l'aggregazione dei recettori (cap. 22).

La disposizione spaziale degli epitopi sulla superficie dell'antigene condiziona il legame: possono essere sovrapposti, non sovrapposti, più o meno distanti, o darsi interferenza sterica a vicenda.

Natura del determinante

  • Determinante conformazionale: dipende dal ripiegamento tridimensionale; si perde con la denaturazione. Un anticorpo specifico per la forma nativa può non legare la proteina denaturata.
  • Determinante lineare: è la sequenza amminoacidica. Può essere accessibile nella proteina nativa oppure nascosto e reso disponibile solo dopo denaturazione o proteolisi.
Da sapereL'anticorpo può riconoscere sia determinanti conformazionali sia lineari; il TCR solo determinanti lineari (peptidi), e solo in tasca MHC. È la differenza che regge tutto il capitolo 28.

Perché il sistema può ammalarsi di sé stesso

L'immunità viene definita come "reazione dell'organismo verso sostanze estranee", ma la definizione non è del tutto vera. Il sistema immunitario reagisce verso una sostanza: se questa è estranea, il risultato è quasi sempre protezione; se è parte dell'organismo, il risultato è una patologia autoimmune.

La differenza sta nella persistenza. Se l'antigene è estraneo e la risposta è efficiente, l'antigene viene eliminato e l'attivazione si spegne. Se l'antigene è una molecola self, non può essere eliminata: il sistema continua a reagire e si instaura un'infiammazione cronica. Esempio: la reazione contro la proteina basica della mielina, impossibile da eliminare, determina la sclerosi multipla.

Il sistema immunitario è dunque un complesso di cellule e molecole — una componente cellulare e una umorale — che operano in modo coordinato e sono responsabili dell'immunità.

04

Immunità innata e immunità adattativa

Lez. 01 · 02 · 03

Immunità naturale (nativa, innata)

Componenti presenti in tutti i tessuti, attivate dall'esposizione ad agenti esterni grazie a recettori monomorfi (non clonali). È presente anche negli invertebrati: è la più antica filogeneticamente.

"Monomorfo" significa che a un gene corrisponde un recettore, sempre identico: il recettore per il lipopolisaccaride è lo stesso che sia espresso da un macrofago, da una cellula dendritica, da un neutrofilo o da un eosinofilo. Il sistema si è evoluto con centinaia di recettori diversi, ciascuno con specificità per strutture condivise da più patogeni: chi riconosce il lipopolisaccaride, chi il mannosio, chi gli acidi nucleici. Esistono anche recettori solubili nei liquidi biologici: la proteina C reattiva è uno di questi, e aumenta nel siero in risposta all'infiammazione.

Immunità specifica (acquisita, adattativa, clonotipica)

Componenti presenti principalmente nei tessuti linfoidi, attivate grazie a recettori clonali altamente specifici: si espandono in modo specifico e, a una seconda esposizione allo stesso agente, agiscono più efficacemente (memoria). Presente nei vertebrati, massima complessità nei mammiferi.

"Clonale" significa che ogni singola cellula ha un recettore unico. Se si prendono 10 linfociti T da una persona e si analizza il locus del recettore per l'antigene, si trovano 10 recettori diversi, a meno che non derivino dalla stessa cellula madre. Il repertorio è dell'ordine di 1012 specificità diverse, ma il genoma non contiene abbastanza geni per 1012 proteine: deve esistere un sistema che diversifica il prodotto a partire dallo stesso locus. È la ricombinazione somatica (cap. 24).

Attenzione · numeri discordantiLa lezione 01 parla di 1012 specificità, la lezione 02 di un repertorio fra 107 e 109 cellule, la lezione 05 di 109–1011 specificità TCR, la lezione 06 di 5×1013 diversità teoriche B. Non sono in contraddizione se si distingue: il repertorio potenziale generabile dalla ricombinazione (1011–1014) è molto più grande del repertorio effettivamente presente in un individuo in un dato momento (107–109 cloni, limitato dal numero di linfociti che abbiamo). All'esame, dichiara quale dei due stai citando.

Il prezzo del repertorio ampio è che, più è ampio, maggiore è la probabilità di generare recettori reattivi verso il self: il sistema non può controllare in anticipo verso cosa innesca la specificità. Linfociti autoreattivi vengono prodotti continuamente ed eliminati dai meccanismi di tolleranza.

Il confronto, in tabella

Innata / naturaleAcquisita / specifica
TempiMinuti–oreGiorni (≈2 settimane per il picco anticorpale primario)
RecettoriMonomorfi, codificati in linea germinale, non clonali: PRRClonotipici, generati per ricombinazione somatica: BCR e TCR
Cosa riconosconoPAMP e DAMP: profili molecolari condivisi da intere classi di patogeniEpitopi singoli; il TCR solo peptidi in MHC
SpecificitàBassa, ad ampio spettroAltissima
RepertorioLimitato (centinaia di recettori)Praticamente illimitato
MemoriaAssente in senso classico (ma vedi sotto)Forte, è la caratteristica definitoria
Risposta ripetutaStereotipata, identica ogni voltaProgressivamente più potente, rapida e affine
Reattività al selfParziale (riconosce i DAMP, che sono self)Prevenuta dalla tolleranza; il suo fallimento dà autoimmunità
FilogenesiPresente negli invertebratiSolo nei vertebrati

Le due immunità collaborano, non si succedono soltanto

La prima e più importante collaborazione riguarda il linfocita T: a differenza del linfocita B, non è in grado di riconoscere l'antigene in forma diretta. Ha bisogno che l'antigene venga catturato da popolazioni dell'immunità innata (e dai linfociti B), processato e associato a MHC di classe I o II. Solo allora il linfocita T prolifera, diventa cellula effettrice e produce citochine che a loro volta stimolano le cellule dell'innata e i linfociti B. La sequenza è circolare: innata → adattativa → innata.

La "memoria" dell'immunità innata: trained immunity

Il concetto di memoria è stato storicamente riservato all'immunità specifica, ma si è osservato che anche l'innata mostra una simil-memoria ("cellule trained", educate). Alcune popolazioni di cellule NK, pur esprimendo solo recettori monomorfi, sopravvivono a lungo dopo l'incontro con un microbo. La dimostrazione più chiara riguarda il citomegalovirus: nei soggetti sieropositivi per CMV si trovano popolazioni NK espanse e particolarmente reattive verso il virus, assenti nei sieronegativi. Non è la memoria clonale dell'adattativa, ma è un'impronta lasciata dall'infezione.

IntegrazioneIl meccanismo della trained immunity non è clonale ma epigenetico e metabolico: rimodellamento della cromatina (metilazioni istoniche H3K4me3 sui promotori dei geni infiammatori) e riprogrammazione metabolica dei precursori mieloidi, che restano "pronti" a rispondere più intensamente a uno stimolo successivo, anche diverso dal primo. È il razionale con cui si spiega la protezione aspecifica conferita dal vaccino BCG.
05

Memoria immunologica, risposta primaria e secondaria

Lez. 01 · 02 · 11

Il primo esempio documentato di memoria immunologica è la descrizione che Tucidide fa nel 430 a.C. dei sopravvissuti alla peste di Atene: potevano curare i malati senza contrarre la malattia una seconda volta.

La curva anticorpale

L'esperimento tipo: si immunizza un soggetto vergine con la tossina tetanica e si dosano ogni 24 ore gli anticorpi specifici nel siero.

  • Risposta primaria: picco dopo circa 15 giorni (le sbobine danno anche 7–10 giorni per la prima comparsa misurabile). È il tempo necessario perché i linfociti B proliferino e costituiscano il clone che produce l'anticorpo specifico.
  • Eliminato l'antigene, i livelli sierici scendono, ma non tornano mai al basale: sono state prodotte le cellule B della memoria.
  • Risposta secondaria (o anamnestica): reimmunizzando dopo 5–6 settimane, l'incremento è più rapido (1–3 giorni) e il picco decisamente più alto.

La differenza non è solo quantitativa: cambia anche la qualità dell'anticorpo, che diventa più affine e di classe diversa (cap. 32).

ParametroRisposta primariaRisposta secondaria
Comparsa dopo immunizzazione5–10 giorni1–3 giorni
PiccoPiù basso e più strettoPiù alto e più prolungato
Isotipo prevalenteIgM (IgG solo nella fase tardiva)IgG (o IgA/IgE secondo il patogeno)
Affinità mediaBassa, non aumentaAumenta (maturazione dell'affinità)
Agenti inducentiTutti gli immunogeniSolo antigeni proteici (servono i Th)
Dose e adiuvanteDosi elevate, adiuvanti utiliBasse dosi, adiuvanti non necessari
Cellula che rispondeLinfocita B naiveLinfocita B della memoria

Che cosa sono le cellule a lunga sopravvivenza

Si parlava di cellule a lunga sopravvivenza da almeno quarant'anni senza sapere spiegare come potessero vivere così a lungo. Nel 2011 Gattinoni dimostra che, quando un linfocita T risponde all'antigene e inizia l'espansione clonale, una parte delle cellule figlie — con un meccanismo simile alla divisione asimmetrica di una cellula staminale — mantiene un grado di staminalità. Il clone si divide dunque in due destini: cellule effettrici terminali che eliminano il microbo, e cellule quiescenti e staminali, caratterizzate da:

  • lunga sopravvivenza (decenni);
  • alto potenziale di memoria: essendo numericamente più rappresentate del clone di partenza, al secondo incontro danno un'esplosione proliferativa molto maggiore;
  • capacità di autorinnovamento, perché la divisione asimmetrica si riinnesca.

Le cellule della memoria non risiedono solo negli organi linfoidi e nel midollo osseo: una parte è residente nei tessuti, dove aiuta l'immunità innata a controllare l'infezione, ed è identificabile per l'espressione di recettori particolari. È un concetto recente che ha cambiato il quadro classico.

Integrazione

La nomenclatura standard di queste popolazioni, che le sbobine non danno: TSCM (stem cell memory, quelle di Gattinoni), TCM (central memory, CD62L⁺ CCR7⁺, ricircolano negli organi linfoidi), TEM (effector memory, CCR7⁻, pattugliano i tessuti periferici), TRM (resident memory, CD69⁺ CD103⁺, non ricircolano e restano stabilmente nel tessuto). Sono le "cellule della memoria già presenti nei tessuti" a cui la lezione 01 allude senza nominarle.

Il ritorno al midollo osseo descritto nelle sbobine riguarda soprattutto le plasmacellule a lunga vita, che occupano nicchie stromali midollari e continuano a secernere anticorpi per anni: è la ragione per cui il titolo anticorpale non torna mai al basale.

Da sapereChe cosa rende protettiva la memoria: (1) più cellule specifiche di partenza; (2) cellule già "educate", che non devono ripetere la fase di priming; (3) anticorpi di classe più adatta e più affini; (4) presidio già presente nel tessuto. Il pericolo di un virus nuovo — l'esempio delle sbobine è il coronavirus del 2020 — sta esattamente nell'avere miliardi di soggetti vergini, in cui nessuno dei quattro punti è disponibile.
06

Immunoprofilassi: immunizzazione attiva e passiva

Lez. 01 · 02 · 11

La prima manipolazione storica del sistema immunitario è il vaccino di Edward Jenner (fine '700). Jenner nota che le mungitrici, continuamente esposte al vaiolo vaccino (virus dei bovini), sono molto più protette dal vaiolo umano. Inocula in un ragazzo il pus di una pustola di vaiolo vaccino e, un paio di settimane dopo, gli inocula il vaiolo umano: il ragazzo risulta protetto. È il primo esempio di vaccinazione.

Il meccanismo è la memoria verso un antigene condiviso fra i due virus: un soggetto immunizzato per il vaiolo vaccino è protetto anche verso quello umano, sia sul versante cellulare (linfociti T) sia su quello umorale (anticorpi). Fra le funzioni degli anticorpi c'è la neutralizzazione: se l'anticorpo è specifico proprio per la molecola che il virus usa per infettare la cellula, lo rende inefficace.

Efficacia dei vacciniMedia annua casi pre-vaccinaleMedia casi 2010–2013Riduzione
Morbillo74.0002.949−96,0%
Rosolia15.00096−99,4%
Poliomielite2.0000−100%
Epatite B3.000419−86,0%
Difterite7.0000−100%
Tetano70060−91,4%
Pertosse21.000509−97,6%
Tabella riportata a lezione. Il vaccino è considerato la seconda scoperta più importante della medicina; la prima è l'igiene personale.

Attiva e passiva

Immunizzazione attivaImmunizzazione passiva
Come avvieneIncontro diretto con l'antigene: malattia naturale o vaccinazioneTrasferimento di anticorpi (o di cellule) già pronti da un soggetto immunizzato
Il sistema immunitario del riceventeSi attivaNon viene indotto
MemoriaSì, si generano cellule di memoriaNo
DurataAnni–decenniLimitata: finisce quando spariscono gli anticorpi trasferiti
EsempiVaccini con microbi inattivati o attenuatiSiero antitetanico; siero antiofidico; IgG materne transplacentari; anticorpi del latte materno; siero antibotulinico, antirabbico
Nelle sbobine è sbagliatoLa lezione 02 presenta come esempio di immunità passiva "il trasferimento di linfociti T specifici da un soggetto immunizzato per il tetano" e subito dopo dice che "in circolo avrà gli anticorpi antigene-specifici". Sono due cose diverse e il periodo le confonde. Correttamente: l'immunizzazione passiva umorale trasferisce siero/anticorpi (è quella dell'antitetanica); l'immunizzazione passiva cellulare — molto più recente — trasferisce linfociti T antigene-specifici e non produce anticorpi circolanti.

Immunizzazione passiva con cellule: l'applicazione clinica

Identificare, all'interno di un clone antigene-specifico, la cellula capace di sopravvivere a lungo permette di fornire un'immunizzazione passiva con cellule. L'esempio classico è il trapianto di midollo osseo:

  • Un trapianto è istocompatibile al 100% solo fra gemelli omozigoti; negli altri casi si innesca una reazione verso le cellule trapiantate.
  • Per evitare il rigetto il ricevente viene immunoablato: gli si elimina il sistema immunitario e gli si fornisce midollo per ricostruirne uno nuovo.
  • La ricostituzione richiede settimane o mesi. Storicamente la maggior parte dei pazienti moriva non per la reazione al trapianto, ma per la riaccensione di infezioni banali e diffusissime: citomegalovirus, herpes.
  • Oggi gli antivirali coprono in parte quella finestra; la linea di ricerca attuale è selezionare dal donatore linee di cellule T specifiche per antigeni virali, congelarle e infonderle quando il trapiantato sviluppa l'infezione.

CAR-T

La stessa logica applicata agli antigeni tumorali dà le CAR-T (chimeric antigen receptor T cells). "Chimerico" perché il recettore combina due cose: la capacità di un'immunoglobulina di riconoscere l'antigene in forma diretta, montata sulla membrana di un linfocita T citotossico. Quando la cellula che esprime il recettore chimerico riconosce l'antigene, uccide il bersaglio. Sono estremamente efficaci: in ore–giorni dall'infusione la componente neoplastica può essere eliminata.

IntegrazioneIl punto concettuale che le sbobine sfiorano senza esplicitare: il CAR bypassa la restrizione MHC. Riconoscendo l'antigene nativo di superficie come farebbe un anticorpo, funziona anche sulle cellule tumorali che hanno perso l'MHC di classe I per sfuggire ai CTL (cap. 11). Il bersaglio clinico più usato è CD19 nelle neoplasie B. Il limite: funziona solo su antigeni di superficie, mentre il TCR vede anche antigeni intracellulari via MHC-I.
PARTE II

Anatomia del sistema e cellule

Dove il sistema immunitario abita, da quale cellula viene tutto, e chi sono i personaggi prima di vederli in azione.

07

Organi linfoidi

Lez. 01 · 07 · 10

Gli organi linfoidi sono tessuti organizzati che contengono un elevato numero di leucociti. Il termine leucociti indica tutte le cellule del sistema immunitario, i globuli bianchi, poi classificati in sottopopolazioni funzionali molto precise.

Negli organi linfoidi i leucociti interagiscono con cellule non linfoidi, dette in senso lato cellule stromali. Non sono meno importanti: è dimostrato che lo stroma supporta non soltanto la differenziazione nelle varie sottoclassi, ma anche la sopravvivenza, la proliferazione e l'assunzione di funzioni precise.

Organi linfoidi primari (centrali)

Dove i leucociti si sviluppano.

  • Midollo osseo — sostituito nelle sue funzioni, durante la vita fetale, dal fegato fetale. Contiene la cellula staminale ematopoietica, da cui scaturiscono tutte le popolazioni: non solo leucocitarie, ma anche globuli rossi e megacariociti. È l'organo che si trapianta a un soggetto immunoablato.
  • Timo — dove maturano i linfociti T, a partire da precursori linfoidi migrati dal midollo.

Organi linfoidi secondari (periferici)

Dove i linfociti maturi incontrano l'antigene.

  • Tonsille: palatine, faringo-adenoidi, linguali, tubariche.
  • Linfonodi.
  • Milza — raccoglie gli antigeni penetrati nel torrente circolatorio, sia direttamente dai tessuti sia per via linfatica attraverso il dotto toracico.
  • MALT, sistemi linfoidi associati alle mucose, bronchiale e intestinale, con strutture organizzate (es. placche del Peyer).
  • SALT, sistema linfoide associato alla cute: più diffuso e meno organizzato di quello mucosale, ma con popolazioni leucocitarie stanziali pronte a innescare la risposta.
  • Tessuti linfoidi ectopici: tessuti linfoidi che si formano de novo in organi non linfoidi, di norma in risposta a un insulto.
Da sapereLa risposta primaria si innesca sempre in un organo linfoide secondario, mai in uno primario (lì siamo nella fase di ontogenesi, in assenza di antigene estraneo). La ragione è statistica: dato che la cellula con il recettore giusto è rarissima, per avere una probabilità ragionevole di incontro bisogna portare l'antigene dove ci sono centinaia di milioni di linfociti — il linfonodo.

Struttura del linfonodo, funzionalmente

Le lezioni 10 e 11 descrivono il linfonodo dal punto di vista dei movimenti cellulari:

  • Vaso afferente → porta la linfa drenata dalla periferia, potenzialmente ricca di antigeni, nel seno sottocapsulare.
  • Regione corticale con i follicoli: ricchi di linfociti B. Follicolo primario = quiescente; follicolo secondario = con centro germinativo attivo.
  • Zona paracorticale: ricca di linfociti T e cellule dendritiche presentanti l'antigene.
  • Venule ad endotelio alto (HEV): la porta d'ingresso dei linfociti dal sangue.
  • Vaso linfatico efferente: l'uscita.

Come entrano gli antigeni nel follicolo

  • Antigeni piccoli: entrano direttamente nei condotti che dal seno sottocapsulare portano la linfa ai follicoli, dove i B li riconoscono in forma nativa.
  • Antigeni grandi, che non attraversano i condotti: (a) captati dai macrofagi del seno sottocapsulare, che li portano al follicolo senza processarli; (b) portati dalle cellule dendritiche del seno midollare.
  • Immunocomplessi che hanno legato componenti del complemento: nella milza vengono catturati dai linfociti B della zona marginale, dotati dei recettori per quelle frazioni.
IntegrazioneLe sbobine non nominano le cellule dendritiche follicolari (FDC) quando descrivono l'ingresso dell'antigene, ma le usano poi nel centro germinativo. Vale la pena tenerle distinte: le FDC non sono di origine ematopoietica (sono stromali, non derivano dal midollo), non presentano in MHC-II e non processano l'antigene: lo espongono intatto, trattenuto sulla membrana tramite recettori per il complemento (CR1, CR2) e per l'Fc, per anni. Servono a far "provare il recettore" ai linfociti B nel centro germinativo (cap. 32). Le cellule dendritiche "vere", mieloidi, sono un'altra cosa.
08

Emopoiesi e stipiti cellulari

Lez. 01 · 06

La cellula staminale ematopoietica risiede nel midollo osseo, ma si trova anche in circolo a frequenze inferiori allo 0,001%: la si identifica con la citofluorimetria, analizzando centinaia di migliaia di eventi al secondo, grazie a due marcatori specifici, CD34 e CD133.

Applicazione clinica: evitare l'aspirato midollare

mobilitazione con citochine (es. GM-CSF) raccolta dal sangue periferico per leucaferesi selezione immunomagnetica con anti-CD34 / anti-CD133

I due precursori

Nel midollo, in risposta a citochine prodotte dallo stroma e a fattori di crescita e differenziazione, la staminale si polarizza verso due precursori. La distinzione è fondamentale perché la risposta immunitaria dipende strettamente dall'essere una cellula linfoide o mieloide.

Precursore comune linfoidePrecursore comune mieloide
Linfociti B (nel midollo)Cellule dendritiche mieloidi (quelle dei tessuti)
Cellule NK e cellule linfoidi innate (ILC)Precursore di macrofagi e granulociti → macrofagi, neutrofili, eosinofili, basofili
Linfociti T — dopo migrazione nel timoPrecursore di eritrociti e megacariociti
Cellule dendritiche plasmacitoidi (piccola quota di stipite linfoide)

I fattori di trascrizione che orientano il precursore linfoide sono, per la linea B, EBF, E2A e Pax5; per la linea T il segnale decisivo è NOTCH1 stimolato dal ligando Delta1 timico (cap. 25); il bivio fra linea T/B e compartimento innato è segnato dal fattore ID2, che indirizza verso NK/ILC. L'ambiente citochinico, i fattori locali e modificazioni epigenetiche come i microRNA (piccoli RNA endogeni non codificanti che bloccano l'mRNA) concorrono alla scelta.

Il traffico è a doppio senso

Tutte queste cellule circolano fra organi linfoidi primari e secondari attraverso sangue e linfa. Fino a pochi anni fa si riteneva che, una volta uscite dagli organi primari, le cellule differenziate non potessero rientrarci. Si è invece dimostrato — almeno per il midollo osseo — che una quota di cellule già differenziate, dopo aver risposto all'antigene, torna nel midollo, dove trova nicchie particolari costituite dallo stroma e diventa cellula a lunga sopravvivenza. È il substrato anatomico della memoria immunologica.

09

I fagociti: monociti, macrofagi, cellule dendritiche

Lez. 01 · 03

Monociti

  • 2–8% dei leucociti del sangue; diametro 10–18 μm.
  • Citoplasma abbondante (li distingue dai linfociti), nucleo reniforme; contengono mitocondri, RE, Golgi, lisosomi e due tipi di granuli: primari (precoci, fosfatasi acida e perossidasi) e secondari (tardivi, catalasi).
  • Sono cellule in transito: forma indifferenziata del macrofago, differenziano a macrofago una volta raggiunto il tessuto, in risposta a citochine infiammatorie.

Diapedesi

Richiamati da citochine chemioattraenti prodotte nella sede del danno, i monociti migrano dal circolo al tessuto. Per aderire all'endotelio devono prima essere rallentati: sono ancora le citochine a stimolare l'endotelio a esprimere selectine e integrine, che rallentano le cellule circolanti (fenomeno del rolling leucocitario) e ne mediano l'adesione.

Integrazione · l'ordine corretto della cascata adesivaLe sbobine citano selectine e integrine insieme; i due tipi di molecola agiscono però in fasi successive e distinte:
1. Rolling — mediato dalle selectine (P- ed E-selectina sull'endotelio, indotte da TNF-α e IL-1) che legano ligandi glicidici sul leucocita: legame a bassa affinità, si forma e si rompe, la cellula rotola.
2. Attivazione — le chemochine esposte sull'endotelio agiscono sui recettori del leucocita e cambiano la conformazione delle integrine da bassa ad alta affinità.
3. Adesione stabile — le integrine (LFA-1, VLA-4) legano ICAM-1 e VCAM-1 endoteliali: la cellula si ferma.
4. Diapedesi — attraversamento fra le giunzioni endoteliali e migrazione nel tessuto secondo gradiente chemiotattico.
Selectine = rallentare; chemochine = fermare; integrine = ancorare. È esattamente lo schema che la lezione 03 descrive a proposito dei neutrofili, ma con i ruoli invertiti.

Macrofagi

Cellule mononucleate tissutali del sistema dei fagociti. Hanno due ruoli, in due immunità diverse:

Nell'immunità innataNell'immunità specifica
Fagocitosi: inglobare nel citoplasma particelle estranee, microrganismi compresi, e distruggerle.Fase iniziale: presentazione dell'antigene al linfocita T, associando peptidi del patogeno all'MHC di classe II (in alcuni casi di classe I).
Produzione di citochine che richiamano e attivano altre cellule infiammatorie (chemochine).Fase tardiva: diventano il braccio effettore della risposta specifica — attivati dai linfociti T helper, acquisiscono funzioni che portano all'eliminazione del microbo.
Secrezione di enzimi e di fattori di crescita (dei fibroblasti e delle cellule endoteliali): contribuiscono alla riparazione dei tessuti lesi.
In corso di infezione virale, produzione di interferone-α, che inibisce la replicazione virale e la diffusione ad altre cellule.

Nomi diversi secondo il tessuto

SedeNome
SNCMicroglia
FegatoCellule di Kupffer
MilzaMacrofagi splenici
OssoOsteoclasti
ConnettivoIstiociti

Doppia origine dei macrofagi tissutali

La visione classica sta cambiando: si ritiene che coesistano macrofagi di derivazione monocitaria, con ricambio continuo, e macrofagi di derivazione embrionale, mantenuti nel tessuto da cellule staminali locali. La dimostrazione nell'uomo viene dal monitoraggio di organi trapiantati fra sessi diversi: se il donatore è femmina e il ricevente maschio, nell'organo si trovano macrofagi sia XX (residenti, dell'organo) sia XY (derivati dai monociti del ricevente).

Nell'infiammazione cronica granulomatosa

I macrofagi si accumulano attorno alla zona d'infezione trasformandosi in cellule epitelioidi, che disposte in corona costituiscono una sorta di capsula. Non è raro che fondano fra loro formando cellule giganti polinucleate dette cellule di Langhans.

Attenzione · due nomi quasi identiciCellule di Langhans = sincizi polinucleati di macrofagi nei granulomi (es. tubercolare). Cellule di Langerhans = cellule dendritiche dell'epidermide. Sono due cose completamente diverse ed entrambe compaiono nelle sbobine.

Attivazione del macrofago

Il macrofago non attivato viene stimolato da microrganismi, ligandi dei TLR e citochine. Una volta attivo aumentano: metabolismo, velocità di diffusione, dimensioni, numero di granuli, endocitosi, capacità di killing, numero di recettori, produzione di citochine.

Recettori dei monociti/macrofagi

MarcatoreFunzione
CD11b/CD18 (CR3)Legame con particelle rivestite da C3bi
CD68Lipoproteine a bassa densità
CD40Costimolazione dei linfociti T (riceve il segnale da CD40L)
CD14Co-riconoscimento dell'LPS, insieme a TLR4
CD1Presentazione di antigeni lipidici
CD80 / CD86Costimolazione dei linfociti T
MHC classe IIPresentazione dell'antigene ai linfociti T CD4+
CD16, CD32, CD64Recettori per l'Fc delle IgG (FcγR)
TLR4, TLR8Toll-like receptor

Cellule dendritiche

Globuli bianchi che risiedono per lo più nei tessuti: solo lo 0,5% è in circolo. Si trovano soprattutto nei tessuti di barriera, più facilmente raggiungibili dai patogeni: mucosa nasale, polmonare, intestinale, gastrica e cute. Qui sono le sentinelle del sistema immunitario: le numerose estroflessioni ne aumentano la superficie e le rendono specializzate nel riconoscimento e nella cattura del patogeno.

Dopo il legame con il patogeno la DC muta il proprio assetto recettoriale, diventando sensibile alle chemochine di produzione linfonodale, e guidata da queste conduce il patogeno al linfonodo drenante più vicino.

DC mieloidiDC linfoidi (plasmacitoidi)
OriginePrecursore mieloide; possono differenziare anche dai monocitiPrecursore comune linfoide
MorfologiaEstroflessioni di membrana marcatePrive di estroflessioni: somigliano a linfociti con citoplasma abbondante
RecettoriPraticamente tutti i TLRTLR7 e TLR9
Funzione principaleProduzione di citochine infiammatorie; presentazioneProduzione di interferoni naturali (tipo I)

Le DC mieloidi sono oggetto di ricerca per le terapie tumorali: si prelevano monociti in vivo, si differenziano in vitro in DC mature che vengono sensibilizzate con antigeni tumorali, e si reinoculano nel malato. La risposta è già efficace e in miglioramento, in particolare nel melanoma.

DC immature e mature: il cambio di mestiere

DC immatura (in periferia)DC matura (nel linfonodo)
Cattura dell'antigeneSpiccata: alti livelli di PRR, recettori per il mannosio e per l'Fc delle IgGBassa: la cattura è già avvenuta, non serve più
ProcessazioneSpiccataBassa
CostimolazioneScarsaAlta: esprime CD80, CD86 e ICAM (adesione al linfocita T)
MHC-II: emivita≈ 10 ore100 ore
MHC-II: numero≈ 1 milione7 milioni

Perché contano quei due numeri: 7 milioni di molecole MHC-II significano poter esporre 7 milioni di peptidi diversi dello stesso antigene, e quindi attivare potenzialmente 7 milioni di specificità T diverse. L'aumento di emivita da 10 a 100 ore serve perché trovare, nel linfonodo, il linfocita T con il recettore giusto richiede tempo: il complesso MHC-peptide deve restare in superficie abbastanza a lungo.

Da sapereLa cellula dendritica è l'unica APC in grado di attivare un linfocita T vergine, cioè di innescare la risposta primaria. Macrofagi e linfociti B presentano l'antigene, ma a linfociti T già attivati (effettori). È la ragione per cui è definita "APC per eccellenza".
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Granulociti e mastociti

Lez. 01 · 03

Tutti i granulociti si differenziano nel midollo osseo. Sono polimorfonucleati (PMN), classificati in base all'affinità dei granuli per i coloranti.

Neutrofili

  • Diametro 10–12 μm; 50–70% dei leucociti circolanti; produzione di 1011 al giorno. Sono i più comuni granulociti del sangue periferico; nucleo polilobato.
  • Riversati nel circolo dopo il differenziamento, vengono reclutati dalle citochine infiammatorie, effettuano diapedesi e nel tessuto svolgono attività microbicida. Se non vengono reclutati, vanno in apoptosi.
  • Funzionalmente sono il braccio armato dei linfociti Th17 e proteggono soprattutto da funghi e batteri extracellulari.
  • Muoiono dopo aver fagocitato: il pus in una ferita è costituito da neutrofili morti dopo la risposta infiammatoria.

Eosinofili

  • PMN; secondo le sbobine meno dell'1% dei leucociti circolanti (0–450/μl). Granuli che si colorano con l'eosina.
  • Fondamentali nelle risposte di tipo 2, innescate dai parassiti, compresi i macroparassiti pluricellulari (vermi), che sono troppo grandi per essere fagocitati.
  • Portano il recettore per l'Fc delle IgE a bassa affinità: riconosciuto l'Fc di IgE legate a un parassita, degranulano liberando sostanze altamente tossiche che digeriscono il tegumento del parassita.
  • Coinvolti anche in: broncospasmo, produzione di muco, aumento della chemiotassi, aumento della permeabilità endoteliale, e possibile azione autolesiva con danno tissutale.
AttenzioneIl dato "meno dell'1%" è al limite inferiore: i valori di riferimento correnti danno gli eosinofili all'1–4% dei leucociti circolanti (fino al 6% in alcuni laboratori). Le sbobine stesse riportano poi 0–450/μl, che su 4.500–11.000 leucociti totali arriva al 4%. Aumentano nelle ipereosinofilie e in soggetti con allergie importanti.

Basofili

  • PMN; meno dello 0,5% dei leucociti circolanti (0–200/μl); diametro ≈10 μm; nucleo bilobato.
  • Esprimono il recettore per l'Fc delle IgE ad alta affinità (FcεRI). Le IgE si legano al recettore prima ancora di aver legato l'antigene: il basofilo resta così sensibilizzato.
  • Quando l'antigene si presenta, il basofilo sensibilizzato degranula liberando istamina, eparina, perossidasi, idrolasi acide e altri mediatori dell'infiammazione. Se la sostanza è un allergene, questa è l'ipersensibilità di primo tipo (immediata).
  • Il 30% della popolazione presenta IgE che sensibilizzano i basofili verso allergeni.
  • Funzionalmente molto simili ai mastociti.
Nelle sbobine è sbagliatoIl nucleo del basofilo viene descritto come "reniforme o bilobato". Reniforme è il nucleo del monocita (le sbobine stesse lo dicono due pagine prima). Il basofilo ha nucleo bilobato o a S, spesso mascherato dai granuli basofili sovrapposti.
Caso clinico riportato a lezioneBambino seguito all'Ospedale Bambino Gesù di Roma, con titoli di IgE circolanti altissimi e allergie multiple invalidanti. Terapia: plasmaferesi selettiva — il sangue viene condotto in circolo extracorporeo e ripulito per filtrazione dalle IgE circolanti. Da sola non basta, per due motivi: (1) non agisce sulle cellule che producono le IgE, quindi in poco tempo i titoli si ricostituiscono; (2) rimuove solo le IgE circolanti, non quelle già legate alle cellule, che sono le vere responsabili dello shock anafilattico. Alla plasmaferesi segue perciò un farmaco biologico anti-IgE, che blocca la degranulazione dei basofili; questo farmaco agisce però solo se le IgE circolanti sono basse — da qui la necessità della plasmaferesi preliminare.
Nota: la sbobina dice "IgE già legate ai linfociti T"; sono legate a mastociti e basofili, non ai linfociti T.

Mastociti

Cellule stanziali dei connettivi e delle mucose, in genere vicino alle venule del microcircolo. Due tipi:

  • MMC — mastociti associati alle mucose;
  • CTMC — mastociti associati ai tessuti connettivi.

Come i basofili esprimono il recettore ad alta affinità per l'Fc delle IgE, che restano legate alla membrana attraverso il frammento costante.

Granuli pre-formatiGranuli neosintetizzati (de novo)
Istamina (spiega l'attività vasodilatatrice), proteoglicani, proteasi neutre, fattori chemiotattici per neutrofili ed eosinofili, PAF (fattore attivante le piastrine), alcune citochineLeucotrieni, prostaglandine, trombossani

I mediatori neosintetizzati derivano dai fosfolipidi di membrana per azione della fosfolipasi A2, che libera acido arachidonico; da qui due vie:

fosfolipidi— PLA2 → acido arachidonico — lipossigenasi →leucotrieni — ciclossigenasi →prostaglandine, trombossani
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Cellule NK e cellule linfoidi innate

Lez. 01 · 03

Le natural killer sono le cellule linfoidi più rappresentate nell'immunità naturale e la principale componente linfoide dell'immunità innata (con le DC plasmacitoidi, anch'esse di stipite linfoide). Si sviluppano principalmente nel midollo osseo, ma anche nel timo, dal precursore comune linfoide indirizzato dal fattore di trascrizione ID2 — lo spartiacque fra linea T/B e compartimento innato.

Furono descritte per la prima volta come cellule capaci di lisare cellule tumorali; in seguito si vide che riconoscono anche cellule infettate da virus o da batteri a trofismo intracellulare.

  • 5–15% delle cellule mononucleate del sangue periferico; presenti nella milza, molto meno nei linfonodi. Le ILC sono invece abbondanti nelle mucose.
  • Leggermente più grandi di un linfocita T, citoplasma ricco di granuli contenenti perforina e granzimi; i granuli aumentano di numero con l'attivazione.
  • Non esprimono recettori clonali: niente TCR, niente immunoglobulina di membrana, niente CD3. Esprimono invece CD56 e CD16.
  • Oltre a uccidere, producono grandi quantità di IFN-γ, che attiva i macrofagi e li rende capaci di eliminare ciò che hanno fagocitato.

Le due sottopopolazioni, definite dall'intensità di CD56

CD56brightCD56dim
Perforina nei granuliAssentePresente
Funzione prevalenteProduzione di grandi quantità di IFN-γAlta attività citotossica

La famiglia ILC

Negli ultimi anni le NK sono state inserite in un gruppo eterogeneo, le cellule linfoidi innate (ILC):

PopolazioneCompitoCorrisponde alla risposta T di tipo…
NK vere e proprieKilling (o produzione di IFN-γ, secondo l'espressione di CD56)
ILC1Produzione di citochine (IFN-γ)Tipo 1
ILC2Produzione di IL-13 e IL-5Tipo 2
ILC3Produzione di IL-22 e IL-17Tipo 3
AttenzioneLa lezione 01 descrive le ILC come "simili alle NK ma funzionalmente diverse", come se fossero una popolazione affiancata. La formulazione corretta, che la lezione 03 poi adotta, è che le NK sono un membro della famiglia ILC — precisamente le ILC citotossiche —, mentre ILC1/2/3 sono le controparti innate, non citotossiche e prive di recettore clonale, dei linfociti Th1, Th2 e Th17.

Le tre risposte, viste dal lato innato

RispostaCitochineProtegge daCome
Tipo 1IFN-γVirus e batteri intracellulariL'IFN-γ potenzia il macrofago, che distrugge ciò che ha fagocitato o che ospita
Tipo 2IL-4, IL-5, IL-13Parassiti extracellulari pluricellulariNon fagocitabili (un verme intestinale è troppo grande per un macrofago): si è evoluta una risposta di citotossicità mediata da eosinofili, mastociti, basofili
Tipo 3IL-17, IL-22Batteri e funghi extracellulariPotenzia il neutrofilo, spiccatamente capace di fagocitare microbi e funghi extracellulari

Il meccanismo litico

Nel punto di contatto con il bersaglio si crea una vera e propria sinapsi; è al suo interno che la NK rilascia il contenuto dei granuli. Nelle immagini di microscopia i granuli di perforina, marcati in fluorescenza, si vedono tutti polarizzati verso il punto di contatto.

sinapsi NK–bersaglio polarizzazione dei granuli esocitosi nello spazio confinato alta [Ca²⁺] polimerizzazione della perforina poro sulla membrana bersaglio ingresso dei granzimi attivazione delle caspasi apoptosi

Il confinamento nella sinapsi non è un dettaglio: la perforina è un piccolo polipeptide che, ad alte concentrazioni di calcio, polimerizza in modo strutturato creando un poro. È un sistema estremamente efficace, e proprio per questo deve essere controllato — l'uccisione è precisa e diretta solo contro la cellula riconosciuta.

Perché uccidere per apoptosi e non per necrosi? Perché la morte del bersaglio non deve innescare infiammazione. Una cellula necrotica rilascia componenti riconosciuti dai TLR e dai recettori dell'innata (i DAMP), scatenando produzione di citochine infiammatorie. La cellula apoptotica viene invece riconosciuta e fagocitata da altre cellule dell'innata senza innescare alcuna infiammazione.

Missing self: come fa la NK a decidere

L'ipotesi del missing self prevede che la NK uccida tutte le cellule che non riconosce come proprie. Deve dunque esistere sulla membrana del bersaglio qualcosa che dia l'informazione "non uccidere": sono le molecole MHC di classe I, espresse su tutte le cellule nucleate, lette dai recettori inibitori della NK.

  • Cellula che perde l'MHC-I (tipico delle cellule infettate e delle neoplastiche, che così sfuggono ai CTL) → nessuno stimolo sui recettori inibitori → lisi.
  • Cellula con MHC-I normale → segnale inibitorio → nessuna degranulazione.

Il quadro reale è più complesso: la NK esprime anche recettori attivatori, e l'esito dipende dal bilanciamento fra i due segnali.

SituazioneRecettore inibitoreRecettore attivatoreEsito
Bersaglio privo di MHC-INon stimolatoStimolatoLisi
Bersaglio normaleStimolato, prevalePoco o non stimolatoNessuna lisi
Bersaglio con MHC-I e ligandi attivatori (stress, infezione)StimolatoFortemente stimolato, prevaleLisi

Il meccanismo molecolare del bilanciamento

  • Recettori inibitori → coda citoplasmatica con sequenze ITIM (immunoreceptor tyrosine-based inhibitory motif) → reclutano fosfatasi → rimuovono gruppi fosfato → spengono la cascata.
  • Recettori attivatori → sequenze ITAM (immunoreceptor tyrosine-based activating motif) → associate a chinasi → fosforilazione → segnale verso il nucleo.

Se prevale l'inibitorio, la fosfatasi blocca l'attività chinasica dell'attivatore: nessuna uccisione. Le stesse sequenze ITIM/ITAM si ritroveranno su PD-1, CTLA-4, CD3, FcγRIIB: è un motivo ricorrente in tutta l'immunologia.

Le famiglie di recettori NK

FamigliaMembriLigandoSegnale
KIR
killer immunoglobulin-like receptors: la famiglia più numerosa, con domini extracellulari simili a quelli immunoglobulinici
KIR-L (long cytoplasmic tail)MHC-IInibitorio (ITIM)
KIR-S (short cytoplasmic tail)MHC-IAttivatorio; la coda corta non basta, si appoggia alle molecole adattatrici DAP12 e FcRγ
NCR e CD16
natural cytotoxicity receptors
CD16Frammento costante delle IgG legate a un bersaglioAttivatorio → ADCC. Si appoggia a FcRγ e alla catena ζ (la stessa che serve al CD3)
NKp46, NKp30, NKp44Emoagglutinina virale sulla superficie della cellula infettataAttivatorio; si appoggiano a FcRγ/ζ o a DAP12
C-type lectin receptors
riconoscono carboidrati
NKG2AHLA-E (MHC-I non classico)Inibitorio
NKG2C, NKG2DNKG2D lega MIC-A, MIC-B e ULBPAttivatorio

MIC-A, MIC-B e ULBP: le molecole dello stress

Appartengono alla famiglia degli MHC di classe I ma sono non classiche: vengono espresse sulla membrana quando la cellula è in situazione di stress — infettata, danneggiata, trasformata. Normalmente sono confinate a livello citoplasmatico nelle cellule epiteliali ed endoteliali. Comparendo in superficie rendono la cellula visibile alla NK, che degranula. ULBP si associa in particolare alle cellule infettate da citomegalovirus, ed è in grado di legare alcune proteine virali.

Nelle sbobine è sbagliato (contraddizione interna)La lezione 03 dice prima che MIC-A e MIC-B "non sono codificati nello stesso locus" dell'MHC, e poche righe dopo che "MIC-A e B sono codificati da geni presenti nel locus MHC". La versione corretta è la seconda, confermata dalla lezione 08: MIC-A e MIC-B mappano nel locus MHC sul cromosoma 6, insieme a HLA-E, F, G, e sono classificati come MHC di classe I non classici. Le molecole della famiglia MHC-I che non mappano nel locus MHC sono invece le CD1 (cromosoma 1) e ULBP.
Punto aperto, ammesso a lezioneKIR inibitori e KIR attivatori riconoscono entrambi MHC di classe I. Come faccia lo stesso ligando a dare due segnali opposti non ha ancora una spiegazione definitiva. Un'ipotesi: gli MHC-I letti dai KIR attivatori ospitano peptidi non propri — virali, o di proteine trasformate — e questo ribalta l'esito del riconoscimento. Il docente dichiara esplicitamente che il punto è ancora in studio e che lo si trova irrisolto anche nei testi.

Il ruolo strategico delle NK

Le NK coprono la finestra di due settimane in cui l'immunità specifica sta ancora espandendo i cloni. Sono specifiche, ma attraverso recettori non clonali. Quando l'espansione adattativa è pronta, i CTL uccidono le cellule infettate e i Th attivano l'innata con sistemi più fini.

ADCC: citotossicità NK mediata da anticorpi

La NK uccide un bersaglio opsonizzato da IgG grazie al CD16, recettore a bassa affinità per l'Fc delle IgG. È sfruttato clinicamente: un anticorpo terapeutico diretto contro una molecola espressa da una cellula neoplastica la rende automaticamente bersaglio delle NK.

Che altro può fare una cellula opsonizzata da IgG? Due cose:

  • Fagocitosi mediata da anticorpo: neutrofili e macrofagi riconoscono l'Fc e mangiano la cellula opsonizzata.
  • Attivazione del complemento: l'anticorpo legato tramite il Fab innesca C1q → cascata → complesso MAC sulla superficie → la cellula lisa (cap. 17).
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Traffico linfocitario e homing

Lez. 04

I linfociti naive (vergini) sono cellule che non hanno mai incontrato l'antigene. Usciti dagli organi linfoidi primari ricircolano continuamente attraverso sistema linfatico, sangue e tutti gli organi linfoidi secondari.

sangue HEV — venule ad endotelio alto organo linfoide secondario vaso linfatico efferente dotto toracico vena cava sangue

Il processo di continua ricircolazione e perlustrazione si chiama traffico linfocitario e termina quando, in un organo linfoide secondario, il linfocita incontra il suo antigene specifico: questo evento è il priming.

  • Nessun incontro → il linfocita esce dal linfonodo attraverso il vaso efferente e riprende il giro.
  • Riconoscimento → espansione clonale e differenziazione in cellule effettrici, che abbandonano l'organo linfoide, passano per linfa, dotto toracico e vena cava, e via sangue raggiungono l'organo periferico dove è in corso l'infezione.

Esistono vie di homing diverse perché le varie sottopopolazioni linfocitarie devono localizzarsi nei microambienti tissutali in cui serve davvero una risposta.

Integrazione · perché "homing" e non solo "circolazione"Le sbobine nominano l'homing senza dire come funziona. Il principio: ogni distretto esprime una combinazione specifica di molecole di adesione e chemochine e ogni sottopopolazione linfocitaria esprime i recettori corrispondenti — è un sistema di codici postali.
· Linfocita naive → linfonodo: L-selectina (CD62L) + CCR7, che risponde a CCL19 e CCL21 prodotte nell'area T. Sono le stesse chemochine che la lezione 10 usa per spiegare lo spostamento del linfocita B verso la zona paracorticale.
· Effettore → intestino: integrina α4β7 + CCR9, che risponde a CCL25 (TECK) — la stessa chemochina che nella lezione 05 richiama i precursori nel timo.
· Effettore → cute: CLA + CCR4/CCR10.
· Uscita dagli organi linfoidi: gradiente di sfingosina-1-fosfato letto dal recettore S1P1 — lo stesso meccanismo con cui i timociti maturi lasciano il timo (cap. 25). L'attivazione induce transitoriamente CD69, che internalizza S1P1 e trattiene la cellula appena attivata nel linfonodo per il tempo necessario a espandersi.
PARTE III

Immunità innata

Come un sistema senza memoria e senza specificità fine riesce comunque a distinguere il microbo dal tessuto — e a fare da innesco a tutto il resto.

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PAMP, DAMP e i recettori che li leggono

Lez. 03

Le componenti dell'immunità innata

Componenti cellulariComponenti solubili
Fagociti: monociti, macrofagi, cellule dendritiche. Oltre a essere effettori dell'innata, danno inizio all'immunità specifica presentando i peptidi ai linfociti.PRR solubili (non tutti i PRR sono solubili): opsonizzano, neutralizzano, attivano il complemento.
Granulociti: neutrofili (le cellule principe dell'infiammazione, le più rappresentate in circolo, 1.800–7.700/μl), eosinofili (0–450/μl, parassitosi da elminti), basofili (0–200/μl).Complemento e l'intera cascata complementare.
Mastociti: nei tessuti, vicino alle venule del microcircolo; degranulano al danno rilasciando istamina, che agisce sul microcircolo e favorisce la formazione dell'essudato.Proteine della fase acuta, prodotte dagli epatociti in risposta alle citochine infiammatorie.
Linfociti NK: l'unica componente linfoide.Citochine pro-infiammatorie: TNF-α, IL-1β, IL-6.

L'immunità naturale, in ultima analisi, è un meccanismo di induzione di un processo infiammatorio.

PAMP

Pathogen-Associated Molecular Patterns: profili molecolari associati ai patogeni. Sono strutture molto conservate e ripetitive, condivise da intere classi di microbi, e sono conservate perché essenziali alla sopravvivenza del patogeno: se si modificassero, il microrganismo non sopravvivrebbe. Sono espressi solo dai microrganismi, non dalle nostre cellule — il che riduce moltissimo il rischio che l'innata attacchi il self.

Esempi riconosciuti:

  • Acidi nucleici: RNA a singolo filamento di alcuni virus; RNA a doppio filamento; isole citosina-guanina (CpG) non metilate, caratteristiche di virus e batteri.
  • Proteine: flagellina, componente dei flagelli batterici.
  • Lipidi di parete: lipopolisaccaride (LPS), componente principale della parete dei Gram negativi e il più importante induttore dell'immunità innata; acido lipoteicoico.
Nelle sbobine è sbagliatoLa lezione 03 attribuisce l'acido lipoteicoico ai batteri Gram negativi. È il contrario: l'acido lipoteicoico è tipico dei Gram positivi, dove è ancorato alla membrana citoplasmatica e attraversa lo spesso strato di peptidoglicano. La frase corretta è: "il lipopolisaccaride, componente dei Gram negativi; oppure l'acido lipoteicoico, caratteristico dei Gram positivi". Coerentemente, le sbobine stesse dicono poco più avanti che TLR2 riconosce peptidoglicani dei Gram positivi e TLR4 l'LPS dei Gram negativi.

DAMP

Danger/Damage-Associated Molecular Patterns, dette anche allarmine. Sono molecole nostre, rilasciate in condizioni di stress o di danno. Il criterio non è "estraneo/proprio" ma "dentro/fuori": molecole che normalmente stanno confinate dentro la cellula, trovate nell'ambiente extracellulare, segnalano che qualcosa è andato storto.

  • Heat shock proteins.
  • HMGB1: proteina strutturale non istonica della cromatina; confinata nel nucleo, se compare all'esterno segnala un danno non controllato.
  • Cristalli: urato monosodico (gotta), calcio pirofosfato diidrato, asbesto, colesterolo, alluminio.
  • ATP extracellulare, efflusso di K⁺, specie reattive dell'ossigeno.
Nelle sbobine è sbagliatoLa lezione 03 parla di "clorato monosodico che si accumula nelle articolazioni negli individui affetti da gotta". Il cristallo della gotta è l'urato monosodico (monosodium urate, MSU) — che infatti compare corretto poche righe più sotto nell'elenco degli attivatori dell'inflammasoma. Il clorato non c'entra nulla.
Nelle sbobine è sbagliatoLa lezione 03 scrive: "quando una cellula va incontro a morte non programmata, definita apoptosi, non si innesca il fenomeno infiammatorio; quando invece va incontro a una morte patologica, definita necrosi…". La definizione è rovesciata: l'apoptosi è la morte programmata (silenziosa dal punto di vista immunologico), la necrosi è la morte non programmata (patologica, rilascia DAMP e innesca infiammazione). Il resto del ragionamento è corretto — è solo l'aggettivo a essere invertito.

Perché serve? Perché infiammazione è anche sinonimo di riparazione: l'organismo deve accorgersi del danno tissutale, non solo dell'infezione.

PRR: Pattern Recognition Receptors

Tutte le cellule dell'innata, e in particolare macrofagi, cellule dendritiche e neutrofili, esprimono una serie di recettori chiamati PRR. I loro geni sono in configurazione germinale: non cambiano, sono identici in tutte le cellule che li esprimono, a differenza dei recettori linfocitari che si formano per ricombinazione somatica. Distribuzione non clonale. Reattività al self parziale, proprio perché leggono anche i DAMP.

Da sapere — indicazione del docenteSe all'esame viene chiesto "che cosa sono i PRR?", la risposta va costruita sulle modalità di classificazione e sul raggruppamento in famiglie, non sull'elenco dei singoli recettori (che sono tantissimi e in continua scoperta).

Classificazione strutturale — 5 famiglie

  • TLR — Toll-like receptors
  • CLR — C-type lectin receptors
  • SR — Scavenger receptors
  • NLR — NOD-like receptors (Nucleotide-binding Oligomerization Domain)
  • RLR — RIG-like receptors (Retinoic acid Inducible Gene)

Classificazione funzionale

FunzioneChe cosa succede al riconoscimentoFamiglie
SignallingForniscono un segnale alla cellula, nella maggior parte dei casi l'innesco della produzione di citochine infiammatorieTLR, NLR, RLR
FagocitosiInnescano la cattura del microbo, poi distrutto nel fagolisosoma. Attività legata alle cellule con lisosomi ricchi di enzimi litici: macrofagi e neutrofiliTLR, CLR, scavenger, recettori per l'Fc delle Ig
Opsonizzazione / neutralizzazione / attivazione del complementoRecettori solubili presenti nel siero e in altri liquidi biologici (es. surfattante polmonare)Prevalentemente CLR

Classificazione per localizzazione

SedeRecettori
Membrana cellulareTLR, CLR, scavenger, FcγR
Endosomi (pattugliano il contenuto endosomiale)TLR 3, 7, 8, 9
CitosolNLR, RLR
SecretiCollectine, ficoline, pentraxine, componente C1q del complemento
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Toll-like receptor e trasduzione del segnale

Lez. 03

Struttura

Glicoproteine di membrana di tipo I, a singola catena polipeptidica, con tre domini:

  • Dominio extracellulare (N-terminale), ricco di ripetizioni di leucina, deputato al riconoscimento del ligando. Nei TLR endosomiali questo dominio è intra-endosomiale: il dominio N-terminale che interagisce col ligando si affaccia sempre sul versante "esterno" — extracellulare o intra-endosomiale che sia.
  • Dominio transmembranario, che ancora la proteina.
  • Dominio citoplasmatico, responsabile della trasduzione. È identico a quello del recettore per l'interleuchina-1: per questo si chiama TIR (Toll/Interleukin-1 Receptor).

I dieci TLR umani

Ne sono stati descritti 13; i primi 10 anche nell'uomo, mentre per l'11, 12 e 13 i dati sono contrastanti (evidenziati nel modello murino, non univocamente nell'uomo).

TLRSedeLigando
TLR1 / TLR6MembranaNon legano da soli: formano eterodimeri con TLR2
TLR2MembranaNon lega direttamente il proprio ligando: si associa a TLR1 o TLR6 (dati recenti: anche eterodimero con TLR10). Riconosce glicoproteine e peptidoglicani dei Gram positivi
TLR3EndosomaRNA a doppio filamento
TLR4MembranaLipopolisaccaride dei Gram negativi (con CD14 e MD-2) e alcune HSP — esempio di PRR che legge sia PAMP sia DAMP
TLR5MembranaFlagellina
TLR7 / TLR8EndosomaRNA a singolo filamento
TLR9EndosomaDNA ricco di siti CpG non metilati, caratteristici del genoma batterico
TLR10MembranaEterodimerizza con TLR2

Dove sono espressi: descritti la prima volta sulle cellule dendritiche, oggi si sa che sono espressi da buona parte delle cellule del sistema immunitario e non solo — monociti, polimorfonucleati, NK, cheratinociti, cellule epiteliali, linfociti B e linfociti T.

Perché i TLR sono decisivi per l'immunità specifica

I TLR sono importanti mediatori dell'infiammazione: inducono la produzione di molte citochine pro-infiammatorie (TNF-α, IL-6, interferoni di tipo I) e delle molecole di co-stimolo.

Quest'ultimo punto è il ponte con l'immunità adattativa. Il linfocita T, per attivarsi, non basta che riconosca il peptide in MHC: occorre che la cellula presentante sia in stato di attivazione, definito dall'espressione delle molecole co-stimolatorie — espressione regolata proprio dai TLR.

Perché un sistema così elaborato? Perché le APC rielaborano continuamente anche proteine self. Il criterio evolutivo per distinguere proprio da non proprio è: la cellula si attiva solo quando sente la presenza di un patogeno.

presenza del patogeno attivazione TLR espressione dei co-stimolatori coincidenza con la presentazione del peptide attivazione della risposta specifica

La trasduzione: quattro proteine adattatrici

Tutti i TLR segnalano attraverso quattro proteine adattatrici citoplasmatiche, tutte caratterizzate dalla presenza di un dominio TIR, lo stesso che caratterizza la coda del TLR — è l'interazione TIR–TIR a permettere l'aggancio. In assenza di ligando questo non avviene; il riconoscimento del ligando causa una modificazione strutturale che rende il TIR del recettore reattivo verso il TIR dell'adattatore.

Le adattatrici sono: MyD88, TIRAP, TRIF, TRAM.

ligando cambio conformazionale del TLR TIR–TIR con l'adattatore protein-chinasi fattori di trascrizione nucleo geni delle citochine infiammatorie

I fattori di trascrizione attivati a valle sono NF-κB, IRF-3, IRF-7.

Via MyD88-dipendente

RecettoreCome raggiunge MyD88
TLR5, TLR7, TLR9Diretto: MyD88 lega direttamente il TIR del recettore
TLR1/TLR2, TLR6/TLR2, TLR4Indiretto: TIRAP lega il TIR del recettore e a sua volta recluta MyD88

Cascata:

MyD88 IRAK-1 / IRAK-4 TRAF6 (fosforilato) complesso IKK classico: IKKα + IKKβ + IKKγ/NEMO fosforilazione di IκB IκB si stacca da NF-κB NF-κB nel nucleo

Il punto chiave: finché NF-κB è legato a IκB non può traslocare. IκB è un inibitore; fosforilarlo significa liberare NF-κB. In assenza di MyD88 — e questo accade in alcune immunodeficienze — tutte le cellule che esprimono questi TLR non riescono ad attivarsi in risposta al ligando naturale.

Via MyD88-indipendente

RecettoreCome raggiunge TRIF
TLR3Diretto: TRIF lega il TIR di TLR3
TLR4Indiretto: TRAM lega il TIR del recettore, TRIF riconosce il TIR di TRAM
TRIF complesso IKK non classico: IKKi + IKKε TBK1 IRF3 nucleo geni degli interferoni di tipo I (IFN-β)
Nelle sbobine è sbagliatoIl paragrafo sulla via MyD88-indipendente si apre con: "Questa via non vede coinvolte TRAM e TRIF, le altre due molecole adattatrici". È esattamente il contrario, e il periodo successivo della stessa sbobina lo smentisce descrivendo TRIF e TRAM al lavoro. La frase corretta è: "Questa via non vede coinvolte MyD88 e TIRAP, ma le altre due molecole adattatrici, TRIF e TRAM". Verosimilmente sono stati scambiati i nomi in trascrizione.
Attenzione · semplificazione dichiarataIl docente avverte che gli IRF non sono una singola molecola ma una famiglia di fattori con specificità diverse: a lezione si parla solo di IRF3 (e IRF7). Analogamente, la famiglia degli interferoni naturali comprende almeno le classi α e β, entrambe indotte dagli IRF.

Tempi

Dal riconoscimento del ligando alla trascrizione nel nucleo: 5–10 minuti. Dalla trascrizione alla produzione della citochina: 1–2 ore.

TLR e patologia: deficienze funzionali

DifettoQuadro clinico
Deficit di TLR3 o TRIFEncefalite da Herpes simplex (HSE) — coerente col fatto che questa via produce interferoni antivirali
Mutazioni di MyD88 (che alterano il dominio TIR e ne impediscono l'aggancio)Infezioni ricorrenti in età pediatrica da batteri piogeni: streptococchi e stafilococchi
Mutazioni di NEMO/IKKγIl sistema non riesce ad attivare NF-κB: le cellule non producono citochine infiammatorie. Displasia ectodermica anidrotica con immunodeficienza (EDA-ID)
Mutazioni di IκBαStesso fenotipo clinico (EDA-ID)

Ad oggi sono state identificate almeno 7 mutazioni diverse a carico di geni che codificano proteine del signalling TLR, associate a EDA-ID o a HSE.

15

Le altre famiglie di PRR

Lez. 03

C-type lectin receptors (CLR)

Sono sia proteine transmembrana sia proteine solubili. Riconoscono carboidrati particolari, non presenti nel nostro organismo, in maniera Ca²⁺-dipendente.

  • Di membrana → innescano fagocitosi nella cellula che li esprime.
  • Solubiliopsonizzano il microbo, rendendolo più visibile ai fagociti.

Classificazione in tre tipi:

TipoSedeCaratteristica
Tipo IMembranaPiù siti di legame per il carboidrato
Tipo IIMembranaUn singolo sito di legame
Tipo IIISolubiliCollectine: SP-A e SP-D (surfattante polmonare), MBL (mannose-binding lectin)

I tipi I e II riconoscono β-glucani, zimosani e prodotti virali: HIV-1, HCV, CMV, virus Ebola. La MBL è la proteina che innesca la via lectinica del complemento (cap. 17).

Nelle sbobine è sbagliatoLa lezione 03 definisce il CMV come "Citomegalovirus che infetta principalmente i linfociti B". Il virus che infetta i linfociti B legando CD21/CR2 è l'Epstein-Barr virus (EBV), non il CMV — e infatti le stesse sbobine, nel capitolo sui recettori del complemento, scrivono correttamente che CR2/CD21 "è il recettore di membrana di EBV". Il citomegalovirus infetta preferenzialmente monociti/macrofagi, cellule endoteliali ed epiteliali.

Scavenger receptors

Espressi sulla membrana, in particolare dai macrofagi della milza. Riconoscono strutture molecolari presenti sia su Gram negativi sia su Gram positivi. Nell'organismo hanno anche due funzioni "domestiche":

  • Uptake delle lipoproteine acetilate o ossidate (es. LDL ossidate — il collegamento con l'aterosclerosi).
  • Eliminazione delle cellule apoptotiche: la cellula in apoptosi modifica la propria membrana in modo da essere vista da questi recettori, che la eliminano senza innescare infiammazione.

La classificazione è ancora indietro rispetto agli altri PRR; alcuni testi riportano tre gruppi:

TipoStrutturaLigandi
ATrimerici: tre catene transmembrana associate, ciascuna con un singolo dominio transmembrana
BCatena singola ma con due domini transmembrana: il ripiegamento porta nel citoplasma sia la porzione COOH- sia la NH₂-terminale
CCatena singola, non trimericiEndogeni (fra cui la β-amiloide) ed esogeni associati a patogeni

NOD-like receptors (NLR)

Recettori citoplasmatici, per molecole associate a patogeni e a stress cellulare. Struttura a tre domini:

  • Dominio ricco in leucine (COOH-terminale) — riconosce il ligando, esattamente come nei TLR.
  • Dominio NOD — oligomerizzazione.
  • Dominio effettore (NH₂-terminale) — identifica tre sottofamiglie: CARD, PYD, BIR.

NLR della famiglia CARD (NOD1, NOD2)

Stesso principio dei TLR, ma il riconoscimento avviene nel citoplasma anziché all'esterno o nell'endosoma.

ligando citosolico NOD2 attivo (dominio CARD) adattatore RICK, anch'esso con CARD IKK classico fosforilazione di IκB NF-κB nel nucleo

Oltre alla via NF-κB, NOD1 e NOD2 innescano la via delle MAPK, non ancora del tutto definita.

IntegrazioneLe sbobine non dicono che cosa riconoscano NOD1 e NOD2: sono frammenti di peptidoglicano batterico arrivati nel citosol — NOD1 lega il γ-D-glutamil-mesoDAP (soprattutto Gram negativi), NOD2 il muramil-dipeptide (MDP), comune a Gram positivi e negativi (l'MDP compare nell'elenco degli attivatori dell'inflammasoma nelle sbobine, ma è ligando di NOD2). Rilevanza clinica notevole: polimorfismi di NOD2 sono il principale fattore di rischio genetico noto per il morbo di Crohn, patologia che le sbobine citano più volte senza collegarla qui. L'adattatore chiamato "RICK" ha altri due nomi nei testi: RIP2 e CARDIAK.

NLR della famiglia PYD — l'inflammasoma

Rispondono a PAMP e DAMP citoplasmatici formando complessi attivatori detti inflammasomi. Attivatori riportati: batteri patogeni, ATP extracellulare, efflusso di K⁺, specie reattive dell'ossigeno, cristalli (urato monosodico, calcio pirofosfato diidrato, asbesto, colesterolo, alluminio), DNA virale, muramil-dipeptide.

Patologie associate: sindromi autoinfiammatorie e gotta.

Integrazione · come funziona davvero l'inflammasomaLe sbobine si fermano al nome. Il meccanismo, che rende comprensibile perché la gotta e le sindromi autoinfiammatorie stiano in questo paragrafo:
1. NLRP3 (il più studiato) oligomerizza attorno all'adattatore ASC formando una piattaforma.
2. La piattaforma recluta e attiva la caspasi-1 per prossimità.
3. La caspasi-1 taglia le forme inattive pro-IL-1β e pro-IL-18 nelle citochine mature e secretabili.
4. Taglia anche la gasdermina D, che forma pori sulla membrana: da qui escono le citochine e, se il processo è intenso, la cellula muore per piroptosi (morte infiammatoria, diversa da apoptosi e necrosi).
Il punto concettuale: la produzione di IL-1β richiede due segnali — uno da TLR che induce la trascrizione della pro-forma, e uno dall'inflammasoma che la taglia. È una doppia sicura su una citochina molto pericolosa. Le sindromi autoinfiammatorie (CAPS) sono mutazioni gain-of-function di NLRP3, e si trattano con farmaci anti-IL-1 (anakinra, canakinumab).

RIG-like receptors (RLR)

Famiglia di tre membri: RIG-I (retinoic acid-inducible gene I), MDA5 (melanoma differentiation-associated gene 5), LGP2 (laboratory of genetics and physiology). Espressi in tutte le cellule nucleate; riconoscono RNA a singolo e a doppio filamento.

  • RIG-I e MDA5 sono elicasi con domini CARD, che attivano vie conducenti alla produzione di IFN di tipo I e altre citochine infiammatorie (via MAVS, mitochondrial anti-viral signaling protein).
  • LGP2 manca del dominio CARD e funziona da regolatore di RIG-I e MDA5.
Perché sono stati scoperti — l'aneddoto sperimentaleAlcuni ricercatori volevano indurre l'espressione di un gene in una cellula che normalmente non lo esprime, tramite trasduzione con vettore virale: il vettore trasporta il gene, che sotto il controllo degli enhancer virali viene espresso stabilmente. Si accorsero però che la procedura attivava anche questi recettori, con conseguente produzione di interferone — una citochina antivirale molto potente, che falsava l'esperimento. È così che i RLR sono stati caratterizzati.
16

Fagocitosi e killing

Lez. 03
riconoscimento via PRR / FcR / CR3 fagocitosi fagosoma fusione con i lisosomi fago-lisosoma degradazione del contenuto
Nelle sbobine è illeggibileIl paragrafo sui meccanismi microbicidi, nella trascrizione, è andato a pezzi: le voci compaiono duplicate e i due elenchi risultano scambiati, con "fattori dipendenti da riduzione di O₂" che elenca il lisozima e la lattoferrina. La ricostruzione corretta è quella qui sotto: la dizione standard è meccanismi ossigeno-dipendenti (burst ossidativo) e ossigeno-indipendenti.
Meccanismi ossigeno-dipendenti (burst ossidativo)Meccanismi ossigeno-indipendenti
Radicali idrossilici (OH·)Lisozima (attacca il peptidoglicano)
Superossido (O₂⁻)Lattoferrina (chelante del ferro)
Perossido di idrogeno (H₂O₂)Idrolasi acide
Radicali alogenuri (OCl⁻)Defensine e proteine cationiche
Ossido nitrico (NO)pH basso (≈3,5)

Le sette classi di idrolasi acide

Enzimi attivati dal pH acido dei lisosomi, ciascuno con un target specifico:

EnzimaBersaglio
NucleasiLegami fosfodiesterici di DNA e RNA
LipasiLipidi
FosfolipasiFosfolipidi
GlicosidasiCarboidrati
ProteasiProteine e peptidi → amminoacidi
FosfatasiRimuovono gruppi fosfato
SolfatasiRimuovono gruppi solfato
Nelle sbobine è sbagliatoLe sbobine elencano "FOSFATASI (rimuovono gruppi fosfato) e SOLFATASI (rimuovono gruppi fosfato)" — la seconda voce ripete la prima. Le solfatasi rimuovono ovviamente gruppi solfato.
IntegrazioneIl burst ossidativo dipende dal complesso enzimatico NADPH ossidasi assemblato sulla membrana del fagosoma, che genera superossido; da questo, per dismutazione, H₂O₂, e dall'H₂O₂ la mieloperossidasi dei granuli del neutrofilo produce ipoclorito (OCl⁻), il più battericida della serie. Il deficit di NADPH ossidasi è la malattia granulomatosa cronica. L'ossido nitrico deriva invece dalla iNOS, indotta nei macrofagi dall'IFN-γ — è il motivo per cui l'attivazione Th1 aumenta la capacità microbicida del macrofago (cap. 30).
17

Il sistema del complemento

Lez. 03

Insieme di proteine solubili e di membrana con ruolo importante nella difesa dell'ospite. Il nome viene dalla capacità di queste proteine di assistere, complementare l'attività antimicrobica degli anticorpi. Identificato da Jules Bordet nel 1898 come un gruppo di molecole del siero sensibili al calore, capaci di complementare gli effetti degli anticorpi nella lisi dei batteri.

  • Oltre 30 proteine, per lo più sintetizzate dal fegato in modo costitutivo. C1, C2, C3 e C4 sono prodotte anche dai macrofagi, con produzione fortemente up-regolata da IL-6, TNF-α e IFN-γ.
  • Sono zimogeni (proenzimi): presenti nel plasma in forma inattiva, si attivano per proteolisi sequenziali.
  • La cascata produce una straordinaria amplificazione: poche molecole iniziali generano un numero elevatissimo di molecole effettrici.
  • C3 è la proteina più abbondante del complemento nel plasma e ha ruolo cruciale in tutte e tre le vie: i bambini con deficit di C3 vanno incontro a infezioni batteriche devastanti.

Le tre vie di attivazione

ViaInnescata daAppartiene aNota storica
ClassicaAnticorpi specifici già legati sulla superficie del microrganismoImmunità adattativa umoraleScoperta per prima, ma cronologicamente è l'ultima ad attivarsi (serve che l'adattativa abbia già prodotto anticorpi)
AlternativaDirettamente la superficie del microboImmunità innataScoperta dopo, ma è la prima a entrare in azione
LectinicaLectine che legano mannosio e fucosio del microrganismoImmunità innataMeccanismo molto simile alla classica, ma senza anticorpi

Le tre vie differiscono per l'innesco e per il modo in cui arrivano alla C3 convertasi, ma da lì in poi le fasi tardive sono identiche.

Da sapereIl punto focale di tutta la cascata è la formazione della C3 convertasi: è l'elemento comune alle tre vie. Sopra di essa cambiano gli inneschi, sotto di essa il percorso è unico.

Via classica

La componente coinvolta è C1 (chiamato così perché fu il primo scoperto), un complesso fatto di:

  • C1q — la parte che lega l'anticorpo; struttura "a tulipano", i cui fiori sono le teste globulari;
  • C1r e C1s — due proteasi, che eseguono i tagli.

C1q può legare la superficie del patogeno in tre modi

  1. Direttamente — proteine della parete batterica o strutture polianioniche di superficie.
  2. Attraverso la proteina C reattiva — che a sua volta lega residui di fosfocolina dei polisaccaridi batterici.
  3. Attraverso gli anticorpi — IgG (dominio CH2, soprattutto IgG1 e IgG3) o IgM (dominio CH3) già legate all'antigene.

Quali anticorpi attivano la via classica

  • IgG: le sottoclassi IgG1, IgG2, IgG3 (non IgG4). Servono almeno due IgG vicine sulla superficie, perché C1q possa legare due Fc contemporaneamente. Sono prodotte soprattutto nelle risposte secondarie.
  • IgM: prodotte nelle risposte primarie, pentameriche. Avendo cinque unità hanno più Fc vicini e possono legare fino a 10 epitopi: basta una singola molecola di IgM per attivare il complemento.

Tappe

  1. Le regioni Fc di anticorpi adiacenti diventano accessibili e legano C1.
  2. C1q lega l'Fc; C1r e C1s si attivano.
  3. Il C1 enzimaticamente attivo lega e taglia C4 e C2.
  4. C4b si attacca covalentemente all'anticorpo e alla superficie del microbo (C4a viene rilasciato) e lega C2.
  5. Si forma il complesso C4b2a = C3 convertasi della via classica, che taglia C3 in C3b (si fissa al microbo) e C3a.
Attenzione · nomenclatura di C2Le sbobine notano che C2 è "l'unico componente diverso dagli altri", in cui il frammento che resta legato si chiama C2a e quello solubile C2b — l'inverso della regola generale (frammento piccolo = "a", solubile; frammento grande = "b", legato). Questa è la nomenclatura classica, ed è quella usata dalle sbobine e da Abbas. La nomenclatura IUIS aggiornata ha uniformato la regola, per cui in alcuni testi recenti il frammento grande di C2 è chiamato C2b e la C3 convertasi classica si scrive C4b2b. Non è un errore delle sbobine: è una doppia convenzione ancora in circolazione. All'esame usa quella del corso (C4b2a) e sappi che l'altra esiste.

Via lectinica

Mediata dalle lectine che legano il mannosio (MBL). Appartiene all'immunità innata, ma il meccanismo è molto simile alla via classica.

Le lectine sono proteine della fase acuta, prodotte dal fegato sotto l'effetto delle citochine pro-infiammatorie liberate dai macrofagi che hanno fagocitato i batteri. La citochina più importante in questo asse è l'interleuchina 6: raggiunge il fegato per via ematica e ne modifica il programma biosintetico, avviando la produzione di proteine della fase acuta, lectine e proteina C reattiva — tutte con la funzione di attivare il complemento e indurre fagocitosi.

Struttura: un'α-elica con due braccia, alle cui estremità stanno le teste, i domini che legano il mannosio. Funzionano come ventose: si attaccano al mannosio e al fucosio della parete batterica, disposti a distanze ben precise. Negli eucarioti questi carboidrati sono disposti diversamente e la lectina non si lega: è così che il sistema distingue il self dal non-self.

MBL lega mannosio/fucosio attivazione di MASP1 e MASP2 taglio di C4 → C4a solubile + C4b legato taglio di C2 → C2b solubile + C2a legato C4b2a = C3 convertasi

MASP = Mannose-Associated Serine Protease: serin-proteasi legate alla lectina, che si attivano al legame e tagliano C4 e C2 esattamente come farebbero C1r/C1s.

Via alternativa

È il microrganismo stesso ad attivare il complemento.

Nel plasma il C3 circola in forma inattiva e possiede un legame tioestere intramolecolare che può subire idrolisi spontanea. Se questa idrolisi avviene vicino alla superficie di un microbo, C3b si attacca covalentemente alla superficie (C3a resta solubile) e la cascata parte.

  1. C3b si deposita sulla superficie microbica, formando legami covalenti con proteine o polisaccaridi del microbo.
  2. Il fattore B si lega a C3b.
  3. Il fattore D (una proteasi plasmatica) taglia il fattore B: Ba si stacca, Bb resta legato.
  4. C3bBb = C3 convertasi della via alternativa, che taglia altre molecole di C3.
  5. Si genera un ciclo di amplificazione rapidissimo: la superficie del microbo si ricopre di C3b e di nuove C3 convertasi.
Nelle sbobine è sbagliatoLe sbobine scrivono: "interverrà anche il fattore D o convertina, che può legarsi alla C3 convertasi e stabilizzarla". Sono due proteine diverse confuse in una:
· Il fattore D è la serin-proteasi che taglia il fattore B legato a C3b — compare già, correttamente, due righe sopra nella stessa sbobina. Non stabilizza nulla.
· La proteina che stabilizza la C3 convertasi alternativa (prolungandone l'emivita di circa 10 volte) è la properdina o fattore P, l'unico regolatore positivo del complemento.
"Convertina" è inoltre un sinonimo storico del fattore VII della coagulazione, non del fattore D.

Esistono comunque meccanismi di protezione: molti C3b possono essere degradati da proteine serin-proteasiche (vedi regolazione, sotto).

Fasi finali: il complesso di attacco alla membrana

C3 convertasi+ C3b → C5 convertasi C5b (instabile)+ C6, C7, C8 → MAC incompleto+ C9 polimerico → poro lisi osmotica

Il C3b, oltre che alla superficie batterica, può legarsi alla C3 convertasi stessa: quando lo fa si forma la C5 convertasi, che taglia C5 generando C5b. C5b è molto instabile e viene stabilizzato legando in sequenza C6, C7, C8: si forma il complesso MAC (membrane attack complex), già in grado di lisare per esempio gli eritrociti, ma non le cellule batteriche. Solo con l'aggiunta di C9, che polimerizza formando il poro vero e proprio, il MAC raggiunge la versione definitiva capace di lisare qualsiasi cellula. Attraverso il poro entrano acqua e ioni: il microbo muore. Il poli-C9 è la componente principale del MAC e la sua formazione è il risultato finale dell'attivazione del complemento.

Regolazione

Una cascata così potente e così amplificata deve essere tenuta sotto controllo e attivarsi solo quando serve. La regolazione è affidata a proteine espresse dalle cellule dell'ospite (in forma secreta o di membrana) e assenti sulla parete dei batteri — è questo il criterio che protegge i nostri tessuti.

RegolatoreTipoMeccanismo
C1 INH (inibitore di C1)SolubileBlocca le fasi iniziali allo stadio C1: mima il substrato di C1r e C1s, forma un legame covalente e stacca C1r₂/C1s₂ da C1q
MCP (membrane cofactor protein, CD46)MembranaCofattore per la proteolisi di C3b in frammenti inattivi
CR1 (CD35)MembranaSpiazza C3b e ne promuove la degradazione
DAF (decay accelerating factor, CD55)MembranaDissolve il legame di Bb a C3b e quello fra C4b e C2a: blocca la formazione della C3 convertasi
Fattore HSolubileLega l'acido sialico, presente solo sulle membrane delle cellule di mammifero; si associa a C3b impedendogli di legare Bb. Inibisce solo la via alternativa
Fattore ISolubileSerin-proteasi: in presenza di MCP, CR1, DAF o fattore H, cliva C3b in C3bi (i = inattivato), C3d, C3dg — frammenti che possono legare CR2 e CR3
CD59 (protectina)MembranaInibisce il legame di C9 al complesso C5b-C8: blocca il MAC
Proteina S (vitronectina)SolubileLega i complessi solubili C5b67 impedendone l'inserimento nelle membrane

I deficit congeniti dei regolatori causano attivazione incontrollata e patologica: edema angioneurotico ereditario (deficit di C1 INH) ed emoglobinuria parossistica notturna.

IntegrazioneIl legame fra i due esempi e i rispettivi difetti, che le sbobine lasciano implicito:
· Angioedema ereditario = deficit di C1 inibitore. Il C1-INH controlla anche il sistema delle chinine: senza di esso si accumula bradichinina, che causa gli attacchi di edema — motivo per cui l'angioedema ereditario non risponde agli antistaminici.
· Emoglobinuria parossistica notturna (EPN) = mutazione somatica del gene PIG-A in una staminale ematopoietica, che impedisce la sintesi dell'ancora GPI. DAF (CD55) e CD59 sono proteine GPI-ancorate: senza ancora non arrivano in membrana, e gli eritrociti restano indifesi verso il MAC → emolisi intravascolare. Si tratta con eculizumab, anticorpo anti-C5.

Recettori per le frazioni del complemento

RecettoreLegaEspresso daFunzione
CR1 (CD35)C3b e C4b, alta affinitàGlobuli rossi, neutrofili, monociti, eosinofili, linfociti T e B, cellule follicolari dendriticheFavorisce la fagocitosi delle particelle opsonizzate e stimola l'infiammazione. Permette agli eritrociti di legare gli immunocomplessi circolanti e veicolarli a fegato e milza
CR2 (CD21)C3d, C3dg, C3bi (prodotti dal fattore I)Linfociti B, cellule follicolari dendritiche, alcune cellule epitelialiFavorisce la risposta umorale: sul linfocita B il complesso CR2/CD19/CD81 potenzia enormemente la risposta all'antigene. Intrappola gli immunocomplessi rivestiti di C3dg e C3bi nei centri germinativi. È il recettore di membrana per l'EBV
CR3 (CD11b/CD18) e CR4 (CD11c/CD18) — integrineC3biNeutrofili, monociti, mastociti, NKFavoriscono l'adesione dei fagociti all'endotelio interagendo con altre integrine, anche in assenza di attivazione del complemento

Le funzioni del complemento

FunzioneChi la esegueCome
Opsonizzazione e fagocitosiC3b, C3bi, C4bRivestono il microbo e lo consegnano ai fagociti: C3b e C4b → CR1; C3bi → CR2, CR3, CR4
Stimolazione dell'infiammazioneC3a, C4a, C5a = anafilotossine (potenza: C5a > C3a > C4a)Legano i mastociti e ne inducono la degranulazione (istamina, prostaglandine). Sono fattori chemiotattici per i neutrofili, stimolano il rilascio di mediatori dai leucociti e agiscono sull'endotelio favorendo l'extravasazione. Il C5a in particolare: chemiotassi, induzione di ROS, aumento della permeabilità vascolare, induzione di P-selectina endoteliale (adesione dei neutrofili)
Lisi osmoticaMACEfficace solo su batteri con parete sottile e scarso glicocalice — l'esempio classico è la Neisseria
Solubilizzazione ed eliminazione degli immunocomplessiC3b + CR1 eritrocitarioGli immunocomplessi (microrganismo + anticorpi) devono essere rimossi per evitarne l'accumulo. C3b sul complesso ne permette il legame ai globuli rossi via CR1; il complesso viene portato alla milza, dove i macrofagi lo staccano dall'eritrocita. Il C3b riduce inoltre la formazione di immunocomplessi troppo grandi, che precipiterebbero nei vasi
Attivazione della risposta umoraleC3d + CR2Il C3d è riconosciuto da CR2 sul linfocita B: i segnali di questo recettore stimolano la risposta B. Le proteine del complemento associate agli immunocomplessi sono inoltre riconosciute dalle cellule dendritiche follicolari nei centri germinativi

Patologia: i deficit congeniti

DeficitConseguenza
C3Grave suscettibilità alle infezioni; in genere fatale nella prima infanzia
C2, C4Possono non avere conseguenze cliniche, oppure associarsi ad aumentata incidenza di lupus eritematoso sistemico
C9 e componenti del MACAumentata suscettibilità alle infezioni da Neisseria
IntegrazionePerché il deficit di C2/C4 dà lupus, cosa che le sbobine lasciano senza spiegazione: la via classica è essenziale per la clearance degli immunocomplessi e delle cellule apoptotiche. Senza C1q/C2/C4 il materiale apoptotico non viene rimosso, persiste, e i suoi antigeni nucleari (DNA, nucleosomi) diventano bersaglio autoimmune. È il paradosso del complemento: un sistema infiammatorio il cui difetto causa autoimmunità.
18

Citochine, chemochine e proteine della fase acuta

Lez. 03

Le citochine sono proteine solubili coinvolte nelle reazioni immunitarie e infiammatorie, responsabili della comunicazione fra leucociti e fra leucociti e altri tipi cellulari. Sono molecole di segnale, e giocano un ruolo anche su cellule non immunitarie.

  • Ogni citochina ha un proprio recettore, attraverso il quale innesca una cascata intracellulare.
  • Pleiotropia: la stessa citochina può avere funzioni diverse.
  • Ridondanza: la stessa funzione può essere svolta da più citochine.
  • La secrezione da parte di macrofagi e DC è fortemente stimolata dal legame di componenti batteriche o virali ai TLR.

Raggio d'azione

ModalitàDove agisceQuando
AutocrinaSulla stessa cellula che l'ha prodottaPiccole quantità, recettori ad alta affinità
ParacrinaSu cellule adiacentiPiccole quantità
EndocrinaA distanza dal sito di secrezioneGrandi quantità
Attenzione · dato datatoLe sbobine parlano di "circa 87 citochine, di cui 37 interleuchine e 50 chemochine". Il numero è in continua crescita: le interleuchine formalmente denominate hanno superato la quarantina. Il dato va usato come ordine di grandezza, non come cifra da memorizzare.

Classificazione funzionale

  • Fattori di crescita e differenziazione
  • Citochine pro-infiammatorie
  • Citochine anti-infiammatorie o regolatorie
  • Citochine chemotattiche = chemochine
Nelle sbobine è sbagliatoNell'elenco delle citochine pro-infiammatorie le sbobine includono l'IL-10 ("IFN-, linfotossina, IL-10, IL-12"). L'IL-10 è la citochina anti-infiammatoria per eccellenza, prodotta dai T regolatori e dai macrofagi M2, e appartiene alla terza categoria dell'elenco appena visto — non alla seconda. Probabile refuso per IL-1, che completerebbe correttamente la serie.

Le principali citochine dell'innata

CitochinaAzione localeAzione sistemica
IL-1
la prima scoperta
Stimola il processo infiammatorio, agisce sul microcircolo, favorisce l'arrivo dei granulociti dal sangue al focolaioFebbre: agisce sul centro termoregolatore e, tramite la produzione di PGE2, sposta il set-point da 37 a 39 °C
IL-6Attiva i linfociti, stimola le risposte specifiche e umoraliFebbre; stimola il fegato a produrre le proteine della fase acuta (PCR, componenti del complemento, MBL)
TNF-αRaggiunge l'endotelio del microcircolo e favorisce la formazione dell'essudatoFebbre (meno frequentemente di IL-1) e shock
IL-8Chemiotassi: modifica l'endotelio creando un gradiente che richiama i neutrofili nel focolaio
IL-12Orienta la polarizzazione Th1 (cap. 30)

Le sbobine elencano inoltre: linfotossine (LTα, LTβ), interferoni (IFN-α, β, γ), famiglia IL-12 (IL-12, IL-23, IL-27, IL-35), IL-15, famiglia IL-17 (IL-17A–F), IL-18.

TNF, IL-1 e le chemochine sono le principali citochine del reclutamento di neutrofili e monociti al sito d'infezione. Insieme a IL-6 stimolano il fegato a produrre proteina C reattiva e fibrinogeno. Infezioni gravi e diffuse possono causare lo shock settico: ipotensione, coagulazione intravascolare disseminata (CID), disturbi metabolici.

Classificazione temporale

Reazioni della fase acutaReazioni della fase ritardata
Produzione delle proteine della fase acuta
Reclutamento delle cellule infiammatorie
Induzione della risposta adattativa con differenziazione delle risposte T helper
Funzioni delle cellule effettrici
Differenziazione Th: IL-1α/β, IFN-α, IFN-γ, IL-6, IL-18, IL-12, IL-23, IL-17E (IL-25), IL-27
Funzioni effettrici: LTα, LTβ, IFN-γ, IL-17A, IL-17F, TNF-α

Farmaci biologici anti-citochina

Come si neutralizza selettivamente una citochina? Serve qualcosa che abbia come bersaglio una proteina e una sola: un anticorpo con quella specificità, inoculato nel paziente. Usati con effetti importanti in morbo di Crohn, artrite reumatoide e molte altre patologie.

Il rovescio della medaglia — insistito a lezioneI soggetti trattati con anti-TNF-α sono molto più suscettibili alla riaccensione di infezioni latenti, in particolare la tubercolosi. Se in un soggetto il micobatterio è tenuto sotto controllo dal sistema immunitario, togliere proprio la citochina coinvolta nel controllarne la replicazione risolve l'artrite ma riaccende la TBC. Chi assume questi farmaci va tenuto sotto sorveglianza per le infezioni latenti.
Motivo immunologico, non detto nelle sbobine: il TNF-α è indispensabile al mantenimento strutturale del granuloma tubercolare; senza, il granuloma si disgrega e i micobatteri contenuti si liberano.

Proteine della fase acuta

Proteine la cui sintesi è indotta da IL-1, IL-6 e TNF-α. Compaiono nei primi momenti dell'attivazione dell'innata, prodotte in qualche ora, soprattutto dal fegato, che cambia il proprio programma biosintetico. Alcune sono particolarmente interessanti perché mimano l'azione degli anticorpi, ma con ampia specificità per i PAMP anziché per un singolo epitopo.

ProteinaLegaNote
Proteina C reattivaFosforilcolina della parete batterica; la componente C1q; fosfolipidi di membrane danneggiateUsata in diagnostica: se aumenta, il paziente ha un'infiammazione in corso
CollectineCarboidrati microbiciMBL, surfattanti polmonari A e D, CL-P1 (placenta), CL-L1 (polmone), CL-K1 (rene). Famiglia C-type lectin: opsonizzazione, neutralizzazione, attivazione della risposta infiammatoria e del complemento
FicolineCarboidrati microbiciNell'uomo tre: M, H, L. Prodotte da fegato (L, H), polmone (M, H) e presenti nei granuli di neutrofili e macrofagi (M). Attivano il complemento per via lectinica

Chemochine

Polipeptidi di 6–14 kDa ad attività chemotattica, caratterizzati da due ponti disolfuro interni. Ne sono state descritte oltre 50. La classificazione si basa sulla posizione delle cisteine N-terminali:

FamigliaMotivoEsempi
CC (β-chemochine)Le due cisteine sono adiacentiMIP-1α/β, RANTES, MCP-1/2/3/4, MDC, TARC, ELC, SLC, TECK, I-309, C-TACK, MEC — recettori CCR1–CCR10
CXC (α-chemochine)Le due cisteine sono separate da un amminoacidoIL-8, GRO-α/β/γ, ENA-78, NAP-2, GCP-2, IP-10, Mig, I-TAC, SDF-1, BLC, CXCL16, PF-4 — recettori CXCR1–CXCR6
CUn solo residuo cisteinicoLinfotactina — recettore XCR1
CX3CTre amminoacidi fra le due cisteineFractalkina — recettore CX3CR1

Funzioni

  • Regolano il traffico dei linfociti attraverso gli organi linfoidi.
  • Reclutano le cellule del sistema immunitario nei focolai d'infezione.
  • Numerose altre funzioni biologiche: sviluppo di molti organi, stimolo o inibizione della proliferazione cellulare.

Il reclutamento leucocitario, passo per passo

Le citochine cambiano l'espressione delle molecole di adesione sull'endotelio. In un primo momento gli agganci sono deboli e il neutrofilo rotola sulla superficie endoteliale, finché le chemochine più affini lo fermano. I granulociti attraversano poi gli spazi fra le cellule endoteliali (diapedesi) e, muovendosi secondo gradiente chemotattico, arrivano nel focolaio a fagocitare il microrganismo.

PARTE IV

Il riconoscimento specifico

Come si costruisce un repertorio di 1011 recettori con 25.000 geni, come lo si ripulisce dai cloni pericolosi, e perché il linfocita T ha bisogno che qualcuno gli mastichi l'antigene.

19

Le sei proprietà e le cinque fasi

Lez. 01 · 02 · 05

Le sei caratteristiche della risposta specifica

ProprietàSignificatoDa cosa è garantita
SpecificitàAntigeni diversi evocano risposte diverse; ogni linfocita si lega a un determinato epitopoRecettori clonali TCR e BCR
Diversificazione (repertorio clonale)Permette di rispondere a una gamma vastissima di antigeniRicombinazione somatica di segmenti genici
MemoriaPotenziamento e miglioramento della risposta a ogni riesposizioneCellule della memoria a lunga sopravvivenza
Espansione clonaleDa poche cellule specifiche si genera un "esercito" di cellule identicheProliferazione IL-2 dipendente
SpecializzazioneRisposte ottimali per ciascun tipo di patogeno, non una risposta unicaSottopopolazioni Th1/Th2/Th17, isotipi anticorpali diversi
AutolimitazioneDopo l'eliminazione del patogeno il sistema torna all'omeostasi: i cloni espansi vanno eliminatiApoptosi dei cloni, T regolatori, recettori inibitori
Non reattività al selfL'organismo discrimina self e non-self; i linfociti devono essere tolleranti verso il selfTolleranza centrale e periferica
Attenzione · sono sei o sette?La lezione 05 le presenta come sei (specificità, diversificazione, non reattività al self, specializzazione, autolimitazione, memoria); la lezione 02 ne elenca sette, aggiungendo l'espansione clonale. Non è una contraddizione sostanziale: l'espansione clonale è il meccanismo con cui si realizzano diversificazione e memoria. All'esame conviene saperle elencare tutte e sette e sapere che la lista "canonica" del corso ne conta sei.

Delle sei, le prime quattro (specificità, diversificazione, non reattività al self, specializzazione) sono acquisite dal linfocita durante la maturazione — nel timo per il T, nel midollo osseo per il B. Memoria e autolimitazione si realizzano invece in periferia, dopo l'incontro con l'antigene.

Le fasi della risposta immunitaria specifica

#FaseDoveChe cosa accade
0Differenziazione linfocitaria (ontogenesi)Organi linfoidi primariFormazione del recettore e selezione del repertorio, in assenza di antigene estraneo
1Riconoscimento (o induttiva)Organi linfoidi secondariIl linfocita naive incontra il suo antigene: priming
2Attivazione ed espansione clonaleOrgani linfoidi secondariProliferazione del clone attivato
3DifferenziazioneOrgani linfoidi secondariI B diventano plasmacellule e secernono anticorpi; i T diventano effettori e lasciano il linfonodo per la periferia
4Fase effettricePeriferia, sede dell'infezioneEliminazione dell'antigene
5Declino (omeostasi)I cloni vengono eliminati per apoptosi
6MemoriaTessuti, midollo, organi linfoidiSopravvivono le cellule della memoria
Attenzione · numerazione variabileLe lezioni contano le fasi in modo diverso: la lezione 01 ne elenca 5 partendo dal riconoscimento (riconoscimento, attivazione, effettrice, declino, memoria); la lezione 02 ne elenca 5 separando espansione clonale e differenziazione; la lezione 05 ne elenca 5 includendo la differenziazione linfocitaria iniziale. La tabella sopra le mette tutte in sequenza: sono le stesse fasi raggruppate diversamente.

La teoria della selezione clonale

Le strutture antigeniche possibili sono oltre 109. Ogni linfocita B o T riconosce una e una sola struttura antigenica. Come fanno allora i linfociti a riconoscerne così tante?

  1. Durante la maturazione negli organi linfoidi primari, ogni linfocita costruisce un recettore capace di legare in modo specifico un singolo antigene. Questa fase avviene in assenza dell'antigene.
  2. Le cellule vergini entrano in circolo e perlustrano l'organismo.
  3. Un antigene entra in contatto con il sistema immunitario e viene riconosciuto solo dai linfociti dotati del recettore specifico, negli organi linfoidi secondari.
  4. Solo quelle cellule proliferano, dando espansione clonale, e producono anticorpi o cellule effettrici.

La formula da ricordare: è l'antigene che sceglie il proprio linfocita, non il linfocita che si adatta all'antigene.

Nelle sbobine è sbagliatoLa lezione 02 scrive: "Questa fase maturativa, in cui si ha la formazione del recettore, avviene in assenza di antigeni all'interno degli organi linfoidi secondari". La maturazione e la formazione del recettore avvengono negli organi linfoidi primari (midollo osseo e timo); negli organi secondari avviene l'incontro con l'antigene, che è la fase successiva. La frase stessa lo contraddice due righe dopo. È un refuso, ma è il tipo di errore che a un esame orale costa caro.

Chi fa che cosa: i tre bracci

BraccioCellulaRiconosceMolecola effettriceBersaglio
UmoraleLinfocita B → plasmacellulaAntigeni extracellulari, in forma nativa, di qualsiasi naturaAnticorpi (in forma solubile)Microbi e tossine extracellulari
Cellulo-mediata helperLinfocita T CD4+Peptidi in MHC-II, da antigeni catturati dall'ambiente extracellulareCitochine e molecole di membrana (CD40L)Non uccide: aiuta le cellule dell'innata e i linfociti B, che eliminano il microbo
Cellulo-mediata citotossicaLinfocita T CD8+Peptidi in MHC-I, da antigeni presenti nel citosolPerforina, granzimi, FasLUccide direttamente la cellula infettata o trasformata

Le due immunità sono trasferibili da un donatore immunizzato a un ricevente compatibile non immunizzato: l'umorale tramite l'inoculo di siero, la cellulo-mediata tramite globuli bianchi vitali, in particolare linfociti T.

Per dare un'idea dei numeri in gioco: nell'organismo circolano circa 370 miliardi di cellule T, di cui 7 miliardi nel torrente circolatorio.

20

Sottopopolazioni linfocitarie e marcatori CD

Lez. 02

Le famiglie di linfociti si distinguono per i marcatori di superficie, riconosciuti da anticorpi monoclonali. Si chiamano CD (Cluster di Differenziazione) seguiti da un numero, e indicano lo stato differenziativo o maturativo della cellula.

La tecnica che li sfrutta è la citofluorimetria a flusso (FACS): si usano anticorpi specifici per i CD coniugati a molecole fluorescenti diverse e si analizza cellula per cellula. Con anti-CD4 e anti-CD8 marcati in fluorescenze diverse si distinguono e si contano le due sottopopolazioni T in un paziente.

Valori normali delle cellule del sangue

Da sapere — segnalato a lezioneIl docente avverte esplicitamente che questi valori vengono chiesti all'esame, in particolare il numero totale di globuli bianchi per microlitro.
PopolazioneCellule/μlNota
Granulociti neutrofili1.800 – 7.700La popolazione più rappresentata
Linfociti1.000 – 4.800La seconda; i CD4 sono di norma il doppio dei CD8
Eosinofili0 – 450
Basofili0 – 200
Monociti2–8% dei leucociti (dato dalla lez. 03)
IntegrazioneLe sbobine non danno il totale, che è proprio il dato indicato come "spesso chiesto": i leucociti totali sono 4.000–11.000/μl (formula leucocitaria: neutrofili 40–75%, linfociti 20–45%, monociti 2–10%, eosinofili 1–6%, basofili <1%). Il rapporto CD4/CD8 normale è ≈2: la sua inversione (<1) è un marcatore classico di infezione da HIV.

Le sottopopolazioni, in tabella

PopolazioneRecettoreMarcatoriRiconosceSangueLinfonodiMilza
T helper
(Th1, Th2, Th17)
TCR αβCD3, CD4Peptidi in MHC-IIPercentuale simile nei tre distretti
T citotossiciTCR αβCD3, CD8, CD4⁻Peptidi in MHC-I20–25%15–20%10–15%
T regolatoriTCR αβCD3, CD4, CD25Peptidi in MHC-IIPiccole percentuali in tutti e tre
T γδTCR γδCD3; CD8 variabileSpecificità più limitata, anche antigeni non peptidiciUn sottotipo risiede nelle mucose
Linfociti BBCR (anticorpo di membrana)CD19, CD21Antigeni di ogni natura: peptidica, saccaridica, lipidica10–15%20–25%40–45%
NKNessuno clonaleCD56, CD16; CD3⁻MHC-I (inibitori), ligandi di stress (attivatori)Vedi cap. 11
NKTTCR αβ a specificità limitataCD3; recettori per FcLipidi e glicolipidi presentati da CD1PresentiPochissimi≈10%

Note sulle singole voci:

  • Il CD3 è la molecola associata al TCR che trasduce il segnale del recettore: è il marcatore comune a tutti i linfociti T.
  • Il CD25 dei T regolatori è la catena α del recettore per l'interleuchina 2, fattore di crescita dei linfociti T.
  • I T regolatori, pur essendo CD4 e quindi formalmente helper, inibiscono le risposte immunitarie tramite citochine. Sono cruciali nelle fasi finali della risposta e nel mantenimento della tolleranza al self.
  • Le NKT sono a cavallo fra innata e specifica: hanno TCR αβ ma a specificità limitata, riconoscono lipidi e complessi glicolipidici presentati dal CD1, sono citotossiche, e sopprimono o attivano sia le risposte innate sia quelle adattative.
  • Le NK erano chiamate in passato "grandi linfociti granulari".
Nelle sbobine è sbagliatoI linfociti T γδ vengono descritti come "caratterizzati dal recettore γδ, dal CD3 e dal CD4, oltre che variabilmente dal CD8". I linfociti T γδ sono nella grande maggioranza doppio negativi CD4⁻CD8⁻; una quota, in particolare i γδ intraepiteliali delle mucose, esprime CD8 (spesso come omodimero CD8αα). Non esprimono CD4. Nota che le sbobine stesse segnalano, poche righe prima, che "sulla tabella c'è un errore" a proposito dei CD dei citotossici: la tabella di riferimento della lezione conteneva più di un refuso.
IntegrazioneDue marcatori che il corso usa più avanti senza averli introdotti qui:
· FoxP3 — il fattore di trascrizione che definisce i T regolatori naturali. È il marcatore vero (CD25 da solo non basta: è espresso da qualunque T attivato). La sua mutazione causa la sindrome IPEX, autoimmunità multiorgano ad esordio neonatale.
· CD45RA / CD45RO — isoforme che distinguono i linfociti T naive (CD45RA⁺) da quelli memoria/effettori (CD45RO⁺). È il modo standard con cui in citofluorimetria si separa "vergine" da "già attivato", distinzione su cui il corso costruisce intere lezioni.
21

Gli anticorpi: struttura e isotipi

Lez. 04 · 10

La scoperta: dove stanno gli anticorpi

Gli anticorpi vengono chiamati gammaglobuline perché nel 1939 Tiselius e Kabat dimostrarono che si trovano nella frazione γ delle globuline sieriche. L'esperimento:

  1. Immunizzarono conigli con ovalbumina; dopo ~10 giorni prelevarono il siero, ricco di anticorpi anti-ovalbumina (antisiero).
  2. Corsa elettroforetica dell'antisiero: le proteine si separano per massa e carica. Compaiono il picco dell'albumina e i tre picchi delle globuline α, β e γ; quest'ultimo particolarmente elevato.
  3. Trattarono il siero con ovalbumina: gli anticorpi la legarono e precipitarono.
  4. Dopo centrifugazione, nuova corsa elettroforetica: il picco delle gammaglobuline era scomparso.

Prima dimostrazione che gli anticorpi sono proteine del siero, e che nella maggior parte dei casi migrano nel picco γ.

Struttura di base

Glicoproteine a forma di Y: due braccia e una parte che le sorregge. Sono costituite da:

  • Due catene pesanti (H), grandi;
  • Due catene leggere (L), molto più piccole;
  • Ogni catena leggera è legata a una pesante da un ponte disolfuro; anche le due catene pesanti sono unite fra loro da ponti disolfuro.

Le catene leggere sono di due soli tipi, κ o λ: un anticorpo monta due κ oppure due λ, mai una di ciascuna. Le catene pesanti sono invece di cinque tipi — gli isotipi, che danno il nome alle cinque classi:

Catena pesanteClasse
μ (mu)IgM
δ (delta)IgD
γ (gamma)IgG
ε (epsilon)IgE
α (alfa)IgA

Regioni variabili e costanti

  • All'estremità amminica di entrambe le catene — verso le braccia — stanno le regioni variabili, che cambiano da anticorpo ad anticorpo: sono quelle che prendono contatto con l'antigene.
  • La catena leggera ha 1 dominio variabile + 1 dominio costante.
  • La catena pesante ha 1 dominio variabile + 3 o 4 domini costanti, secondo la classe; i domini costanti non cambiano all'interno della stessa classe.

Il dominio immunoglobulinico

Regioni di 110 amminoacidi, conservate nell'evoluzione, probabilmente derivate dalla duplicazione di un gene ancestrale. Struttura: foglietti β antiparalleli disposti a formare due foglietti planari uniti da un ponte disolfuro, con caratteristica forma ovoidale. I foglietti sono connessi da nastri (loop) che mantengono la struttura e che vanno a costituire le regioni di contatto con l'antigene.

Questo dominio definisce la superfamiglia delle immunoglobuline, cui appartengono, oltre agli anticorpi: TCR, molecole MHC, CD4, CD8, CD3, CD19, CD21, Igα/Igβ, ICAM, i recettori Fc, i KIR — praticamente tutto il repertorio molecolare dell'immunologia.

Le CDR

Nella regione variabile i nastri costituiscono le CDR (complementarity determining regions), dette anche zone ipervariabili. Sono tre per catena (CDR1, CDR2, CDR3) ed è lì che si concentra la maggior parte delle differenze di sequenza fra anticorpi diversi: sono le CDR a determinare la specificità. Il diagramma di Kabat-Wu lo dimostra graficamente, mostrando i tre picchi di variabilità lungo la sequenza.

L'immagine usata a lezione: le due regioni variabili (pesante e leggera) come due mani, le cui dita — le zone ipervariabili — accolgono l'antigene e formano con esso legami deboli.

Zona cerniera

Presente fra il primo e il secondo dominio costante della catena pesante nelle classi γ, δ, α; assente in μ ed ε. È una zona ricca di amminoacidi che consente il movimento delle braccia, che possono allargarsi e stringersi. Serve: se su una superficie microbica ci sono determinanti antigenici distanti fra loro, un anticorpo che può allargare le braccia ha più probabilità di legarli entrambi, e il legame risulta più forte. È un'importante evoluzione strutturale, che aumenta la flessibilità.

Gli esperimenti di Porter (1962): a cosa serve ogni pezzo

EnzimaDove tagliaFrammentiChe cosa ha dimostrato
PapainaA livello della cerniera, sopra i ponti disolfuro inter-catena2 Fab (le due braccia, separate) + 1 FcI Fab (fragment antigen binding) legano l'antigene. L'Fc (fragment crystallizable, così chiamato perché tende a cristallizzare e precipitare una volta clivato) corrisponde alla parte costante delle catene pesanti e ha la funzione di attivare i meccanismi effettori
PepsinaSotto i ponti disolfuro1 F(ab')₂ (le due braccia ancora unite) + la parte costante quasi completamente digerita, che lascia solo il frammento pFc'Controprova: le braccia legano l'antigene anche restando unite; il residuo costante non determina più le funzioni effettrici
Da sapereFab = specificità. Fc = funzione. Tutta la logica delle funzioni effettrici (cap. 33) discende da questa divisione del lavoro: la parte variabile decide chi colpire, la parte costante decide come.

Forma di membrana e forma secreta

Le immunoglobuline funzionano sia da recettore (BCR) sia da molecola effettrice (anticorpo secreto). Le si trova: sulla membrana dei linfociti B; nel RE e nel Golgi dei B, dove vengono costruite; nel plasma e nel siero; nelle secrezioni mucose — saliva, lacrime, dove prevalgono le IgA; in piccola quantità nel fluido interstiziale.

La differenziazione fra le due forme avviene durante la traduzione, per splicing alternativo del trascritto della catena pesante:

  • Se alla porzione C-terminale viene aggiunto il peptide M, idrofobico → l'anticorpo resta ancorato alla membrana: è un BCR.
  • Se viene aggiunto il peptide S, idrofilico → l'anticorpo è secreto.

La scelta dipende da quale sito di poliadenilazione viene attivato a valle dell'esone C4. Lo stesso meccanismo (splicing alternativo) spiega perché il linfocita B vergine possa esprimere contemporaneamente IgM e IgD con la stessa specificità.

L'immunoglobulina di membrana lega l'antigene con la parte variabile, ma non è in grado di trasdurre il segnale: per questo al BCR è sempre associato il complesso Igα/Igβ — due proteine unite da ponti disolfuro, con domini immunoglobulinici e, nella porzione intracitoplasmatica, motivi ITAM che vengono fosforilati per trasmettere il segnale.

Il motivo ricorrenteTre recettori diversi, stessa architettura: BCR non segnala e chiede aiuto a Igα/Igβ; TCR non segnala e chiede aiuto al complesso CD3; CD16 e i KIR-S non segnalano e chiedono aiuto a FcRγ/catena ζ/DAP12. In tutti i casi il modulo che porta il segnale contiene sequenze ITAM.

Le cinque classi in dettaglio

Gli anticorpi secreti possono essere monomerici (una unità a Y) o polimerici, tenuti insieme dalla catena J (joining).

ClasseFormaConcentrazione siericaEmivitaFunzioni
IgGMonomerica≈13,5 mg/ml
(la più rappresentata)
LungaLa classe con più meccanismi effettori: attiva il complemento (via classica), media la citotossicità anticorpo-dipendente, opsonizza, attraversa la placenta dando immunità neonatale. Prodotta nella risposta secondaria: più affine, specifica e rapida. 4 sottoclassi (IgG1–4), che differiscono per la sequenza della catena γ e soprattutto per la zona cerniera; IgG4 non attiva il complemento, le altre sì (efficacemente, quando almeno due molecole sono vicine)
IgMPentamerica (5 unità + catena J + ponti disolfuro); monomerica quando funge da BCRBreveI primi anticorpi prodotti: caratterizzano le risposte primarie e la sensibilizzazione al patogeno. Potente attività agglutinante. La più efficace nell'attivare il complemento per via classica: essendo pentamerica basta una singola molecola legata
IgADimerica o trimerica nelle secrezioni; monomerica nel siero≈3,5 mg/ml≈6 giorniGli anticorpi dell'immunità mucosale: saliva, apparato digerente, lacrime. Portano una componente secretoria che ne favorisce la secrezione e le protegge. Funzione: neutralizzazione, blocco dell'ingresso di batteri e tossine. Due sottotipi
IgEMonomericaConcentrazione bassissimaMolto breveProdotte nelle parassitosi (elminti intestinali): legandosi al parassita attivano gli eosinofili, dotati del recettore per l'Fcε. Responsabili delle allergie
IgDMonomericaTraccePraticamente assenti nel siero: funzionano solo da BCR nei linfociti B naive
Nelle sbobine è sbagliatoLa lezione 10 dice delle IgA: "se ne conoscono due classi (A e B)". Non esistono IgA "A" e "B": esistono due sottoclassi, IgA1 e IgA2, che differiscono per la lunghezza della cerniera (IgA1 più lunga e più sensibile alle proteasi batteriche; IgA2 predominante nelle secrezioni intestinali proprio per questo). La lezione 04, coerentemente, parla di "due sottotipi".
Attenzione · sfumatura sulle IgG nel latteLa lezione 04 attribuisce alle IgG la presenza "nel latte materno". È vero che nel latte ci sono anche IgG, ma la classe largamente prevalente nel latte e nel colostro sono le IgA secretorie; le IgG sono la classe che attraversa la placenta. La lezione 11 lo dice poi correttamente, distinguendo le due vie: IgG per via transplacentare, IgA (e IgG) nel latte.

Le funzioni effettrici, in sintesi

Anticipate qui in elenco e sviluppate nel capitolo 33:

  • Neutralizzare microbi, tossine o prodotti tossici.
  • Attivare il complemento.
  • Opsonizzare — rivestire il patogeno e prepararlo alla fagocitosi: un antigene opsonizzato è fagocitato molto più rapidamente.
  • Indurre la citotossicità cellulo-mediata attraverso le NK, dotate del recettore per le IgG legate alla superficie delle cellule infettate.
22

Affinità, avidità, titolo

Lez. 04

Affinità

Forza di legame fra un singolo sito di combinazione dell'anticorpo e un singolo determinante antigenico. Operativamente: la concentrazione molare di antigene necessaria perché il 50% dei siti di combinazione sia occupato.

  • Si esprime come costante di affinità Ka o, inversamente, come costante di dissociazione Kd (Kd = 1/Ka).
  • Valori tipici: Kd 10⁻⁷–10⁻¹⁰ M nel primo contatto; fino a ≈10⁻¹¹ M negli anticorpi maturi.
  • Più alta è l'affinità, minore è la concentrazione di antigene necessaria per formare il complesso.
  • L'affinità aumenta nelle risposte anamnestiche: gli anticorpi secondari legano l'antigene anche a concentrazioni molto basse.
  • Cinetica: on-rate molto rapido, off-rate variabile — ed è l'off-rate a fare la differenza fra un anticorpo affine e uno no.

Valenza e avidità

La valenza è il numero di epitopi identici che l'anticorpo può legare contemporaneamente.

AnticorpoValenza teoricaValenza reale
IgG (monomerica)22 se gli epitopi sono vicini; 1 se sono distanti
IgM (pentamerica)10Minore per ingombro sterico

L'avidità è la forza complessiva del legame e dipende dalla valenza effettivamente realizzata:

  • Epitopi distanti → l'anticorpo lega con un solo braccio → valenza 1 → avidità bassissima, il legame non si mantiene.
  • Epitopi vicini → interazione bivalente → avidità alta.
Da sapere — il caso delle IgMLe IgM, prodotte nelle risposte primarie, sono poco affini per costruzione. Ma essendo pentameriche, di fronte a un antigene polivalente (con molti epitopi uguali sulla superficie, tipico dei microbi) si legano con avidità molto alta. È il compenso evolutivo: la bassa affinità del primo contatto è vinta dalla multivalenza. Stessa logica dietro alla loro efficacia nell'attivare il complemento.

Titolo anticorpale

L'inverso della più bassa concentrazione (cioè della più alta diluizione) del siero del paziente che mantiene attività rilevabile verso un antigene noto.

prelievo di siero diluizioni seriali aggiunta di antigene noto si forma un reticolo che precipita ultima diluizione visibile = titolo

Nell'esempio della lezione, l'ultima diluizione in cui l'attività è ancora visibile è 1:128: il titolo è 128.

Le tre modificazioni della struttura anticorpale durante la risposta

ModificazioneChe cosa cambiaChe cosa NON cambiaDove avviene
Passaggio membrana → secrezioneCoda C-terminale (peptide M → peptide S)Specificità e classeSplicing alternativo, all'attivazione
Ipermutazione somatica → maturazione dell'affinitàSequenza della parte variabile: aumenta l'affinitàLe funzioni effettrici, perché la classe resta la stessaCentri germinativi
Scambio isotipico (cambio di classe)La classe: vengono attivate funzioni effettrici diverse, scelte in base al patogenoIl sito di riconoscimento: la specificità resta identicaCentri germinativi, sotto guida delle citochine Th

I due meccanismi molecolari sono descritti nel capitolo 26; il contesto cellulare in cui avvengono nel capitolo 32.

23

Il TCR e il complesso CD3

Lez. 04 · 05

I recettori per l'antigene dell'immunità specifica sono due, e sono profondamente diversi:

BCRTCR
StrutturaTetramerica: 2 catene pesanti + 2 leggere, forma a Y. È un'immunoglobulina di membranaDimerica: due catene, α+β oppure γ+δ
Siti di legameDue (bivalente): ogni anticorpo riconosce 2 epitopiUno
Cosa riconosceProteine, lipidi, polisaccaridi, acidi nucleici, piccoli composti chimici; determinanti sia lineari sia conformazionali; antigeni in forma nativaSolo peptidi, solo determinanti lineari, e solo se associati a molecole MHC autologhe
Serve una APC?No: riconosce l'antigene solubile direttamente: l'antigene deve essere catturato, processato ed esposto in MHC
TrasduzioneComplesso Igα/Igβ (ITAM)Complesso CD3 (ITAM)
Co-recettoreCD19/CD21/CD81CD4 (con MHC-II) o CD8 (con MHC-I)

Il TCR è "più povero" del BCR quanto a versatilità di riconoscimento: è evidente che il BCR sia molto più capace del TCR di riconoscere antigeni. Il TCR compra però qualcosa in cambio: la capacità di vedere ciò che succede dentro le cellule, che il BCR non ha.

Struttura delle catene

Tutte e quattro le catene (α, β, γ, δ) hanno la stessa architettura:

  • Regione variabile, codificata dalla giunzione dei segmenti genici;
  • Regione costante, specifica per ciascuna catena;
  • Dominio transmembrana, che ancora la catena;
  • Coda citoplasmatica carbossi-terminale, incapace di segnalare verso il nucleo: si associa a molecole adattatrici.

Il complesso CD3

Le molecole del CD3 sono le strutture deputate alla trasmissione del segnale, associate al TCR. Portano domini ITAM, che trasducono il segnale di attivazione dalla membrana verso il nucleo. Fra le catene adattatrici c'è anche la catena ζ, la stessa che serve al CD16 delle NK.

IntegrazioneLa composizione precisa del complesso, che le sbobine non danno: il TCR si associa a tre dimeri — CD3γε, CD3δε e l'omodimero ζζ. In totale il complesso porta 10 motivi ITAM (1 per ciascuna catena CD3, 3 per ciascuna catena ζ): è questa moltiplicazione a permettere l'amplificazione del segnale a partire da un numero molto piccolo di complessi MHC-peptide ingaggiati. La chinasi che fosforila gli ITAM è Lck, associata alla coda citoplasmatica di CD4 e CD8 — ecco perché il co-recettore non è un semplice "aggancio" ma parte integrante della segnalazione.
24

La ricombinazione somatica V(D)J

Lez. 05 · 06

Il problema che doveva essere risolto

Gli immunologi si sono trovati davanti a tre problemi:

  1. L'esistenza, nello stesso anticorpo, di domini variabili e domini costanti.
  2. La diversità enorme del sito combinatorio: il repertorio è di almeno 1011 recettori diversi. Il Progetto Genoma Umano ha stimato 20.000–25.000 geni codificanti proteine: non bastano.
  3. L'esistenza dei cinque isotipi, con la possibilità di cambiare classe mantenendo la specificità.

Due teorie a confronto:

Teoria germinaleTeoria della variabilità somatica
Esiste un gene per ciascuna catena immunoglobulinica; il repertorio è in gran parte ereditatoEsistono pochi geni per le immunoglobuline, ma questi si modificano durante la vita dell'individuo
Richiederebbe una quantità di geni enorme: poco credibileDa un numero limitato di geni si arriva a tutto il repertorio

La sintesi emersa dagli studi: ogni regione variabile è generata dal riarrangiamento di un numero relativamente modesto di segmenti genici ereditati, che si ricombinano in modo casuale; la regione si diversifica poi ulteriormente per ipermutazione somatica quando la cellula incontra l'antigene.

L'esperimento di Tonegawa (1976, Nobel 1987)

  1. Modello: cellule di mieloma/plasmacitoma (tumori di plasmacellule che producono anticorpi) confrontate con cellule somatiche o embrionali che non producono anticorpi.
  2. DNA estratto e trattato con enzimi di restrizione; frammenti separati per elettroforesi.
  3. Ibridazione con una sonda: l'mRNA della catena leggera marcato con fosforo radioattivo.
  4. Risultato: nelle cellule di mieloma la sonda si legava a una sola banda; nelle cellule embrionali a due bande.

Conclusione: nelle cellule embrionali i geni della regione variabile e della regione costante si trovano lontani sul DNA; durante lo sviluppo dei linfociti B vengono avvicinati e il DNA interposto viene eliminato. Prima dimostrazione che segmenti di DNA genomico sono riarrangiati nella linea dei linfociti B e non in altre cellule.

L'organizzazione multigenica

La regione variabile di 110 amminoacidi è costituita da tre tipi di segmenti:

  • Vvariable
  • Ddiversity, presenti solo nelle catene pesanti (Ig) e nelle catene β e δ (TCR)
  • Jjoining

Loci delle immunoglobuline

CatenaCromosomaSegmenti VSegmenti DSegmenti J
Pesante H14≈40–45≈255–6
Leggera κ2≈40assenti≈5
Leggera λ22≈30assenti5–6
Ogni regione V è preceduta da una sequenza leader, che serve durante la traduzione della proteina. A valle dei J stanno le regioni costanti.

Ogni segmento del dominio costante è a sua volta costituito da 5 o 6 esoni: 3 o 4 codificano i domini costanti della catena pesante, mentre 2 o 3 esoni minori codificano — se necessario — la parte carbossiterminale della forma di membrana e la coda intracitoplasmatica. Se l'anticorpo dovrà essere un BCR, vengono trascritti anche questi due esoni.

Loci del TCR

CatenaCromosomaSegmenti che codificano la parte variabile
β7V, D, J
α14V, J
δ14V, D, J — il locus δ si trova dentro il locus α
γ7V, J
Conseguenza fondamentalePoiché il locus δ è annidato dentro il locus α, quando la cellula ricombina la catena α l'intero locus δ viene eliminato: quella cellula non potrà mai più esprimere una catena δ. È il meccanismo che rende irreversibile la scelta fra TCR αβ e TCR γδ.

Il meccanismo: RAG e le sequenze segnale

Gli enzimi sono le ricombinasi V(D)J, RAG-1 e RAG-2, coordinate con enzimi di riparazione del DNA. RAG individua gli esoni da unire, li taglia; gli enzimi di riparazione richiudono. Questo processo avviene solo nei linfociti B e T.

RAG riconosce le RSS (recombination signal sequences): sequenze palindromiche conservate di 7 nucleotidi (eptamero) e 9 nucleotidi (nonamero), separate da uno spaziatore non conservato di 12 o 23 paia di basi.

La regola 12/23

Un segmento genico può ricombinare con un altro solo se uno è fiancheggiato da una RSS-12 e l'altro da una RSS-23. Solo così la coppia viene riconosciuta dal complesso RAG.

Perché la regola esiste, con l'esempio della catena pesante: gli esoni V hanno spaziatore 23 e anche gli esoni J hanno spaziatore 23. Una ricombinazione diretta V-J è quindi impossibile. I segmenti D hanno invece spaziatori di 12 sia a 5' sia a 3': è necessario che la prima ricombinazione sia D-J e la seconda V-DJ. La regola 12/23 impone l'ordine del riarrangiamento e impedisce giunzioni inutili.

Delezione e inversione

DelezioneInversione
QuandoI due segmenti hanno lo stesso orientamento trascrizionaleI due segmenti hanno orientamento opposto
ComeLe RSS vengono avvicinate, si forma un'ansa, RAG taglia alla base, l'ansa (col DNA interposto) viene eliminataL'elica deve fare un doppio giro per avvicinare le RSS
FrequenzaLa modalità usualePiù complessa e meno frequente

Le tappe molecolari

  1. Sinapsi — i segmenti V e J (o D e J) vengono avvicinati attraverso le sequenze di riconoscimento.
  2. Taglio — RAG-1 e RAG-2 tagliano alla base fra gli esoni; le RSS e il DNA interposto vengono eliminati. Le estremità degli esoni non vengono tagliate in modo netto: formano una struttura a forcina, l'hairpin.
  3. Apertura dell'hairpin — a opera dell'enzima Artemis.
  4. Processazione e ligazione — intervengono le DNA-PK e la TdT (deossinucleotidil-transferasi terminale), che aggiungono nucleotidi.

Patologie del riarrangiamento

Gene difettosoConseguenza
RAG (assenza, nel topo)SCID, immunodeficienza severa combinata: i topi non formano né BCR né TCR
RAG (mutazione ipomorfa, nell'uomo)Sindrome di Omenn
Artemis (inattivazione)Immunodeficienza combinata nell'uomo
DNA-PK (topo scid)Assenza totale di linfociti T periferici (cap. 25)

Le fonti di diversità

MeccanismoIn che cosa consisteDoveReversibile?
Diversità combinatoriaDipende dal numero di segmenti V, D, J presenti nella linea germinale e dalle combinazioni possibiliOrgani linfoidi primariNo (il DNA viene eliminato)
Diversità giunzionaleRimozione o aggiunta di nucleotidi nel punto di unione. Mediata dalla TdT. Genera la massima variabilità nelle CDR3Organi linfoidi primariNo
Associazione H/L (o α/β)Qualsiasi catena pesante può associarsi a qualsiasi catena leggeraOrgani linfoidi primariNo
Ipermutazione somaticaMutazioni puntiformi nella regione V dopo l'incontro con l'antigeneOrgani linfoidi periferici, centri germinativiNo — solo nei linfociti B

La diversità giunzionale nel dettaglio

  • Aggiunta di nucleotidi:
    • Nucleotidi P (palindromici), copiati da uno stampo: quando Artemis taglia la forcina in modo asimmetrico, il DNA si apre lasciando filamenti singoli più lunghi; enzimi aggiungono nucleotidi seguendo lo stampo del filamento più lungo.
    • Nucleotidi N, non codificati da stampo: quando i due filamenti sono pari, interviene la TdT che aggiunge nucleotidi casuali. È il maggior contributo alla diversità.
  • Rimozione di nucleotidi per elisione da parte di nucleasi: a seconda di quale parte viene eliminata si codifica un amminoacido diverso.

Poiché queste aggiunte e rimozioni non rispettano il modulo di 3, può capitare che la sequenza non sia più traducibile: il riarrangiamento è allora improduttivo e va ripetuto sull'altro allele.

I numeri

LivelloDiversità generata
Ricombinazione casuale, catena pesante H≈6.000 catene diverse
Ricombinazione casuale, catena κ≈200
Ricombinazione casuale, catena λ≈120
Associazione H × L6.000 × 320 ≈ 1,9 × 10⁶
+ variabilità giunzionale× ≈3 × 10⁶
Diversità totale teorica≈5 × 10¹³
Repertorio clonale T (TCR)≈10¹⁰

Confronto fra linfociti B e T

ProcessoReversibile?Linfociti BLinfociti T
Assemblaggio della regione V (VDJ o VJ)Irreversibile
Diversificazione giunzionaleIrreversibile
Attivazione della trascrizioneIrreversibile ma regolata
Cambio di classeIrreversibileNo — le cellule T non secernono il recettore
Ipermutazione somaticaIrreversibileNo
Espressione contemporanea di IgM e IgDReversibile e regolataNo
Forma di membrana / secretaReversibile e regolataNo
Perché il T non ipermutaLe sbobine non lo dicono, ma la ragione è stringente: il TCR è selezionato nel timo per riconoscere MHC self con affinità calibrata (né troppo poca né troppa). Se il TCR mutasse in periferia, quella selezione andrebbe persa e si genererebbero continuamente cloni autoreattivi non controllati. L'anticorpo, che non deve rispettare alcuna restrizione MHC, può permettersi di mutare — e infatti lo fa sotto stretta selezione nel centro germinativo.
25

Ontogenesi T: il timo

Lez. 05

Le tre funzioni del timo

  1. Generazione del repertorio clonale T — espressione del TCR, sia αβ sia γδ.
  2. Induzione dell'espressione dei co-recettori CD4 e CD8 — generazione delle due grandi sottopopolazioni.
  3. Selezione dei cloni T efficaci ma non autolesivi — selezione positiva e negativa, cioè la tolleranza centrale.

Anatomia funzionale e chemochine

Il lobulo timico ha una zona corticale (subcapsulare) e una zona midollare; al confine sta la giunzione cortico-midollare, sede in cui arrivano i precursori linfoidi provenienti dal midollo osseo.

FaseChemochina prodotta dallo stroma timicoRecettore sul precursore
Ingresso nel timoSDF-1 e TECK, prodotte dallo stroma della giunzione cortico-midollareCCR4 e CCR9 (secondo le sbobine)
Migrazione internaCCL21CCR7
Uscita delle cellule matureGradiente di sfingosina-1-fosfato, più concentrata in periferiaRecettore per la sfingosina-1-fosfato (S1P1)
Nelle sbobine è sbagliatoLe sbobine accoppiano "SDF-1 e TECK" ai recettori "CCR4 e CCR9". SDF-1 è CXCL12 e il suo recettore è CXCR4, non CCR4 (che risponde a MDC e TARC — le stesse sbobine lo riportano correttamente nella tabella delle chemochine della lezione 03). TECK è CCL25 e il suo recettore è effettivamente CCR9. La coppia corretta è dunque: SDF-1/CXCL12 → CXCR4; TECK/CCL25 → CCR9. È un errore di una sola lettera che però scambia due famiglie di chemochine.

Il precursore che arriva non è ancora deciso

Il precursore linfoide che raggiunge il timo non è ancora indirizzato in modo definitivo verso T CD4/CD8: stimolato con opportuni fattori di crescita può ancora differenziare in cellula dendritica mieloide, monocita o cellula dendritica linfoide. È privo delle molecole tipiche del linfocita T (CD3ε, CD2, CD7).

SegnaleFattore di trascrizione mantenuto altoDestino
NOTCH1 stimolato dal ligando Delta1 espresso dallo stroma della giunzione cortico-midollareHEB/E2ALinfocita T CD4/CD8
Altri segnaliID2Cellula NK (e ILC)

La prova sperimentale: topo scid e topo nude

Due modelli murini, entrambi privi di linfociti T periferici, ma per ragioni opposte:

Topo scidTopo nude
MutazioneGene della DNA-PKGene WHN/FOXN1
Che cosa mancaNon può esprimere il recettore per l'antigene di T e B (la DNA-PK serve alla ricombinazione)Non può maturare l'epitelio: manca lo stroma timico
Che cosa ha di intattoLo stroma timicoLe cellule staminali ematopoietiche

I due esperimenti incrociati:

  • Trapiantando un timo di topo scid in un topo nude: le staminali del nude ripopolano quel timo e in poche settimane compaiono linfociti T periferici.
  • Trapiantando staminali midollari di topo nude in un topo scid: le cellule del nude popolano il timo dello scid e in poche settimane si hanno T maturi in periferia.

Conclusione: la maturazione T richiede sia un precursore competente sia uno stroma timico funzionante. È la dimostrazione del ruolo indispensabile dello stroma.

Le fasi della maturazione

La distinzione fondamentale è fra una fase antigene-indipendente (il TCR non è ancora espresso) e una fase antigene-dipendente, che a sua volta si divide in due: nel timo, dove l'antigene è autologo, e negli organi linfoidi secondari, dove l'antigene è estraneo.

Il numero di precursori che raggiunge il timo è piccolissimo, e le selezioni ne uccideranno la maggior parte: sono quindi necessarie due ondate proliferative.

StadioChe cosa succedeFenotipo
Precursore linfoidePrima ondata proliferativa, indotta da Stem Cell Factor e interleuchina 7Doppio negativo CD4⁻CD8⁻
Pro-linfocitaInizia il riarrangiamento dei geni del TCR. La prima catena riarrangiata è la β (contemporaneamente anche γ e δ)Doppio negativo
Pre-linfocitaLa catena β si associa alla catena pre-α (monomorfa, non polimorfa come la β) formando il pre-TCRDoppio negativo → doppio positivo
Timocita doppio positivoRicombinazione della catena α → TCR αβ maturo. Inizia la fase antigene-dipendenteCD4⁺CD8⁺, la popolazione più rappresentata nel timo
Selezione positivaSopravvivono solo le cellule capaci di riconoscere il complesso MHC-peptide autologoDoppio positivo
Selezione negativaEliminate le cellule che riconoscono il peptide-MHC autologo troppo avidamenteSingolo positivo
Linfocita T maturoLascia il timo seguendo il gradiente di sfingosina-1-fosfatoCD4⁺ oppure CD8⁺

Le quattro funzioni del pre-TCR

  1. Esclusione allelica — blocca il riarrangiamento del locus β sul secondo allele.
  2. Innesca la seconda ondata proliferativa del pre-linfocita.
  3. A valle di questa, induce l'espressione contemporanea dei co-recettori CD4 e CD8 (fase doppio positiva).
  4. Stimola la ricombinazione della catena α, che completa il TCR maturo.

Come il TCR, anche il pre-TCR non trasduce autonomamente: si appoggia alle molecole del complesso CD3.

Selezione positiva e selezione negativa

Selezione positivaSelezione negativa
DomandaQuesto TCR è capace di vedere l'MHC self?Questo TCR vede l'MHC self troppo bene?
Chi sopravviveLe cellule che riconoscono il complesso MHC-peptide autologo con affinità adeguataLe cellule che ricevono un segnale moderato
Chi muoreLe cellule che non riconoscono MHC-I MHC-II autologhi: apoptosi (morte per negligenza)Le cellule che ricevono un segnale troppo forte: apoptosi
A cosa serveGarantire la restrizione MHC: un TCR inutile è un TCR che non vede il proprio MHCImpedire che cellule autoreattive raggiungano la periferia e causino malattie autoimmuni

Insieme, le due selezioni costituiscono la tolleranza centrale dei linfociti T.

Come si decide fra CD4 e CD8: la teoria istruttiva

I due co-recettori sono indotti dal segnale del pre-TCR e in una fase sono co-espressi. La cellula mantiene poi l'uno o l'altro in base a quale MHC il suo TCR è in grado di riconoscere:

Il TCR riconosce…Co-recettore stimolatoPerdeDiventa
Peptide autologo in MHC-ICD8CD4Linfocita T CD8+ citotossico
Peptide autologo in MHC-IICD4CD8Linfocita T CD4+ helper

La prova sperimentale: il topo mutante negativo per MHC di classe II. Le sue cellule timiche non esprimono MHC-II, quindi nessun timocita può essere testato per la capacità di riconoscerlo. Risultato: in quel topo maturano solo linfociti T CD8. La teoria istruttiva è così dimostrata in modo inequivocabile.

Struttura dei co-recettori

CD4CD8
StrutturaMonocatenario, 4 domini immunoglobuliniciEterodimerico: catena α + catena β, ciascuna con un dominio immunoglobulinico
Interagisce conMHC di classe II — dominio β2, non polimorficoMHC di classe I — dominio α3, non polimorfico
Da sapereIl co-recettore lega sempre la porzione non polimorfica dell'MHC. Ha senso: se legasse una parte variabile, la specificità del co-recettore dovrebbe cambiare da individuo a individuo. Il TCR legge la parte variabile (peptide + α1/α2 o α1/β1); il co-recettore ancora la parte costante e porta con sé la chinasi Lck.

La citofluorimetria del timo

Analizzando i timociti umani si osservano:

  • La popolazione più rappresentata: CD4⁺CD8⁺ (doppio positiva). Metà di queste esprime già il TCR αβ (loci α e β entrambi ricombinati), metà esprime ancora il pre-TCR.
  • CD4⁺CD8⁻ TCRαβ⁺: T helper maturi pronti per la periferia.
  • CD4⁻CD8⁺ TCRαβ⁺: T citotossici maturi pronti per la periferia.
  • Una piccola frazione doppio negativa: gli stadi più precoci, i γδ e le NKT.

αβ o γδ? Il modello istruttivo

La prima catena TCR riarrangiata è la β, ma contemporaneamente vengono ricombinate anche γ e δ: c'è un momento in cui la cellula ha ricombinato tutte e tre. Come sceglie? Due modelli, entrambi "istruttivi":

ModelloMeccanismo
Forza del segnaleSe il TCR γδ riceve un segnale più potente del pre-TCR → cellula γδ. Se è il pre-TCR a ricevere il segnale più potente → cellula αβ
Espressione temporaleSe in membrana arriva prima il TCR γδ, questo inibisce l'espressione del pre-TCR. Se arriva prima il pre-TCR, è questo a inibire il TCR γδ

Perché la maggior parte dei T è αβ: per il TCR γδ servono due eventi ricombinatori (catena γ e catena δ); per il pre-TCR ne basta uno (la catena β, poi associata alla pre-α già disponibile). Il pre-TCR arriva quindi in membrana prima e più spesso.

26

Ontogenesi B: il midollo osseo

Lez. 06

Tutta la maturazione dei linfociti B avviene nel midollo osseo, a differenza dei T che in fase di pro-linfocita migrano nel timo. Le tappe sono in gran parte sovrapponibili.

Attenzione · refuso ricorrenteLa sbobina della lezione 06 scrive ripetutamente "B6 receptor" e la lezione 11 "PCR" al posto di BCR (B-cell receptor). Sono errori di trascrizione automatica, non termini alternativi.

Le tappe

StadioChe cosa succedeRecettore
Cellula staminaleNessuno
Pro-linfocita BFase di espansione e crescita sotto effetto di citochine (per i T è l'IL-7). Inizia il riarrangiamento dei geni della catena pesanteIn costruzione
Pre-linfocita BLa catena pesante μ è riarrangiata ed espressa in superficie, associata a proteine surrogato della catena leggera. Se il riarrangiamento è corretto la cellula riceve il segnale di proseguire; se non lo è, muore per apoptosi. Segue una seconda espansione e inizia il riarrangiamento della catena leggeraPre-BCR
Linfocita B immaturoRecettore completo, riarrangiato e funzionale. Comincia la selezione: la cellula entra in contatto con antigeni selfIgM di membrana
Linfocita B maturoHa superato la selezione. Lascia il midollo ed entra in circoloIgM + IgD
PlasmacellulaStadio differenziativo ultimo, dopo l'incontro con l'antigene negli organi secondari. Secerne anticorpi con la stessa specificità del recettorePerde il BCR di superficie

In sintesi: proliferazione → espressione del recettore → selezione di un recettore utile e non dannoso.

Ordine e regolazione dei riarrangiamenti

Il sistema procede allele per allele, catena per catena, e si ferma appena ottiene un risultato utile:

  1. V-D-J della catena pesante sul primo allele (stadio pro-B). Utile → si prosegue. Non utile → riarrangiamento del secondo allele. Non utile neanche quello → apoptosi.
  2. Catena pesante espressa in superficie con la catena leggera surrogata (stadio pre-B). Questa espressione inibisce ogni ulteriore riarrangiamento della catena pesanteesclusione allelica.
  3. Il pre-BCR stimola il riarrangiamento della catena leggera. Ordine rigido: V-J di κ sul primo allele → κ sul secondo allele → λ sul primo allele → λ sul secondo allele.
  4. Ottenuto un riarrangiamento utile, catena pesante e leggera si associano: il recettore completo inibisce il riarrangiamento delle altre catene leggereesclusione isotipica.
Perché serveEsclusione allelica ed esclusione isotipica garantiscono che ogni linfocita esprima un solo recettore, con una sola specificità. Senza di esse la teoria della selezione clonale non starebbe in piedi: una cellula con due specificità, attivata da un antigene, produrrebbe anticorpi anche contro un altro.

Selezione dei linfociti B e editing recettoriale

Nel midollo, la selezione primaria:

  • Riconoscimento debole degli antigeni self → la cellula prosegue la maturazione (selezione positiva).
  • Riconoscimento forte degli antigeni self → la cellula è pericolosa e va eliminata per morte programmata (selezione negativa).

Prima di essere eliminati, però, i linfociti B fortemente autoreattivi hanno una seconda possibilità: l'editing recettoriale. Invece di andare subito in apoptosi, la cellula riarrangia di nuovo la catena leggera. Se il nuovo recettore non riconosce più il self, la maturazione continua; se è ancora fortemente autoreattivo, la cellula muore.

IntegrazioneL'editing recettoriale è possibile solo per la catena leggera e solo perché il locus κ (e ancor più il λ) conserva segmenti V e J non utilizzati a monte e a valle del riarrangiamento precedente, che possono essere impiegati in un nuovo giro. La catena pesante, con il suo riarrangiamento V-D-J, non lascia questa possibilità. È anche il motivo per cui i linfociti T non fanno editing recettoriale: per loro la selezione negativa è definitiva.

Ipermutazione somatica

Avviene negli organi linfoidi secondari (linfonodi, milza), esattamente nei centri germinativi, quando i linfociti B hanno riconosciuto l'antigene e cominciano la fase di maturazione. È la base dell'aumento dell'affinità: più volte un soggetto incontra lo stesso antigene, più i recettori B che si generano sono affini.

Condizioni necessarie

  • L'antigene deve essere di tipo proteico, cioè timo-dipendente.
  • Devono intervenire i linfociti T CD4 helper, che per attivarsi devono riconoscere via TCR peptidi linearizzati dell'antigene associati a MHC-II.
  • Deve realizzarsi il legame CD40 – CD40L fra linfocita B e linfocita T.

Dove e come

  • Nelle regioni variabili di catena pesante e catena leggera, precisamente nelle CDR. Nella catena pesante è la CDR3 ad accumulare più mutazioni puntiformi nel tempo.
  • Le mutazioni aumentano col passare dei giorni dal contatto con l'antigene, con incremento esponenziale nelle risposte secondarie e terziarie (misurate come mutazioni per 1000 paia di basi).
  • Enzima responsabile: la citidina deaminasi indotta dall'attivazione (AID). Una sua alterazione o mancanza blocca l'accumulo di mutazioni: senza AID non si può avere maturazione dell'affinità.
proliferazione del B, DNA aperto AID deamina la citidina in uridina l'uracile è trattato come timina mutazione C→T nei siti caldi

Ogni mutazione va poi verificata: solo i recettori diventati più affini vengono ulteriormente espansi (cap. 32).

Scambio isotipico (commutazione di classe)

Durante le risposte ripetute allo stesso antigene, l'anticorpo mantiene la specificità ma può cambiare classe, perché viene scelta la classe più idonea a eliminare quel patogeno.

La struttura genomica lo consente: a valle del riarrangiamento VDJ e a monte di ciascun gene della catena pesante si trovano le regioni S (switch), o regioni di scambio.

Condizioni: lo scambio isotipico avviene solo se intervengono i linfociti Th, le loro citochine e il ligando CD40.

Il meccanismo molecolare

  1. La citochina (per esempio IL-4) attiva le regioni S coinvolte: prima , poi la regione S del gene bersaglio.
  2. Le due regioni S vengono aperte e trascritte in un trascritto di RNA.
  3. AID sostituisce citosina con uracile su un filamento, in entrambe le regioni.
  4. L'uracil-N-glicosilasi (UNG) rimuove l'uracile.
  5. L'endonucleasi APE1 taglia il filamento privato dei nucleotidi, e taglia anche la porzione accoppiata con l'RNA.
  6. Il DNA compreso fra i due tagli viene eliminato ad ansa: VDJ si ritrova giustapposto alla nuova catena costante. Si ha la giunzione di due regioni di scambio.
Nelle sbobine è sbagliatoNell'esempio dello switch verso le IgE, le sbobine scrivono che l'IL-4 attiva "prima Sμ e poi Sλ1 a monte della catena λ1", e in un secondo round . La catena λ è una catena leggera e non ha regioni switch: lo scambio di classe riguarda esclusivamente le catene pesanti. La sequenza corretta è Sμ → Sγ1 (regione switch della catena pesante γ1), e in un secondo giro . Verosimilmente γ è stato letto come λ nella trascrizione.

Quale citochina dà quale classe

Citochina / contestoClasse prodottaFunzione acquisita
Solo IL-2 in quantità elevateIgM (nessuno switch)Attivazione del complemento, agglutinazione
IL-2 + IFN-γIgG, sottoclassi IgG1 e IgG3Fagocitosi, attivazione del complemento, immunità neonatale transplacentare
IL-4 (e IL-13)IgEImmunità contro gli elminti; allergia
TGF-β, APRIL, BAFF — contesto mucosaleIgATrasporto attraverso gli epiteli e secrezione nei lumi: neutralizzazione

I tipi di linfocita B

TipoOrigineMarcatori / recettoreSedeNote
B follicolariMidollo osseoIgM e IgD; CD21Ricircolano negli organi linfoidi secondariSono i "linfociti B" del discorso standard
B della zona marginaleMidollo osseoMilza (abbondanti nei roditori; nell'uomo anche nei linfonodi)Rispondono ad antigeni T-indipendenti
B-1Fegato fetale, non dalla staminale midollareIgM; CD5Peritoneo e mucoseRecettori con minore capacità di riconoscimento; producono gli anticorpi naturali (cap. 32)
27

Il complesso maggiore di istocompatibilità

Lez. 07 · 08

L'MHC è un locus genico in cui mappano molti geni che codificano le molecole capaci di presentare peptidi antigenici ai linfociti T — e anche geni che servono alla processazione stessa dell'antigene.

Nell'uomo le molecole MHC si chiamano anche HLA (Human Leukocyte Antigens), perché furono identificate per via sierologica: usando anticorpi presenti nel plasma di soggetti pluritrasfusi o di donne pluripare, capaci di riconoscere i leucociti di un donatore. È così che nacque la tipizzazione, il procedimento immunologico per determinare gli antigeni delle cellule del sangue e dei tessuti, oggi eseguito con metodiche molecolari: serve a stabilire se un organo può essere usato per un trapianto, cercando la massima compatibilità e riducendo il rigetto.

Come è stato scoperto

Anni '40–'50, esperimenti sui topi singenici. Accoppiando fratello-sorella per molte generazioni si ottengono ceppi praticamente omozigoti per tutti i geni, tranne che per l'MHC.

  • Trapianto di cute all'interno dello stesso ceppo (stesse molecole MHC) → nessun rigetto.
  • Trapianto di cute da un topo di tipo a a un topo di tipo brigetto.

Emerse così il concetto di geni di istocompatibilità, ereditati, che determinano il rigetto. Restava però un problema: sembrava impossibile che la natura avesse selezionato geni per controllare i trapianti, che non sono un evento fisiologico.

Anni '60–'70, Benacerraf e McDevitt. Immunizzando con lo stesso antigene proteico topi che differivano solo per l'MHC, si osservò che alcuni davano una forte risposta anticorpale e altri non producevano affatto anticorpi. Le molecole MHC controllano dunque la risposta anticorpale verso determinati antigeni — e si vide poi che lo fanno attraverso la diversa capacità di attivare i linfociti T helper. Il ruolo dell'MHC è quindi attivare le risposte immunitarie mediate dai linfociti: il rigetto è un effetto collaterale.

Il sistema è importante non solo nei trapianti, ma anche nella predisposizione a malattie autoimmuni.

Restrizione MHC: Zinkernagel e Doherty (1974, Nobel 1996)

  1. Un topo di ceppo A viene infettato con il virus della coriomeningite linfocitaria.
  2. Dopo 7–10 giorni si preleva il sangue, che contiene cloni di CTL antigene-specifici per quel virus.
  3. Questi CTL vengono co-coltivati con cellule bersaglio infettate del ceppo A, e poi con cellule bersaglio infettate del ceppo B.
  4. Risultato: i CTL uccidono solo i bersagli del ceppo A. Le cellule del ceppo B, pur infettate dallo stesso virus, non vengono toccate.

Conclusione: i linfociti T fanno un doppio riconoscimento, del peptide antigenico e delle molecole MHC self. Per questo si dice che i linfociti T sono MHC-ristretti.

SituazioneMHCPeptideIl CTL specifico per il peptide A si attiva?
aSelfPeptide virale A
bSelfPeptide virale BNo — è antigene-specifico
cNon selfPeptide virale ANo — è MHC-ristretto

Le regole di attivazione dei linfociti T

I linfociti T non si attivano con: antigeni solubili; antigeni semplicemente adesi alla superficie delle cellule; peptidi solubili; peptidi adesi alla superficie delle cellule. Si attivano solo se il peptide è inserito nella tasca di una molecola MHC.

Genetica dell'MHC

Tre tipi di molecole codificate dal locus:

ClasseEspressa da
MHC-ITutte le cellule nucleate (sui globuli rossi, privi di nucleo, assente o minima)
MHC-IISolo le APC: cellule dendritiche, macrofagi/monociti, linfociti B
MHC-IIINon sono molecole di presentazione: vedi sotto

Polimorfismo

I geni del locus MHC sono i più polimorfici in natura: esistono nella popolazione moltissime varianti alleliche. La variabilità è concentrata negli esoni che codificano i domini che legano il peptide e le parti riconosciute dal TCR.

Attenzione · dato molto datatoLe sbobine riportano il numero di alleli noti: HLA-A 218, HLA-B 439, HLA-C 96 — e la docente stessa avverte che "la diapositiva è un po' vecchia perché in realtà ce ne sono molti di più". Oggi il database IMGT/HLA ne conta decine di migliaia per ciascun locus. Il dato da portare all'esame è il concetto — MHC = i geni più polimorfici del genoma umano — non le cifre.

Poligenismo

Non c'è un solo gene per classe, ma tre:

Classe I — catena αClasse II — catene α e β
HLA-A, HLA-B, HLA-CHLA-DP, HLA-DQ, HLA-DR

Codominanza e aplotipi

Le molecole MHC sono espresse in maniera codominante: si esprimono sia gli alleli materni sia quelli paterni. L'insieme dei geni MHC ereditati in blocco da un genitore si chiama aplotipo. Ognuno ha due aplotipi, uno materno e uno paterno.

Conseguenza numerica: ogni cellula nucleata esprime 6 molecole MHC-I diverse (3 geni × 2 alleli). Per la classe II ci si aspetterebbe analogamente 6, ma se ne osservano 15–20: si ipotizza che, durante l'assemblaggio, le catene α e β si scambino fra loci diversi (per esempio la catena α di DP con la β di DQ), moltiplicando le combinazioni.

Perché tanto polimorfismo? La spiegazione evolutiva

Non serve al singolo individuo, serve alla popolazione. Se ognuno ha un corredo MHC diverso, è molto più probabile che qualcuno nella popolazione abbia una combinazione allelica capace di presentare un patogeno mai incontrato prima. Difficilmente potrà comparire un patogeno che nessun individuo della popolazione riesce a presentare. È una strategia per la sopravvivenza della specie, non del singolo.

Il locus MHC nell'uomo

Sul cromosoma 6, molto ampio, contiene anche geni della risposta immune e della processazione. Tre regioni:

RegionePosizioneContenuto
Classe IIVerso il centromeroGeni delle catene α e β di DP, DQ, DR. Inframmezzati: geni di TAP1 e TAP2 e geni del proteasoma
Classe IIIIntermediaComponenti del complemento (C4, fattore B, C2); chaperonine (HSP-70); citochine (TNF-α, linfotossina)
Classe IVerso il telomeroHLA-A, HLA-B, HLA-C; pseudogeni; geni per MHC non classici, molti a funzione ancora ignota
Un dettaglio che ha sensoNella regione di classe II stanno i geni di TAP e del proteasoma, che servono alla via di classe I. Non è un caso: l'intero apparato della presentazione antigenica — molecole, trasportatori, proteasi — è raggruppato in un unico locus, coereditato in blocco e coregolato. È il motivo per cui l'MHC è definito "locus regolatorio delle risposte immunitarie".

Struttura delle molecole MHC di classe I

  • Catena α — la più importante, codificata nel locus MHC, porta la tasca:
    • α1 + α2: all'estremità amminica, insieme formano la tasca, che ospita peptidi di 8–10 amminoacidi. È qui che si concentra il polimorfismo.
    • α3: dominio immunoglobulinico, non polimorfico — è quello legato dal CD8.
    • Regione transmembrana e piccola coda intracitoplasmatica.
  • β2-microglobulina — non è legata alla membrana, è associata non covalentemente alla catena α e ha funzione di stabilizzarla. Non è codificata nel locus MHC.

La tasca: pavimento di foglietti β antiparalleli, bordi di α-eliche. Chiusa alle estremità: per questo può ospitare solo peptidi piccoli. Il peptide prende contatto in pochi punti, con gli amminoacidi detti "àncora", soprattutto alle estremità.

Struttura delle molecole MHC di classe II

  • Due catene, α e β, entrambe codificate nel locus MHC, associate non covalentemente, che partecipano insieme alla formazione della tasca.
  • La tasca si forma all'estremità amminica di α1 + β1. La variabilità maggiore è nella catena β1, il tratto più polimorfico.
  • α2 e β2 sono i domini immunoglobulinici. Il β2, non polimorfico, è quello riconosciuto dal CD4.
  • Entrambe le catene hanno parte transmembrana e coda citoplasmatica C-terminale.
  • La tasca è aperta alle estremità: ospita peptidi più lunghi, di 10–30 amminoacidi.
MHC classe IMHC classe II
Cateneα (nel locus MHC) + β2-microglobulina (fuori dal locus)α + β, entrambe nel locus MHC
Tasca formata daα1 + α2α1 + β1
TascaChiusa — peptidi di 8–10 aaAperta — peptidi di 10–30 aa
Dominio Ig non polimorficoα3 → lega CD8β2 → lega CD4
EspressioneTutte le cellule nucleateSolo APC
Origine del peptideCitosolVescicole (fagocitosi, endocitosi)
AttivaT CD8 citotossiciT CD4 helper
Numero di molecole per cellula6 diverse15–20 diverse
Indotta daIFN-α, IFN-β, IFN-γ, TNFSoprattutto IFN-γ

Perché l'induzione da citochine è importante: l'aumento di MHC-I sulle cellule vicine all'infezione le rende capaci di "testimoniare" la presenza dell'infezione. L'IFN-γ prodotto dalle NK o dai CD4 attivati agisce sulle APC quiescenti, che aumentano la sintesi di MHC-II e diventano capaci di attivare massicciamente i linfociti T.

Le sei caratteristiche del legame peptide-MHC

  1. Un peptide alla volta per ogni molecola MHC. Ogni linfocita T risponde quindi a un singolo peptide legato a una singola molecola MHC.
  2. I peptidi sono incorporati a livello intracellulare, nel corso dell'assemblaggio — mai in superficie.
  3. Le due classi legano peptidi provenienti da compartimenti diversi: vescicolare per la II, citosolico per la I.
  4. Bassa affinità e alta promiscuità: la tasca lega il peptide in pochi punti, e ogni MHC può legare peptidi diversi purché nei punti di legame ci sia il giusto amminoacido àncora. Il peptide può essere ripiegato o modificato per entrare, ma deve agganciarsi in quei punti.
  5. Tasso di dissociazione molto lento. È essenziale: i peptidi vengono captati in periferia e trasportati dalle cellule dendritiche fino agli organi linfoidi secondari; passa molto tempo prima dell'incontro con il linfocita T specifico, e il peptide deve restare in tasca per tutto quel tempo.
  6. L'espressione stabile richiede il peptide: solo l'eterotrimero (catena α + catena β/β2m + peptide) è stabile e può raggiungere il plasmalemma. Senza peptide la molecola viene degradata.

Corollario: le molecole MHC classiche legano solo peptidi, perché i linfociti T classici rispondono solo ad antigeni proteici. Lipidi, carboidrati e acidi nucleici non possono essere caricati — per i lipidi c'è il CD1.

Le molecole MHC-I non classiche

MHC-I classiche (tipo a)MHC-I non classiche (tipo b)
QualiHLA-A, HLA-B, HLA-CCD1, H2-M3, MIC-A e MIC-B, HLA-E, HLA-F, HLA-G
PolimorfismoElevatissimoLimitato
Solco di legameNormaleSpesso molto ridotto; nel CD1 accoglie lipidi
AttivanoTCR αβ associati a CD8Sottopopolazioni particolari: NKT, NK, T CD8

HLA-G e HLA-E

  • HLA-G: espresso sul trofoblasto fetale e sulla placenta. Sembra giocare un ruolo durante la gravidanza inibendo l'attivazione delle cellule NK, perché non montino una risposta contro il feto, che presenta antigeni diversi (paterni).
  • HLA-E: scarsamente espresso, presente sul trofoblasto; riconosciuto dalle cellule NK (via NKG2A, inibitorio) e dalle NKT.
Integrazione · il paradosso della gravidanzaLe sbobine sfiorano il problema senza nominarlo. Il feto è un semi-allotrapianto: esprime antigeni paterni estranei alla madre. Sopravvive per una combinazione di meccanismi: (1) il trofoblasto non esprime MHC-I classici A e B né MHC-II, quindi è invisibile ai T alloreattivi; (2) esprimendo però HLA-G ed HLA-E non cade nella trappola del missing self, perché fornisce comunque il segnale inibitorio alle NK deciduali; (3) l'ambiente deciduale è ricco di T regolatori e citochine tolerogeniche. È l'esempio più elegante di come il sistema MHC serva a molto più che al rigetto.

Le molecole CD1

  • Cinque geni: CD1A–CD1E, sul cromosoma 1 (non nel locus MHC), polimorfismo molto limitato; codificano cinque proteine (CD1a–e).
  • Si associano alla β2-microglobulina per stabilizzarsi e contengono lipidi nella tasca.
  • CD1a, CD1b, CD1c legano prevalentemente lipidi microbici; CD1d sembra legare lipidi self.
  • Espresse su cellule dendritiche e monociti.
  • Antigeni presentati: lipidi e glicolipidi dei micobatteri e di altri microrganismi — lipidi micolici, fosfatidilinositolmannoside — o lipidi self.
Il ciclo del CD1
sintesi nel RE + β2m carico di un lipide endogeno esocitosi in superficie internalizzazione fusione col fagolisosoma scambio: lipide self → lipide microbico riesposizione in superficie attivazione delle NKT

Esempi di patogeni: Mycobacterium tuberculosis, Leishmania. Il complesso lipide-CD1 attiva le cellule NKT, linfociti T non ristretti per MHC che non esprimono CD4 né CD8 e che, una volta attivate, producono molte citochine (fra cui l'IFN-γ) che regolano l'attivazione dei Th CD4 e delle altre sottopopolazioni.

MIC-A, MIC-B, ULBP

  • MIC-A e MIC-B: codificate nel locus MHC, polimorfiche, espresse su cellule danneggiate, infettate e tumorali. Riconosciute dalle cellule NK (via NKG2D) e dai linfociti T CD8. MIC-A è espressa su cellule endoteliali, cheratinociti e monociti.
  • ULBP: espressa su cellule trasformate e infettate, anch'essa riconosciuta da NK e T CD8.

Le APC professionali

Le cellule presentanti l'antigene professionali sono linfociti B, macrofagi/monociti e cellule dendritiche. Devono soddisfare almeno tre requisiti:

  1. Capacità di captare l'antigene — per fagocitosi, pinocitosi o endocitosi.
  2. Espressione di MHC-II.
  3. Capacità costimolatoria nei confronti del linfocita T.

Tutte esprimono anche MHC-I, come ogni cellula nucleata.

APCCome catturaQuale linfocita T attivaEffetto
Cellula dendriticaFagocitosi in periferia (cute, mucose), poi migrazione al linfonodoT naive — è l'unica a poterlo fareInnesco della risposta primaria ed espansione clonale
MacrofagoFagocitosiT effettori, già attivatiIl T effettore produce IFN-γ, che riattiva il macrofago rendendolo più microbicida: burst ossidativo ed eliminazione del fagocitato
Linfocita BLega l'antigene con il BCR, lo internalizza e lo elaboraT CD4 effettoriIl T produce citochine che fanno produrre anticorpi al B e ne determinano lo switch isotipico

Come l'antigene arriva all'organo linfoide

Gli antigeni entrano attraverso pelle, tratto gastrointestinale e tratto respiratorio, e da lì possono:

  • Essere captati dalle cellule dendritiche, che migrano per via linfatica ai linfonodi ed espongono i peptidi;
  • Entrare nel circolo ematico e raggiungere la milza, dove sono captati dalle APC;
  • Arrivare al linfonodo in forma solubile, attraverso la rete linfatica afferente.

L'esempio della lezione: un microbo entra da una piccola ferita sul dorso della mano; le cellule dendritiche locali lo catturano tramite i PRR, maturano diventando sensibili alle chemochine linfonodali, e migrano al linfonodo ascellare, dove si confrontano con un numero elevatissimo di linfociti T vergini.

28

Processazione e presentazione dell'antigene

Lez. 07 · 08

Le modalità con cui gli antigeni possono essere processati e presentati sono almeno tre:

  • Antigeni peptidici extracellulari → fagocitati dalle APC → esposti in MHC-II → linfociti T CD4.
  • Antigeni peptidici citoplasmatici → esposti in MHC-I → linfociti T CD8.
  • Antigeni lipidici → esposti da CD1 → linfociti NKT.

Per farlo servono, coordinati: sintesi delle MHC nel reticolo endoplasmatico, transito per l'apparato di Golgi, e il sistema di vescicole secretorie ed endocitiche. Tutti i compartimenti intracellulari di endocitosi e secrezione hanno un ruolo.

Via MHC-I: i cinque step

  1. Captazione dell'antigene — è una proteina citosolica.
  2. Processazione — riduzione della proteina in piccoli peptidi da parte del proteasoma.
  3. Trasporto dei peptidi nel RE, dove sta l'MHC-I.
  4. Associazione del peptide all'MHC-I.
  5. Trasporto del complesso in membrana, per essere visto dai linfociti T CD8.

Step 1 — ubiquitinazione

Tutte le proteine citoplasmatiche destinate alla degradazione — comprese quelle di un microbo intracellulare — vengono legate covalentemente a ubiquitina, un piccolo polipeptide, da un complesso enzimatico di subunità E1, E2, E3. L'ubiquitinazione induce la perdita della struttura terziaria: la proteina viene linearizzata.

Step 2 — proteasoma e immunoproteasoma

Il proteasoma è un grosso complesso enzimatico citoplasmatico con un core 20S di 28 subunità e due subunità regolatorie 19S. Taglia le proteine in peptidi di 6–15 amminoacidi, adatti alla tasca dell'MHC-I.

Alcune citochine infiammatorie — IFN-γ e TNF-α — trasformano il proteasoma in immunoproteasoma:

ProteasomaImmunoproteasoma
Subunità regolatorieDue 19SPA28 (indotta dall'IFN-γ)
Subunità catalitiche dell'anello ββ1, β2, β5Sostituite da LMP2, LMP10, LMP7 (indotte da IFN-γ e TNF-α)
Peptidi generatiGenericiCon residui idrofobici o basici al C-terminale

Perché conta: è stato dimostrato che le molecole MHC-I legano preferibilmente peptidi di 8–11 residui con residui idrofobici al C-terminale. L'immunoproteasoma produce quindi peptidi più affini alla presentazione antigenica: in corso di infiammazione la cellula ottimizza il proprio taglio proteolitico per la presentazione.

Step 3 e 4 — TAP e il complesso di caricamento

Nel RE, sul lato interno della membrana:

  1. La catena α appena sintetizzata si associa a una chaperonina, la calnexina, che la mantiene parzialmente ripiegata.
  2. La catena α si associa alla β2-microglobulina formando l'MHC-I maturo: la calnexina si stacca.
  3. L'MHC-I si associa al complesso PLC (Peptide Loading Complex), formato da tre chaperonine: tapasina, calreticulina, ERp57.
  4. TAP (Transporter associated with Antigen Processing) — eterodimero TAP1 + TAP2, trasportatore transmembrana ATP-dipendente — cattura il peptide sul versante citosolico e, consumando ATP, lo trasporta nel RE, dove è associato al PLC.
  5. Grazie a tapasina, calreticulina ed ERp57, il peptide viene inserito nella tasca dell'MHC-I.

Step 5 — esposizione

Esplicata la funzione di facilitatore, il PLC si stacca: solo allora il complesso MHC-I/peptide può abbandonare il RE, transitare dal Golgi e raggiungere la superficie, dove diventa visibile ai linfociti T CD8.

Via MHC-II: catena invariante, CLIP, HLA-DM

Il problema che questa via deve risolvere: l'MHC-II viene sintetizzato nel RE, dove ci sono già molti peptidi di origine citosolica destinati alla via di classe I. Come si impedisce a un MHC-II di caricarsi del peptide sbagliato?

  1. Nel RE vengono sintetizzate le catene α e β; la calnexina ne favorisce l'assemblaggio.
  2. All'eterodimero viene associata la catena invariante (Ii), che contiene una sequenza chiamata CLIP, la quale occupa la tasca. La catena invariante polimerizza con altre due formando complessi di 3 MHC-II stabilizzati da 3 catene invarianti.
  3. Grazie a questa stabilizzazione il complesso abbandona il RE, attraversa il Golgi e arriva nel citoplasma in vescicole di esocitosi.
  4. Queste vescicole si fondono con gli endosomi/fagolisosomi che contengono l'antigene internalizzato. L'ambiente è acido per le pompe protoniche e ricco di proteasi, idrolasi e catepsina, che digeriscono sia l'antigene sia la catena invariante.
  5. Digerita la catena invariante, nella tasca resta solo il peptide CLIP.
  6. Interviene HLA-DM, molecola anch'essa fatta di catena α e β, appartenente al sistema MHC ma mai espressa in superficie: si associa all'MHC-II e scambia il CLIP con un peptide antigenico, scegliendo quello più affine. Questa funzione si chiama editing del peptide.
  7. Solo quando l'MHC-II ha inserito un peptide affine si stabilizza e può essere esposto in superficie, dove attiva i T CD4.

La doppia funzione della catena invariante: (a) stabilizza la molecola e ne favorisce il trasporto al sistema vescicolare; (b) impedisce che peptidi presenti nel RE — derivati da proteine citoplasmatiche — si associino all'MHC-II, il che porterebbe a una presentazione scorretta. È il guardiano che tiene separate le due vie.

HLA-DO, il regolatore del regolatore

HLA-DO è sintetizzata nel RE insieme a HLA-DM, vi si associa, e ne regola negativamente l'attività: nei fagolisosomi si dissocia lentamente, liberando HLA-DM solo gradualmente.

Quando il sistema immunitario è attivato e viene prodotto IFN-γ, l'espressione di HLA-DM aumenta, mentre quella di HLA-DO no. Meno HLA-DO significa che la sua lentezza di dissociazione pesa meno: HLA-DM è libero di scambiare il CLIP più rapidamente e riempire più tasche. È un modo elegante di accelerare la presentazione durante l'infiammazione.

Immunodominanza

Dentro le cellule fagocitanti si formano moltissimi peptidi, ma solo i più idonei — detti epitopi immunodominanti — si legano all'MHC-II, grazie all'editing operato da HLA-DM. Conoscere quali siano gli epitopi immunodominanti è importante perché consente di manipolare il sistema immunitario (progettazione di vaccini peptidici).

Nota quantitativa: ogni molecola MHC-II diversa lega un peptide diverso derivato dallo stesso antigene. Poiché un individuo ne esprime fino a ~20 tipi, sulla superficie dell'APC si trovano fino a 20 peptidi diversi dello stesso antigene digerito.

Riepilogo: chi vede che cosa

Via MHC-IVia MHC-II
Origine dell'antigeneCitosol: proteine virali, proteine di cellule trasformate, proteine selfVescicole: materiale fagocitato, endocitato o da autofagia
ProteasiProteasoma / immunoproteasoma (citosol, pH neutro)Proteasi lisosomiali, catepsine (vescicole, pH acido)
TrasportoTAP1/TAP2, ATP-dipendenteFusione vescicolare
ChaperonineCalnexina, poi PLC (tapasina, calreticulina, ERp57)Calnexina, poi catena invariante
Occupante temporaneo della tascaNessuno (la tasca è riempita direttamente)CLIP, rimosso da HLA-DM
Sede del caricamentoReticolo endoplasmaticoCompartimento vescicolare acido
Presenta aT CD8 citotossiciT CD4 helper
Integrazione · la presentazione crociata (cross-presentation)Le sbobine non la nominano mai, e senza di essa la lezione 09 non torna. Il problema: la risposta primaria dei CD8 va innescata dalle cellule dendritiche, che sono le uniche capaci di attivare un T vergine. Ma se un virus infetta una cellula epatica e non la cellula dendritica, come fa la DC a presentare un antigene virale in MHC-I, se quell'antigene non è nel suo citosol?
La risposta è la cross-presentation: alcune cellule dendritiche specializzate (nell'uomo le cDC1, CD141⁺/XCR1⁺) sono in grado di trasferire antigeni esogeni, catturati per fagocitosi — per esempio corpi apoptotici di cellule infettate —, dal fagosoma al citosol, dove entrano nella via del proteasoma e finiscono in MHC-I. È l'eccezione alla regola "citosolico → classe I, vescicolare → classe II".
Perché serve saperlo: è il meccanismo con cui si innescano le risposte CTL contro virus che non infettano le DC e contro i tumori, ed è il razionale immunologico dei vaccini antitumorali a cellule dendritiche citati nella lezione 03. È anche il motivo per cui la lezione 09 può dire che una cellula dendritica "presenta al CD8 e fornisce il co-stimolo".

Evasione virale

La risposta CD8 citotossica è essenziale contro le infezioni virali. Per questo alcuni virus producono molecole che interferiscono con i vari step della presentazione in MHC-I, per evitare l'attivazione dei CD8 e l'uccisione delle cellule infettate.

IntegrazioneLe sbobine si fermano all'enunciato. Gli esempi concreti, uno per ciascuno step:
· Blocco di TAP — la proteina ICP47 di HSV e US6 di CMV: i peptidi non entrano nel RE.
· Degradazione dell'MHC-I neosintetizzato — US2 e US11 del CMV lo retrotraslocano nel citosol.
· Ritenzione dell'MHC-I nel RE — US3 del CMV.
· Inibizione del proteasoma — l'antigene EBNA1 dell'EBV contiene ripetizioni glicina-alanina che ne impediscono la degradazione.
Il contrappasso: una cellula che perde l'MHC-I sfugge ai CTL ma cade nel missing self e diventa bersaglio delle NK (cap. 11). I virus più evoluti lo sanno: il CMV codifica UL18, un finto MHC-I che serve solo a tenere buone le NK. È la scacchiera completa fra virus e sistema immunitario.
PARTE V

La fase effettrice

Dal doppio segnale che accende il linfocita T fino all'anticorpo che spegne il linfocita B: come la risposta si organizza, colpisce e si autolimita.

29

Attivazione del linfocita T

Lez. 09

La regola del doppio segnale

SegnaleSul linfocita TSulla APCSe manca
Primo — riconoscimentoTCRComplesso MHC-peptideNessun riconoscimento: la cellula non è quella giusta
Secondo — co-stimoloCD28CD80 e CD86 (le molecole "B7")Il linfocita riceve un solo segnale e non si attiva: nessuna risposta immunitaria

La APC esprime le molecole co-stimolatorie solo quando è essa stessa attivata — da citochine infiammatorie o direttamente dal microbo, attraverso i recettori dell'immunità innata (cap. 14). Quando entrambi i segnali arrivano, il linfocita T si attiva, produce interleuchina 2, prolifera, si differenzia in cellula effettrice, e la risposta specifica parte.

La sinapsi immunologica

L'insieme delle molecole coinvolte nell'interazione fra linfocita T e APC:

Sul linfocita TSulla APCRuolo
TCRMHC + peptideRiconoscimento specifico
CD4 (o CD8)Dominio non polimorfico dell'MHCCo-recettore; porta la chinasi Lck
Complesso CD3Trasduzione del segnale (ITAM)
CD28CD80 / CD86Co-stimolo
LFA-1ICAM-1Adesione: tiene insieme le due cellule il tempo necessario

La cascata di segnalazione

A valle della stimolazione di TCR, CD3, CD4 e CD28 si aprono tre vie abbastanza indipendenti:

ViaFattore di trascrizione attivato
CalcineurinaNFATc
Protein-chinasi CNF-κB
MAP-chinasic-Fos, c-Jun (che insieme formano AP-1)

I fattori traslocano nel nucleo e hanno come bersaglio principale i promotori di alcune citochine, fra cui l'interleuchina 2, fattore di crescita dei linfociti T. La cellula produce IL-2 e la usa per promuovere la propria proliferazione.

IntegrazioneLa via della calcineurina è il bersaglio dei due immunosoppressori più usati nel trapianto: ciclosporina e tacrolimus, che la inibiscono impedendo la defosforilazione di NFAT e quindi la trascrizione dell'IL-2. Sapere quale via colpiscono spiega perché siano così efficaci nel prevenire il rigetto e perché aumentino il rischio infettivo.

Cinetica dell'attivazione

TempoEventoSignificato
Minuti–oreAttivazione dei fattori di trascrizione (c-Fos, NFAT, NF-κB)
Subito a valleEspressione del CD25 (catena α del recettore per IL-2) e produzione di IL-2La cellula si dota del recettore e del suo stesso fattore di crescita: circuito autocrino
Dopo la risposta a IL-2Espressione di CD69 e di CD40-ligandoCD69 trattiene la cellula appena attivata nel linfonodo; CD40L è lo strumento con cui l'helper agirà su APC e linfociti B
24–36 oreInizio della proliferazioneEspansione clonale, che dura alcuni giorni
In caso di stimolazione eccessivaEspressione dei recettori inibitori, il più importante CTLA-4Freno: è l'autolimitazione a livello di singola cellula

Le due famiglie: B7 e CD28

Ligandi — famiglia B7 (sulla APC)AttivitàRecettore — famiglia CD28 (sul linfocita T)Attività
CD80, CD86Co-stimolatoriaCD28Attivatoria
CD275 (ICOS-ligando)Co-stimolatoriaCD278 (ICOS)Attivatoria
CD274 (PD-L1), CD273 (PD-L2)Co-inibitoriaCD279 (PD-1)Inibitoria
CD152 (CTLA-4) — ligando naturale CD86Inibitoria
B7H3Co-stimolatoria in alcune occasioni, inibitoria in condizioni particolariRecettore non ancora noto
B7H4Sicuramente inibitoriaRecettore non ancora noto
Integrazione · perché questa tabella è diventata famosaLe sbobine rimandano la trattazione di CTLA-4 e PD-1 alla lezione sulla tolleranza, che non è nel materiale. Vale la pena sapere che questi due recettori sono il bersaglio degli inibitori dei checkpoint immunologici, la classe di farmaci antitumorali che è valsa il Nobel per la Medicina 2018 a Allison e Honjo. Il razionale: molti tumori esprimono PD-L1 e sfruttano il freno PD-1 per spegnere i linfociti T che li hanno riconosciuti. Anticorpi anti-PD-1 (nivolumab, pembrolizumab), anti-PD-L1 e anti-CTLA-4 (ipilimumab) tolgono il freno e riattivano la risposta antitumorale. Effetto collaterale prevedibile dalla stessa logica: tossicità autoimmuni, perché il freno tolto non è selettivo.
Differenza fra i due: CTLA-4 agisce presto e nel linfonodo, competendo con CD28 per CD80/CD86 (per cui ha affinità molto maggiore) — alza la soglia di attivazione; PD-1 agisce tardi e in periferia, spegnendo il linfocita già attivato nel tessuto.

Il circuito helper ↔ APC

APC cattura il microbo attivazione via PRR: ↑ co-stimolatori peptide in MHC-II TCR + CD28 sul Th Th attivo: citochine + CD40L CD40L stimola CD40 sull'APC APC completamente attivata: ↑↑ citochine infiammatorie

È un circuito di amplificazione a due sensi: la APC accende il linfocita T, e il linfocita T finisce di accendere la APC.

I meccanismi effettori generali dei T helper

Sono due: produrre citochine ed esprimere segnali di membrana.

Le citochine cambiano ruolo secondo la fase:

  • Fase di attivazione: i linfociti T sono bersaglio delle citochine infiammatorie, prodotte dalle cellule dell'innata, che ne favoriscono la polarizzazione e la proliferazione.
  • Fase effettrice: sono i linfociti T stessi a produrre citochine, il cui scopo primario è attivare le cellule dell'innata, che poi eliminano il microbo.

Fra le molecole di membrana la principale è il CD40-ligando, che da un lato stimola le cellule dell'innata a produrre citochine pro-infiammatorie, dall'altro stimola i linfociti B a produrre immunoglobuline, in particolare nel processo di scambio isotipico.

30

Th1, Th2, Th17 e le altre sottopopolazioni

Lez. 09

Il sistema immunitario si è evoluto per organizzare, per ogni classe di microbi, la risposta adattativa più appropriata. Il meccanismo è sempre lo stesso: le cellule dell'innata "leggono" il patogeno, producono un certo set di citochine, e queste citochine polarizzano il linfocita T vergine che sta rispondendo all'antigene verso un fenotipo funzionale stabile.

Lo schema generale

Th1Th2Th17
Contro quali microbiVirus e batteri intracellulariParassiti extracellulari pluricellulariBatteri e funghi extracellulari
Citochine polarizzanti (dall'innata)Interferoni naturali (tipo I) + IL-12IL-4, IL-25, IL-33, TSLPIL-1β, IL-6, IL-23
Molecola di segnalazioneSTAT1 (da IFN-γ), poi STAT4 (da IL-12)STAT6 (da IL-4), poi STAT5 (da IL-2)STAT3
Fattore di trascrizione masterT-betGATA-3RORγt (RORC)
Citochine prodotteIFN-γ, linfotossina-α (LT-α), IL-2, TNF-αIL-4, IL-5, IL-13 (e IL-9)IL-17A, IL-17F, IL-22, IL-21
Cellule attivateMacrofagi, NK, CD8Eosinofili, mastociti, basofiliNeutrofili, macrofagi, epitelio
Isotipo anticorpale indottoIgM e IgG (opsonizzanti, neutralizzanti)IgEIgM e IgG (via IL-21)
Nome alternativoRisposta macrofago-dipendente

Differenziazione Th1, passo per passo

  1. Le APC, in risposta a microbi intracellulari, producono interferoni naturali e IL-12.
  2. Queste due attivano le cellule NK, che producono IFN-γ.
  3. L'IFN-γ agisce sulla cellula T naive che sta rispondendo all'antigene (dotata del recettore per IFN-γ) e attiva STAT1.
  4. STAT1 va nel nucleo e attiva il promotore di T-bet, il fattore di trascrizione principale delle Th1.
  5. T-bet attiva, fra i suoi geni bersaglio, la catena β2 del recettore per IL-12. Ora la cellula ha un recettore funzionale (β1+β2) e può rispondere all'IL-12.
  6. L'IL-12 attiva STAT4, che stabilizza T-bet e innesca la prima produzione di IFN-γ.
  7. Fenotipo Th1 maturo e stabile: alta produzione di IFN-γ.
Il motivo ricorrente della polarizzazioneTutte e tre le vie hanno la stessa architettura a due tempi: una prima citochina induce il fattore master, che a sua volta induce il recettore per una seconda citochina, la quale stabilizza il fenotipo. È un meccanismo a feed-forward: la cellula diventa progressivamente più sensibile al segnale che l'ha polarizzata, il che rende il fenotipo stabile e difficilmente reversibile.

Il network Th1

BersaglioViaEffetto
Linfociti BCD40L–CD40Produzione di IgM e IgG. Le IgG neutralizzano e opsonizzano, permettendo la fagocitosi
Linfociti CD8 e NKIL-2 e IFN-γAumento della proliferazione, dell'attività citolitica e della produzione di IFN-γ
Neutrofili e macrofagi tissutaliIFN-γ e TNF-αAumento della capacità microbicida e della produzione di citochine infiammatorie (IL-1, IL-8, TNF-α) e chemochine che reclutano altre cellule nella sede d'infezione

L'attivazione del macrofago da parte della Th1

Avviene con due segnali: IFN-γ + stimolazione del CD40 tramite CD40L. Il macrofago attivato mostra:

  • Aumento delle molecole co-stimolatorie CD80 e CD86;
  • Secrezione di citochine infiammatorie: TNF-α, IL-1, IL-12;
  • Aumento dell'espressione delle molecole MHC → maggiore capacità di presentare l'antigene;
  • Forte aumento della capacità microbicida, attraverso l'incremento degli intermedi reattivi dell'ossigeno e dell'ossido nitrico.

Si noti il circuito: il macrofago attivato produce IL-12, che rinforza la polarizzazione Th1, che produce più IFN-γ, che attiva di più il macrofago.

Patologie associate a risposte Th1 mal controllate

Le risposte Th1 sono altamente protettive contro i microbi intracellulari, ma quando non sono adeguatamente controllate — o quando sono rivolte verso antigeni self — causano patologie infiammatorie croniche, molte delle quali autoimmuni:

  • Malattie autoimmuni organo-specifiche
  • Artrite reumatoide
  • Sarcoidosi
  • Rigetto acuto di trapianto
  • Alcune forme di aborti ricorrenti idiopatici
  • Glomerulonefrite proliferativa
  • Morbo di Crohn
  • Ulcera peptica da Helicobacter pylori
  • Aterosclerosi

Differenziazione Th2

Le Th2 difendono dai parassiti extracellulari, ma sono anche le protagoniste delle allergie.

  1. Le cellule epiteliali, in risposta ad antigeni parassitari e ad allergeni, producono le allarmine: TSLP, IL-33, IL-25.
  2. Il TSLP agisce sulle cellule dendritiche (che ne esprimono il recettore) riducendo la loro capacità di produrre IL-12 — cioè togliendo di mezzo il segnale che porterebbe verso Th1.
  3. Le allarmine agiscono su ILC2, mastociti e basofili, inducendo la produzione soprattutto di IL-4, ma anche di TSLP e IL-25.
  4. L'IL-4 agisce sulla cellula T helper naive che sta rispondendo all'antigene, attivando STAT6.
  5. STAT6 fosforilato trasloca nel nucleo e attiva GATA-3, il fattore master delle Th2.
  6. GATA-3 attiva i geni di IL-4 (che stabilizza STAT6) e di IL-2 (che attiva STAT5).
  7. L'associazione di STAT5 e STAT6 stabilizza GATA-3, che attiva stabilmente i geni di IL-4, IL-5, IL-9, IL-13. Fenotipo Th2 stabile.
Nelle sbobine è sbagliatoAl punto 7 la sbobina scrive: "L'associazione di STAT5 e 6 stabilizza l'espressione del GATA-6". Il fattore di trascrizione delle Th2 è GATA-3, correttamente nominato due righe sopra nella stessa frase. GATA-6 esiste ma è un fattore dello sviluppo cardiaco e gastrointestinale, senza rapporto con la polarizzazione linfocitaria. Refuso.

Il network Th2

BersaglioViaEffetto
Linfociti BCD40L + IL-4 e IL-13Switch isotipico verso le IgE
Mastociti e basofiliLe IgE prodotte li sensibilizzano; IL-4, IL-9, IL-13All'incontro con l'allergene rilasciano mediatori e producono citochine
EosinofiliIL-5Duplice: attiva l'eosinofilo maturo e agisce nel midollo osseo sui precursori aumentandone la differenziazione. Rilascio di proteine citotossiche e citochine
Cellule mucipareIL-4, IL-9, IL-13Produzione di muco
FibroblastiIL-4, IL-13Deposito di matrice extracellulare (base della fibrosi)

Patologie associate a risposte Th2 mal controllate

  • Varie forme di allergia, per esempio la congiuntivite primaverile
  • Sclerosi sistemica progressiva
  • Sindrome ipereosinofila idiopatica linfoide

Differenziazione Th17

  1. Le APC (cellule dendritiche e macrofagi), in risposta a batteri extracellulari e funghi, producono IL-1β e IL-23.
  2. La cellula T helper naive risponde fosforilando STAT3.
  3. STAT3 trasloca nel nucleo e attiva RORγt (RORC), il fattore master delle Th17.
  4. RORγt ha come bersagli una delle catene recettoriali dell'IL-23 (stabilizzandone l'espressione) e soprattutto il gene dell'IL-17.
  5. La cellula produce IL-17A, IL-17F, IL-22, IL-21: fenotipo effettore stabile.

Il network Th17

CitochinaBersaglioEffetto
IL-21Linfociti BProduzione di IgM e IgG
IL-21NK e CD8Aumento di proliferazione, differenziazione e capacità citotossica
IL-22Cellule epitelialiProduzione di β-defensine e proliferazione cellulare
IL-17A e IL-17FEndotelio, epitelio, fibroblasti, osteoblasti, macrofagiProduzione di citochine infiammatorie, chemochine e metalloproteasi. Fra le chemochine indotte c'è l'IL-8, forte reclutatrice di neutrofili

Il collegamento è netto: dove c'è una risposta Th17 c'è reclutamento di neutrofili, ed è per questo che la Th17 è la risposta contro batteri e funghi extracellulari — i patogeni che il neutrofilo sa fagocitare. È lo stesso concetto per cui la lezione 03 definisce i neutrofili "il braccio armato dei linfociti Th17".

Patologie associate a risposte Th17 mal controllate

Come per le Th1: malattie autoimmuni organo-specifiche, artrite reumatoide, sarcoidosi, morbo di Crohn.

Integrazione · le sottopopolazioni che il corso nomina ma non descrive

T regolatori (Treg) — CD4⁺ CD25⁺ FoxP3⁺. Polarizzati dal TGF-β (in assenza di IL-6: la stessa citochina che con IL-6 dà Th17 dà, da sola, Treg — sono due destini in equilibrio). Producono IL-10 e TGF-β, esprimono costitutivamente CTLA-4, e sottraggono IL-2 all'ambiente grazie al CD25 ad alta affinità. Sono i responsabili della tolleranza periferica e dell'autolimitazione della risposta. La mutazione di FoxP3 causa la sindrome IPEX.

T follicolari helper (Tfh) — la popolazione che la lezione 10 chiama "linfociti T follicolari" senza inquadrarla. Fattore master Bcl-6, recettore CXCR5 per entrare nel follicolo, marcatore ICOS, citochina principale IL-21. Sono la popolazione helper della risposta umorale: senza Tfh non c'è centro germinativo, quindi né maturazione dell'affinità né switch isotipico efficiente.

Th9 (IL-9, mastociti, parassiti e allergia) e Th22 (IL-22, immunità cutanea) completano il quadro delle popolazioni descritte dopo il 2009, dallo stesso gruppo che tiene queste lezioni.

Plasticità: la divisione in fenotipi stabili è una semplificazione didattica. In vivo esistono cellule intermedie e conversioni — le Th17 "non classiche" che acquisiscono la produzione di IFN-γ (Th17/Th1) sono associate proprio alle patologie autoimmuni elencate sopra.

31

Linfociti T citotossici

Lez. 09

A differenza dei T helper, che sono sorgenti di citochine per attivare altre cellule, i CTL hanno come bersaglio principale l'uccisione diretta delle cellule infettate da virus e di quelle trasformate in senso neoplastico.

Attivazione: vale sempre il doppio segnale

Primo segnaleSecondo segnale
Caso A: la APC professionale è essa stessa infettataPeptide antigenico su MHC-I della APCMolecole co-stimolatorie della APC stessa (come per gli helper)
Caso B: la cellula infettata è una cellula somatica qualsiasiPeptide virale su MHC-I della cellula somaticaLa cellula somatica non può fornirlo: lo forniscono le citochine di un T helper attivato altrove da una APC professionale — IL-2, IFN-γ, IL-21

In entrambi i casi il CD8 attivato differenzia in cellula T citotossica terminale, capace di lisare le cellule che espongono peptidi virali in MHC-I.

Nelle sbobine è sbagliatoDescrivendo il caso A, la sbobina scrive che la APC infettata "è in grado non solo di presentare il peptide antigenico associato all'MHC-II, ma di fornire anche il secondo segnale" — e sta parlando dell'attivazione di una cellula CD8. Un CD8 riconosce peptidi in MHC-I, non in MHC-II: è la definizione stessa della restrizione. Refuso. (Il ragionamento resta valido: la APC professionale, essendo infettata, ha antigeni virali nel proprio citosol e li presenta in MHC-I, fornendo insieme il co-stimolo.)
Attenzione · la domanda che il caso B lascia apertaIl caso B come è descritto — l'helper attivato da una APC "aiuta" il CD8 che sta guardando una cellula somatica — richiede che le due cose accadano abbastanza vicine. La spiegazione moderna è la licenza della cellula dendritica: il Th CD4, tramite CD40L, "licenzia" la DC (le fa aumentare CD80/CD86 e IL-15), e la DC così licenziata attiva il CD8 direttamente, con l'antigene ottenuto per cross-presentation (cap. 28). Il modello a tre cellule, tutte nello stesso punto del linfonodo, è oggi quello prevalente rispetto al modello a citochine "a distanza" delle sbobine.

I tre meccanismi effettori

MeccanismoMolecoleCome funzionaTipo di morte
Lisi mediata da perforinaPerforinaIn presenza di alta concentrazione di calcio (ambiente extracellulare) polimerizza sulla membrana del bersaglio creando poriLisi osmotica
Apoptosi mediata da perforina e granzimiPerforina + granzimiIl poro permette il passaggio dei granzimi nel citoplasma del bersaglio; i granzimi attivano le caspasiApoptosi
Apoptosi mediata da FasFas-ligando (FasL) espresso dal CTLIl FasL stimola il recettore Fas, presente su buona parte delle nostre cellule, sia somatiche sia immunitarieApoptosi

Il macchinario è lo stesso delle NK (cap. 11): granuli citoplasmatici con perforina e granzimi, rilasciati all'attivazione. Cambia il modo di scegliere il bersaglio — recettore clonale MHC-ristretto per il CTL, bilanciamento di recettori monomorfi per la NK.

IntegrazioneLa via Fas–FasL non serve solo a uccidere le cellule infettate: è anche il meccanismo dell'AICD (activation-induced cell death), con cui i linfociti T ripetutamente stimolati si uccidono a vicenda o si autouccidono, spegnendo la risposta. È uno dei meccanismi della fase di declino e dell'autolimitazione. Il suo difetto genetico causa la sindrome linfoproliferativa autoimmune (ALPS): linfociti che non muoiono, accumulo linfoide e autoimmunità.

Classificazione dei CTL

Anche se la funzione principale è la citotossicità, negli ultimi anni si è dimostrato che i CD8 possono essere un'ottima sorgente di citochine. Sulla base di quali producono vengono classificati, in parallelo agli helper, in Tc1, Tc2, Tc17.

Analogamente, esistono CD8 con azione helper (produttori di citochine) e CD4 con potenziale citolitico: la corrispondenza CD4=helper / CD8=citotossico è una regola generale con eccezioni documentate.

32

La risposta umorale e il centro germinativo

Lez. 10 · 11

Le risposte umorali sono quelle mediate da fattori solubili secreti nel plasma e negli altri liquidi biologici: le immunoglobuline prodotte dai linfociti B.

La fase effettrice richiede però la cooperazione dell'immunità innata: gli anticorpi si legano specificamente al patogeno, ma poi hanno bisogno di complemento, macrofagi, NK e mastociti per completare l'eliminazione. Questi elementi diventano così effettori dell'immunità specifica umorale.

Gli anticorpi naturali

Esistono anticorpi, detti naturali, presenti nel plasma dei mammiferi fin dalla giovane età, apparentemente senza esposizione ad antigeni estranei.

  • Sono di norma IgM, raramente IgG o IgA.
  • Hanno ridotta affinità e possono essere polireattivi (legano antigeni diversi).
  • Sono prodotti dai linfociti B-1, CD5⁺, abbondanti nella mucosa intestinale.

L'esempio del sistema AB0

I globuli rossi portano in superficie antigeni glucidici associati alla membrana. Ogni gruppo sanguigno è caratterizzato dalla presenza nel plasma di anticorpi naturali contro gli antigeni che non esprime: un soggetto di gruppo A ha antigeni A sui globuli rossi e anticorpi anti-B nel plasma, prodotti entro qualche mese dalla nascita, quando certamente non ha mai incontrato globuli rossi di gruppo B.

La spiegazione: le strutture antigeniche del sistema AB0 somigliano a strutture presenti nei batteri intestinali. Ci immunizziamo verso gli antigeni batterici e, per reattività crociata, produciamo anticorpi verso l'antigene eritrocitario che non possediamo. È il motivo delle reazioni trasfusionali da sangue incompatibile.

Antigeni T-dipendenti e T-indipendenti

T-dipendentiT-indipendenti
Natura dell'antigeneProteicaNon proteica: polisaccaridi, lipidi, DNA. In genere con epitopi altamente ripetuti
Serve il linfocita T?: il B ha bisogno di un segnale stimolatore dal Th specifico per lo stesso antigeneNo
Chi rispondeLinfociti B follicolariLinfociti B della zona marginale (milza) e linfociti B-1 CD5⁺ (mucose, cavità peritoneale)
Meccanismo di attivazioneLegame BCR + cooperazione T (CD40–CD40L, citochine)Aggregazione (cross-linking) dei BCR da parte degli epitopi ripetuti
Centro germinativoNo
Maturazione dell'affinitàQuasi mai
Scambio di classeQuasi mai
Anticorpi prodottiIgM, poi IgG/IgA/IgE ad alta affinitàQuasi esclusivamente IgM
PlasmacelluleA lunga sopravvivenza (midollo osseo)A breve sopravvivenza
MemoriaScarsa o assente
Integrazione · la conseguenza clinicaIl fatto che i polisaccaridi siano T-indipendenti spiega perché i vaccini polisaccaridici puri (contro pneumococco, meningococco, Haemophilus) siano poco efficaci sotto i 2 anni — la risposta della zona marginale matura tardi — e non lascino memoria. La soluzione è il vaccino coniugato: il polisaccaride viene legato covalentemente a una proteina carrier (tossoide tetanico o difterico). Il linfocita B lega il polisaccaride col BCR, internalizza l'intero coniugato, presenta i peptidi della proteina in MHC-II, e ottiene così l'aiuto di un Th: l'antigene diventa T-dipendente. Risultato: centro germinativo, IgG ad alta affinità, memoria, efficacia nel lattante. È esattamente il principio dell'aptene + carrier del capitolo 03, applicato in vaccinologia.

Attivazione del linfocita B: i segnali

Il BCR da solo non basta. Servono più segnali convergenti:

SegnaleMolecoleMeccanismo
1. Riconoscimento dell'antigeneBCR + Igα/Igβ (ITAM)Il BCR non trasduce: lo fanno Igα/Igβ, fosforilando gli ITAM
2. Cross-linking (antigeni con epitopi ripetuti)Più BCRL'antigene lega più BCR formando un cluster: fosforilazione massiva degli ITAM → attivazione della fosfolipasi CDAG e IP3aumento del calcio intracellulare → fattori di trascrizione
3. ComplementoC3d sull'antigene + CR2 (CD21) sul B, con CD19 e CD81Il doppio legame (BCR sull'antigene, CR2 sul C3d che lo riveste) attiva il complesso CD19/CD81 di trasduzione. Aumenta di migliaia di volte l'immunogenicità dell'antigene. Nei topi privi di C3, CD19 o CD21 c'è grave deficit di produzione anticorpale
4. TLRTLR5 (flagellina), TLR7 (ssRNA), TLR9 (CpG ipometilati)Il B riconosce direttamente il PAMP microbico: è un secondo segnale per attivazione e differenziazione
5. Cooperazione T (antigeni proteici)CD40–CD40L, citochineVedi sotto

TLR nei linfociti B umani, per stadio

StadioTLR espressiFunzione
B naiveTLR7, TLR9Co-attivazione e co-differenziazione dopo il riconoscimento dell'antigene specifico
B del centro germinativoTLR1, 2, 5, 6, 7, 9, 10
B della memoriaTLR7 e TLR9 in quantità maggioreAttivazione, rientro in ciclo e differenziazione. In vitro i loro ligandi inducono proliferazione e produzione di anticorpi anche senza ingaggio del BCR

Conseguenze funzionali dell'attivazione del BCR

Il linfocita B naive attivato:

  • Esprime proteine che promuovono sopravvivenza, proliferazione e ciclo cellulare.
  • Esprime in superficie le molecole B7 (CD80/CD86): deve diventare a sua volta una APC, internalizzando l'antigene riconosciuto, processandolo ed esponendolo in MHC-II con le co-stimolatorie. È il passaggio indispensabile per associarsi al T helper.
  • Aumenta i recettori per le chemochine, così da poter rispondere ai segnali del microambiente.
  • Aumenta in particolare il CCR7, che gli consente di spostarsi dal follicolo primario verso l'area paracorticale ricca di linfociti T, seguendo il gradiente chemiotattico.

L'incontro a metà strada, dentro il linfonodo

Nel linfonodo i follicoli primari sono ricchi di B, l'area paracorticale di T e cellule dendritiche. L'antigene arriva e viene riconosciuto due volte, in modo indipendente:

  • Nei follicoli, in forma nativa, dai linfociti B via BCR.
  • In periferia, dalle cellule dendritiche, che lo processano e lo portano nell'area T presentando peptidi ai Th specifici, attivandoli.

Poi i due partner si vanno incontro, ciascuno cambiando recettore chemochinico:

CellulaRecettore indottoChemochinaProdotta inDirezione del movimento
Linfocita T helper attivatoCXCR5CXCL13FollicoloArea T → follicolo
Linfocita B attivatoCCR7CCL19 e CCL21Area TFollicolo → area T

Questo doppio movimento fa incontrare i due tipi cellulari al confine fra le due zone. Lì il Th CD4 attivato riconosce, sulla superficie del linfocita B diventato APC, il peptide antigenico: il linfocita B è così indotto a produrre anticorpi specifici per la proteina nativa che aveva riconosciuto col BCR.

Il punto elegante di tutto il capitoloIl linfocita B riconosce l'antigene intero e nativo; il linfocita T riconosce un peptide dello stesso antigene. Non riconoscono la stessa cosa, ma si trovano perché il B, internalizzando l'antigene che ha legato, produce proprio il peptide che quel T sta cercando. È il linked recognition: la garanzia che l'aiuto vada al linfocita B giusto — e il principio su cui funzionano i vaccini coniugati.

La reazione extrafollicolare

Durante la migrazione verso il follicolo, il linfocita T esprime il ligando del CD40 (famiglia del TNF), che lega il CD40 dei linfociti B. Il legame è fondamentale sia per l'attivazione del B sia per la formazione dei foci extrafollicolari.

L'attivazione extrafollicolare è la prima risposta anticorpale:

  • Produce anticorpi a bassa affinità, il cui scopo è limitare la diffusione dell'infezione.
  • Genera plasmacellule a breve sopravvivenza, che non migrano nel midollo osseo.
  • Gli anticorpi prodotti possono già andare incontro a scambio isotipico.
  • Contribuisce alla formazione di nuovi centri germinativi contenenti Th.
  • Si formano immunocomplessi, captati dalle cellule dendritiche follicolari, che serviranno a presentare l'antigene ai B attivati per selezionare i recettori più affini.

Il centro germinativo

Alcuni linfociti B tornano nel follicolo. La reazione del centro germinativo si verifica 4–7 giorni dopo l'attivazione.

ZonaChe cosa contieneChe cosa vi accade
Zona scuraCentroblasti in intensa proliferazioneProliferazione e ipermutazione somatica puntiforme nelle regioni variabili delle immunoglobuline. A ogni divisione il B può aumentare o diminuire l'affinità
Zona chiaraCellule dendritiche follicolari (che espongono antigene e immunocomplessi) e linfociti T follicolariSelezione: doppio riconoscimento. Solo i B con recettore ad alta affinità riescono a legarsi alle FDC e ricevono segnali di sopravvivenza; gli altri muoiono
Zona mantellareLinfociti B naivePiù esterna, circonda il centro germinativo

Il ciclo può ripetersi: parte dei linfociti selezionati torna nella zona scura, continua a proliferare e mutare, e torna poi a "provare il recettore" nella zona chiara. È un processo di evoluzione darwiniana in miniatura: mutazione casuale + selezione per affinità.

Prodotti finali del centro germinativo:

  • Plasmacellule a lunga vita (anche anni), che migrano nel midollo osseo e continuano a secernere anticorpi;
  • Linfociti B della memoria.

Nota istologica dalla lezione: nel follicolo secondario, la zona scura è in basso e la chiara in alto; con marcatori specifici, l'anti-CD23 colora in verde e l'anti-Ki67 (marcatore di proliferazione) in rosso.

I linfociti T follicolari

Nella zona paracorticale, alcuni linfociti T attivati assumono caratteristiche particolari:

  1. Esprimono il recettore ICOS, che lega l'ICOS-ligando sul linfocita B.
  2. Questo aumenta i recettori per CXCL13 sul linfocita T, favorendone l'ingresso nel follicolo.
  3. Dentro il follicolo il T esprime BCL6, che ne aumenta la sopravvivenza.
  4. Il legame CD40–CD40L induce la proliferazione del B nel centro germinativo e stimola l'attivazione di AID, l'enzima che media sia la maturazione dell'affinità sia lo scambio isotipico.
  5. Il Tfh produce IL-21, la citochina che sostiene tutti i processi follicolari.

Cinetiche della risposta umorale

Risposta primaria

primo contatto 7–10 giorni di latenza plasmacellule a breve vita extrafollicolari: IgM fase tardiva: switch a IgG, bassa quantità plasmacellule a lunga vita → midollo osseo linfociti B della memoria

Risposta secondaria (anamnestica)

secondo contatto 1–3 giorni espansione clonale dei B di memoria anticorpi in grande quantità, IgG, alta affinità nuove plasmacellule a lunga vita + nuovi B di memoria, ancora più affini

Nella risposta secondaria resta anche una piccola componente di IgM, con le stesse caratteristiche della primaria: l'affinità delle IgM non aumenta mai, mentre quella delle IgG cresce con il numero di stimolazioni, soprattutto a basse dosi di antigene. La tabella di confronto completa è al capitolo 05.

Che cosa determina l'isotipo prodotto

Due variabili:

1. Le citochine dei linfociti T

CitochineIsotipo
IL-2 in quantità elevate (solo proliferazione)IgM
IL-2 + IFN-γIgG
TGF-βIgA
IL-4 e IL-13IgE

L'IL-2 è il fattore di crescita prodotto localmente che fa proliferare il linfocita B attivato; le altre citochine indirizzano lo switch.

2. Il sito anatomico dell'attivazione

Dove si attiva il linfocita BAnticorpi prodotti
LinfonodoIgM, IgG, IgE
Organi linfoidi delle mucose (MALT)IgA
MilzaIgM, IgG
AttenzioneLa lezione 11 aggiunge le IgD fra gli anticorpi prodotti a livello mucosale. È un punto discutibile: le IgD secrete esistono, ma sono un fenomeno raro e localizzato (soprattutto nelle mucose delle prime vie aeree), e non rientrano nel quadro classico dell'immunità mucosale, che è dominato dalle IgA. La stessa lezione 10 definisce le IgD "praticamente assenti nel plasma, presenti solo come recettori". Per l'esame vale la seconda formulazione.
33

Funzioni effettrici degli anticorpi

Lez. 04 · 11

Il principio che le governa tutte

Il legame dell'antigene alla regione variabile provoca alterazioni conformazionali che si trasmettono alla porzione costante, cioè al frammento cristallizzabile. L'Fc così modificato diventa più affine per i recettori Fc e per le proteine del complemento.

Da sapereQuesto garantisce che gli anticorpi attivino i meccanismi effettori solo dopo aver incontrato l'antigene. Un anticorpo libero, circolante, non attiva niente: se lo facesse, ogni immunoglobulina in circolo scatenerebbe complemento e fagocitosi ovunque. Gli anticorpi solubili non attivano il complemento.
L'eccezione sono le IgE, che legano la membrana di mastociti e basofili prima di aver legato l'antigene: è esattamente questo che rende possibile l'allergia.

1. Neutralizzazione

L'unica funzione effettrice interamente legata all'interazione con l'antigene: l'anticorpo si lega e basta, non servono altre cellule né altri meccanismi. Si ottiene con il solo frammento Fab; l'Fc è irrilevante, quindi la funzione è indipendente dall'isotipo.

Che cosa neutralizza

  • Microrganismi: l'anticorpo si lega alla molecola con cui il microbo aggancia il recettore cellulare, prevenendo l'infezione della cellula. Esempi: l'emoagglutinina del virus influenzale; le proteine dei pili dei Gram negativi.
  • Tossine: il microbo può anche non essere pericoloso di per sé, ma le tossine che rilascia danneggiano le cellule. Le tossine internalizzate inducono morte cellulare; anticorpi neutralizzanti le legano e ne impediscono l'ingresso. Esempi: tossina tetanica, tossina difterica.

L'applicazione terapeutica

Non richiedendo la cooperazione di altre componenti, la neutralizzazione ha azione pressoché immediata e si presta a terapie emergenziali:

  • Siero antiofidico per l'avvelenamento da morso di serpente;
  • Immunoprofilassi antitetanica in un soggetto non vaccinato a rischio;
  • Anticorpi anti-botulino;
  • Profilassi post-esposizione per il virus della rabbia;
  • Gli anticorpi neutralizzanti dei soggetti immunizzati sono il concetto centrale della discussione sull'immunità al Covid, contemporanea alle lezioni: solo un anticorpo neutralizzante impedisce al virus di entrare nelle cellule.

2. Opsonizzazione e fagocitosi

Opsonizzare significa letteralmente "preparare al pasto": rivestire il microbo di anticorpi specifici lo rende molto più facilmente fagocitabile.

I fagociti — macrofagi e granulociti neutrofili — esprimono i recettori per l'Fc delle IgG (in particolare FcγRI): possono così legare e internalizzare rapidamente l'antigene opsonizzato.

La fagocitosi esiste anche senza anticorpi, nei primi momenti della risposta, ma è molto meno efficiente. L'opsonizzazione stimola inoltre la capacità battericida del fagocita, per esempio aumentando la produzione di radicali.

3. Citotossicità cellulo-mediata anticorpo-dipendente (ADCC)

AnticorpoCellula effettriceRecettoreBersaglioMeccanismo
IgG (es. IgG1)Cellule NKFcγRIII (CD16) — attivatorioCellule infettate opsonizzateLa NK riconosce le IgG che rivestono la cellula, riceve segnali attivatori e rilascia i granuli citotossici: morte per apoptosi o necrosi
IgEGranulociti eosinofiliFcεRII a bassa affinità, espresso in superficie solo dopo reclutamento e attivazione nel sito di flogosiElminti e altri parassiti pluricellulari (es. schistosoma)Le IgE si legano alla superficie del parassita; l'eosinofilo le riconosce, degranula e rilascia sostanze che ledono il tegumento del parassita

Gli eosinofili sono le uniche cellule capaci di distruggere la parete di questi parassiti, grazie al contenuto dei loro granuli.

Attenzione · una discordanza fra lezioniLa lezione 04 attribuisce agli eosinofili il recettore ad alta affinità per le IgE ("FcRεI"); le lezioni 03 e 11 dicono, correttamente, che il recettore ad alta affinità (FcεRI) è di mastociti e basofili, mentre l'eosinofilo porta quello a bassa affinità. Vale la seconda versione, ripetuta due volte su tre. (In letteratura l'eosinofilo umano può esprimere FcεRI a livelli bassi, ma la distinzione didattica del corso è netta: alta affinità = mastocita/basofilo.)

4. Attivazione del complemento

Via classica, perché mediata da anticorpi adesi sulla superficie del microrganismo.

IsotipoEfficaciaRequisitoPerché
IgMLa miglioreBasta una singola molecola legataÈ pentamerica: ha più Fc vicini, sufficienti ad attivare C1q
IgG1, IgG2, IgG3Meno efficiente delle IgMServono almeno due molecole vicine sulla superficie dell'antigeneSono monomeriche: due Fc adiacenti sono il minimo per C1q
IgG4Non attiva il complemento

In tutti i casi è necessario che l'anticorpo sia legato all'antigene, perché serve il cambio conformazionale che rende l'Fc accessibile a C1q.

RefusoLa sbobina della lezione 11 scrive "attivare Q1" e "attivare C1" a poche righe di distanza: si tratta in entrambi i casi di C1q.

5. Sensibilizzazione di mastociti, basofili ed eosinofili

Queste cellule portano il recettore ad alta affinità per le IgE, FcεRI, che riconosce l'Fc delle IgE anche quando non è legato all'antigene — l'eccezione alla regola generale enunciata a inizio capitolo.

Il meccanismo dell'allergia

FaseChe cosa accade
1. SensibilizzazionePrimo contatto con l'allergene. Nei soggetti allergici questo induce la produzione di IgE specifiche, che si legano al FcεRI sulla superficie dei mastociti, con la parte variabile rivolta verso l'esterno. Il mastocita è ora "armato"
2. ScatenamentoSecondo contatto con lo stesso allergene. L'allergene viene riconosciuto dalle IgE già presenti sul mastocita → degranulazione immediata

I mediatori rilasciati

CellulaMediatoriEffetti
MastocitiAmmine vasoattive: istamina, serotonina
Prostaglandine e derivati dell'acido arachidonico, anche nella fase tardiva
Citochine e chemochine, per esempio IL-5, chemiotattica per gli eosinofili
Vasodilatazione; aumento della permeabilità capillare; aumento della secrezione mucosa (la rinite allergica); a livello intestinale aumento della peristalsi; aumento del reclutamento leucocitario
EosinofiliProteina basica maggiore
Proteina cationica eosinofila
Perossidasi eosinofila
Neurotossina derivata dagli eosinofili
Enzimi tossici capaci di ledere il tegumento dei parassiti pluricellulari

Va ricordato che la funzione fisiologica delle IgE è la difesa dalle parassitosi, in particolare da elminti: l'allergia è quello stesso meccanismo, rivolto verso un antigene innocuo.

I recettori per il frammento Fc

Tutti appartengono alla superfamiglia delle immunoglobuline.

RecettoreNome CDAffinitàLegaEspresso daFunzione
FcγRICD64AltaIgG1 e IgG3Macrofagi, neutrofili, eosinofili (soprattutto fagociti)Fagocitosi e attivazione dei fagociti. Catena α (CD64) associata a catene γ ricche di ITAM
FcγRII-ACD32BassaIgG1 e IgG3Macrofagi, neutrofili, eosinofili, piastrineFagocitosi, ma con attivazione meno efficiente rispetto a CD64. La catena porta già le sequenze di trasduzione
FcγRII-BCD32BassaIgGLinfociti BInibitorio: spegne il linfocita B (vedi sotto)
FcγRIIICD16BassaIgGCellule NK; anche neutrofili e macrofagiADCC. È un recettore attivatore delle NK; ha due domini immunoglobulinici ed è associato a due catene γ, due catene ζ o a un eterodimero γ-ζ. Sui neutrofili favorisce una fagocitosi poco efficiente
FcεRIAltaIgE, anche monomeriche e non legate all'antigeneMastociti, basofili, eosinofiliSensibilizzazione; alla successiva esposizione all'antigene, degranulazione con rilascio di istamina e mediatori pro-infiammatori
FcεRIICD23BassaIgELinfociti B, eosinofili, cellule di LangerhansFunzione non pienamente nota
FcαRCD89BassaIgANeutrofili, eosinofili, monocitiProbabile attivazione cellulare, ma l'attività non è ancora ben dimostrata (nello schema del corso compare con un punto interrogativo)
FcRnIgGPlacenta, epitelio intestinale del neonato, cellule endotelialiTrasporto transplacentare e transepiteliale delle IgG (cap. 34)

Feedback anticorpale: come si spegne la risposta umorale

L'ultima funzione dei recettori Fc è la regolazione negativa della risposta, ed è affidata al FcγRIIB espresso dai linfociti B.

BCR lega l'antigene polivalente+ FcγRIIB lega l'Fc dell'IgG già secreta e attaccata allo stesso antigene co-ligazione dei due recettori motivo ITIM del FcγRIIB blocco della trasduzione del BCR inibizione del linfocita B

Il senso è economico: quando in circolo c'è già abbastanza anticorpo specifico, quello stesso anticorpo — legandosi all'antigene e al recettore inibitorio sul linfocita B che lo sta ancora riconoscendo — segnala alla cellula di smettere di produrne. È un termostato molecolare, e uno dei meccanismi della fase di declino.

Nelle sbobine è imprecisoLa lezione 11 descrive il meccanismo come "defosforilazione dell'inositolo 3 P, che perde un fosfato". La formulazione corretta: l'ITIM del FcγRIIB, fosforilato, recluta la fosfatasi SHIP-1, che defosforila il PIP₃ (fosfatidilinositolo-3,4,5-trisfosfato) in PIP₂. Senza PIP₃ le chinasi a valle del BCR non vengono reclutate alla membrana e la cascata si interrompe. Il concetto della sbobina è giusto — si toglie un fosfato a un fosfoinositide — ma la molecola nominata (IP3, inositolo-trifosfato solubile) è un'altra cosa dal PIP₃ di membrana.
34

Immunità neonatale e immunità mucosale

Lez. 11

Come è protetto il neonato

Alla nascita e durante la vita fetale il sistema immunitario del neonato non è efficiente: è ancora immaturo e deve svilupparsi. La protezione è quindi passiva, fornita dalla madre, per due vie:

ViaIsotipoMeccanismoDurata
TransplacentareIgGLe IgG del siero materno attraversano la placenta e raggiungono il circolo fetalePersistono nel circolo del bambino per parecchio tempo dopo la nascita
Latte maternoIgA e IgGGli anticorpi materni passano col latte, vengono assorbiti a livello della mucosa intestinale del neonatoPer tutto il periodo dell'allattamento

Il recettore neonatale FcRn

Il trasporto delle IgG attraverso la placenta e l'epitelio intestinale del neonato è mediato da un recettore specifico per l'Fc delle IgG, il recettore neonatale (FcRn).

  • Struttura: una catena omologa all'MHC di classe I, associata alla β2-microglobulina.
  • Stechiometria: due molecole di recettore trasportano una molecola di IgG, legandosi all'interfaccia fra il dominio costante 2 e il dominio costante 3 (CH2-CH3).
  • Sedi: placenta — media il trasporto degli anticorpi dalla madre al feto; cellule endoteliali.
  • Funzionamento: capta le IgG, le internalizza, e ne permette l'attraversamento della cellula. Una volta dentro, le IgG sono protette dalla degradazione.

Corollario: le IgG che non legano l'FcRn non raggiungono il feto — non riescono a oltrepassare le cellule della placenta — e hanno vita molto breve.

IntegrazioneL'ultima frase delle sbobine contiene, quasi di sfuggita, la chiave di uno dei fatti più utili dell'immunologia clinica: l'FcRn è il motivo per cui le IgG hanno un'emivita di ~21 giorni, di gran lunga la più lunga fra le immunoglobuline. Il meccanismo è il salvataggio dal catabolismo: le IgG pinocitate dalle cellule endoteliali vengono legate dall'FcRn nell'endosoma acido, sottratte alla via lisosomiale e riciclate in circolo. È per questo che gli anticorpi monoclonali terapeutici (IgG) si somministrano ogni 2–4 settimane e non ogni giorno, ed è il bersaglio di una nuova classe di farmaci — gli inibitori dell'FcRn — che accelerano la degradazione degli autoanticorpi nelle malattie autoimmuni.

Immunità secretoria: le IgA

A livello delle mucose le plasmacellule producono IgA dimeriche e le rilasciano nella sottomucosa, dove si trovano i follicoli e gli organi linfoidi secondari mucosali. Da lì devono raggiungere il lume, perché la loro funzione è bloccare i microrganismi prima che entrino nell'organismo.

La transcitosi

plasmacellula sottomucosa: IgA dimerica recettore poli-Ig sul versante basolaterale endocitosi in vescicola trasporto al polo opposto liberazione nel lume

Il processo si chiama transcitosi, appunto perché l'anticorpo attraversa tutta la cellula epiteliale dentro una vescicola.

  • Le IgA sono la principale classe prodotta a livello mucosale: rappresentano il 60–70% della produzione totale giornaliera di immunoglobuline.
  • Compito nelle secrezioni: neutralizzare e bloccare l'ingresso di batteri e tossine.
IntegrazioneIl pezzo che le sbobine non chiudono: la componente secretoria — citata al capitolo 21 come parte strutturale delle IgA — è il frammento residuo del recettore poli-Ig. Quando la vescicola raggiunge il polo apicale, il recettore viene tagliato proteoliticamente e una sua porzione resta attaccata all'IgA dimerica, accompagnandola nel lume. Non è un residuo inutile: protegge l'IgA dalle proteasi del muco e del contenuto intestinale, che altrimenti la degraderebbero in poco tempo. È la ragione per cui l'IgA secretoria sopravvive in un ambiente in cui nessun'altra immunoglobulina reggerebbe.
Da qui anche il senso della sua struttura: dimerica (valenza 4) per legare con alta avidità antigeni ripetitivi batterici, e incapace di attivare il complemento per via classica — il che è un vantaggio, non un limite: sulla mucosa, dove convivono trilioni di batteri commensali, una neutralizzazione non infiammatoria (immune exclusion) è preferibile a un'infiammazione continua.
PARTE VI

Quadro d'insieme e materiale di controllo

La mappa che tiene insieme le undici lezioni, l'elenco completo delle correzioni, e ciò che il corso annuncia ma non svolge.

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Quadro d'insieme: le risposte di tipo 1, 2 e 3

Sintesi di tutte le lezioni

Se c'è una struttura che tiene insieme l'intero corso, è questa: il sistema immunitario non ha una risposta, ne ha tre, ciascuna calibrata su una classe di patogeni, e ciascuna con una versione innata e una adattativa che usano le stesse citochine e attivano le stesse cellule effettrici.

Risposta di tipo 1Risposta di tipo 2Risposta di tipo 3
NemicoVirus, batteri e protozoi intracellulariParassiti pluricellulari (elminti); allergeniBatteri e funghi extracellulari
Problema da risolvereIl microbo è dentro una cellula: bisogna o attivare chi lo ospita o uccidere la cellulaIl parassita è troppo grande per essere fagocitatoIl microbo è fuori dalle cellule e si moltiplica in fretta
Sensore innatoDC e macrofagi → IFN di tipo I, IL-12Epitelio danneggiato → allarmine (TSLP, IL-25, IL-33)DC e macrofagi → IL-1β, IL-6, IL-23
Effettore linfoide innatoNK e ILC1ILC2ILC3
Effettore adattativoTh1 (T-bet) + CTL CD8Th2 (GATA-3)Th17 (RORγt)
Citochine effettriciIFN-γ, TNF-α, LT-αIL-4, IL-5, IL-13IL-17A/F, IL-22
Braccio armatoMacrofago attivato (burst ossidativo, NO)Eosinofilo, mastocita, basofiloNeutrofilo, epitelio
Isotipo anticorpaleIgG opsonizzanti e complemento-fissantiIgEIgG, IgA
Quando va maleAutoimmunità organo-specifica, granulomi, rigetto acuto, aterosclerosiAllergia, asma, fibrosiAutoimmunità, psoriasi, morbo di Crohn
Come usare questa tabellaQuasi tutte le domande d'esame di questo modulo si possono ricostruire scendendo lungo una colonna. "Come ci difendiamo dagli elminti?" è la colonna 2 letta dall'alto in basso: epitelio → allarmine → ILC2 e Th2 → IL-4/5/13 → IgE + eosinofili → degranulazione sul tegumento del parassita. "Perché un paziente in terapia anti-TNF riattiva la tubercolosi?" è la colonna 1: senza TNF il macrofago non è attivato e il granuloma si disgrega.

La linea del tempo di un'infezione

TempoChe cosa è in campoDove
0Barriera epiteliale: pH, muco, peptidi antimicrobici, microbiotaCute, mucose
MinutiPRR riconoscono i PAMP; mastociti degranulano; complemento via alternativa e lectinica; citochine infiammatorieSede d'ingresso
OreReclutamento di neutrofili e monociti (rolling → adesione → diapedesi); fagocitosi; proteine della fase acuta; febbreFocolaio
Ore–giorniNK controllano le cellule infettate; le DC maturano e migrano al linfonodoFocolaio → linfonodo
Giorni 3–5Priming dei T naive; espansione clonale; polarizzazione Th1/2/17; attivazione dei B; foci extrafollicolari con IgMLinfonodo
Giorni 4–7Reazione del centro germinativo: ipermutazione, selezione per affinità, switch isotipicoFollicolo
Giorni 7–14T effettori in periferia; CTL uccidono; IgG in circolo: picco della risposta primariaPeriferia
SettimaneDeclino: apoptosi dei cloni, Treg, CTLA-4/PD-1, feedback anticorpaleOvunque
Anni–decenniMemoria: TCM/TEM/TRM, B della memoria, plasmacellule a lunga vita nel midolloMidollo, tessuti, organi linfoidi

Le sette coppie da non confondere

ABCome tenerle distinte
1Cellule di LanghansCellule di LangerhansLanghans = sincizi di macrofagi nei granulomi. Langerhans = DC dell'epidermide
2Selezione positivaSelezione negativaPositiva = "sai vedere l'MHC self?" Negativa = "lo vedi troppo bene?"
3Esclusione allelicaEsclusione isotipicaAllelica = un solo allele della catena pesante. Isotipica = una sola catena leggera, κ o λ
4AffinitàAviditàAffinità = un sito, un epitopo. Avidità = tutti i siti insieme, dipende dalla valenza
5ITAMITIMITAM = activating, chinasi, segnale acceso. ITIM = inhibitory, fosfatasi, segnale spento
6Via classica del complementoVia alternativaClassica: scoperta per prima, si attiva per ultima (serve l'anticorpo). Alternativa: scoperta dopo, si attiva per prima
7ApoptosiNecrosiApoptosi = programmata, silenziosa, nessuna infiammazione. Necrosi = patologica, rilascia DAMP, infiamma
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Errata corrige completo

Tutte le lezioni

Tutti i punti in cui le sbobine dicono qualcosa di sbagliato, contraddittorio o superato, raccolti in un unico posto. Le prime tredici voci sono errori veri: se li ripeti così come sono scritti, sono sbagliati. Le successive sono imprecisioni, dati datati o contraddizioni fra lezioni.

Errori concettuali

#Lez.Nelle sbobineCorrettoCap.
103"Morte non programmata, definita apoptosi"L'apoptosi è la morte programmata; la necrosi è quella non programmata13
203Acido lipoteicoico "caratteristico dei Gram negativi"È caratteristico dei Gram positivi13
303La via MyD88-indipendente "non vede coinvolte TRAM e TRIF"Non coinvolge MyD88 e TIRAP; TRIF e TRAM sono proprio le sue adattatrici14
403"Fattore D o convertina, che si lega alla C3 convertasi e la stabilizza"Il fattore D è la proteasi che taglia il fattore B. A stabilizzare la C3 convertasi è la properdina (fattore P)17
503"CMV, citomegalovirus, che infetta principalmente i linfociti B"Il virus che infetta i linfociti B via CD21 è l'EBV15
603"Clorato monosodico" nella gottaUrato monosodico13
703IL-10 elencata fra le citochine pro-infiammatorieL'IL-10 è la principale citochina anti-infiammatoria18
802La maturazione linfocitaria avviene "negli organi linfoidi secondari"Organi linfoidi primari (midollo e timo)19
902I linfociti T γδ sono "caratterizzati dal CD3 e dal CD4"Sono nella grande maggioranza CD4⁻CD8⁻; una quota mucosale è CD8⁺20
1005"SDF-1 e TECK… i recettori CCR4 e CCR9"SDF-1 (CXCL12) → CXCR4; TECK (CCL25) → CCR925
1106Switch verso le IgE: "prima Sμ e poi Sλ1"Sγ1: λ è una catena leggera, non ha regioni switch26
1209"STAT5 e 6 stabilizzano l'espressione del GATA-6"GATA-3, correttamente nominato due righe sopra30
1309La APC infettata attiva il CD8 "presentando il peptide associato all'MHC-II"MHC-I: il CD8 è ristretto per la classe I31

Refusi e scambi di termine

#Lez.Nelle sbobineCorretto
1401Il termine "antigene" coniato "alla fine del '900"Fine dell'Ottocento (1899)
1503"Solfatasi (rimuovono gruppi fosfato)"Gruppi solfato
1603Basofilo con nucleo "reniforme o bilobato"Bilobato o a S; reniforme è il monocita
1703Le IgE "già legate ai linfociti T" (caso clinico anti-IgE)Legate a mastociti e basofili
1803"associando peptidi all'NHC di classe II"; "recettori polifomorfi"MHC; recettori clonali (l'aggettivo "polimorfo" spetta all'MHC, non al TCR)
1906, 11"B6 receptor", "PCR"BCR, B-cell receptor
2010IgA: "se ne conoscono due classi (A e B)"Due sottoclassi, IgA1 e IgA2
2111"attivare Q1"C1q
2211"defosforilazione dell'inositolo 3P"PIP₃, defosforilato da SHIP-1 reclutata dall'ITIM
2303"KIR-L (long cytoplasmic tale)"; "mcr-gamma"tail; FcRγ
2409"artride reumatoide"Artrite reumatoide

Contraddizioni interne fra lezioni

#Lez.Il conflittoChe cosa vale
2503MIC-A/MIC-B "non codificati nello stesso locus" vs. "codificati da geni presenti nel locus MHC", a poche righe di distanzaSono nel locus MHC, cromosoma 6, come MHC-I non classici. Fuori dal locus stanno CD1 (cromosoma 1) e ULBP
2604 vs 03, 11Il recettore per l'Fcε dell'eosinofilo: alta affinità (lez. 04) o bassa affinità (lez. 03 e 11)?Bassa affinità. L'alta affinità (FcεRI) è di mastociti e basofili
2702L'immunità passiva descritta come trasferimento di linfociti T che però lascia anticorpi in circoloSono due modalità distinte: umorale (siero/anticorpi) e cellulare (linfociti T)
2801, 02, 05, 06Ampiezza del repertorio: 1012 / 107–109 / 109–1011 / 5×1013Distinguere il repertorio potenziale (1011–1014) da quello realmente presente in un individuo (107–109 cloni)
2901 vs 03Le ILC descritte come "simili alle NK ma diverse" (lez. 01) o come famiglia che include le NK (lez. 03)Le NK sono un membro della famiglia ILC — quelle citotossiche
3002 vs 05Le proprietà dell'immunità specifica sono sei o sette?Sei nella lista "canonica"; l'espansione clonale è il meccanismo che ne realizza due
3104 vs 11IgG "presenti nel latte materno" (lez. 04)Nel latte la classe prevalente sono le IgA; le IgG passano la placenta
3211IgD fra gli anticorpi prodotti alle mucoseFenomeno raro e localizzato; l'immunità mucosale è dominata dalle IgA

Dati datati o al limite

#Lez.Il datoNota
3308Alleli HLA: A 218, B 439, C 96Oggi decine di migliaia per locus. La docente stessa avverte che la slide è vecchia
3403"Circa 87 citochine, 37 interleuchine, 50 chemochine"Ordine di grandezza, non cifra da memorizzare: le interleuchine denominate hanno superato la quarantina
3503Eosinofili "meno dell'1% dei leucociti"I riferimenti correnti danno 1–4%; le sbobine stesse riportano poi 0–450/μl
3603Elenchi dei fattori microbicidi ossigeno-dipendenti e indipendenti scambiati e duplicati nella trascrizioneRicostruzione corretta al capitolo 16
3703Nomenclatura di C2: C2a legato, C2b solubileNon un errore: è la convenzione classica (quella di Abbas e del corso). La nomenclatura IUIS aggiornata la inverte
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Argomenti annunciati a lezione e non svolti

Rimandi lasciati aperti

Le sbobine rimandano più volte ad argomenti "che vedremo in seguito" e che nelle undici lezioni disponibili non compaiono. Non sono lacune di questa ricostruzione: sono le lezioni successive del modulo. Qui sotto trovi, per ciascuno, il punto in cui viene promesso e uno schema minimo per non arrivarci del tutto scoperto.

AttenzioneQuanto segue non proviene dalle sbobine: è materiale aggiunto per completezza, ridotto all'osso. Va integrato con le lezioni mancanti e con il libro, non usato al loro posto.

Tolleranza immunologica

Promessa in: lez. 02 ("questo tema verrà ripreso in seguito"), lez. 05 (tolleranza centrale), lez. 09 (CTLA-4 e PD-1 "verranno trattati quando verrà affrontata la tolleranza").

Tolleranza centraleTolleranza periferica
DoveTimo (T), midollo osseo (B)Tessuti e organi linfoidi secondari
MeccanismiSelezione negativa; editing recettoriale (solo B); deviazione verso TregAnergia (riconoscimento senza co-stimolo); soppressione da parte dei Treg; delezione per AICD via Fas–FasL; ignoranza immunologica
Molecola chiaveAIRE, fattore trascrizionale delle cellule epiteliali midollari timiche: fa esprimere nel timo antigeni tissutali periferici (insulina, tireoglobulina) perché i timociti autoreattivi possano essere eliminatiCTLA-4, PD-1, FoxP3, IL-10, TGF-β
Se fallisceSindrome APECED/APS-1 (mutazione di AIRE)Sindrome IPEX (mutazione di FoxP3); autoimmunità da checkpoint inhibitors

Reazioni di ipersensibilità

Promessa in: lez. 03 e lez. 11 ("lo rivedremo quando tratteremo le reazioni di ipersensibilità"). Classificazione di Gell e Coombs:

TipoMediatoreMeccanismoTempiEsempi
I — immediataIgESensibilizzazione dei mastociti, degranulazione al secondo contattoMinutiAnafilassi, asma allergico, rinite, orticaria
II — citotossicaIgG/IgM contro antigeni cellulari fissiComplemento, ADCC, opsonizzazioneOreReazione trasfusionale, malattia emolitica del neonato, miastenia gravis
III — da immunocomplessiIgG/IgM contro antigeni solubiliImmunocomplessi che si depositano nei vasi e attivano il complementoOreMalattia da siero, LES, glomerulonefriti
IV — ritardataLinfociti T (Th1, Th17, CTL) — nessun anticorpoAttivazione macrofagica e citotossicità24–72 oreMantoux, dermatite da contatto, celiachia, rigetto

Trapianti e rigetto

Toccato in: lez. 01 (trapianto di midollo, immunoablazione), lez. 08 (tipizzazione HLA, esperimenti sui ceppi singenici), lez. 09 (rigetto acuto associato a Th1).

  • Alloriconoscimento diretto: i T del ricevente riconoscono direttamente le molecole MHC del donatore sulle APC trapiantate — è la ragione della violenza del rigetto acuto (fino al 2% dei T è alloreattivo).
  • Alloriconoscimento indiretto: le APC del ricevente processano proteine del donatore e le presentano come peptidi.
  • Rigetto iperacuto (minuti, anticorpi preformati), acuto (giorni-settimane, T-mediato), cronico (mesi-anni, fibrosi e vasculopatia).
  • GVHD (graft versus host disease): il rovescio, tipico del trapianto di midollo — sono i linfociti del donatore ad attaccare il ricevente.

Immunodeficienze

Toccate a frammenti in quasi tutte le lezioni: MyD88, NEMO, IκBα, RAG, Artemis, DNA-PK, C3, C9, C1-INH, complemento.

Compartimento colpitoEsempi già incontrati nelle lezioniQuadro tipico
Ricombinazione V(D)JRAG (SCID, sindrome di Omenn), Artemis, DNA-PKAssenza di T e B
Signalling innatoMyD88, NEMO/IKKγ, IκBα, TLR3/TRIFInfezioni piogene ricorrenti; encefalite erpetica; EDA-ID
ComplementoC3; C2/C4; C9/MAC; C1-INH; DAF/CD59Infezioni gravi; lupus; neisserie; angioedema; EPN
FagocitosiNADPH ossidasiMalattia granulomatosa cronica
Switch isotipicoAID, CD40LSindrome da iper-IgM: IgM alte, IgG/IgA/IgE assenti

Immunità antitumorale

Toccata in: lez. 01 (CAR-T, neoantigeni), lez. 03 (vaccini a DC nel melanoma), lez. 03 e 11 (ADCC come terapia), lez. 09 (famiglia PD-1/PD-L1).

  • Immunosorveglianza e immunoediting: eliminazione → equilibrio → escape.
  • Meccanismi di fuga: perdita dell'MHC-I (e conseguente vulnerabilità alle NK), espressione di PD-L1, reclutamento di Treg e cellule soppressorie.
  • Terapie: checkpoint inhibitors, CAR-T, anticorpi monoclonali (ADCC), vaccini a cellule dendritiche.

Infiammazione

Promessa in: lez. 11 ("l'istamina… verrà trattata quando verrà trattata l'infiammazione"). È il capitolo di Patologia Generale in cui confluiscono complemento, citochine, mediatori mastocitari, essudato e riparazione — tutti argomenti già presenti in queste lezioni ma non ancora messi in sequenza.

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Sigle e glossario

Sigle ricorrenti

SiglaPer estesoChe cos'è
ADCCAntibody-Dependent Cell-mediated CytotoxicityUccisione di una cellula opsonizzata da IgG, tipicamente da parte delle NK via CD16
AIDActivation-Induced cytidine DeaminaseEnzima dei centri germinativi: ipermutazione somatica e switch isotipico
APCAntigen Presenting CellDC, macrofagi, linfociti B
BCRB-Cell ReceptorImmunoglobulina di membrana + Igα/Igβ
CDCluster di DifferenziazioneMarcatore di superficie riconosciuto da anticorpi monoclonali
CDRComplementarity Determining RegionLe tre zone ipervariabili per catena, che contattano l'antigene
CLIPClass II-associated Invariant chain PeptideIl peptide della catena invariante che occupa la tasca dell'MHC-II
CR1–CR4Complement Receptor 1–4CD35, CD21, CD11b/CD18, CD11c/CD18
CTLCytotoxic T LymphocyteLinfocita T CD8 citotossico
DAMPDamage/Danger-Associated Molecular PatternMolecole self rilasciate dal danno: HSP, HMGB1, cristalli, ATP
DCDendritic CellCellula dendritica
FDCFollicular Dendritic CellCellula stromale del follicolo che espone antigene intatto
HEVHigh Endothelial VenuleVenula ad endotelio alto: porta d'ingresso dei linfociti nel linfonodo
HLAHuman Leukocyte AntigenNome umano delle molecole MHC
ILCInnate Lymphoid CellFamiglia che comprende NK, ILC1, ILC2, ILC3
ITAM / ITIMImmunoreceptor Tyrosine-based Activating / Inhibitory MotifSequenze citoplasmatiche che accendono (chinasi) o spengono (fosfatasi) il segnale
KIRKiller Immunoglobulin-like ReceptorLa più grande famiglia di recettori NK per MHC-I
MACMembrane Attack ComplexC5b-6-7-8 + poli-C9: il poro del complemento
MALT / SALTMucosa/Skin-Associated Lymphoid TissueTessuti linfoidi delle mucose e della cute
MASPMBL-Associated Serine ProteaseLe proteasi della via lectinica
MBLMannose-Binding LectinCollectina che innesca la via lectinica
MHCMajor Histocompatibility ComplexComplesso maggiore di istocompatibilità, cromosoma 6
NCRNatural Cytotoxicity ReceptorNKp46, NKp30, NKp44: recettori attivatori NK
NLRNOD-Like ReceptorPRR citosolici; la famiglia PYD forma gli inflammasomi
PAMPPathogen-Associated Molecular PatternStrutture conservate dei microbi: LPS, flagellina, CpG
PLCPeptide Loading ComplexTapasina + calreticulina + ERp57, nel RE, per l'MHC-I
PMNPoliMorfoNucleatiNeutrofili, eosinofili, basofili
PRRPattern Recognition ReceptorI recettori dell'immunità innata: TLR, CLR, SR, NLR, RLR
RSSRecombination Signal SequenceEptamero + spaziatore 12/23 + nonamero
SCIDSevere Combined ImmunoDeficiencyAssenza combinata di T e B
TAPTransporter associated with Antigen ProcessingTAP1+TAP2: porta i peptidi nel RE, ATP-dipendente
TCRT-Cell ReceptorEterodimero αβ o γδ + complesso CD3
TdTTerminal deoxynucleotidyl TransferaseAggiunge nucleotidi N casuali: diversità giunzionale
TfhT follicular helperIl partner T del centro germinativo
TIRToll/Interleukin-1 Receptor domainIl dominio citoplasmatico che accoppia TLR e adattatori
TLRToll-Like ReceptorI dieci PRR di membrana ed endosomiali dell'uomo
TSLPThymic Stromal LymphoPoietinAllarmina epiteliale che favorisce la polarizzazione Th2

Termini che nelle sbobine compaiono senza definizione

Aplotipo
L'insieme dei geni MHC ereditati in blocco da un genitore. Ognuno ne ha due.
Diapedesi
Il passaggio del leucocita fra due cellule endoteliali, dal lume vasale al tessuto.
Epitopo immunodominante
Fra i molti peptidi generati da un antigene, quello che si lega meglio all'MHC e domina la risposta.
Immunoablazione
Eliminazione terapeutica del sistema immunitario del paziente, preliminare al trapianto di midollo.
Immunocomplesso
Antigene legato ai suoi anticorpi specifici. Va rimosso: se si accumula, precipita nei vasi.
Leucaferesi
Raccolta selettiva dei leucociti dal sangue periferico in circolo extracorporeo.
Linked recognition
Il principio per cui il linfocita B riceve aiuto solo da un T che riconosce un peptide dello stesso antigene che il B ha legato.
Naive (vergine)
Linfocita maturo che non ha ancora incontrato il proprio antigene.
Opsonizzazione
Rivestire un microbo di anticorpi o frammenti del complemento per renderlo fagocitabile. Letteralmente: "preparare al pasto".
Priming
Il primo incontro fra un linfocita naive e il suo antigene, negli organi linfoidi secondari.
Rolling
Il rotolamento del leucocita sull'endotelio, mediato dalle selectine, che precede l'adesione stabile.
Singenico
Geneticamente identico: due individui dello stesso ceppo inbred, o gemelli omozigoti.
Transcitosi
Trasporto di una molecola attraverso una cellula, dentro una vescicola, da un polo all'altro.
Zimogeno
Proenzima: forma inattiva che va tagliata per diventare attiva. Le proteine del complemento lo sono tutte.

Ricostruito dalle sbobine di Immunologia dei canali A–B, AA 2019/20 — proff. Francesco Annunziato e Daniela Monti, corso di Patologia Generale. Undici lezioni, dal 3 marzo al 17 aprile 2020. Il contenuto delle lezioni è riportato integralmente; correzioni e integrazioni sono segnalate come tali e raccolte nel capitolo 36.

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